On writing di King 2

pablo

Come vi ho accennato la prima puntata, leggere On writing di King è fare un viaggio nella vita personale dell’autore, toccare con lui le tappe che lo hanno reso il personaggio che è, e modificato la persona che gli vive dentro. Emergono nella prima parte del libro grandi sofferenze e difficoltà, nonostante l’ho ammesso abbia pianto, mitigate dalla vena ironica con cui ama condire gli aspetti meno piacevoli della vita in modo da rendere il tutto sopportabile e attraente. Indiscutibile dote, che forse gli ha permesso di non arrendersi mai e di cui dovremmo essere tutti forniti.  (* magari!)

Ma torniamo a noi, e ai consigli per chi aspira anche solo un pochino alla sua carriera.
Primo consiglio in cui mi imbatto, dopo un lungo elenco di fasi altalenanti della sua evoluzione da scrittore, è che “Scrivere è un mestiere solitario. Avere vicino una persona che crede in te costituisce un’enorme differenza. In genere crederci basta e avanza.” Quindi se intorno abbiamo chi ci sostiene siamo davvero su un cuscino di piume, per lo meno per l’atterraggio, ma scrivere resta il nostro compito intimo che porteremo avanti da soli.

Sappiate anche che “l’impressione iniziale di un autore a proposito del protagonista o dei personaggi di contorno può essere errata quanto quella dei lettori. Subito dopo viene la consapevolezza che rifiutarsi di completare un lavoro perché troppo complicato, emotivamente o creativamente, rappresenta una pessima idea. Talvolta si è costretti a proseguire di malavoglia.” Non scoraggiamoci dunque se l’idea iniziale che pareva ottima, poi pare sgretolarsi e diventare quasi odiosa. Se lo dice King che i suoi personaggi di maggiore successo all’inizio non lo convincevano affatto, siamo sulla buona strada per stargli alle costole.

Arrivati a questi due gradini di consapevolezza, eccomi a dissertare su quello che deve mettere tutti d’accordo. Il mestiere dello scrittore ha in sé una connotazione importante di telepatia. Esatto. “I libri possiedono la straordinaria caratteristica di essere una magia portatile.” Si tratta di trasmettere e ricevere contenuti ed emozioni perché le menti di scrittore e lettore si incontrino, dunque attenti: “non accostatevi a una pagina bianca con leggerezza”.

Ribaditi i concetti di base eccoci alla famosa cassetta degli attrezzi, utilissima valigia in cui vengono disposti proprio gli utensili per trasformare le intenzioni in opere. Dentro a questa fantasiosa cassetta ci sono:
* il vocabolario, per cui è valida la regola dell’usare “la prima parola che viene in mente, se è adatta è efficace”;
* la grammatica, perché “scrivere è divertente, ma il resto è una rottura micidiale. E un cattivo uso della grammatica è causa di frasi imprecise, ed è il bastone che permette ai vostri pensieri di rimettersi in piedi e sgambettare”;
* lasciate perdere la forma passiva, appesantisce e rende contorta la lettura;
* limitate l’uso degli avverbi perché “rivelano che l’autore teme di esprimersi chiaramente e non sa comunicare in modo adeguato concetti o immagini”
* utilizzate con cognizione di causa i paragrafi “poiché rappresentano una dichiarazione di intenti.” Già da una prima occhiata osservando l’impostazione dei paragrafi sarete in grado di accorgervi se il volume scelto sarà facile o difficile. Paragrafi brevi= facili, difficili=più consistenti.

“L’obiettivo della narrativa non è la correttezza grammaticale, ma mettere a proprio agio il pubblico e poi raccontargli una storia… facendogli però dimenticare che la sta leggendo.”

Se vi state sollazzando e pensate sia tutto qui, sbagliato. Ora arriva lo spartiacque.

“Gli scrittori formano una piramide tipica di tutte le professioni che associano talento e creatività. Alla base ci sono gli scalzacani. In mezzo, un gruppo appena più piccolo, ma ancora nutrito e accogliente, quello degli autori decenti. […] Poi arriva lo spazio riservato ai pochi scrittori davvero bravi. E infine, sopra tutti noi, svettano gli Shakespeare, i Faulkner, gli Yeats, gli Shaws e le Eudora Welty. Geni, miracoli divini, provvisti di doti che non riusciremo mai a comprendere, figuriamoci a eguagliare.”

Ovvio lui scriva solo esempi conterranei e per noi italiani il panorama sia un tantino diverso, nulla levando ai nomi citati, ma insomma si parla di personaggi di un certo calibro resi celebri anche dalla storia. Ovvio anche, nessuno in lettura sia attualmente della terza categoria, ma direi che aspirare alla seconda sia già una buona posizione. Io per prima mi metto in coda.
Proseguendo, per diventarne nutrita parte, ecco un veloce e pratico riassunto: “la buona scrittura consiste nel padroneggiare i principi essenziali (vocabolario, grammatica, elementi di stile); è impossibile trasformare uno scalzacane in un autore decente, è plausibile che uno soltanto decente diventi valido e capace grazie a un sacco di lavoro duro, passione e aiuto al momento opportuno.”
Direi che con questo ultimo concetto  getti un pizzico di speranza in giro.
“Se volete diventare scrittori, dovete leggere e scrivere un sacco. Che io sappia, non ci sono alternative e scorciatoie. […] Ogni libro contiene un paio di lezioni, e spesso quelli scadenti hanno più da insegnare di quelli validi. […] Se non avete tempo per leggere, non avete nemmeno il tempo per scrivere. La letture costituisce il nucleo creativo della vita di un autore. […] Il trucco sta nell’impratichirsi a leggere a piccoli sorsi e non soltanto a lunghe golate.”
Quindi mettiamoci l’animo in pace, se non abbiamo intenzione di seguire questo basilare consiglio, faremo il nostro tentativo, ma i risultati saranno quel che saranno e per King resteremo uno scalzacane.

Ora drizziamo tutti le orecchie. “Se non c’è gioia, è tutto inutile. Il talento rende obsoleta l’idea stessa della pratica. Anche se nessuno sta ascoltando (o leggendo o guardando), ogni esibizione sarà ai nostri massimi livelli, perché in quanto creatori ne siete felici.”

Se, arrivati a questo punto, vi state convincendo che i consigli sparsi sono bicchieri d’acqua per nulla importanti, vi sbagliate. Ma se volete numeri e concetti chiari eccoli in arrivo.

“La prima stesura di un libro, per quanto lungo, non dovrebbe portare via più di tre mesi: la durata di una stagione. Una media di dieci pagine al giorno, ovvero duemila parole in tutto. L’aiuto maggiore a una produzione regolare arriva da un ambiente lavorativo sereno. Ma è vero anche il contrario: scrivere e il piacere che ne derivano contribuiscono alla stabilità della salute e vita di coppia (o famigliare aggiungo io). […] Per quanto riguarda la revisione due bozze e un ritocco generale. Finita la fase di scrittura lasciate riposare il libro un minimo di sei settimane. Non sarete pronti a ritornare sul vecchio progetto finché non vi ritroverete coinvolti in quello nuovo (o ricatturati dalla vita quotidiana), al punto da esservi quasi scordati la creazione di pura fantasia che ha monopolizzato tre ore di ogni mattina o pomeriggio per una durata complessiva di tre, cinque o sette mesi. Dopo sei settimane di stacco, sarete anche in gradi di cogliere i buchi più evidenti della trama o nello sviluppo dei personaggi, la coerenza della vicenda, pensando sempre al lettore ideale. Battezzate Lettore Ideale la persona per cui scrivete.”   (per King la moglie)
[..] L’angolo della scrittura può essere modesto, con un solo particolare davvero necessario: una porta che siate disposti a chiudere. Si procede sempre nel solito modo, mettendo una parola in fila all’altra. La porta serve a tenere fuori il resto dell’umanità, ma anche a non farvi uscire e permettervi di concentrarvi sul lavoro.
[…] E’ consigliabile eliminare le fonti di distrazione. Proseguendo a scrivere, le filtrerete spontaneamente, ma sulle prime è meglio risolvere il problema alla radice.
[…] Parlate di ciò che conoscete per non venire a meno del patto di verità da mantenere nel tempo.
[…] Partire a scrivere con ciò che amate leggere. Sarebbe un errore madornale allontanarsi da ciò che conoscete e apprezzate, un abbaglio votarsi a qualsiasi genere o tipo di narrativa con l’unico scopo di arricchirsi. Moralmente discutibile, perché la vostra missione di scrittori consiste nell’individuare la verità all’interno del labirinto di menzogne della vostra storia, non essere tacciati di disonestà intellettuale in nome del dio denaro.
[…] Gli acquirenti non sono attratti dalla qualità letteraria di un romanzo, ma vogliono una bella storia da portarsi dietro in aereo, in grado di affascinarli, catturarli e costringerli a girare le pagine. Ciò si verifica quando i lettori riconoscono i personaggi di un libro, il loro comportamento, l’ambiente in cui si muovono e il loro modo di esprimersi. Se poi ne condividono esperienze di vita e convinzioni, restano ancora più coinvolti.
[…] Una cosa è l’imitazione stilistica, un modo perfettamente degno di cominciare (o addirittura inevitabile, perché segna ciascun passo in avanti della crescita di un autore), un’altra è ricalcare l’approccio a un particolare genere, per quanto semplice rischi di sembrare. In sintesi per centrare l’obiettivo, non si può usare un libro alla stregua di un missile cruise.
[…] Scrivete ciò che vi piace, poi rendetelo vibrante e inconfondibile arricchendolo con le vostre esperienze di vita, amicizia , rapporti di coppia, sesso e lavoro. Soprattutto lavoro.”

Sì insomma, non si è risparmiato con lo stilare le cose importanti da tenere a mente e il bagaglio di informazioni diventa sempre più pesante. Cominciate a sentire il bisogno di mettere ordine in tutto questo? Prendetevi il vostro tempo, ci rivediamo la prossima puntata con un interessantissimo seguito.

A lezione da King 1, per chi se lo fosse perso.

21 pensieri su “On writing di King 2

  1. Marco Amato

    King ha avuto una grande fortuna. Ha trovato una compagna che non solo lo ha sempre sostenuto anche quando la scrittura era un fallimento, ma che è diventata anche la sua prima lettrice. E avere consigli direttamente in casa mentre si apparecchia la tavola o si chiacchiera in un tragitto in auto è davvero un bel vantaggio.
    Il famoso detto: dietro un grande uomo c’è una grande donna è pienamente vero. Il che ovviamente vale anche al rovescio per le donne. Una sostenuta dal proprio uomo, che magari la aiuta anche nelle faccende domestiche sottraendole incombenze che non le lasciano tempo, diventano aiuti importanti per realizzarsi.
    Perché viceversa, avere alle spalle, non tanto una compagna/o che resta indifferente alle tue passioni, ma che per giunta ti sfiducia non credendo in te, nel sistema, nei libri, diventa tutto più complicato.
    Quindi, in un eventuale manuale di scrittura io porrei anche questo consiglio. Se volete fare lo scrittore o la scrittrice, non innamoratevi per un colpo di fulmine. Questa modalità in genere è la più rapida alla separazione ai nostri giorni. Ma attorniatevi di persone che vi amino anche per le vostre passioni.
    Io credo che On Writing sia uno dei migliori manuali. Ma non accolgo tutto, perché molti dei consigli di King sono frutto dell’esperienza di essere Stephen King.
    La cassetta degli attrezzi è giustissima. Io me ne sono creata una davvero ottima che potrei anche rivendere. Mappe dei verbi d’azione, verbi riflessivi, classificazione degli stati emotivi e uno studio sistematico di ormai duemila pagine accumulate con estratti e commenti dei migliori brani degli scrittori.
    Ma non condivido molti dei suoi consigli pratici. Quando dice che per una buona revisione occorre tagliare il 10%, non è vero. Per lui funziona di tagliare il 10% perché è King. Ma per altri, scrittori alle prime armi, scrittori logorroici, scrittori essenziali, quella percentuale non vale. C’è chi deve tagliare di più, c’è chi deve integrare il testo. Ciascun autore ha caratteristiche proprie. Il 10% non può essere una costante universale che vada bene per tutti. Come il suo metodo di scrittore. Parti da una situazione e scrivi parola dopo parola senza progettare e pianificare nulla. Lui è un genio e ci riesce. Altri ci riescono pure, non lo metto in dubbio. Ma la maggior parte se non progetta nei dettagli si ritrova a pagina 20 già in contraddizione con pagina 10. Il che poi diventa un disastro. 😀

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    1. Non potrei concordare meglio con le tue affermazioni. E sarei davvero e sinceramente curiosa di leggere un tuo manuale, dettagliato ed esauriente, secondo me hai talento e documentazione da vendere. (Sai che aspetto di leggere la tua pubblicazione)
      Avere accanto qualcuno in grado di appoggiarti rende non solo facile ma fattibile tutto. Si tratti di arte, di compiti ingrati, di scelte complicate, di quotidianità… e come tutte le cose che dice King trattandosi di grande semplicità di vita ha il suo riscontro nella sua personale esperienza e in molte altre.
      Per il taglio in percentuale, credo anche io che dipenda dal grado di bravura di partenza, perché di un testo scritto male credo si getti proprio tutto, nel caso di un lavoro già steso con professionalità la regola del 10% può essere un parametro giusto, che varia mano a mano che si scende o sale di perfezione. Quello che mi piace di King è il resto delle sue affermazioni: i grandi nomi della letteratura hanno usato la cassetta degli attrezzi come tutti, compresi gli scalzacani, la differenza la fa il talento, non esistono scorciatoie, gli strumenti sono disponibili per l’intero mondo.

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      1. Marco Amato

        Io alla fin fine mi sono creato un patchwork di manuali e consigli personalizzato. Nel mio bel scrivener mi sono riscritto adattandoli alle mie capacità, al mio metodo, i suggerimenti dei manuali, degli scrittori, degli editor e le riflessioni che ho colto dai romanzi che ho letto. Perché per far sì che le nozioni non restino soltanto delle sottolineature su di un foglio di carta, vanno somatizzate, vissute e filtrate dentro la propria esperienza. E questa è per me la cassetta degli attrezzi. Ciascuno deve costruire la propria. Ad esempio, per un progetto di scrittura parallelo al romanzo, ho una coppia, marito e moglie, che trasmette gran parte del loro sentimento attraverso i gesti, l’interazione dei corpi. Per rendere concreti questi gesti che trasmettono sentimenti, non ci si può aggrappare al semplice: si abbracciarono. Le passò la mano fra i capelli. Ma bisogna scendere a un livello più profondo di scrittura. E questo richiede studio. Ho studiato come i grandi scrittori fanno interagire i corpi. Sono andato a guardarmi i manuali di anatomia per ripassare le parti anatomiche. Ho svolto e svolgo esercizi propedeutici. In pratica da questa necessità ho arricchito la mia cassetta degli attrezzi. E credo che entrare dentro questi meccanismi di apprendimento, sia una delle esperienze più belle per un aspirante scrittore.

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        1. Ora però non puoi lasciare così in sospeso il discorso, devi concretizzare e far leggere i tuoi scritti, ho l’acquolina in bocca.
          La cassetta degli attrezzi deve essere per forza personalizzata e cucita come un abito sopra ogni scrittore o non ci sarebbero i caratteri distintivi, per questo insisto, tu hai tutte le carte in regola Marco.

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          1. Marco Amato

            Grazie Nadia, sei molto cara. Lo spero. Al momento vivo nell’ottovolante delle sensazioni. A volte mi dico che il mio romanzo è pessimo, a volte mi dico che può essere buono. Per fortuna a ogni giro di giostra c’è la mia editor che paziente assorbe le mie paturnie. Io credo che la vita vada vissuta con gioia. E anche la scrittura, non va ingrigita o appesantita da aspettative che non servono a nulla. Anche la scrittura va vissuta con gioia. Per fortuna ogni tanto me ne ricordo e sorrido.

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      1. Marco Amato

        Eh mica un selfer è come sulla Ryanair che mentre voli ci manca soltanto che comincino a vendere i set di pentole.:D
        Io gli unici soldi che vogliono guadagnare sono le royalty dei miei romanzi. Se cominciamo con le cassette degli attrezzi poi divento una ferramenta. 😀

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  2. Sul Lettore Ideale King è stato parecchio fortunato (lettore ideale = sua moglie = scrittrice pure lei). Non tutti possiamo avere quella fortuna lì, nemmeno impegnandoci. Sarebbe già tanto avere a fianco qualcuno che non ti ostacola, che non ti deride, che la prenda seriamente quando vede che tu fai sul serio. E questo riesce più facile con una persona altrettanto creativa, non importa se creativa in altri ambiti (disegno, scultura, uncinetto…), ma pur sempre creativa.

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    1. Ora ammetto un mio sogno di sempre: avere al mio fianco un musicista, meglio ancora se cantante, in grado di cogliere l’arte in una maniera a me diversa e in grado di essere in contemporanea sulla stessa lunghezza d’onda, ma di due avuti, nemmeno uno che abbia risposto a questi requisiti!

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  3. Con gli estratti del libro di King che mi gusto in rete non credo che avrò mai bisogno di leggere il manuale (quasi) 😛
    Comparando questi ad altri consigli di scrittura, noto che il succo è sempre lo stesso: scrivere diverte, scrivere è bello, ma non è del tutto una passeggiata di salute, anzi direi che scrivere è un impegno con la I maiuscola. Eppure, ahimè, questa non è una sacrosanta verità per tutti quelli che scrivono.
    Il suggerimento che sposo in pieno e che ho sperimentato è la lettura dell’opera finita a distanza di tempo: la revisione ci guadagna in tutto, si notano cose impensabili, è utilissima.

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    1. La prossima settimana il calderone su King si riempirà ancora e lì troverai il consiglio, o il suo punto di vista, più strano che potresti immaginare, almeno per me lo è stato.
      Però hai ragione: scrivere, quando diventa un mestiere, non è esattamente una passeggiata di salute, nel senso che richiede impegno e concentrazione tali da premiare solo il vero talento e la vera dedizione.
      Credo che comunque anche lui riportando i consigli di massima per l’aspirante scrittore si sia basato su consigli ricevuti e provati a sua volta, revisionare dopo il giusto tempo di decantazione permette quel distacco emotivo indispensabile per ottenere un buon risultato.

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  4. beh! King è king, mentre io rimango io ovvero un imbrattacarta che forse sarebbe meglio che rinunciasse a scrivere.
    Comunque tutte queste gocce di sapienza letteraria le accumulo nella speranza che un giorno riescano a germogliare e diventare un robusto alberello – mi serve per stampare qualche libro …
    Aspetto la prossima puntata

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    1. King agli inizi non era nè famoso, nè riconosciuto e ha davvero avuto un cammino complesso, ma nel percorso ha ottenuto tra le tante porte in faccia qualche sì che lo ha incoraggiato. Quello che esce dalla lettura di questa autobiografia è per lo più il coraggio per portare avanti i propri sogni, da cui non si è mai separato. Si tratta forse solo di crederci molto e di riuscire a trovare la strada giusta.In questo tutti abbiamo le medesime possibilità.

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  5. Avere l’Orso accanto a me è fondamentale, lo riconosco e lo dice pure King.
    Molto utili questi sprazzi, convengo con Marina che mi eviti di leggere l’intero testo.
    Tanta dedizione, comunque, gioia e lavoro, lavoro.
    La prima stesura in effetti non deve portar via secoli.
    Altrimenti poi con la revisione ci si sfianca, non illudiamoci che una prima stesura più “masticata” renda il lavoro successivo meno difficile e lungo.

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    1. Felice di sentire, dalla viva voce di chi scrive professionalmente, che nella vita di tutti i giorni per un buon lavoro ci siano accorgimenti importanti di cui tenere presente. Sarebbe interessante che ogni scrittore mettesse nero su bianco i consigli e le piccole strategie che hanno permesso di arrivare a destreggiare bene la scrittura, chissà che presto non ti chieda qualche indiscrezione.

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  6. Pingback: On writing di King 3 – svolazzi e scritture

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