On writing di King 3

pablo

“A mio parere, romanzi e racconti consistono di tre parti. La narrazione, che porta la storia da A a B fino a Z. La descrizione, che crea una realtà tangibile per il lettore. E il dialogo, che dà vita ai personaggi attraverso i loro discorsi.”
Inizia così la parte centrale del libro dove i consigli si trasformano in vera e propria scuola di scrittura. Che diventa il nostro terzo e ultimo appuntamento. 
E inizia così dunque questo nuovo approfondimento dedicato alla parte della descrizione in cui King racconta cosa funziona per lui. Una terza puntata che vi consiglio vivamente di appuntarvi 😉.

Le storie prendono forma quasi da sole. Il compito dell’autore è dare loro un posto dove crescere. […] Prima viene il contesto poi i personaggi, con questi due elementi ben chiari in testa, inizio a narrare.[…] Io mi affido maggiormente all’intuizione.[…] Se manco io sono in grado di indovinare come si concluderà la storia, nonostante la mia conoscenza privilegiata degli avvenimenti a seguire, è legittimo sperare di tenere il pubblico nella costante ansia di voltare pagina.

Una buona descrizione cattura i sensi del pubblico, coinvolgendo nella storia. Si tratta di una dote acquisita e per affinarla non vi resta che leggere e scrivere un sacco. Non è solo una questione di come, ma di quanto. La lettura vi aiuterà con la prima parte e la scrittura costante con la seconda. E’ una tecnica che si impara unicamente grazie alla pratica.

[…] La descrizione comincia con la visualizzazione di ciò che volete sperimenti il pubblico. Si conclude nell’istante in cui riporterete sulla pagina le immagini che avete in mente. Una descrizione approssimativa lascia il pubblico confuso e spaesato. Una troppo minuziosa lo travolge con un mare di dettagli e immagini. Il trucco sta nel trovare il giusto mezzo. E’ anche importante sapere che cosa includere o tralasciare mentre vi dedicate al vostro compito principale, quello di raccontare una storia.

[…] La descrizione nasce nella fantasia dell’autore , ma poi dovrebbe germinare in quella del lettore. L’ambientazione e il tono permettono al pubblico di calarsi nella storia molto più di qualunque raffigurazione fisica. Una descrizione efficace consiste in pochi particolari scelti con cura per dare un’idea del resto. Nella maggior parte dei casi, sono i primi che vengono in mente.

[…] Quando il pubblico accantona un libro considerandolo “palloso” la noia ha fatto capolino perché lo scrittore è rimasto ammaliato dalla sua pedante esposizione e ha perso di vista la priorità numero uno, cioè progredire con la vicenda.

[…] Il segreto di una descrizione valida sta nello scorgere lucidamente i dettagli per finire con una scrittura schietta, provvista di immagini non abusate e un lessico semplice.

Non è possibile ampliare i concetti senza ripeterli quindi non lo farò, ma come avete capito ne ho preso diligentemente nota e ve li ho riproposti e lui stesso è stato piuttosto esaustivo. Altro che manuale di scrittura creativa! Qui ci sono tutti i punti salienti per imparare a fare le giuste descrizioni e soprattutto per crearsi l’occhio critico che il lettore tipo può avere nei confronti di una lettura. Perché teniamolo sempre a mente: il lettore è il punto focale, di tutto il discorso.

Se non vi ho del tutto annientato con la parte relativa alla descrizione arriviamo ora alla seguente dedicata al dialogo, che prometto renderò più leggera e veloce.

[…] Il dialogo dà voce ai vostri personaggi ed è fondamentale per definirne le caratteristiche. Solo le azioni sono più significative, ma le parole hanno sfumature ambigue e spesso portano alla luce certi lati di cui si è completamente inconsapevoli.

[…] Una delle regole cardine della scrittura ci insegna a mostrare, non a raccontare.

[…] Come con tutti gli altri aspetti della narrativa, il segreto sta nell’onestà.

[…]Oscenità e volgarità sono davvero un linguaggio da ignoranti e semianalfabeti. Quasi sempre; esistono eccezioni, compresi certi aforismi scurrili molto coloriti e vivaci. Lo stile di esprimersi, rozzo o elegante, è indice del carattere di un personaggio.

[…] Alla fine il quesito fondamentale non è se i dialoghi risulteranno lerci o immacolati, ma come suoneranno sulla pagina e all’orecchio. Se puntate alla sincerità parlate liberamente. O meglio, chiudete il becco e sentite parlare gli altri.

Passiamo dunque senza troppi indugi ai personaggi, ulteriormente alleggerito ed essenziale.

[…] Per la costruzione dei vostri personaggi prestate attenzione al comportamento di chi avete intorno e non mentite su quanto visto.
Ricordate anche che in tutte le vostre creature c’è un pezzettino di voi. Quando vi domandate come si comporterebbe un certo personaggio in una determinata circostanza, prendete una decisione basandovi su ciò che fareste voi… o non fareste, se si tratta del cattivo della situazione. A queste trasposizioni di voi stessi si aggiungono le abitudini del prossimo, gradevoli o meno.

Arrivati a questo punto abbiamo in mano oltre le linee essenziali anche preziosissimi o forse inestimabili consigli che ci permettono di fare la differenza. Come dite, niente di troppo sorprendente? Forse perché continuate a pensare che sotto sotto esistano trucchi, magie e scorciatoie… invece no, mi spiace davvero.

“La pratica ha un valore inestimabile e l’onestà è d’obbligo. Il talento nella descrizione, nel dialogo e nello sviluppo dei personaggi si riduce a vedere e ascoltare con chiarezza ciò che abbiamo intorno, per poi riportarlo con la stessa precisione sulla carta.
Quindi fermiamoci un istante a considerare il ritmo come la velocità giusta della narrazione e consideriamo che “qualunque opera di narrativa può essere asciugata. L’effetto di una sana sforbiciata è immediato e spesso sbalorditivo.”

Eccoci alle battute finali, anche se forse siete ancora golosi di suggerimenti, sappiate che non ne troverete altri in grado di farvi diventare lui. Anzi.
Anzi, sì. Perché leggendo fino in fondo questa opera, che riassume e comprende libri scritti ed esperienze di vita, e nelle ultime pagine addirittura un intero testo alla sua prima grossolana stesura compresa la sua rivisitazione con tanto di forbice, ascolterete dalla sua viva voce il punto di vista nudo e crudo rispetto ai seminari di scrittura creativa.

A loro riconosce indiscutibilmente “un pregio: quello di prendere seriamente il desiderio di diventare romanzieri o poeti.” Sottolineando poi che “i corsi servono a chi insegna. Ci sono migliaia di autori provvisti di talento, ma in pochi riescono a mantenere se stessi e la famiglia con il proprio lavoro.”
Qualcuno lo immagino storcere il naso pensando che invece i corsi siano importanti e utili, vero, indispensabili per mettersi in gioco, per confrontarsi, per migliorarsi e… ognuno è libero di portare avanti la propria opinione. Forse davvero King ha avuto esperienze che lo hanno fatto ricredere o si trattava di un tale talento umano da non averne assoluto bisogno. Di certo non condiziona nessuno a frequentarli per avvicinarsi alla scrittura, anche perché svela qualche cosa di altrettanta importanza.

Non ho mai buttato giù una sola parola con il pensiero di venire pagato. Scrivo perché così mi sento realizzato. Lo faccio per la scarica di adrenalina, perché mi dà gioia e, continuerei all’infinito.
In certi periodi è stato un atto di fede, un pugno in faccia alla disperazione e all’angoscia. La scrittura non è la vita, ma talvolta può essere una specie di resurrezione. […] Alla fin fine, il nocciolo della questione è arricchire la vostra esistenza e quella dei lettori. E’ rialzarsi, rimettersi in sesto e passare oltre. Ritrovare la gioia. Scrivere è magia, acqua di vita, al pari di qualsiasi attività creativa. L’acqua è gratis. Forza bevete.
Bevete e dissetatevi.

Insomma che lui vi piaccia perché avete divorato i suoi libri, sognato tra le sue pagine, sofferto incubi pazzeschi, pensato anche solo di somigliargli, perché ne volete emulare il percorso e il successo o semplicemente vi pare abbia capito il succo del discorso e lo abbia messo in pratica al meglio, eccovi le sue linee guida divise nei tre post. Fatene tesoro, compratevi il suo testo, rileggetelo con estrema attenzione o cercate un angolino ideale dove scarabocchiare una dietro l’altra le parole in fila che faranno della vostra idea fantasiosa un’ottima storia.

Tre puntate per un libro di 284 pagine sono poche, lo so, ma ho condensato davvero tanto. Perché, lo ricordo, tra le pagine la sua vita professionale e non si affianca ai consigli per fare della scrittura un mestiere.
[Un libro che si compone di: Introduzione; prima, seconda, terza prefazione; curriculum vitae; cassetta degli attrezzi; sulla vita: un post scriptum; e inoltre (parte prima):porta chiusa, porta aperta; e inoltre (parte seconda): una lista di libri; e oltre l’inoltre (parte terza)]

Non posso dirvi altro, nè tantomeno aggiungere altro, anche perché scusate mi sono appena rifugiata nel mio angolino preferito, con l’intenzione di provare immensa soddisfazione nel medesimo istante in cui sarò riuscita a dare giusta voce ai miei pensieri su carta.

Buon lavoro perché a ognuno di voi auguro altrettanto.

Se ve li foste persi: A lezione 1; A lezione 2.

10 pensieri su “On writing di King 3

  1. La vera novità è un libro di King di “sole” 284 pagine! :). Scherzi a parte, la prima parte dedicata alla costruzione della storia mi ha fatto riflettere: a volte uno scrittore si lascia ammaliare dalla sua idea della storia, in qualche modo da se stesso. Quando ciò accade, è possibile che la storia si perda nei meandri dell’immaginazione dell’autore senza tenere conto dell’importanza reale che essa ha per la prosecuzione della narrazione e per la sua “economia” generale. Insomma, bisogna tenere conto di chi legge, anche se è difficile mettersi pienamente dal suo punto di vista, quando hai in testa ogni dettaglio della narrazione. Forse può essere utile prendere la distanza dall’elaborato: lasciarlo decantare un po’, q.b., per poi riprenderlo e non solo sforbiciare ma anche sorvegliare quei flussi di coscienza che disperdono, anziché tenere il lettore aggrappato alla storia o alla suspense.
    Una bella guida 😉

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    1. Considerare il lettore come colui che dovrà affrontare il prodotto finito, consegnando una storia chiara, è parte del patto che King stipula nel suo trattato di mestiere di scrittore. Scrivere per se stessi non ha molto senso, scrivere in maniera troppo enigmatica non porta da nessuna parte e scrivere solo per sentire il rumore dei tasti sotto le dita neppure. Il lettore, sempre il lettore come meta, in modo che lo scrittore sia solo il mezzo per fargli arrivare la storia.
      Tanta umiltà in King e nella guida, spero possa essere d’aiuto a chiunque, e sono felice se leggendone il piccolo sunto è stato in qualche modo utile. Buon lavoro, dunque.

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    1. Io credo che il talento, o almeno la scintilla, ci sia in tantissimi, poi ci sono le variabili di cui tenere presenti come il tempo, l’esperienza, la sicurezza, la freschezza, la determinazione… insomma se esistesse la ricetta giusta sarebbe stata ormai rivelata.
      Comunque è davvero un personaggio molto interessante questo King, che a me ha più volte fatto nascere il sorriso, altro che i suoi libri dove invece solo brividi.

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  2. Come ha osservato Helgaldo sul post che ne avevo scritto io, è incredibile come di questo libro ognuno prenda delle citazioni diverse. Perché è talmente difficile farne un sunto, tanto è denso di insegnamenti, che ognuno prende quelli che ritiene più validi per sé stesso. Ma a ben guardare, andrebbe sottolineato tutto! 😀

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    1. Probabilmente dipende dal punto di vista di chi legge e cerca, dal momento… e sì convengo sarebbe da sottolineare tutto e respirare un po’ del modo di lavorare di lui, King. Però quanto ha scritto dei laboratori di scrittura creativa mi ha davvero colpito molto.

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  3. È sempre bello rivisitare il proprio modo di scrivere alla luce delle regole di chi è bravo a farlo sul serio. Metterle in pratica non è sempre facile, ma provarci è un dovere.
    Combattere la noia, per me, è un punto su cui lavorare, perché io, in primis, mi annoio tanto se non trovo le letture capaci di mantenere elevata la mia attenzione e devo stare attenta a non innamorarmi di storie che possono risultare coinvolgenti solo per me senza considerare il pubblico che vorrei mi leggesse.
    La pratica è fondamentale: con la lettura sono a posto, leggo e tanto, con la scrittura i tempi sono diversi e non sono costante: questo non premia i miei sforzi; concentrarli in una sola battuta una tantum annulla i benefici dell’ispirazione.
    E poi, vedi? Anche il buon King non fa che battere sui soliti limiti:
    1) cliché da combattere
    2) semplicità nel lessico
    3) capacità di “asciugare”
    Non lo dico io: repetita iuvant. Sempre.😉

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    1. Infatti leggendolo mi sono chiesta quanti tra coloro che dispensano consigli lo abbiano letto e copiato ripetendone passi. Non dico che lui non abbia probabilmente fatto lo stesso, ma è evidente che le basi siano queste, concise e valide per tutti. Poi è il singolo a fare la differenza e questo lo sappiamo bene.

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