La mia intervista alla ghostwriter

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Il termine inglese ghostwriter trova il suo gemello in italiano come scrittore ombra. Né più né meno che un autore professionista pagato per scrivere articoli, libri, storie ufficialmente attribuite a un’altra persona. Questo almeno ci svela Wikipedia.
Oggi però vorrei proprio chiederlo a lei, che ha intrapreso questa carriera e che ho avuto l’occasione e la fortuna di conoscere partecipando entrambe a un corso online.
Benvenuta e grazie di aver accettato questa intervista Stefania Piumarta.

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Sei stata la ghostwriter di Cuore di Rondine edito da Longanesi, un libro importante che descrive le gesta e l’uomo che per lavoro è parte del corpo speciale GIS (teste di cuoio) e non può rivelare nemmeno ai familiari più stretti il suo ruolo.
Quindi sei un’autrice pubblicamente riconosciuta come Brava! Però a differenza di quanto ho appena detto, sei stata una ghostwriter a metà visto che compari come autrice effettiva nei ringraziamenti del libro. Parleremo in seguito del “sei stata” fermandoci ora sulla mansione per me curiosa e interessante della ghostwriter in generale.

Scegliere di non comparire come autrice, senza potersi prendere i meriti derivati dalla scrittura di una storia, e relegarsi nei panni di una ghostwriter ha limiti e punti di forza. Li sveleresti?

È corretto dire che ci sono limiti e dei punti di forza. Diciamo che i punti di forza li ho
trovati nel mio stesso carattere. Cuore di Rondine è stato il mio primo romanzo pubblicato e vista la mia innata passione nell’osservare il mondo che mi circonda ho pensato che uscire come ghostwriter potesse permettermi di continuare ad avere un punto di osservazione agevolato.
Osservare senza essere vista, ascoltare e valutare a mano a mano che arrivavano le recensioni o durante le presentazioni, come un filtro. Mi è piaciuto poter ascoltare da non protagonista. Il limite, ovviamente è proprio nel contrario di ciò che ho detto: spesso avrei voluto spiegare in prima persona il perché di un capitolo o di un inciso, ma non avevo modo di intervenire.

In cosa consiste esattamente come lavoro? Riordinare una bozza quasi completa o elaborare e ampliare concetti e idee dell’autore?

Io posso dire la mia personale esperienza. Non so come si svolga per gli altri il lavoro di ghostwriter. L’idea del libro è venuta a me nel 2005. Avevo conosciuto il protagonista e ascoltando le sue storie, ho pensato che potesse essere un progetto interessante mettere su carta determinate imprese. Non si tratta di elaborare delle bozze, ma di creare una trama avvincente nella quale intrecciare i momenti salienti del protagonista. Dare spessore e armonia a momenti di vita che, raccontati cronologicamente, potrebbero anche annoiare o apparire troppo ripetitivi.

Solitamente prima di scrivere un ghostwriter si informa. Se si tratta di un’autobiografia
segue il protagonista con l’intervista, una sorta di full immersion nel suo lavoro, nella sua famiglia… per sviluppare sintonia. E’ una sorta di empatia che permette di scrivere al suo posto o solo una grande professionalità?

Credo che, in primo luogo, debba piacere ciò che si sta facendo. Anche il ghostwriter
più professionale non credo possa essere così convincente se non entra dentro la storia, se non crea un’empatia con il personaggio, se non rende un po’ sua la storia stessa. Ed è fondamentale una sorta di fiducia reciproca. In fondo il ghostwriter scrive ciò che altri hanno vissuto e immagina le emozioni che hanno provato. Credo che in questo sia il segreto di chi scrive la vita di altri.

Altre volte invece il ghostwriter per aumentare il numero di pubblicazioni di una casa
editrice scrive al posto di un autore conosciuto, ma troppo impegnato per farlo, in questo
caso possono intervenire gli stessi meccanismi di uno scrittore, quali il blocco creativo, i
dubbi legati alla trama, all’intreccio, le perplessità di come proseguire la narrazione?

Domanda interessante. Non ho avuto modo di imbattermi in una situazione come
questa e provo ad immaginare: credo sia davvero difficilissimo. Ogni scrittore ha il suo stile e un lettore attento potrebbe captarne le sfumature e probabilmente la pubblicazione potrebbe perdere mordente o, al contrario, avere maggiore forza.

Non scatta mai il desiderio di affermare in pubblico: “è scritto diverso ma l’ho scritto io questo!”?

Come diceva all’inizio, il mio è un caso anomalo di ghostwriter in quanto il mio nome è sempre apparso tra i ringraziamenti e non si è mai negato che Cuore di Rondine lo avessi scritto io. Sin dalla prima recensione trapelò ci fosse una mano femminile dietro il libro. Non sono mai salita su un palco per ricevere applausi, meriti o critiche, ma ho ricevuti tantissimi messaggi privati.

Tra gli esempi che mi saltano subito alla mente quando si parla di ghostwriter mi sovviene quello di Alice Basso che ne L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, chiarisce il mondo di chi svolge questo lavoro. Costei ha un dono particolare che mette a frutto proprio scrivendo libri per altri. Ti ci rivedi o credi sia molto lontano dalla realtà?

Ne sono assolutamente convinta. Scrivere la vita di altri e immaginare quali emozioni e sensazioni possa aver vissuto è una dote. Per questo sono convinta che qualsiasi libro sia profondamente di chi l’abbia scritto anche se in copertina porta il nome del protagonista.
L’introspezione, le sensazioni descritte le si possono descrivere solo se si ha una grande immaginazione e la capacità di immedesimarsi in quel determinato momento che si sta descrivendo.

Nel mio curiosare in rete in cerca di informazioni a riguardo mi sono imbattuta nella pagina di Ghostwriters Roma che, assicurando una veste professionale e uno stile impeccabile, afferma che lo staff può creare un libro finito partendo da un’idea del committente, raccolta attraverso una serie di incontri o interviste, oppure lavorare su una sua precisa traccia; o anche seguire l’autore, sviluppando assieme a lui soggetto, trama e svolgimento. In sostanza un servizio editoriale che assicura un buon lavoro.

Ora mi chiedo e ti domando sono in molti a usufruire di questo servizio? Perché trovo
dettagliatamente spiegato ogni passaggio, ogni cifra a seconda che si tratti di racconto,
romanzo, trattato, saggio, libro tecnico etc? Essendo quindi quello editoriale un mercato in evoluzione, è un modo per lavorare per gli aspiranti scrittori? Quali caratteristiche deve avere un bravo ghostwriter, professionali e umane, e cosa deve sempre tenere presente come etica di lavoro?

Unisco queste domande rispondendoti che credo siano servizi importantissimi
soprattutto per quanto riguarda il mondo dei Social e della Comunicazione. Realizzare una storytelling per un brand, scrivere i post e gli articoli sul blog non sono lavori che possono essere improvvisati da chiunque. Se si pensa a piattaforme come Twitter dove il testo è limitato a soli 140 caratteri, si capisce come sia indispensabile la capacità di scrittura degli scrittori, o aspiranti. Credo che aziende che si occupino di questo settore saranno sempre più richieste perché la forza della comunicazione, oggi, ha assolutamente bisogno di contenuti validi, forti e pieni.

In sostanza si scrive senza comparire, senza avere l’ansia da prestazione, senza osservare con tensione l’andamento delle vendite perché una volta consegnato il lavoro il rapporto è risolto. Ma in realtà come lo vive il post pubblicazione una ghostwriter?

Per me scrivere è una vera e propria passione. Non potrei farlo in altro modo. Al di là
del compenso ricevuto, è sempre una tua creatura e, quindi, ne segui tutto l’andamento post pubblicazione con fascino e trepidazione. In fondo, è una tua creatura!

Ho letto l’intervista di una famosa ghostwriter che manifesta il suo pensiero dimostrando di non amare i riflettori e di preferire entrare nel personaggio restituendogli voce attraverso la scrittura. Certo una dose di riservatezza è ingrediente della personalità di chi sceglie di restare senza problemi dietro le quinte, ma non è anche il fastidio verso un mondo fatto di luci e ribalta che decorano ma altrettanto spogliano la scrittura del suo momento creativo solitario?

Restare nell’ombra ha il suo fascino. Ti permette di continuare a sognare, di non
sentirti mai arrivata e, di conseguenza, ti rimetti sempre in gioco per continuare a
scrivere, a dare forma a nuovi personaggi e non importa se di base nascano dalla reale vita di una persona o meno. Dopo che passano dalle mani di uno scrittore, diventano sempre anima di quello scrittore. È un passaggio che comunque lascia il segno, e scrivere è davvero un momento creativo solitario che ti ripaga nel momento stesso in cui leggi le tue parole stampate sulla carta.
Non hai bisogno di altro!

Essere e restare invisibili è parte del contratto che lega alla categoria professionale. Ma non sarebbe la stessa cosa se in piccolo fosse citato chi in realtà ha scritto con la menzione di nome e cognome? Non credo sia vero che indebolirebbe il valore dell’opera infatti tu ne sei testimone con il libro Cuore di Rondine. Non sarebbe più opportuna la dicitura co-autore?

Io, infatti, contrattualmente risulto come co-autore. Se poi si considera che il vero
nome del protagonista non appare da nessuna parte e che in copertina c’è solo un nick name creato per il libro, alla fine l’unico nome reale è proprio il mio. In ogni caso è stata una scelta valutata con la casa editrice e poi, diciamocela tutta, non era credo mai successo che una donna italiana parlasse di un mondo così maschile come quello militare. Certo, sono d’accordo, che sarebbe molto più semplice inserire il nome in copertina o farne menzione esplicita. I lettori, per fortuna, sono sempre più preparati e attenti!

Ora al mio solito sarò un po’ impertinente facendomi gli affari tuoi.

Solitamente c’è chi sceglie di fare il ghostwriter per lunghi periodi e chi per brevi. Tu a quale categoria appartieni?

È stata una esperienza iniziata e conclusa. Non so cosa farei nel caso in cui mi dovesse capitare una proposta. Probabilmente dipenderà dalla storia.

Quanti progetti hai fatto in veste di scrittrice in ombra?

Cuore di Rondine è stato il mio primo libro pubblicato, ma mi occupo di Social e mi
prendo cura di alcuni brand e scrivo a nome loro.

Quale era la sensazione che più di tutte ti investiva?

Emozione, per me scrivere è pura emozione, e mentre scrivo non mi pongo limiti.

Quale soddisfazioni ti aspettavi in realtà?

Immagino che, come tutti coloro che non possono fare a meno di scrivere, la soddisfazione è insita nel libro stesso. Non avevo altra aspettativa se non quella di
veder pubblicato il mio lavoro.

Consiglieresti a chi non ha bene chiaro il proprio stile come autore di intraprendere questa carriera?

Credo che tutti coloro che amano scrivere hanno per forza il proprio stile, altrimenti hanno sbagliato percorso prima ancora di iniziarlo.

Quando e come hai smesso di essere una ghostwriter?

Sicura che lo sia mai stata?

Sei impegnata in qualche lavoro di scrittura, al momento?

, sto lavorando ad un romanzo.

Cosa è per te esattamente scrivere?

Scrivere, per me, è respirare.

Di te scrivi sulla tua pagina fb: “Visionaria, Afferro le idee e le trasformo in parole. Annuso i libri. Prendo appunti con il lapis. Amo.” Ma se dovessi descrivere chi è Stefania Piumarta con un solo aggettivo quale sarebbe?

Lo devo ancora scoprire, nell’animo resto una sognatrice, una visionaria!

Il tuo libro preferito.

Sceglierne uno è una tortura! ma visto che devo dico Atlante di Geografia Umana di
Almudena Grandes

Il libro che non hai mai scritto come ghostwriter ma ti sarebbe piaciuto scrivere.

Nessuno in particolare, ma di sicuro ho letto brani e frasi così perfette, così belle che ho chiuso il libro davanti a me e mi sono detta: perché non l’ho scritta io questa cosa?

Abbiamo descritto luci e ombre di un mestiere a molti sconosciuto, forse ho chiesto anche oltre il lecito, quindi ora lascio a voi che leggete lo spazio per ragionare su questa figura sempre molto evanescente che è la ghostwriter. Se vorrete scoprire di più su di lei ecco la sua interessantissima pagina social.

Ma voglio lasciarvi con una domanda mai sentito per un istante il desiderio di far parte della categoria?

15 pensieri su “La mia intervista alla ghostwriter

  1. Ciao Nadia e buongiorno Stefania. Devo dire che con questa intervista avete completamente rivoluzionato la mia idea di ghostwriter! Io vi immaginavo senza volto, intenti a scrivere per conto di altri senza mai apparire in pubblico, senza mai svelarvi e gettare la maschera. Un mestiere affascinante che stimola molte domande. Una su tutte: scegliere di scrivere storie che altri porteranno alla ribalta è un modo di mettere “qualcosa” tra te e la tua creazione o di osservare la creatura e godere del fatto che nessuno, davvero nessuno sa, che in realtà è tua? Meglio, è una presa di distanza?
    Grazie per esserti svelata e in bocca al lupo per la tua nuova vita da autrice allo scoperto 😉

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    1. Ciao Elena, ben ritrovata. Anche io ammetto di aver nutrito una grande curiosità verso questo mestiere ricco di mistero e dopo aver conosciuto Stefania ampliato le informazioni. Credo che davvero lei sia un caso a sè e le lascio spazio per la risposta, accodandomi curiosa.

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  2. Vincenzo Cerciello

    Una scrittrice Ghostwriter, un protoganosta con Mefisto (senza identità) solo un nickname “COMANDANTE ALFA”.

    Mi chedo chi dei due sia il personaggio più in ombra…

    Il Comandante ha ricevuto medaglie, croci, applausi e riconoscimenti.

    La scrittrice ha osservato tutto nell’ombra e in silenzio.

    Essere un ghostwriter richiede una certa capacità di empatia ma un enorme UMILTÀ.

    Un po’ come quei donatori che vogliono restare anonimi, gli unici che a mio avviso fanno del bene per scopo d’altruismo.

    Spesso l’unico grazie non arriva dal pubblico ma dalla propria coscienza quando si sa di aver fatto bene.

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    1. Benvenuto Vincenzo. Concordo, non saprei in questo caso scegliere il personaggio davvero d’ombra, visto che il protagonista resta un eroe solo a tratti riconoscibile.
      Mi piace moltissimo il paragone con i donatori e con l’argomento altruismo, una luce completamente nuova sotto cui vedere sia il mestiere che la spinta a portarlo avanti.
      Grazie per il tuo intervento.

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  3. interessante la figura del ghostwriter, che mi risulta assai impiegata in America – dicono che la stragrande maggioranza dei romanzi con protagonista kay Scarpetta sia scritta da ghostwriter e in certi romanzi non lo stento a credere.
    Una professione misteriosa e affascinante e Stefania Piumarta ha svelato alcuni aspetti di questa. Brave entrambe.

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    1. Sempre gentile, grazie.
      In effetti anche per il suo nome straniero credo anche io sia una figura più usuale all’estero, nonostante oggi imperversi anche da noi. Stefania è davvero molto brava e credo superiore come figura, più autrice che solo mera ghostwriter e infatti il suo nome non è sconosciuto. E’ sempre stimolante conoscere i meandri del mondo della scrittura e in questo internet davvero accorcia le distanze.

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  4. Francesca rositano bosso

    Leggo con stupore che le medaglie, le attestazioni di stima le decorazioni il Comandante Alfa le avrebbe prese per il libro . Mai sentito decorare nessuno per una biografia. La vita del Comandante è stata sempre e soltanto al sevizio dell’Arma, dello Stato e del popolo Italiano. Un uomo che per 47 anni ha servito in silenzio e nell’ombra il proprio paese a rischio della sua vita credo che meriti tutto ciò che si è guadagnato. Non certo per un libro. Senza nulla togliere alla capacità di raccontare una vita straodinaria facendone un libro di successo. Non trovo corretto affermare che il libro ha dato lustro ad un Uomo che già era rispettato e conosciuto , se mai è il contrario. È il personaggio, i meglio la sua vita, le sue azioni e il reparto a chi appartiene che hanno permesso venisse decorato e decretare il successo di un libro scritto in modo sublime. Cordialità. Francesca

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    1. Mi spiace contraddirla, ma non trovo il passo in cui il Comandante sia stato onorato per il libro e non per meriti suoi. E’ altresì vero che il libro è una medaglia stessa per l’eroe che incarna e in qualità di autrice ghostwriter Stefania ha contribuito al suo successo (scrivendolo bene). Credo ci sia stato un fraintendimento alla base di questo commento, che spero sia risolto.

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  5. Francesca rositano bosso

    C’è un commento che lo afferma. D’altronde il termine ghostwriter è traducibile e riconducibile all’anonimato. Altrimenti sarebbe un’altra cosa. Mi occupo di promozione libri, quindi conosco le regole d’ingaggio. Comunque auguro il successo che merita a Stefania, ma è sempre stata nominata durante la presentazione del libro. La vita straordinaria di un uomo, un soldato e un Carabiniere sono frutto di sacrifici immensi e rischi incalcolabili. La gente, il popolo e l’Arma ne vanno fieri. In un momento in cui tutto sembra precipitare, vedere giovani, studenti e gente comune riscoprire la fiducia nelle Istituzioni che il Comandante Alfa incarna, meritano di essere rispettate con orgoglio. 47 anni di carriera encomiabile e rischiosa, per la nostra incolumità lo hanno decorato. La mia non era una polemica, ma una semplice osservazione di onestà.
    Faccio gli auguri più sinceri a Stefania e spero di poter leggere il suo libro e magari incontrarla per la presentazione .

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    1. Credo di aver compreso il suo punto di vista e lo rispetto. In merito al personaggio non mi permetto di dire nulla di contrario, in quanto ritengo sia anche superiore al super eroe sia per il mestiere svolto che per l’anonimato che lo riveste.
      Sulla figura del ghostwriter invece ho molta curiosità. Non ne ho mai conosciute di persona e ne resto molto affascinata, in quanto ritengo che abbiano le caratteristiche proprie di uno scrittore e quindi da sempre mi è sorto il dubbio se, nonostante il contratto glielo imponga, non abbiano in realtà il forte desiderio di vedersi accreditati i meriti di quanto scritto. Sia ben chiaro che il caso di Stefania è a sè. Lei oltre a essere citata è proprio definita coautrice, ma è lo spunto per questa domanda. Quante altre ghostwriter esisteranno al mondo note come autrici solo per una parte di lavori firmate da loro stesse, dopo esserlo state nell’ombra? E prima o poi stanca come mestiere o, come cito di stralcio di un’altra intervista, si hanno doti tali che restare nell’ombra è più che apprezzato?

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  6. Vincenzo Cerciello

    Francesca Rositano Bosso ci mancherebbe altro, certo che le croci e le medaglie le ha prese per la sua carriera, ma senza il libro sarebbero rimaste sulla sua Drop e non messe all’attenzione di tutta Italia.
    Parlavo anche dei vari premi ricevuti in giro durante le varie presentazioni non solo quelli ricevuti dall’arma.
    Tutto ciò se il libro fosse stato scritto male non sarebbe accaduto. Ci sono militari decorati come il Comandante che vivono nell’ombra e che hanno deciso di non esporsi. Sono scelte ci mancherebbe, io sono stato trai i primi a dare sostegno ad Alfa e il libro. Sono stato presente forse a sette presentazioni.
    Onore a lui per la sua carriera su questo non si discute.
    Onore alla scrittrice per aver amplificato all’ennesima potenza le gesta del Comandante.

    Forse senza Comandante Alfa avremmo avuto un eroe in meno on mezzo al GIS (dove c’è ne sono tanti in ombra).

    Forse senza Stafania Piumarta non avremo mai saputo la storia del Comandante così come c’è la trascritta l’autrice. Onore ad entrambi.

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  7. Francesca

    Chiedo scusa e ringrazio Banaudi Nadia se commento ancora. Il suo è un bellissimo articolo di una figura semi sconosciuta come i Ghostwriter, ma non riesco a comprendere cosa c’entra il livore senza motivo su un personaggio indiscutibile. A fine carriera esiste nell’Arma dei Carabinieri un’onorificenza preziosa e rara che pochi conquistano. Nel momento in cui viene consegnata vengono letti i motivi e descritte le azioni che hanno decretato tale pregiato encomio al Comandante Alfa: “LA CROCE D’ORO”. Mi pare guardando il video della cerimonia visibile anche sul mio profilo che siamo di fronte ad un uomo eccezionale….un fondatore dei G.I.S. un pioniere di questo reparto d’elite che ha contribuito a rendere tale. Le sue gesta non potranno probabilmente essere tutte svelate per ovvi motivi. Il fatto che per contratto la ghostwriter abbia accettato il ruolo , in automatico ha accettato le condizioni, i compensi ecc. E comunque credo che se si tratta di un premio ricevuto per il libro, il Comandate non si rifiuterà certo di donarglielo. Il suo altruismo fa si che egli (come dice sempre durante le presentazioni) devolva la sua quota del ricavato delle vendite del libro all’Associazione degli Orfani dell’Arma, la dice lunga.. Quindi lui non riceve compensi come la scrittrice (che in base alle vendite per quello che so’ leggendo i contratti di questo tipo di scrittori continuano a percepire)
    Vincenzo, scusami ma che cosa c’entra che ci siano altri eroi? E poi se non l’avesse scritto lei l’avrebbe scritto un altro ghostwriter. Scusatemi ma non riesco a capire la polemica di Vincenzo e soprattutto cosa c’entra con l’articolo.
    Mi scuso ancora ed auguro a tutti un buon pomeriggio e il successo per il futuro romanzo di Stefania Piumarta.

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