Family sitcom 21

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Ai tempi di mio padre andare a scuola voleva dire portarsi un ciocco di legna per scaldare le ore e non il banco. Tutti insieme gli scolari nutrivano la stufa, respirando quel calore senza battere troppo i denti. Si stava in una classe mista a seguire le lezioni dei più grandi imparando prima cose difficili per poi rincominciare da quelle di base. Ma lui è andato a scuola una vita fa, in un piccolo paesino di montagna e forse davvero a oggi appare come pura assurdità.

A quelli di mia madre, non troppo distanti da quelli di mio padre, invece era normale prendersi due colpetti sulle mani nel caso la sbavatura sul foglio fosse stata frutto di gesti maldestri e frettolosi, perché la calligrafia era più che importante! Come presentarsi con le trecce ben strette, le unghie pulite, i compiti fatti. Altrimenti il rischio di indossare le orecchie d’asino c’era eccome, come quello di finire dietro alla lavagna per sghignazzi non consentiti.
Poi sono arrivati i miei tempi. Quelli dove se non mettevi il grembiulino erano guai, ma proprio guai veri no. La maestra seppur severa ti guardava con gli occhi buoni e diceva “mi raccomando, domani”. Ricordo le davamo del lei, del “buongiorno signora maestra” eppure le volevo un gran bene e penso di parlare anche a nome degli altri. Tanto che nel tempo siamo rimaste amiche di penna, perché lei sentiva il grande desiderio di sapermi al sicuro, di conoscere l’evoluzione della mia vita e per anni, fino a che non ha più risposto alle mie lettere, è stata la mia adorata maestra Giuseppina. Ho scoperto così che mi avrebbe sempre vegliato da un posto lontano, sorridendo a ogni mio sbaglio.

La scuola a quei tempi era in trasformazione, si andava già in gita. Per i miei genitori era un po’ irritante la cosa, insomma alle elementari che bisogno mai c’era di rischiare la pelle in autostrada? E così un giorno, stufa di sapermi a casa, mentre gli altri partivano per la vacanza di un giorno, la mia eroina è andata sul lavoro da mio padre e gli ha stretto la mano promettendogli che si sarebbe presa cura di me, personalmente senza perdermi di vista un secondo, se solo avesse firmato quel benedetto manleva. Così è stato e così ho visitato il mio primo mobilificio a Saluzzo nell’entusiastico viaggio tra canti e risate sul pullman partito da Savona diretto in Piemonte, con il posto di riguardo vicino alla maestra. Questo per dire che ai miei tempi, la scuola era ancora scuola.

Oggi osservo e mi sento l’aliena. Le calligrafie sono arte inusuale, e il rispetto sotto lo zerbino dell’entrata. Quella è spesso il modo più carino di riferirsi a lei. Quella che pretende, quella che rompe, quella che “ma ti rendi conto che non mi ha interrogato e io avevo studiato?”, quella che dà voti scarsi, quella che… insomma non va mai bene. E io allibita mi sento così antica e lontana da quella che scuola non me lo pare più davvero. Se non fosse che ogni tanto oltre alle nozioni qualche spunto per parlare in casa lo dà.

P- Sapete cosa abbiamo studiato oggi?
R- Cosa? Non hai detto nemmeno la materia.
P- Se ti dico la materia ti dico anche cosa abbiamo studiato.
R- Ah! Roba strana allora. Misteriosa?
P- Educazione alimentare.
N- Bene. E ti ricordi tutto? Così magari impariamo qualche cosa di nuovo.
P- Certo. Allora. Una cosa che farà arrabbiare il nonno del mio compagno di banco.
R- Addirittura?
P- Sì, perché lo sai di vino quanto se ne può bere?
R- No, dimmi? Tutti astemi?
P- Solo un bicchiere, papà. Solo un bicchiere.
N- E quindi il nonno del tuo amico?
P- Si arrabbierà moltissimo. E’ troppo poco, lui ne beve di più.
Ridiamo, dipende dal fatto che la sua bocca sembra stia decretando davvero importanti regole di vita, sconosciute o scordate ai più. Una piramide che vincola un nonno!

N- E poi? Altre cose o solo di vino avete parlato?
R- Che poi si tratta di succo di frutta, o spremuta se proprio vogliamo essere precisi.
N- E smettila, che lo confondi.
R- Vedi quando inizia a piacerti se ti basta solo un bicchiere.
N- Se lo fa bastare perché altrimenti se la vede con me.
Ci guarda divertito visto che sa benissimo come la pensiamo a riguardo e sa di aver scatenato la discussione per defilarsi dall’elenco di cosa hanno imparato oggi a scuola.

P- Poi ho scoperto che la carne rossa fa male e bisogna mangiarne poca. Menomale che tu la cuoci e così non è più rossa.
Non fa una piega.

P- La pasta se integrale si può mangiare tutti i giorni come i cereali.
R- Eh ho capito, ma mica siamo uccellini che mangiamo il mangime.
N- E smettila che lo confondi, ma sei terribile.
R- Gne, gne, gne.
R- E poi si devono mangiare tante porzioni di verdura e frutta.
N- Perfetto per te insomma. Tutto il contrario di quello che mangi.
P- Però non è colpa mia se la verdura non è buona. Va bene solo nei ripieni, da sola non è speciale.
R- Se da grandi fai il cuoco ne riparliamo.
P- E poi, ho scoperto che la frutta fa venire una malattia strana.
RN- Davvero?
P- Sì la malattia dell’abete. Se ne mangi tanta o se ce l’hai e la mangi poi stai male.
N- Io questa malattia non la conosco. Ma è nata oggi?
P- No viene a chi non deve mangiare lo zucchero.
Ci guardiamo e cominciamo a ridere. L’abete, l’abete! Ecco cosa deve essergli rimasto impresso a quella testa di pigne mentre ascoltava e immaginava di essere a tavola a gustarsi tutti quei cibi.
R- No aspetta, hai scordato una vocale e una consonante, cosucce!, così da albero si trasforma in malattia. Altrimenti sembra che se mangi la frutta ti trasformi in pianta.

Ah quello che non cambierà mai della scuola sono le teste degli alunni!

7 pensieri su “Family sitcom 21

  1. Miseria, vedi che la carne rossa si può mangiare? Basta cucinarla, dai!! Ma dico io!! 😀 😀 😀
    Però se la cucini col pomodoro resta rossa…addio tacchino alla pizzaiola! XD
    Chissà cosa penserebbe dei miei smoothies dopo palestra…oggi yoghurt greco, banana, mirtilli, spinaci, cacao amaro e burro di arachidi (proteico)!

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    1. Bollerebbe solo gli spinaci, conoscendolo. E in effetti quando guarda con me i programmi di cucina ogni tanto se ne esce con qualche esternazione, del tipo, “ma pensa te come si maschera bene il pomodoro sulla pizza, quasi non te ne accorgi!”

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  2. quella de “l’abete” è mondiale! Anzi galattica!. Certo che come nutrizionista ‘quella’ è speciale. La carne rossa cotta non è più rossa e la frutta che ti trasforma in albero… I figli sono speciali. Comunque i tempi dei tuoi genitori erano altri tempi. Tu hai vissuto in un periodo intermedio tra le orecchie di Asino e ‘quella’.
    Un post davvero divertente.

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    1. E sì passa una generazione e si trasforma il mondo, ora che ci sono in mezzo mi pare incredibile, ma è proprio così. Studio con i miei figli ogni lezione e vedo dare nomi nuovi a cose che io conoscevo diversamente e semplificare il possibile rendendolo quasi banale, ma niente la testa degli studenti resta la stessa, se è di legno o senza voglia.
      Grazie, sono felice aver strappato un sorriso anche a te 😀😀

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