La mia intervista a Trentuno dicembre

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Il libro che di cui vi parlo oggi si intitola 31 dicembre. Data particolare non credete? In effetti la fine dell’anno è sempre un momento di termine e inizio che racchiude a circolo un cambiamento, un rinnovo, e infatti ci porta proprio in un territorio di questo genere.

L’autrice a cui ho l’onore di porre le dirette domande è una nota blogger, e il suo blog porta proprio il nome del suo libro. 2
Benvenuta Marina Guarneri.

Vorrei conoscere e far scoprire un po’ della Marina che dimora nella Signora Guarneri. Quindi ti farò domande personali a cui potrai esimerti di rispondere, al mio solito un po’ impertinenti.

Con quale occhi guardi il mondo? Quelli della bambina che conservi dentro, della madre che sei, della donna che aspiri a diventare?

Prima di tutto ti ringrazio, Nadia, sono davvero molto contenta di essere tua ospite: qui mi sento a mio agio e tu sei un’ottima padrona di casa. Sarò lieta di soddisfare le tue curiosità e di rispondere alle tue domande.

Ti sembro presuntuosa se ti dico che sono già la donna che aspiravo a diventare? Volevo conoscere meglio me stessa per arrivare a capire di più gli altri e la maturità mi ha regalato questa consapevolezza: adesso sono capace di separare le cose importanti da quelle che non lo sono e ciò mi torna molto utile, soprattutto nel ruolo di madre. La bambina che porto dentro, però, mi fa ancora apprezzare i giochi (ho una cultura in fatto di Gormiti e Lego), starei ore con l’occhio attaccato a un caleidoscopio e sarei capacissima di farmi un giro sulle giostre con uno stecco di zucchero filato in mano.

*Non trovo che tua sia per nulla presuntuosa, anzi, sai che nutro una sana ammirazione nei tuoi confronti!

Scrivi quello che ti passa per la testa o cerchi di percorrere una strada che possa incuriosire, piacere, i lettori?

Decisamente quello che mi passa per la testa, se parliamo di gusti letterari: non saprei scrivere cose lontane dal mio genere solo per compiacere il pubblico. Mi augurerei di incuriosirli, questo certamente: scrivo perché qualcuno mi legga, tuttavia non sarei capace di inseguire mode né tratterei argomenti particolarmente in voga solo per ottenere consensi più facili.

In assoluto se potessi scegliere una caratteristica da scrittrice dei tuoi miti letterari come sarebbe il tuo puzzle ideale?

Lo stile e il linguaggio di Ruta Sepetys o di Simonetta Agnello Hornby, ma poi che erano belle le scritture classiche di un tempo: Emily Bronte, Jane Austen (hai notato? Non l’ho fatto nemmeno apposta, ma ho citato solo autrici.)
L’esperienza di Oran Pamuk, di Josè Saramago, potrei dire anche di Murakami (che resta il mio mito, con la sua capacità di scrivere sempre cose nuove e di renderle affascinanti.)
La creatività dei latinoamericani. Amo molto il realismo magico, così ho letto quasi tutto della produzione di Isabelle Allende e Garcia Marquez, ma ho amato anche Julio Cortázar, Borges e aspetta, dei nostri mi viene in mente la genialità di Buzzati.

Da piccola volevi tanto fare…

La ballerina di danza moderna: (per cortesia, non ridere) ho sognato per anni di essere sul palcoscenico di “Staying alive”.

Un sogno nel cassetto che ancora non hai osato tirare fuori.

I miei cassetti sono vuoti: pulizie di primavera.
Al di là della battuta, devo dire che davvero non ho sogni chiusi nel cassetto e questo non perché abbia smesso di sognare, ma perché i miei desideri hanno cambiato destinazione e destinatari. Io mi sento appagata già così, come donna e come madre. Adesso penso solo a contribuire alla realizzazione dei miei figli e lo dico con sincerità estrema. Scrivo, certo, non posso farne a meno e tenterò sempre la strada della pubblicazione, ma non è un traguardo necessario o una speranza, è più il regalo che mi piacerebbe ricevere ancora, uno di quelli che non stancano mai.

 Self o casa editrice?

Casa editrice. Il regalo vorrei riceverlo da chi mi riconosce dei meriti, non farmelo da sola.

Bravissima, non ti sei tirata indietro su nulla e mi sei piaciuta moltissimo. Sincera, chiara e brillante. Ora arriviamo al tuo libro, di cui regaliamo una breve trama accattivante in grado di stimolare la memoria a chi lo ha letto e la curiosità a chi lo deve fare.

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Il 31 dicembre la protagonista, Sara una giovane donna, decide di vivere un capodanno alternativo a quello che la sua condizione reale sembra concederle. Lei, sola con i suoi ricordi e i suoi rimpianti, si abbandona ad un’avventura straordinaria nella quale avrà un’altra identità e una nuova vita, sottoscrivendo un progetto di avanzatissima tecnologia offerto dalla più grande Biblioteca virtuale di tutti i tempi, la N.O.M. – Nuovi Orizzonti della Mente – Corporation. All’interno i fruitori possono selezionare una storia consultando un elenco, diviso per categorie e corredato di trame, che scorre in visione sul monitor di un computer; dopo una serie di passaggi,  vengono “introitati” nella storia scelta con l’attribuzione di un ruolo ben preciso e proiettati dentro.
La finzione consente a Sara di sdoppiarsi come in un sogno, in un gioco di specchi in cui vita vera e vita virtuale si rincorrono e si alternano; lei sa che la storia che sta vivendo è un’illusione e questa consapevolezza le garantisce di venire fuori in qualunque momento. Nel racconto virtuale, Sara vestirà i panni di Dhea, assistente universitaria, che, durante una festa di Capodanno, salverà la vita a un giovane fumettista, Nagel, colto da malore. Nulla, tuttavia, è come sembra e qualcosa cambierà i giochi e le sorti dei personaggi.

Prima di pubblicare il tuo 31 dicembre hai provato la gioia di ricevere un premio prestigioso. Ti va di raccontarci come è andata?

Avevo da molti anni questo romanzo chiuso nel cassetto, scritto dopo un’esperienza autobiografica vissuta il 31 dicembre del 1994. Dieci anni circa di muffa, poi un giorno lo faccio leggere a un’amica, che mi dice:”perché non partecipi a un concorso per opere inedite? Prova con il Calvino, per esempio”, allora lo rileggo, lo risistemo con le correzioni che reputo opportune (trascurandone molte altre eh, che ancora adesso, vengono fuori come i funghi) e mi butto nell’avventura dell’ambito Premio letterario: partecipo all’edizione del 2007 e… no, non la vinco (magari!), però ricevo un giudizio molto positivo dal comitato di lettura. L’apposita scheda dice testualmente: “Ci sono manoscritti, come questo in esame, che spiccano per la loro capacità di assolvere a quella nobile funzione che la narrativa detiene: il sano entertainment. Per questo motivo non si può negare che la lettura di queste pagine trattiene il lettore con gusto fino all’epilogo.”
E più avanti dice anche: “Ben scritte le descrizioni delle suggestioni, dei sentimenti, degli equilibri instabili che reggono le relazioni tra i personaggi, grazie alle quali il lettore è condotto per mano tra le spire dell’illusione.”
E conclude, infine, così: “l’autrice è in grado di assicurasi un uditorio vasto cui le consigliamo di rivolgersi: il romanzo, così com’è, potrebbe essere pronto per piacere a chi per qualche motivo desidera vivere un’esperienza analoga a quella di Sara, in cui molti potrebbero riconoscersi e farsi trasportare in una dimensione parallela che questo storia è stata perfettamente in grado di creare.”
Secondo te, potevo rimanere indifferente a simili lusinghe?
Allora mi sono gasata e ho partecipato a un altro concorso letterario, il “Premio Inedito 2009” indetto dalla casa editrice Edigiò e quello sì, che l’ho vinto. Quando ho letto il risultato: “I CLASSIFICATO: 31 dicembre – Marina Guarneri” mi è mancato il respiro, giuro! Ho riletto mille volte per verificare che non fosse solo un miraggio e poi ho fatto la samba per tutta la casa con annesso trenino al grido di “pe pe pe pe pe pe” e in coda i miei figli ancora piccoli, che non capivano il motivo della mia euforia, ma mi venivano comunque dietro divertiti.
Bei tempi!
E poi è venuta la pubblicazione del libro cartaceo.

Personalmente lo definirei un libro machiavellico: la storia dentro la storia. A mio avviso è questo, oltre il tema trattato e la profondità di analisi dei personaggi, a renderlo un libro davvero interessante e originale. Ho trovato infatti il tuo romanzo di forte impatto e una vera esplosione di creatività la cornice in cui la storia d’amore viene raccontata.

Quando dico la storia dentro la storia intendo riassumere il libro in una sola frase, cosa molto complessa visto che invece la trama è ben più ampia. La protagonista vive una storia nella sua realtà vera e una in quella alternativa dove, il compagno d’avventura, ci racconta un’ulteriore storia in qualità d’autore di un altro personaggio. Ognuno proietta se stesso, insomma?

Sono lati di una stessa medaglia: Sara trasferisce le proprie insoddisfazioni dentro la realtà virtuale; Nagel, il protagonista maschile della realtà virtuale, sfoga il dramma che ha vissuto disegnando le strisce di un fumetto per una rivista. Entrambi hanno la necessità di entrare in un mondo che non appartiene alla loro realtà per sfuggire a qualcosa. La scrittura, in fondo non è anch’essa una forma di evasione?

Sai che sono molto curiosa, anche troppo, ma vorrei proprio sapere come mai ti sei soffermata su questo stile complesso di narrazione. Sei una che ama complicarsi la vita?

Sì, hai colto nel segno. Io non amo le cose semplici e quando potrebbero esserlo faccio di tutto per complicarle. Pensa che la prima ispirazione del romanzo prevedeva solo la storia raccontata nella realtà virtuale, che però non era virtuale, cioè narrava solo la storia di un ragazzo che il 31 dicembre, durante un party di fine anno, si sente male e viene soccorso da una lei presente alla festa con tutto ciò che ne consegue. Troppo banale, dopo i primi due capitoli mi stavo annoiando, allora la mia mente ha cominciato a intrecciare i fili e mi è venuta l’idea delle due realtà opposte, ma non mi bastava ancora ed ecco che sono intervenute le complicazioni del sistema elettronico; insomma, alla fine, il risultato mi ha regalato una maggiore soddisfazione. E non sai il finale del romanzo, intendo proprio le ultime due pagine, quanto mi abbia reso orgogliosa di tutta questa impalcatura.

Come prima reazione leggendo il libro ho ripensato ad un film ormai datato che credo di aver visto decine di volte tanto mi ha incuriosito, del 1990. Per me realtà alternativa è strettamente collegata ad Atto di forza (Total recall) dove Swagnegger usava i viaggi mentali per rilassarsi e guarire. Tu invece da dove sei partita?

Ho visto il film, bello. Ma no, non ho pensato a quello. A dirla tutta non ho tratto ispirazione da un film o da una lettura, in particolare. E ti dirò di più: una giornalista che, in occasione della presentazione del libro nella mia città, Caltanissetta, mi ha intervistata, ha fatto un accostamento con il film “Strange Days” uscito, però, l’anno successivo rispetto alla stesura del romanzo. È accaduto il contrario: quando ho visto il film, ho pensato al romanzo che avevo scritto.
Io sono partita da quella fantasia contorta che mi appartiene, come ti dicevo poco sopra. Forse inconsciamente la mia mente ha lavorato su fenomeni consolidati o in via di sviluppo: la realtà virtuale non era una novità assoluta, allora, non ancora diffusissima come oggi, ma comunque già esistente e operante in molti campi.

Non credo sia corretto definire 31 dicembre un viaggio onirico perché troppo riduttivo, ma continuo a pensare che nei sogni ci sia davvero racchiuso un mondo inesplorato e leggendo ho provato la medesima sensazione di quando interrompi troppo presto un sogno e nel tentativo di tornarci tutto cambia. Quante affinità hanno il sogno e la realtà virtuale da te narrata nel libro?

Oh beh, nel romanzo ho concepito la realtà virtuale come l’estensione di un sogno, come la sua concretizzazione, un desiderio che trova il suo pieno compimento. L’atmosfera dei sogni non si può riprodurre, ma la realtà virtuale ha, rispetto a essi, un pregio non di poco conto: partecipazione e coinvolgimento non risentono dell’andamento del sonno, qui non rischi di svegliarti sul più bello o di interrompere il sogno troppo presto. Te lo godi fino all’ultimo momento. Lo scopo della N.O.M. Corporation, la Biblioteca dispensatrice di storie virtuali, è questo. Nel romanzo, Dhea, la protagonista, se la vede brutta, a un certo punto, ma può tornare nella sua piacevole finzione e ritrovarla intatta. Non sai quante volte, svegliandomi, vorrei rituffarmi nel sogno fatto e invece sono costretta a rassegnarmi di averlo perso per sempre.

Quale tipo di preparazione hai dovuto affrontare per scrivere una storia tanto complessa e specifica?

Nessuno, cara Nadia. Ho scritto il libro in un’età in cui l’unica molla a spingermi era il desiderio di scrivere una storia che avevo bisogno di raccontare. Non avevo un blog, non conoscevo le mille sfaccettature della scrittura creativa con le sue regole, i consigli degli esperti, i vincoli della tecnica. L’ispirazione era da sola in grado di oleare gli ingranaggi della fantasia. Un attimo, però: io ho sempre letto molto, questo non è trascurabile. Inconsciamente, credo che la base solida della mia vocazione siano stati i libri.

Il personaggio principale Dhea si innamora proprio nella realtà alternativa, che è talmente vivida da chiedersi in più occasioni se stia immaginando tutto o accada veramente. Manifesta infatti il desiderio di vivere fino in fondo il racconto che aveva scelto di recitare passivamente. Come scrivi nel libro “Il certo per l’incerto il rischio a cui si sottopone.” La protagonista tenta di sublimare la sua vita vivendo una storia d’amore in grado di farla evadere, una sensazione così appagante da indurla a rischiare. Uscendo dal libro pensi che l’essere umano sia così tanto bisognoso di emozioni forti e intense per sentirsi vivo da accettare ogni rischio?

Io dico che esistono persone che sarebbero disposte a correre dei rischi pur di vivere un momento di felicità. Azzardo un po’: oggi, forse, che l’insoddisfazione delle giovani generazioni è più tangibile, sono sicura che in tanti desidererebbero evadere dalla realtà anche a costo di rincorrere sogni vacui, persino rischiosi. Aggiungo un asterisco alla tua domanda. Se mi chiedi: tu lo faresti? ti dico che no, non lo farei. Non sono il tipo da follie irrazionali, pondero sempre molto ogni scelta che faccio, ma te lo dico adesso, solo perché le esperienze vissute mi hanno resa più saggia. Non si costruiscono certezze su mere illusioni e certe volte la consapevolezza dell’evasione ti restituisce nient’altro che l’amarezza della realtà.

Chi scrive solitamente nasconde un po’ di sé nei propri scritti (non è farina del mio sacco ma di Calvino) dunque in questo libro cosa hai nascosto di te?

C’è molto delle mie percezioni, del mio interesse per la musica, del mio amore per il mare. Ci sono atmosfere che mi appartengono, visioni della vita, qualche piccola incursione autobiografica sparsa qua e là, soprattutto ci sono sfumature di me presenti in molti personaggi e non solo in quello femminile principale, come sarebbe facile pensare. Chi mi conosce bene, sa dove rintracciarmi.

“In questo gioco si rischia di perdere il contatto con la finzione e restare intrappolati nella storia aderendo perfettamente al personaggio voluto dal computer.” Questa citazione tratta dal tuo romanzo rappresenta benissimo uno stato sociale sempre più abituale. Il fenomeno di identificazione con il proprio avatar in un gioco, di un profilo in una chat ci informa di quanto sia facile cadere in questa trappola. Il tuo libro vuol essere monito o semplicemente precursore di questa preoccupazione?

Più precursore che monito, in realtà. Ormai hai ragione, c’è spesso una piena identificazione con un alter ego virtuale che finisce per essere anche qualcos’altro rispetto a ciò che realmente nasconde: protetti da maschere virtuali, dietro l’anonimato di un avatar, siamo liberi di essere chiunque. Anche quella è una finzione, in fondo, ma la finzione non paga mai. Si può essere autentici anche senza mostrarsi, questo è un conto, ma vestire panni che non ci appartengono per essere ciò che non siamo è un altro: è come raccontarsi bugie di fronte a uno specchio. Non ha senso.

“ Strano luogo divulgatore di storie finte, ideatore di sogni impossibili.” Questa frase estratta dal tuo libro potrebbe adattarsi a un’emozione come l’amore, al mondo dei videogiochi, al castello incantato della Bella e la Bestia… a ogni situazione ai margini dell’incredibile che per un istante ci porti a credere che i sogni impossibili diventino reali. Credi che l’uomo possa vivere senza questi spiragli di speranza?

Sì, perché non sono spiragli di speranza, sono solo realtà illusive. Chi perde il contatto con la realtà finisce per affrontare male la vita di tutti i giorni. Il messaggio del romanzo, in fondo, è proprio questo: okay, sei insoddisfatto, vuoi vivere un momento che ti faccia dimenticare i problemi e ogni lacuna lasciata da un errore o da un fallimento nella vita? Ma dopo che accade? Quando torni alla realtà,(perché non si vive in un sogno per sempre), cosa avrai concluso? Niente, il palliativo ti porterà a sentire più forte il peso di tutto ciò che non ti appaga e ti ha portato a credere vera una finzione che, forse, nella vita reale potrà solo essere possibile.
Come un brutto risveglio, insomma.

So che sei al lavoro su una nuova opera completamente diversa per tematiche vuoi svelarci qualche anteprima?

Niente finzioni, niente virtualità. È una vicenda reale. Direi che sto sperimentando qualcosa di nuovo, che tuttavia risente sempre del mio stile: narro la storia di un violinista che vive una crisi coniugale e si racconta partendo da un trauma che ha segnato la propria adolescenza. Anche qua mi sono complicata la vita, utilizzando un sistema narrativo con più piani temporali che si intersecano. E ho pensato a un modo particolare per collegare passato e presente dando continuità al racconto. Vedremo cosa verrà fuori.

Ringrazio la mia ospite per il tempo dedicato e vi lascio questo scatto che trovo davvero ironico e in perfetta linea con la sua personalità. Una donna con la D maiuscola! E se vorrete seguirla la troverete sempre qui nel suo bellissimo blog, e il suo libro se vi ha incuriosito su Amazon

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40 pensieri su “La mia intervista a Trentuno dicembre

  1. Marinaaa, hai tagliato i capelli?
    Che bella questa intervista.
    Marina io l’ho sempre pensato, è una donna realizzata, appagata, risolta, una che non ha bisogno di riconoscimenti, conferme o altre diavolerie. Tutto ciò che verrà è un di più. Ha una splendida famiglia, scrive, il suo blog ha un bel seguito, ha i suoi altri hobby come la creatività manuale, una cultura che le permette di affrontare il mondo con ottima capacità di analisi. A me Marina piace molto come persona, perchè non vende fumo, è totalmente priva di invidie e rosicamenti.
    E brava tu, Nadia, che come sempre sai tirare fuori l’anima dai tuoi intervistati.
    Buon proseguimento.a entrambe.

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    1. Grazie Sandra.
      L’aspetto più bello delle interviste è quando la personalità dell’autore esce fuori in simbiosi con i suoi scritti. Marina è esattamente la persona che hai descritto tu, Sandra, una donna di classe, molto intelligente e del tutto appagata che scrive per il piacere assoluto che ne ricava e legge per lo stesso motivo.

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  2. Che bello, grazie di nuovo Nadia per questo spazio che hai voluto dedicarmi con la solita cura prerogativa delle tue interviste.
    Mi terrà compagnia oggi, durante il viaggio di ritorno a Roma.
    Sto partendo, passo a fare un saluto in serata.
    Baci.

    Sandra, bellissime le tue parole,davvero. Sono felice quando qualcuno vede in me ciò che realmente sono.
    I miei capelli? Io gioco molto con la lunghezza: ho sempre alternato il lungo al corto (la vera verità di adesso, però, è che con il bianco che avanza gestire il corto mi viene più facile! 🤗)

    Grazie mille, amica! 😘

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  3. Marco Amato

    Io con Marina ho un grande rammarico. Ha presentato 31 Dicembre in una libreria (la Mondadori del centro di Catania mica pizza e fichi) a cinquanta metri da dove ai tempi lavoravo io. L’avessi saputo prima… Accidentaccio! 😦
    Bella e genuina intervista. 😉

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      1. Marco Amato

        Eh non si può sapere. Perché intanto quella libreria Mondadori ha chiuso. E poi, metti che Marina si converte alla causa self e non presenta libri in giro. Lo so, lo so, è più probabile che un cammello passi per la cruna di un ago che Marina pubblichi il suo prossimo romanzo in self… ma i miracoli a volte accadono. 😀

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  4. Massimiliano Riccardi

    Complimenti Nadia, intervista che punta alla sostanza delle cose. Domande stuzzicanti e non banali.
    Cosa devo dire di Marina? Non ho il piacere di conoscerla personalmente ma questo non mi ha impedito di costruirmi un opinione. In lei ho scoperto una Donna intelligente, concreta. Concretezza che non ha nulla a che vedere con la semplice persecuzione del contingente fine a se stesso, ci sono sogni e aspirazioni nelle sue parole, traspaiono, questo è evidente, ma sono mediati dalla consapevolezza del sé. C’è elaborazione nel suo agire, c’è riflessione nel suo dire. Da ospite del suo blog mi capita di immaginarla talvolta sorniona, con lo sguardo disincantato che accarezza con bonaria indifferenza noi visitatori quando siamo presi da foga dialettica. Non ci vedo nulla di artefatto ne desiderio di compiacere in questo, piuttosto consapevolezza che le persone sono come sono e si può soltanto cercare di trovare qualcosa di buono leggendo tra le righe. Per quel che vale Marina ha tutta la mia stima. È intelligente, garbata, colta, non teme di portare avanti quelli che sono i suoi valori, non schiaccia gli altri dall’alto delle sue convinzioni ma lascia sempre una porta aperta al dialogo. Come dicevo, intelligenza nell’accezione più pura. Alle volte stona un po’ in questo mondo virtuale fatto di maschere e di costruzioni che mirano alla creazione di personaggi perfetti, cattedratici di posa e apologeti di se stessi. Marina è vera, c’è vita vera e reale in ciò che offre. Marina mi piace, molto. Credo si sia capito 😀
    Complimenti a tutte e due per questo bellissimo scambio di battute.

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    1. Grazie per il tuo intenso intervento. Marina ha la stima di molti, autori, blogger, amici reali e virtuali, e qualche cosa vorrà ben dire. Le donne colte di solito sono poco inclini al sorriso, invece di lei mi piace molto proprio questo opposto, sorride e lo fa con il cuore.Le tue parole credo le ruberanno più di un sorriso, Max, penso le daranno un immenso piacere e nulla di più bello c’è che dispensare queste belle emozioni. 😘

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    2. Ha detto bene Nadia, Max, ma non mi hai solo rubato un sorriso, mi hai proprio commosso! Io, poi, sono una timidona, eh! Dopo tanto affetto, che so essere sincero, resto letteralmente senza parole. Sono felice, e questo lo dico a cuore aperto, che esistano rapporti virtuali che non sono freddi e asettici, e che spesso ci sia molta più sincerità fra persone che non si conoscono che in amicizie annose. Max, tu sei una persona speciale, questo lo sai! 😘
      Grazie grazie grazie per le parole che mi hai dedicato.

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      1. Massimiliano Riccardi

        Ho solo reso pubblico quello che penso di te. Sei in gamba, davvero tanto. Per il resto, sei la seconda persona a ritenermi speciale… subito dopo il mio psichiatra 😀 😀 😀 😀

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  5. 31 dicembre è lì che mi aspetta dentro il kobo…capace che mi metto a leggerlo in agosto!! 😀
    Rimanere nelle realtà virtuale? Ehm…credo di conoscere qualcosa come 30mila donne che se le metti in una certa storia scozzese s’attaccano al computer e non lo mollano più…
    Io? Ehm…io ci lavoro con i computer ma resto della vecchia scuola. E certe storie preferisco scrivermele da me. (tradotto: a me datemi l’attore che va bene uguale 😉 )

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    1. 😂😂 credo di aver capito che l’attore in questione meriti eccome, quindi come dire diamo a Cesare quel che è di Cesare, ma si può sapere il nome dell’attore in questione per farci due pensierini sopra?
      Direi che leggere 31 dicembre in agosto fa un po’ strano ma ci sta,in effetti ti capisco anche io comincio ad ammucchiare titoli su titoli da leggere.

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    2. 31 dicembre va bene per ogni stagione: di “invernale” ha solo il titolo! 😁
      Sai che mi piacerebbe che proprio a te piacesse questa storia? Però non chiedermi perché: così, mi piacerebbe e basta! 😉😉

      Chi è costui? Giuro, te lo lascio, non ne reclamerò nemmeno un pezzettino, ma sono curiosa!😝

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        1. E che ti ho girato una foto “coperta”, altrimenti non prendevi più sonno 😛
          Il mio blog è disseminato di indizi per rintracciarlo. Quando dico che la parte più bella di scrivere un libro è…fare il casting non lo dico a caso. 😉

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  6. iara R.M.

    Ciao Nadia 🙂
    Ho letto volentieri questa intervista, siete state molto brave. Io il libro di Marina l’ho letto proprio durante le feste di Natale e mi ci sono persa dentro ( in senso buono, eh). Aspetto il suo prossimo romanzo… perché ci sarà, vero? Un bacione ad entrambe. 🙂

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    1. Ciao Iara, felice sia piaciuto anche te, dalla voce di una lettrice è particolarmente bello sentire affermare”mi ci sono persa dentro” perché rispecchia fino in fondo la sottile linea di demarcazione tra realtà e finzione, non solo nella trama 😉

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  7. Già incuriosita, ora lo voglio leggere, ma solo se c’è la versione cartacea. I miei occhi scoppiano davanti allo schermo 😀
    Bella intervista Marina, e brava Nadia a stuzzicarla 😉
    Una curiosità: chi ha ideato la copertina del libro? Sai che il design me lo porto a braccetto ^-^
    Marina Z.

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    1. Ciao Marina, grazie. Purtroppo sì, è così: esiste solo l’ebook di 31 dicembre ed esiste solo perché volevo dare la possibilità a chi ancora volesse di leggere il romanzo, visto che il rapporto con la casa editrice si è concluso dopo due anni e le copie cartacee, esaurite, non sarebbero più andate in ristampa. Non ne ho più nemmeno io, figurati (avevo una piccola scorta che, però, è finita) 😕

      Allora, l’immagine della copertina è stata una mia scelta, essendo io una fan di Egon Schiele (trattasi de “La donna seduta”), solo che ho avuto qualche problema con la casa editrice, che, devo essere sincera, non ha curato molto la grafica (il libro, in origine, aveva l’immagine a copertina intera, ma risultava poco nitida, essendo stata ingrandita e il colore di sfondo era orribile: rosellina pallido). Per l’ebook mi sono rivolta a un esperto in rete, che ha realizzato quello che vedi adesso e che mi sembra decisamente meglio.
      Scusa il ritardo con cui ho risposto.
      Un bacio 😘

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