Il sapore della solidarietà

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I vocabolari sono pieni di parole, il mondo zeppo di concetti e chissà perché,  a fare scalpore da sempre, sono quelli che premiano i peggiori istinti. E sì, perché la cronaca nera fa più numeri di qualunque altra, per non parlare poi delle teorie complottistiche e nefaste. Quindi inutile lamentarsi se, insomma, le cose vanno come vanno. Un po’ lo attiriamo se vogliamo.

Però oggi vorrei soffermarmi su una parola molto bella, molto forte, molto vera, capace di contrastarle tutte. Vera perché l’ho toccata con mano e non solo una volta, scommetto e spero anche voi, quindi consapevole di far leva su sentimenti che sono rintanati dentro alla memoria, eccomi a parlarvi di: solidarietà.

Bella vero? Non mentivo.

Bella e rassicurante.

Ho avuto diverse occasioni di conoscere la sua forma umana, prima con tanti amici Vigili del fuoco davvero buoni e votati a salvare gli altri (con uno ho diviso la mia vita per una decina di anni e vi assicuro aiutare è proprio la prima parola del loro vocabolario) e poi stringendo la mano agli Angeli del fango.

Qualcuno sa (se non lo sa può rinfrescare la memoria leggendolo qui) che un giorno, una paleofrana decide di investire le belle montagne in cui, non solo per me, le vacanze diventano immersione in un paradiso prezioso di natura e purezza. Accade che molte delle sicurezze chiamate case e strade franino seguendo la discesa della terra e nulla possa più tornare come prima. Accade di toccare con mano il dolore di amici che perderanno tutto, parte, molto. E poi vedere chi non ha perso nulla, indossare galosche, abiti da lavoro, guanti, stringere pale, manovrare miniescavatori, trattori e cancellare. Cancellare ciò che il fango ha distrutto, ciò che è stato divelto, interrotto, seviziato e frantumato. Uomini con il viso schizzato di fango, sorridere soddisfatti di aver ripulito nonostante il freddo imperi, la fatica spezzi le mani e domani si torni a lavorare. E questo per molti fine settimana, talmente tanti da averne perso il conto. In paga solo grazie e soddisfazione.

Accade anche, che finito tutto ciò che i volontari possono fare, intervengano loro, altri volontari con indosso l’abito colorato degli angeli del fango. Quel bell’arancio vivo. E come un formicaio addestrato e conscio di avere una montagna di lavoro e poco tempo, si mettano all’opera, compiendo un miracolo. Arrivano da lontano, hanno macinato talmente tanti chilometri da far strabuzzare gli occhi, stanno usando giorni di ferie, hanno rinunciato a restare con la loro famiglia godendosela, per noi che siamo sconosciuti, estranei. Eppure lo fanno.

Solidarietà, come si sposa bene questo nome mentre le mani si stringono ringraziando, mentre ci si passa un pezzo di torta da mangiare insieme, si gusta un caffè caldo nel bicchierino di plastica, e gli sguardi si parlano mostrando quel senso di appartenenza al medesimo genere: umano. Provate a immaginare quanto sia bello un paese pieno di gente indaffarata per arrivare allo stesso risultato, estendetelo a qualunque compito buono e positivo per una comunità esista. A quanto traspaia l’intenzione di fare del proprio meglio per lasciare il segno. Un segno che aiuti a credere alla parte migliore dell’essere umano, a dare speranza per la rinascita.

Il nostro pianeta ha bisogno di solidarietà, in ogni anfratto nascosto, in ogni gesto quotidiano che sia anche solo un sorriso gratis in risposta. Perché lo sapete quanto l’emulazione sia istintiva e consigliera. Scegliamo di indossare dunque quel bell’abito di qualunque tinta sia colorato. Scegliamo sia tra le prime parole del nostro personale vocabolario. E scegliamo di promulgarlo perché diventi distintivo da portare come tratto di riconoscimento. Essere solidali, tendendo la mano, un sorriso, o quello che siamo in grado di offrire, e farlo con il cuore.

La parola è bella, ha un suono musicale che alle orecchie sa di profumo di bontà appena sfornata, perché nasce da dentro, da quel Spero non capiti mai a me, ma nel caso ci sia qualcuno a darmi una mano, umano, vero, sincero. Sa di Tutti insieme ce la facciamo. Sa di quello che muove ogni gesto la mattina al risveglio, la voglia di vedere alto il sole brillare e illuminare il cielo, la vita, i nostri respiri, la pace. Sa di futuro, di collaborazione e di salvare le cose migliori, abbandonando la brutta abitudine di andare a braccetto con le peggiori.

State pur certi, la solidarietà ha il vizio di allargarsi a macchia d’olio e diventare virale. Conoscete il mio impegno nel grande branco di Buck e il Terremoto, sapete che devolviamo i proventi del libro per una nobile causa. Da ottobre ben 1547 € sono entrati nelle casse della Croce Rossa Italiana a sostegno dei terremotati del Centro Italia, e presto, molto presto faremo di più. Perché chi inizia non riesce più a fermarsi… Sono molti i progetti in corso che vedono il branco (noi autori) impegnati a far trionfare la parolina magica e di cui vi terrò sempre informati, perché davvero mi riempie di orgoglio. E giusto per iniziare, dopo i racconti che vedono cani protagonisti, ecco che arriva il turno dei gatti. Non potete nemmeno immaginare, no davvero. Ma se volete potete scoprire di cosa si tratta, in tutta tranquillità cliccando qui e lasciarvi trasportare dalla bella parola che ne seguirà. Presto molto presto ve ne parlerò nel dettaglio e anche di più.

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11 pensieri su “Il sapore della solidarietà

  1. Bravi!
    Credo molto anch’io nella solidarietà (sono stata volontaria del soccorso per la C.R.I e testimone di momenti unici e indimenticabili) e per questo contribuirò con moltissimo piacere a sostenere la causa per cui vi state tutti spendendo.

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  2. Cara Nadia, leggendo questo post mi vengono in mente tutte quelle persone che in silenzio ogni giorno offrono il loro gesto solidale e gratuito in cambio di niente. La solidarietà è ciò che tiene insieme le comunità che ce la fanno. Le altre sono spazzate via, se non dal fango, dall’indifferenza.
    Grazie a tutti voi. Ogni pala di fango spalato è un peso in meno sul cuore di tutti

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