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pablo

L’argomento che vi propongo non è esattamente da salottino da te, e mi rendo conto essere spinoso e aberrante, e quanto mai complicato, ma anche se molto sviscerato fa sempre capolino nella vita e nella cronaca, quindi capirete quanto mi stia a cuore.
Ne trovate un’intera e dettagliata spiegazione proprio sulla paginata di wikipedia e di cui vi cito solo la definizione iniziale. “Forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale, di natura sia fisica che psicologica, oppressivo e vessatorio, ripetuto nel corso del tempo e attuato nei confronti di persone considerate dal soggetto che perpetra l’atto in questione come bersagli facili e/o incapaci di difendersi.”
Tutti avrete quindi capito che oggi si parla di bullismo. E ora scommetto, capirete meglio il titolo rappresentato da quel singolo punto esclamativo.

Bruttissima parola che dal momento in cui è stata coniata rappresenta gli istinti più negativi dell’essere umano. Forse penserete che sia esagerato pensarli addirittura come i più negativi, con tutto il ventaglio di abomini esistenti, ma a mio avviso è la nascita di libertà nei confronti altrui davvero pericolose. L’accensione di una miccia quanto mai da spegnere all’istante, specie se pensiamo alla tenera età in cui oggi spunta.

Essere bullo è figo, almeno questo passa nella mente di chi ci si sente e lo segue, essere bullizzati è da sfigati. In realtà tutti sappiamo non essere così, ma forse addirittura il contrario, anche se io in nessuno dei due atteggiamenti trovo nulla di buono e il termine figo non mi piace per niente.

Capiamoci subito, che si tratti di semplici prese in giro ripetute, diffusione di informazioni false e lesive, provocazioni, prevaricazioni verbali e fisiche immotivate stiamo parlando di bullismo.
Ma partiamo dagli inizi. Pare che il bullyng nasca nei paesi scandinavi intorno gli anni ’70 in seguito a casi di suicidi di giovani studenti ripetutamente derisi dai compagni. Ne seguono studi e approfondimenti che portano a coniare termini di definizione e a stilare il decalogo dei comportamenti riscontrati. Il bullo è un prepotente che molesta la vittima fino a escluderla dal gruppo o anche includerla per vessarla maggiormente. Nei paesi anglosassoni si definisce mobbing termine che da noi viene preferito legare all’ambiente lavorativo, lasciando bullismo a quello scolastico. Dunque abbiamo allargato oltre oceano il fenomeno e a più campi. Non è un successo ma una mera constatazione, purtroppo.

Nella realtà questo fenomeno è molto più antico, vogliamo per caso riflettere su quel periodo di naja che da molti viene ricordato come il peggiore della propria vita? Abbiamo tutti sentito racconti che fanno tremare, con conseguenze tali da portare il vessato a reazioni tragiche come il suicidio, facendole passare per sistemi per rafforzare la personalità. E’ corretto precisare meglio, fosse chiamata nonnismo e le teste di legno sfruttassero il loro grado o anzianità per usare soprusi ai subalterni, ma la sostanza cambiando il nome non cambia.

E che dire poi del medesimo fenomeno utilizzato nelle confraternite dei vari college per ammettere o respingere i membri meno opportuni? Ad esempio i rituali atti a far indebolire sempre di più la vittima presa di mira. Ne sono pieni i film degli anni 70, chi non ricorda le vessazioni delle cheerleader nei confronti delle meno belle, o le sfide assurde per rendere ridicole le vittime? Esempi che calzano a pennello e purtroppo sembra non conoscano età.

Quindi il fenomeno ha radici antiche proprio nell’animo umano o almeno in quello di chi non ne ha mai abbastanza della sensazione di potere sugli altri. Secondo gli ultimi studi esistono segni chiari indicatori a riguardo. Le persone fortemente invidiose e piene di risentimento si ritiene possano essere tra quelle più a rischio di catalogarsi tra i bulli. Solitamente violente, forti di ideologie contro la libertà personale o semplicemente subdole. Dipende da che tipo di bullismo perpetrano: fisico, verbale, indiretto.
Al contrario chi si atteggia a vittima è una persona più sensibile del comune e o non sa o non può difendersi adeguatamente oltre ad avere caratteristiche fisiche o psicologiche che la rendono più incline alla persecuzione.

Identificati i caratteri guida dei due contendenti, possiamo continuare con l’ambientazione del fenomeno.
La sfilata è variopinta. Scuola, lavoro, società, ogni habitat conosce lo stesso siparietto e mette in scena il medesimo modello comportamentale. Si dice esista anche una sorta di atteggiamento ripetuto che porta con alte probabilità chi è stato vittima a divenire a sua volta carnefice, e il bullo ad avere seri problemi con la giustizia fino a diventare un vero e pericoloso criminale.

Il problema è serio infatti i casi sono sempre meno isolati, il fenomeno sta prendendo le dimensioni di una macchia d’olio e le conseguenze diventano sempre più pericolose. Il quadro non è davvero incoraggiante.
Non solo infatti la vittima viene portata all’esasperazione, ma anche in chi assiste si crea un clima di tensione e insicurezza altamente dannoso. Se chi compie questi atti violenti e lesivi non viene bloccato e reso inoffensivo aumenterà sempre di più la propria aggressività. Mentre per chi subisce o assiste i rischi non saranno meno gravi: dai comportamenti antisociali a quadri patologici davvero preoccupanti come quelli depressivi o autolesionisti che sappiamo bene in quali oscuri meandri possano portare.

Entrano in atto molti fattori importanti come la forte limitazione della libertà, la sensazione di isolamento, la paura di rappresaglie e vendette, il calo dell’autostima. Troppi rischi per continuare a pensare sia un fenomeno arginabile.
La coscienza comune ha fatto un grosso passo in avanti: la vergogna nel denunciarne i casi sta scemando. I ragazzi stessi si sono organizzati in gruppi dai nomi chiari che manifestano l’intenzione di schierarsi contro simili atteggiamenti. Gruppi come #mabasta che aiutano le vittime a parlare, denunciare e sentirsi meno soli con la condivisione delle esperienze comuni e con un decalogo di comportamento per tenere a freno il bullo. Le fasce più a rischio pare siano invece quelle più giovani e quelle più grandi, in cui si fa fatica a prendere la giusta decisione e spesso si cede per stanchezza e debolezza.

Pensiamo agli stalking, alle violenze nei rapporti domestici, ai pessimi rapporti negli ambienti di lavoro in cui la serenità è l’ultimo dei pensieri, ma il dominio il primo.
Ovunque ci sia una mancanza di libertà in realtà si sta manifestando un episodio di bullismo in cui è opportuno mettere subito un freno.

Anche internet oggi ci offre terreno fertile a riguardo. Le diffamazioni dei dati privati, il danneggiamento perpetuato attraverso immagini o frasi vessatorie che portano la vittima al centro di un’attenzione gratuita davvero pesante al punto da farle credere che l’intero mondo ce l’abbia con lei. E’ la deformazione della percezione della realtà a creare questa bolla in cui il bullizzato sente finire il mondo e tutte le opportunità per tornare alla propria vita normale. Ed è questo a farlo precipitare nella scelta sbagliata che la cronaca sempre più spesso ci riporta.

Non avere più una forte individualità, formata dalla tenera età e non avere più attenzione per le preziose diversità che rappresentano il nostro patrimonio umano, sono forse motivo di questa necessità di sentirsi super valutati dal gruppo, dalla società, dal sistema. Che, attenzione, non sono la causa, ma la scusa. Forse tutto è da ascrivere al ruolo discendente della famiglia? Mi pare generalizzare e rendere estremamente facile il discorso, abbiamo ben detto che l’atteggiamento è preesistente ed abbracciava i nostri bisnonni. Dunque forse è solo insito nel dna e molto stimolato nel nostro secolo visto il boom crescente. Un boom che con internet ha trovato il suo nuovo exploit.
Offese molestie, diffamazioni, diffusione di informazioni riservate, esclusioni, persecuzione, appropriazione altrui identità sono i modus operanti di questo cyber bullismo. Esiste solo un metodo: non offrire facile materiale, proteggere la propria privacy e denunciare. Non sempre si resta vittime a vita, a volte interrompere questo gioco di ruolo è possibile.

Per me al solito tutto nasce dal fulcro. L’essere umano che fa e disfa additando. Però resta un discorso molto importante e intendo approfondirlo, quindi non finisce qui. La prossima puntata vi aspetto per discutere del gruppo.

(Ecco qui la seconda parte.)

18 pensieri su “!

  1. Ciao Nadia, una bella riflessione. E’ vero che il bullismo sia un fenomeno sempre esistito, ma mi chiedo se in questo periodo storico non sia particolarmente feroce. Pensa anche alla violenza sulle donne…. Aberrante.
    Perché? Questa è la domanda che mi assilla in questi giorni….Forse la società si sta sfilacciando? L’individuo da solo non ce la fa, a mio avviso. Che ne pensi?

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  2. Innanzi tutto bentornata Elena, e grazie per il tuo intervento.
    Mi piacerebbe davvero capire se tutto questo trova una motivazione unica e sociale o si tratta di una deformazione umana sempre più estesa come una piovra dai mille tentacoli. Noto che si manifesta forte l’esigenza di sopraffare l’altro per emergere: la violenza ha l’effetto adrenalinico che sprona e incentiva l’uomo a dare sempre più sfogo al desiderio di controllo e alla crescente sensazione di dominio… Tutto ciò fa credere di avere potere e illude di essere appagati, in realtà la violenza ne innesca altra, portando inevitabilmente alla deriva. Violenza rivolta sempre ai più deboli perché ovvio più facili da sopraffare, siano donne, bambini, anziani, poveri… Tristemente questo a mio parere è il quadro di una parte della popolazione mentre l’altra o ne è vittima o in palese contrasto e ricerca tutto il suo appagamento dai valori positivi della vita.
    Spesso mi perdo nelle letture dove invece ci si dedica a far risplendere la parte buona risvegliando energie positive e rivolte a riscattarsi… ecco sono convinta che essendo dotati di libero arbitrio solo a questo bivio potremo definirci esseri umani e vantarne i diritti. Di certo la scintilla deve essere personale e piano piano dilagare come un virus. Per questo credo nei messaggi positivi, nella speranza e nella volontà.

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    1. Ciao Nadia, coltivare il positivo, il bene, che sia arte cultura o altro è di per sé un modo per reagire a tutto questo odio e violenza. Il tema della violenza nella nostra società è allarmante. Da un lato c’è l’idea del possesso e dunque della proprietà dell'”oggetto” in questione (una donna, un bambino) che si comporta in un modo che non è congeniale o atteso dal violento.
      Dall’altra c’è anche tanta sopraffazione e prevaricazione. Il mio diritto che vale più di quello degli altri. E sempre di più mi accorgo, ascoltando queste storie, che in comune hanno spesso la condizione materiale disagiata, le preoccupazioni, l’idea del fallimento che non reggono. Non sono giustificazioni, ma di certo sarebbe importante capire da dove deriva questo comportamento violento, perché conoscere la verità è già il primo passo per affrontarla. Un caro saluto

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      1. In questa fase della mia vita e della mia curiosità verso l’animo umano sto studiando alcune tecniche e terapie comportamentali volte proprio a capire cosa ci sia dietro a molti atteggiamenti malati. Così ad un primo approccio parrebbe che i disturbi della personalità abbiano molteplici cause e possibili soluzioni, a parere mio ci sono sempre delicatissimi equilibri soggetti a influssi per lo più sfuggenti. Ecco credo che al momento questa sia la condizione generale: nebbia e tante supposizioni. A me tutto sommato fa molta rabbia e tristezza. Però di certo è un argomento che mi sta molto a cuore, quindi lo riprenderò presto.

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  3. Io noto un aumento della rabbia interna come se fossimo tutti perennemente incazzati con il mondo e con noi stessi. Fare scherzi ai compagni di scuola c’è sempre stato e ci sarà ma ora sembra quasi volersi sfogare su quello che ti sembra diverso. Chiedersi da dove nasce questa rabbia sarebbe quasi logico ma noi invece diamo sempre e comunque la colpa all’esterno invece bisognerebbe lavorare sempre su due binari “io” e “gli altri” e in questo la famiglia e la scuola coprono un grande ruolo. Un ragazzo affettivamente sano non diventerà mai un bullo e la scuola non dovrebbe accentuare le diversità con determinati comportamenti ma valorizzare i doni che questi ragazzi portano dentro… certo queste sono considerazioni da povera osservatrice ma la rabbia è una cosa che ci portiamo tutti dentro e rovina le nostre giornate e quelli degli altri. Vedo in giro tanta sensibilizzazione verso l’argomento ma come al solito si cerca di diminuire l’entità e mai ad andare alla radice del problema. Questa rabbia da dove nasce? Io ho un’ideuzza ma come al solito mi chiameranno complottista e comunista 🙂

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    1. Prendersela con il diverso o il debole è stare su binari che rafforzano ideologie sempre esistite. Facile vincere facile, no? La rabbia credo sia nel falso modello che questi individui hanno: perfezione, assolutismo, incapacità emotiva, veri e propri individui dispatici.
      A volte penso che sia la paura di guardarsi allo specchio, ma non riesco a dare nessuna scusa, nessun vero motivo, per me è assurdamente malato tutto questo e nonostante segua pochissimo la cronaca ne resto sempre straziata. Da madre ne sono spesso terrorizzata e da donna sempre sul chi va là, quindi capirai bene che per me sminuire l’argomento è come ammettere di esserne causa: inconcepibile.

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  4. Un’analisi molto attenta la tua. “Scherzi” talmente orrendi da aver portato alla morte la vittima, talvolta, per le ferite subite. Estremi? Non credo, sono solo l’evoluzione di un bullismo che può nascere con una presa in giro verbale e costante e sfociare in atti criminali, per questo come dici tu – e perché non si fa e basta – vanno fermati subito
    Papa Francesco l’ha fatto promettere ai cresimandi sabato a Milano: promettete a Gesù che mai farete bullying! Chissà se quei ragazzini festosi manterranno la promessa, o se anche tra loro così entusiasti per l’arrivo di Bergoglio c’era già chi magari prende in giro il compagnetto cicciottello.

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    1. Io lo spero che attraverso la giusta educazione, i canali informativi, i programmi dedicati (che approfondisco la prossima volta), il supporto religioso ed etico di famiglia, scuola, società tutto questo si arresti e la nuova generazione capisca al volo che nulla, nemmeno il semplice “scherzo” sia davvero innocuo. A mio figlio faccio sempre il discorso: pensa se lo dicessero a te, per bloccargli l’insolenza, a volte presi dal momento del gioco pare non capiscano, ma sono certa che crescendo si faccia forte la sensazione pungente che ognuno di noi sia il prossimo. Speriamo Sandra, speriamo.

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  5. un’ottima e pacata riflessione su un fenomeno che è ben lungi dallo scemare, anzi diventa sempre evidente.
    Il bullo, lo stalker o come diavolo lo vogliamo chiamare – tanto la sostanza è la stessa – dimostra la propria insicurezza sociale e morale attraverso aspetti vessatori e anche di peggio. Spesso è la vittima di uno stile familiare, che lo incita alla violenza in nome di non so quale virtù. A forza di ascoltare ‘devi essere forte. Devi reagire. devi dimostrare che hai carattere’ alla fine ribalta questi concetti su soggetti più debole a in parte indifesi. Credo che questi atteggiamenti vadano combattuti in famiglia, anzi sono proprio loro i veri motori di tutto questo e dovrebbero andare sanzionati.

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    1. Credo che difficilmente una famiglia che usa questo atteggiamento sia in grado di individuarlo come errato e quindi corregerlo. Forse proprio l’ottusità dilagante di certi schemi comportamentali sta devastando gli individui predisposti. Sempre più materiale per i terapisti, purtroppo.

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  6. episodi di bullismo stanno balzando tristemente alle cronache, tanto che i Tg non mancano mai di menzionarli. Un tempo erano sufficienti due sonori ceffoni dei padri per raddrizzare un figlio che stava prendendo una brutta piega….
    tornerò a leggere il tuo blog che mi è parso molto valido per gli argomenti che tratti…
    buon prosieguo!

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    1. Grazie innanzitutto per il parere sul blog che mi inorgoglisce.
      Hai ragione ormai non esiste giorno in cui la violenza non faccia capolino con un nuovo episodio da far rabbrividire, e non c’è occasione in cui anche la realtà quotidiana non metta in mostra il peggio degli atteggiamenti umani con nonchalance. Maleducazione, menefreghismo, e tanta tanta superficialità. Un tempo la famiglia era più seria, specchio della medesima società, ora entrambe disperse tra mille e più facilonerie. Oggi la famiglia pare quasi scomparire tra desideri di carriera e realizzazioni personali da mettere in secondo piano il resto. Spesso è proprio il ripetere errati schemi comportamentali a scatenare deviazioni che diventano patologie. Se solo ogni parola e ogni gesto venisse compiuto con maggiore attenzione. Perché è vero un sonoro ceffone aveva il suo peso in quanto raro e non abitudine…

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