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Come promesso ritorno (qui la prima parte per chi la avesse persa) e questa volta come notate dai punti esclamativi aumentati si parla di gruppo. L’argomento è sempre il medesimo: il bullismo. Cercherò di completare il quadro e dare un piccolo contributo perché alle parole seguano riflessioni e segnali di aiuto nella speranza davvero sia arginabile il fenomeno.

Nel frattempo mi sono documentata un po’. Basta cliccare il termine su Google ed ecco che escono pagine e pagine ricche di informazioni a riguardo, le scorro, prendo nota e comincio a vedere nessi e farmi un’idea precisa. E’ dilagante.

Come tutti i fatti suscettibili di studio di natura sociologica ne parla anche la cinematografia. Esiste una vera e propria raccolta di film che nel tempo prendono a cuore il problema e lo sviscerano in modo da far sentire meno sole le vittime ed esaltare il meno possibile i bulli. Vi lascio un rapido elenco: Basta guardare il cielo, Certi bambini, Charlie Bartlett, Elephant, Girlfight, Gran Torino, Il primo giorno d’inverno, Jimmy Grible, L’onda, Nientr’altro che noi, Un ponte per Terabithia, Cyberbully, Drillbit Taylor.  Magari alcuni li avete visti, altri vi potrebbero illuminare, anche per capire meglio dinamiche che chiamerei vere e proprie strategie di paura, altri non li ho citati per non fare un mero elenco, ma insomma se il fenomeno può vantare un simile ventaglio significa di certo che è più che concreto e importante da trattare.

Scopro il numero verde 800 66 96 96 da chiamare per denunciare le situazioni sul nascere, e trovo veri e propri documenti creati dalle istituzioni locali con manuali scaricabili per contrastare il “virus”, in ogni regione italiana, definiti in gergo tecnico Protocolli ufficiali. Si evince quindi che il numero in ascesa delle casistiche ne ha motivato la creazione, sia del primo che del secondo, di quanto si cerchi di allargare il supporto alle vittime con vere e proprie figure preparate in materia.

Scovo poi, una dietro l’altra, Associazioni che portano avanti la lotta contro il bullismo e tra queste una con un sito chiaro a cui accedere ACBS, con punti di riferimento per studenti, insegnanti, genitori; il programma Kiva  che monitora, previene e gestisce il fenomeno nelle scuole; il sito Informa Giovani  con tutte le informazioni necessarie per conoscerlo e sconfiggerlo. E di certo molti mi sono sfuggiti o non li menziono solo perché non è mia intenzione stilare un catalogo a riguardo, ma dimostrare a quanti credono che sia una sorta di “moda” dell’epoca.

Insomma esploro un sottobosco dove spuntano come i funghi manuali, consigli, decaloghi, programmi… Eppure nonostante questo movimento di informazione il problema continua a sussistere e a far paura. La cronaca sembra trovare ampio materiale per ogni telegiornale, che sia una pratica in preoccupante aumento, un gioco che non trova soddisfazione? Ogni volta che ne sento menzione al Tg o in un programma di approfondimento rabbrividisco domandandomi se mai ci sarà una fine restandone annientata.

Così inizio a riflettere su molte delle componenti, nel tentativo di comprendere se qualche cosa possa rivelarsi il punto debole per far crollare la pericolosa torre di carte, sempre più alta. Se vi state chiedendo perché mi dia tanto da fare il motivo è facile. Tutti siamo stati nella nostra vita oggetto di prese in giro e tutti almeno una volta abbiamo sentito la spinta di farlo a nostra volta (forse tutti tutti no, ma deridere per un difetto fisico, canzonando credo sia capitato, quindi la scintilla è scattata). Uno degli effetti strani dell’essere umani. Perversione di uno spirito emulativo anche delle cose evidentemente sbagliate.

Ho due figli in età tenera, facili a diventare attori sia di una frangia che dell’altra, anche solo per gioco inconsapevole. La cosa di per sé è già sufficiente molla, ma se questo non bastasse ho ricordi indelebili di quello che ho patito io per essere una “tappa”. Colpa ne avevo se invece di essere alta quanto gli altri, ero più bassa. Colpa dei geni di mamma, pazienza lei mi ha regalato il cuore grande che ha, vale mica poco quello.  E se al pari ero anche più in gamba? Sì in effetto avrei potuto studiare meno, ma tra la paura a casa di portare un brutto voto e quella di una derisione, ho sempre scelto la seconda, mi prendessero pure in giro, a dare soddisfazione in casa ci tenevo davvero di più. Quindi sì, verso il bullismo ho proprio una personale sana ritrosia e una forte antipatia.

Allora torniamo al nostro discorso.
Come dicono i Carabinieri sulla pagina dedicata non è vero che:

  • i comportamenti da bullo rientrano nella normale crescita di un bambino o di un adolescente;
  • il bullo è un ragazzo insicuro, ansioso o con una bassa autostima;
  • la vittima deve imparare a difendersi da sola;
  • i comportamenti da bulli riguardano solo zone periferiche delle grandi città o appartenenti a classi disagiate o meno abbienti;
  • il bullismo è un problema dell’ambiente scolastico;
  • stare alla larga da certa gente è l’unico modo per non avere problemi.

No, tutte queste sono le scuse dietro cui si nascondono le false credenze in merito. Guardiamo le cose per come stanno. La prepotenza e la prevaricazione sono segnali negativi da non sottovalutare mai. Chi sente questa necessità ottiene anzi la dimostrazione, con i suoi gesti di forza, di come aver successo nella vita. Il rischio quindi nel non fermare atteggiamenti del genere è altissimo. L’individuo che ne può scaturire è un potenziale violento e aggressore a cui nessuno ha mai posto limiti o regole.

Dall’altro lato le prepotenze subite pongono in inferiorità psicologica tale da necessitare un sostegno importante per essere affrontate e superate. E’ molto importante infatti supportare con il dovuto aiuto le vittime.

Ma ora sorge una personalissima domanda: quali soddisfazioni potrà mai offrire annientare una  persona?

Questa domanda mi fa impazzire, specie se la pongo a due bambini che credendolo un gioco perpetrano il comportamento verso chiunque e, scusati dalla banale frase “è una ragazzata”, si nascondono dietro al dito. “Mio figlio? Ma figuriamoci!” Loro non sono in grado di scavare dentro alla scoperta del perché si comportino in questa maniera e i genitori ignari o ciechi nemmeno, ma di fatto una ragione esiste e va portata alla luce e risolta.

Se il problema nasce da un singolo che presta attenzione a un impulso malefico di deridere chi vede diverso, temo sia una grossa mancanza di intelligenza, o un deficit morale, a farla da padrone in quell’individuo. Se è il suo disagio a trovare una collocazione nella società a muovere le azioni, allora probabilmente gli è stato insegnato male. E qui nasce un bivio. O ci troviamo davanti a un futuro “cattivo”, con il dna compromesso e nulla si può fare se non tenerlo d’occhio e… fate voi. O gli manca la giusta educazione civica ed etica, che tra le altre discipline, dovrebbe venire insegnata in casa e a scuola insieme a “Cucù sette”e “No, non fai tutto quello che vuoi, se è sbagliato è sbagliato. Punto.”

Il singolo però entra poi nella società ed ecco che si sviluppano le dinamiche preoccupanti che portano il nome di forza del gruppo o branco.
Il gruppo è la dimensione in cui anche il singolo trova più forza, nel bene e nel male perché ha in sé elementi di difesa e protezione tali da sentirsi quasi invincibile. Non si usa forse dire l’unione fa la forza? Quindi capiamoci bene: se all’interno si coalizzano ideali positivi questi conosceranno l’energia comune sublimandosi, allo stesso modo di quelli negativi. (!!)

La forza del gruppo quindi è la chiave. Rompere il gruppo la soluzione. A mio avviso. Sì, come delegittimare il re o la regina. I sudditi solitamente abbandonano i perdenti, in questo caso i gregari del nulla si amalgheranno con il resto.

Non ho certo le competenze per intraprendere una discussione a questo riguardo e trovare l’antidoto alla gravissima forma comportamentale, ci sono flotte di specialisti che spero lo stiano facendo a tavolino e nelle aule di scuola, attraverso i canali ufficiali. Di certo non esiste un antidoto a questo virus che si chiama violenza. Sempre più scioccata dalle notizie che portano alla luce il mondo regressivo e involutivo, mi trovo a sperare che una scintilla di autostima e intelligenza venga in soccorso.

Ragazzi non crediate mai che dietro alle prevaricazioni ci sia una vittoria. Dicevano un tempo i saggi: tutti i nodi vengono al pettine!

Oggi e sempre NO AL BULLISMO. Perché tutto quello che in età fertile può essere arginato, risolto e controllato, se supera la soglia dell’età adulta invece corre il rischio di trasformarsi in un pericoloso modo di essere. E di adulti che alla società portano più disagi che benefici ne esistono fin troppi. Il compito è di tutti: genitori, familiari, amici, educatori. Siamo i modelli a cui i giovani si rivolgono, facciamo in modo di essere esemplari e ricordiamocene non nei momenti fantastici in cui tutto “funziona”, ma in quelli complicati dove siamo portati a mostrare fragilità e carattere. Basta con i modi aggressivi e i soprusi, con le scorciatoie e le prevaricazioni per emergere, con le parole che offendono e minano le debolezze altrui. Non basta condannare è necessario un passo in più, serve dimostrare di essere migliori e a questo proposito esiste solo un modo: volerlo.

Forse pensare di essere in questo parte di una società potrà fare la differenza, non più per mostrarne le falle, ma linfa per trasformare le cose che non funzionano. Ognuno scelga da che parte stare e faccia i conti con la propria coscienza, ma non si pensi che il termine sia frutto di propaganda giornalistica e moralistica da rinchiudersi in Tv. Purtroppo è una realtà da guardare in faccia.

13 pensieri su “!!

  1. Massimiliano Riccardi

    Purtroppo il fenomeno che chiamiamo bullismo è sempre esistto, si prendevano in giro i coetanei grassi, i ragazzini all’apparenza effeminati, e via così, la differenza è che sino a qualche decennio fa i bulli erano nascosti, si vergognavano delle loro azioni e se scoperti ricevevano una bella caterva di legnate dai genitori. Oggi, in molti casi, sono tutelati e giustificati, si parla di ragazzate e la famiglia si stringe per difendere il povero ragazzo problematico che pesta in branco il malcapitato di turno. Direi che è sintomatico di una società povera di valori e principi. La violenza gratuita e la prevaricazione sono cose ignobili. Getto la maschera di persona comprensiva e invoco punizioni severissime. Mi dispiace ma la penso così.

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    1. Caro Massimiliano, nonostante io sia contro la violenza in qualunque sua forma, mi trovo a confermare le tue parole, mai come in questo caso la famiglia, se esiste, deve dimostrare fermezza e insegnare come realmente ci si debba comportare. E questo porta all’altro problema: la famiglia è cieca, presa dalla propria difficile sopravvivenza, ignorante o di facciata?

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    2. Non sono sicuro che si vergognassero, Caro massimiliano, ma certamente se scoperti le prendevano dai propri genitori. Oggi invece quei bulletti di una volta sono diventati a loro volta i genitori. L’intelligenza media, e con essa la cultura, si è abbassata al livello dei reality show e non c’è più alcun argine tra ragionevolezza, buon senso, rispetto e una vita selvatica da animali della giungla. Siamo in balia dei mentecatti e lo Stato non ci dà l’unico strumento che potrebbe fare la differenza: sopprimerli!

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      1. Massimiliano Riccardi

        Sì, probabilmente è come dici tu, la vergogna attiene a coloro che pur sbagliando hanno una parvenza di etica. Con molta serenità, e senza timore di apparire oltranzista, sostengo che ci sono atti imperdonabili. Il mio giudizio è falsato da esperienze concrete e non da disquisizioni accademiche, quindi sono a favore di pene durissime, severissime, nei confronti dei violenti, dei prevaricatori. Il male esiste, le persone cattive esistono, il substrato di indifferenza e superficialità le sostiene. È giusto allontanare dalla società civile chi si macchia di atti infami.

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  2. Pingback: ! – svolazzi e scritture

  3. come hai detto bene, il problema nasce all’interno della famiglia, che con la scusa di difendere il loro/lori cucciolo/i in modo consapevole o inconscio li spingono sul terreno del bullismo.
    Fanno una sevizia a quello che il branco considera più debole? Ebbene i genitori parlano di ragazzata e la colpa non è del loro figlio ma del malcapitato di turno. Ovvero vedono il mondo alla rovescia. Ma non solo la colpa è della scuola perché non dà a questi elementi i giusti valori, come se la scuola fosse la famiglia. Se poi la scuola li punisce, allora scatta la violenza verbale e non solo verbale contro di essa, perché è rea di lesa maestà.
    Quello che non capiscono è che questi soggetti così male indirizzati alla fine sono la preda più facile per chi poi ne manipola le attitudini alla violenza.
    leggendo il decalogo dei caramba mi sono messo a ridire. Perché? Se la premessa è che ‘non è vero’ quello che segue è un condensato di idiozia pura.

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    1. Eppure quelli elencati direttamente dal sito dei Carabinieri sono i luoghi comuni dietro cui molti si nascondono o incorrono negando l’evidenza. Purtroppo il rendere leciti certi atteggiamenti o anche solo accettarli come normali evoluzioni della società li fa espandere a macchia d’olio, io ne sono seriamente preoccupata. Certo che se come dice Salvatore questi nuovi bulli sono i frutti dei vecchi… ecco, mi pare che il ceppo peggiore dell’umanità abbia dato i suoi frutti.

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      1. Concordo che quanto elencato dai carabinieri siano discorsi da ‘buonisti’ come se il bullo vivesse in periferia e non presso la famiglia facoltosa e potente.
        Diciamo che i bulli sono i figli del sessantotto, che con la scusa di abbattere certe ingiustizie ne hanno create delle altre. Ma forse sono i frutti di una cattiva concezione del progresso sociale.

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  4. È vero il bullismo è sempre esistito ma si è evoluto come molte altre cose assieme alla società: un tempo era la presa in giro, la parola cattiva che mortificava, lo scherzo pesante, sempre deprecabili, per carità, ma oggi si arriva a fenomeni di violenza inaudita, di aggressività immotivata: nemmeno gli animali sono così spietati! Perché? Manca tutto: dice bene Massimiliano, mancano i valori e sempre meno famiglie, ormai, riescono a trasmettere quelli giusti; non c’è educazione, rispetto per l’autorità, non sì dà più alcuna importanza alla punizione. Cara Nadia, abbiamo figli che vivono e stanno crescendo in un mondo difficile, regressivo e involutivo, come dici bene tu e il nostro lavoro è immane: forniamo loro gli strumenti per vivere in una giungla.

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    1. nadia banaudi

      Da madre mi domando spesso quanto sarò in grado di proteggerli e prepararli ad affrontare tutto questo, allo stesso tempo confido di tirare su la parte “buona” di questa società. Ansia genitoriale a parte… confido in una selezione naturale dei giusti atteggiamenti per la salvaguardia del pianeta altrimenti presto saremo specie protetta noi folli idealisti!

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  5. come ho già avuto modo di esprimere, il problema risiede nelle famiglie dei cosiddetti bulli, queste famiglie fanno subito quadrato intorno al figlio accusato anzichè dargli due sonori ceffoni e fargli capire che il loro comportamento è sbagliatissimo. Purtroppo queste famiglie sono prese da altri “interessi” come riuscire ad avere l’ultimo modello di Iphone o la scarpa firmata…. e altre stronzate del genere. Io sono per pene certe e severe che facciano passare la voglia agli aspiranti bulli di esibirsi. Fin quando le Istituzioni preposte continueranno ad adottare soluzioni tiepidine, il fenomeno del bullismo non verrà mai sradicato.
    Complimenti per esserti documentata dettagliatamente sul problema,
    un caro saluto

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    1. Grazie a te della lettura e del passaggio, ma documentarsi è il minimo, come conoscere il fenomeno e tentare di porvi un freno. Chi in primis è un genitore come me deve sapere e tenere gli occhi ben aperti e una mano sulla coscienza, per non fare parte della cerchia colpevole di aver creato nuovi partecipanti.

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