La mia intervista a Editor romanzi

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Tra le tante figure professionali che mi incuriosiscono, quella che riveste questa donna è forse, al momento della mia vita letteraria, la principale. Lei fa un mestiere che fino a qualche anno fa ignoravo, lo ammetto, eppure è indispensabile perché gli amati blocchi di carta giungano nelle nostre mani da lettori.
Signori e Signore, vi presento Stefania Crepaldi: editor freelance.

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Chi la segue sulla pagina fb o sul blog, conosce il suo lato professionale, la sua voce attraverso i video e anche gli ottimi consigli per scribacchini alle prime armi, autori dubbiosi e scrittori alla ricerca della ricetta per la perfezione. Chi invece non la conosce resti incollato: sarà davvero interessante, perché lei è davvero interessante.
Benvenuta quindi Stefania e grazie di avermi concesso questa intervista impertinente, in cui lo anticipo, mi farò gli affari tuoi.

Iniziamo subito rompendo il ghiaccio. Scegliere un mestiere come il tuo è curioso, almeno a mio avviso, perché sei nel territorio di mezzo: una lettrice, un supporto per lo scrittore, un mezzo per rendere il libro adatto alla pubblicazione.

Quali caratteristiche deve possedere chi decide di fare l’editor?

Ciao Nadia, e grazie per avermi invitata qui sul tuo blog. Per fare l’editor servono come prima cosa la precisione, intesa come cura dei dettagli. L’italiano è una lingua molto complessa ed è fondamentale conoscere le regole grammaticali, lessicali, ortografiche.
Come seconda caratteristica citerei la pazienza: pazienza per leggere i manoscritti ancora molto acerbi degli aspiranti scrittori; pazienza per trattare con il cliente, spesso convinto di non commettere imprecisioni di nessun tipo; pazienza quando aspetti che lo scrittore con cui hai collaborato venga pubblicato da un editore… sai, i tempi editoriali sono biblici.
Terza e ultima: la curiosità. È questa la caratteristica principale, il modo in cui mi approccio alle storie che arrivano nella mia casella email. Sono sempre alla ricerca di idee originali che possano diventare grandi romanzi.

A quanti anni hai capito di voler intraprendere questa strada?

A 25 anni, quando qualcuno mi ha detto che niente illuminava il mio sguardo quanto parlare di romanzi.

Come si diventa editor?

Beh, non esiste una risposta univoca. Se tu intervistassi dieci editor diversi, sicuramente ognuno di loro risponderebbe in modo diverso.
Posso parlare per me, e dirti, per esempio, che io mi sono preparata per diventare una editor fin da piccola, anche se ancora non lo sapevo. Mentre studiavo all’università una materia che non mi appassionava più come avrebbe dovuto, ho frequentato un corso di editing e di scrittura editoriale: è stato l’esame più bello della mia vita. Più tardi ho investito i miei risparmi in corsi di scrittura creativa, di scrittura narrativa e di editoria. Volevo crearmi una visione più ampia possibile sul mestiere dello scrittore, perché io sono una lettrice, non una scrittrice. Non posso dire di aver fatto la gavetta nel modo tradizionale del termine – la stagista in casa editrice che porta il caffè, fa le fotocopie e si becca la correzione di un harmony, o di un saggio sul cinema russo – ma ho avuto la possibilità, fin da subito, di creare un mio metodo e di sperimentarlo con i primi scrittori con cui ho collaborato. Per me è stato fondamentale aprire il sito e inoltrarmi nel mondo digitale.

Perché si sceglie questa professione?

Io l’ho scelta perché lavorare con le storie è la cosa che mi rende più felice al mondo. Anche se lavoro da editor da quattro anni non riesco a smettere di stupirmi per alcuni romanzi veramente straordinari, con delle soluzioni stilistiche originali, che mi aiutano costantemente a imparare qualcosa di me che ancora non conosco, stimolandomi a migliorare e ad ampliare il mio sguardo sul mondo.

Che soddisfazioni e che frustrazioni regala il tuo mestiere?

Le soddisfazioni si fa sempre prima a individuarle! Mi soddisfa collaborare con uno scrittore che si sintonizza sulla mia stessa lunghezza d’onda, sposa i miei suggerimenti per la sua storia, si affida alla mia visione e mi segue pagina dopo pagina. Mi soddisfa ancora di più quando lo scrittore ottiene, alla fine dell’editing, il romanzo che aveva sempre sognato di scrivere.
Per quanto riguarda le frustrazioni… ho creato il mio sito internet e tutto quello che vi ruota attorno, a mia immagine e somiglianza. Sono io a dettare tempi e modalità del mio lavoro: non ho un “capo”; non devo sottostare a scadenze imposte da altri, se non quelle che definisco con lo scrittore; non ho orari di lavoro precisi, perché lavoro in remoto. Insomma, cerco di rispettare ogni giorno i miei ritmi e le mie inclinazioni per evitare di trasformare la mia professione in una frustrazione continua.

Quanti libri deve leggere in media al mese un editor per mantenersi in esercizio?

Ah, bella domanda! Non credo di essere una fonte affidabile. Io leggo 150 romanzi l’anno. Esclusi i manoscritti che mi arrivano per le valutazioni e i romanzi a cui faccio l’editing. Insomma, 150 romanzi che sono stati editati da altri.

Esattamente, un editing “fatto bene” in cosa consiste?

L’editing è formazione. Uno scrittore non deve ripetere sempre gli stessi errori. Collaborare con un editor serve a imparare alcuni meccanismi legati alla scrittura narrativa, usarli al meglio e diventare il più autonomo possibile. Consiste anche nel fornire allo scrittore degli strumenti di scrittura e dei suggerimenti di lettura personalizzati. Ovviamente il tutto accade mentre la revisione del romanzo prosegue. Io non intervengo direttamente sul testo, ma lascio dei commenti a lato, spiegando cosa non mi convince e perché, proponendo alcune soluzioni e consigliandone altre. L’editing “fatto bene” è come cucire un abito su misura. Ogni scrittore necessita di interventi diversi, più o meno approfonditi. Il mio obiettivo finale è quello di far esclamare allo scrittore, alla fine della revisione “Wow, questo è proprio il risultato che volevo ottenere!”.

L’editing che si applica a un testo è frutto di oggettività, soggettività o segue il mercato?

Nel mio caso, visto che non sono assunta da nessuna casa editrice, non mi sento in dovere di seguire il mercato. L’editing è frutto dell’oggettività, in quanto deve rispettare la lingua in cui il romanzo è scritto: l’italiano. E l’editing è anche frutto della soggettività, certo. Io e lo scrittore lavoriamo in sincrono, mettendo le nostre esperienze e la nostra visione del mondo a disposizione della storia. È proprio la soggettività di uno sguardo che rende ogni storia diversa da un’altra.

Risolte queste che erano le prime curiosità impellenti, giusto per capire bene l’argomento affrontato, il discorso si fa più interessante. Restando sempre basilare il fatto che editare è sinonimo di non stravolgere, ma apportare le migliorie necessarie affinché un testo risulti al meglio, dimmi:

Mi sono spesso domandata se la figura dell’editor sia una trovata moderna o l’evoluzione del redattore?

In realtà in Italia si dice editor perché è un nome figo che viene dagli USA. Però editor non esisterebbe, anzi si traduce proprio con redattore. Quindi in realtà io sono un redattore letterario. Quindi la domanda non è corretta in sé, perché l’editor non è l’evoluzione del redattore, ma è la figura professionale del redattore stesso… insomma, mille nomi per indicare gli stessi compiti.

L’esigenza di far editare un testo nasce dal bisogno di perfezione che solo un professionista può dare (come punto di vista esterno) o dal desiderio di molti di scrivere anche senza avere in realtà piena padronanza dei cardini della scrittura e quindi portare il tutto a livelli accettabili?

Mmm. Rispondo sempre basandomi sulla mia esperienza. Sì, è vero. In questo periodo moltissimi inseguono il sogno di diventare scrittori. Pochi si rendono pienamente conto di quanto lavoro sia necessario per imparare a padroneggiare davvero la scrittura narrativa. Io non edito romanzi troppo acerbi, pieni di errori ortografici evidenti, che non hanno una direzione e dove scovi un errore dietro l’altro anche dal punto di vista della struttura della storia stessa. In questo caso consiglio delle migliorie e dei cambiamenti da fare in modo autonomo. Scelgo di iniziare un editing solo con gli scrittori che desiderano davvero emergere raccontando una storia che valga la pena di leggere, e sono disposti ad imparare dai loro errori, puntando a migliorare con costanza.

Un testo editato non rischia di perdere spontaneità o di ritrovarsi come un lavoro a quattro mani?

No, perché io non intervengo direttamente sul testo, come dicevo anche prima. Ovviamente non posso garantire per gli altri editor. Molte volte ho letto nei forum o nei gruppi di Fb, di editor che riscrivevano interi capitoli all’ignaro scrittore. Ecco, io non lo trovo professionale.
Diffidate di chi interviene in modo massiccio nella vostra opera.

È più facile editare un testo completo o uno in stesura?

Sono due cose diverse. L’editing di solito si fa a stesura completata: solo così ho la visione completa della storia che ha narrato lo scrittore. Tra i servizi che offro c’è anche l’assistenza narrativa, che è un aiuto passo passo per lo scrittore. Lo aiuto a progettare e pensare la storia, seguendolo mentre la scrive, sottolineando le parti che non funzionano e dando suggerimenti qua e là. Ma anche in questo caso la revisione approfondita la faccio a stesura completata. La differenza più grande è il tempo di valutazione del romanzo. Nel primo caso devo leggerlo tutto, cercando di carpire le intenzioni dello scrittore; nel secondo invece conosco in anticipo il messaggio che lo scrittore vuole comunicare al lettore, e riesco ad intervenire passo dopo passo.

Entrare in contatto con l’autore aiuta a capire il modo migliore per editare un testo?

Certo, è fondamentale. Lo sguardo con cui l’autore guarda il mondo, e il modo in cui descrive il mondo di cui fa esperienza, è la vera essenza dello stile che ogni scrittore deve maturare. Editare un romanzo è frutto di sintonia.

Invece essere distaccata da autore e testo e pensarli come un mero prodotto valutandolo nel suo complesso, aiuta a trovarne i punti di debolezza in cui agire?

Entrare in sintonia con lo scrittore non offusca la visione oggettiva del testo. Quando valuto mi concentro esclusivamente sul romanzo che ho di fronte e non sul nome dell’autore. Poi, in fase di editing, mi ritrovo spesso a discutere con lo scrittore, chiedendogli di motivare alcune scene o scelte stilistiche – le debolezze di cui parli – per fare in modo che riesca ad esprimere al meglio il messaggio che aveva in mente.

Ora non contenta di averti spremuto come un limone, e felice per le tue risposte che spero possano essere utili a coloro che stanno pensando come affrontare un editing, rincaro la dose.

Hai mai pensato di scrivere?

No, proprio mai. So che molti non mi crederanno, ma io sono una lettrice pura.

Nell’ipotetico romanzo nato dalla tua vena creativa saresti tu l’editor?

No, se ipoteticamente dovessi scrivere non sarei l’editor di me stessa. Non sarei oggettiva. Secondo me è presuntuoso pensare di poter essere allo stesso tempo scrittore ed editor del romanzo. Molti editor nel tempo hanno anche scritto dei romanzi. Nel ruolo di scrittori hanno avuto un editor assegnato loro dalla casa editrice.

Quanto sei critica in generale e quanto nei confronti di te stessa e del tuo operato?

Davvero troppo a volte. Però essere critica mi è servito molto nella vita, perché mi ha permesso di individuare tutto quello che non andava, spingendomi al miglioramento.

Il più bel libro che hai letto in cui hai pensato: l’editor ha fatto il suo miglior lavoro (cioè leggerissimo).

Non posso sapere dove un editor ha fatto un lavoro leggerissimo. Persone come Jeffery Deaver hanno uno staff personale di editor. Non uno solo in casa editrice, ma un gruppo di editor personali con cui lui pensa progetta e scrive la storia. Quindi i romanzi che pubblica non sono veramente suoi?

Ora quello che invece ti pare solo merito di ripetute riscritture e consigli dell’editor per un prodotto ottimale allo scaffale.

Tutti quei romanzi che rispettano un format narrativo preciso. Il format è un modello che si ripete nel tempo, aggiustando solo alcuni dettagli. Per esempio la produzione di Dan Brown è un format narrativo. Ma anche qui non posso sapere quanto l’editor abbia influenzato il risultato finale.

Proprio per coloro che ti incontrano la prima volta, vorrei concludere con alcune pietre miliari secondo me di fondamentale importanza.

Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento?

Che sia il flagello dell’attuale mondo editoriale. Il problema è che viene sovvenzionata dalle stesse persone che si lamentano delle durissime selezioni delle case editrici non a pagamento. Insomma, sono gli stessi “scrittori” a permettere che l’editoria a pagamento proliferi, pubblicando frotte di romanzi scadenti, che a parte parenti e amici dell’autore nessuno leggerà mai.

Cosa consigli a chi nutre una grande passione per la scrittura e non sa i passi necessari da intraprendere per scegliere la strada giusta? (libri da leggere, step necessari)

Che deve studiare. La scrittura non è solo frutto di passione e improvvisazione, ma per quanto mi riguarda è un mestiere come un altro. Chi nutre una grande passione per la scrittura, può visitare il mio sito web e consultare la pagina risorse per scrittori, pensata per chi desidera trasformare la passione in competenza. L’unico consiglio che mi sento di dare a tutti è imparare a progettare il romanzo prima di scriverlo, riflettendo sui vari elementi della scrittura narrativa.

Quali tempi deve darsi uno scrittore per fare un buon lavoro di impostazione struttura, stesura, revisione prima di considerare il testo un lavoro ben fatto?

Dipende. Jonathan Safran Foer, in un’intervista dove ha presentato il suo ultimo romanzo “Eccomi”, ha detto che ci ha messo otto anni a pensare e progettare quella storia, e ben tre per scriverla. Stephen King in “On writing” racconta che alcuni romanzi li ha scritti in pochi mesi, e altri li ha cullati nella sua mente per anni. Ken Follett ci ha messo dieci anni, tra documentazione progettazione e stesura della storia per scrivere “I pilastri della terra”.
Poi se vogliamo parlare dell’ultimo di Fabio Volo… beh, i tempi si accorciano notevolmente.

Ora una domanda nel mio stile cattivello. Se non avessi fatto l’editor che lavoro faresti?

Mi sarebbe piaciuto fare la chef. Adoro cucinare, mangiare e testare nuovi ristoranti. Ho una vera passione per la pasticceria e la panetteria. I miei genitori sono fornai e sono cresciuta circondata da buon cibo e profumo di pane e biscotti appena sfornati.

Ovviamente ringrazio moltissimo Stefania Crepaldi per la disponibilità dimostrata, per il tempo concesso (lo sapete tutti vero che il tempo ha un valore inestimabile!), per le risposte che spero vi servano a dissipare dubbi. Lei la potrete trovare sempre qui nella sua pagina ufficiale, seguire i suoi video interessantissimi in cui abbondano consigli preziosi, e contattarla per i servizi letterari che offre (schede valutative tecniche, assistenza e progettazione narrativa, ed editing).

Non mi resta che salutarvi lasciandovi in compagnia del suo bellissimo sorriso regalandovi questo interessantissimo video.

32 pensieri su “La mia intervista a Editor romanzi

  1. Un’altra bella intervista, Nadia. Seguo Stefania già da un po’ e apprezzo molto sia i suoi post sia i suoi video.
    Mi sono fatta l’idea che l’editor nei confronti dell’autore abbia un ruolo simile a quello dell’allenatore nei confronti dello sportivo: deve avere la capacità di cogliere i punti di forza del suo “allievo” e guidarlo fino a farli sbocciare. E’ un ruolo delicatissimo e estremamente affascinante.

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    1. Grazie Silvia, sono felice ti sia piaciuta, anche io sono rimasta favorevolmente affascinata dalla personalità di Stefania. Naturale, rassicurante e diretta. Caratteristiche importanti in una figura professionale come la sua dove, al rapporto diretto con l’autore, lega un’energia positiva che traspare dall’amore per il suo lavoro.
      Sono davvero felice di aver avuto questa occasione, l’intervista la considero un regalo a tutti gli effetti.

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    2. Grazie Silvia! 🙂

      Che bel paragone.
      Non puoi capire la soddisfazione che mi invade quando una persona che ho seguito e aiutato a migliorare, inizia a fare piccoli passi verso la pubblicazione.

      Recentemente ho avuto due belle notizie. Quando uno scrittore che hai aiutato per mesi e mesi, con pazienza, ottiene un contratto solo grazie alla qualità della scrittura e al messaggio della storia… per me non c’è cosa migliore!

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  2. Conosco già Stefania, mi sono fatta fare al scheda di valutazione gratuita del romanzo che uscirà a breve, era già in mano all’editore in realtà, avrei potuto lasciarlo così, ma questa volta non mi ero avvalsa della solita sempre citata CBM per chi mi sono detta why not? Ho apprezzato il suo lavoro, seguito i consigli, tranne un paio :D, e oggi con questa bella intervista la conosco un po’ di più. Grazie a entrambe. Ormai Stefania si sta davvero affermando grazie alla sua professionalità e caparbietà. Quindi congrat!

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    1. Grazie Sandra, sono molto felice del tuo parere sincero nei suoi confronti.
      Spero che il tuo commento motivi autori indecisi ad avvalersi del suo supporto, e sono certa che lei sia altrettanto soddisfatta di questo feedback.

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  3. Tiziana

    Ciao a tutti. Trovo una professionalità sia in Nadia che Stefania.
    Più vi conosco, più mi ritengo fortunata ad avervi incrociato.
    Due donne che aiutano molto e lavorano seriamente. Brave!
    L’interviste di Nadia sono come andare sul sicuro. È nelle tue corde, ti riesce.
    Stefania emana sicurezza e consapevolezza su ciò che dice attraverso il suo lavoro.

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    1. Poi mi monto la testa, ma grazie di cuore per le tue belle parole Tiziana. In effetti domandare qualche cosa di scontato a Stefania non era proprio nelle mie intenzioni, ma di andare a fondo in questo mestiere che ai più pare misterioso e di trasmettere la sicurezza che lei nei suoi video e nel suo sito emana.
      Ama il suo lavoro e lo fa con un trasporto che colpisce, quando parla di libri esce l’emozione palpabile e offre sempre consigli utili. Hai ragione Tiziana, conoscerla è una vera fortuna.

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  4. nuova conoscenza del mondo degli editor. Una figura interessante. Quello che mi lascia perplesso è la parte dell’intervista che dice
    ‘Io non edito romanzi troppo acerbi, pieni di errori ortografici evidenti, che non hanno una direzione e dove scovi un errore dietro l’altro anche dal punto di vista della struttura della storia stessa. In questo caso consiglio delle migliorie e dei cambiamenti da fare in modo autonomo. Scelgo di iniziare un editing solo con gli scrittori che desiderano davvero emergere raccontando una storia che valga la pena di leggere, e sono disposti ad imparare dai loro errori, puntando a migliorare con costanza.’
    Sembra quasi che non voglia perdere tempo con chi scrive male mentre si vuole dedicare solo a chi ha uno stile maturo ovvero faticare meno.

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    1. Posso spiegarti. Lei offre un servizio proprio per gli esordienti di consulenza e di valutazione tecnica, aperto a tutti, purché abbiano la reale intenzione di fare gli scrittori. Avendo una coda considerevole di consulenze sui romanzi, predilige aiutare chi ha un percorso anche da esordiente ma con un libro a un livello di struttura tale da essere definito libro.
      Le sue parole sono motivate proprio dalla necessità di avere una controparte capace di leggere nei suoi appunti critiche costruttive e non (già capitato) ah pazienza tanto non ci tenevo poi davvero molto…
      Però lei fa l’editor di romanzi e segue anche passo passo la stesura, quindi assolutamente si dedica a chi si sente insicuro o poco maturo. E’ più una ricerca vera di motivazione, spero di averti chiarito il concetto.

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      1. chiaro il concetto ma come fa a capire se la scrittura acerba corrisponde a una persona acerba? E’ questo il punto. Mi pare intellettualmente più onesto dire che ‘seleziono i testi da curare, secondo un mio parere personale’. Il dubbio comunque rimane. Sono scelte personale che non discuto.

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    2. Eccomi, inizio a commentare.

      Non edito romanzi acerbi rendendo la vita facile allo scrittore.
      Mi spiego meglio.
      Un aspirante scrittore arriva da me e inoltra il suo romanzo.
      Io lo leggo, lo valuto e invio una scheda tecnica.
      In questa scheda tecnica consiglio allo scrittore, in modo onesto e il più tecnico possibile, che cosa non funziona e che cosa funziona moltissimo; cosa cambiare e su cosa puntare.

      Se il romanzo, dal punto di vista lessicale e ortografico, è molto acerbo, suggerisco di fare un’ulteriore revisione allo scrittore, in modo autonomo, senza investire ancora del denaro. Se desideri scrivere nella vita e prendi sul serio la cosa, desideri migliorare, no?
      Quindi la prima cosa da fare è rileggere ciò che hai scritto, eliminando gli strafalcioni evidenti, come “qual è” con l’apostrofo e via così.

      Editare è formazione. Non ha senso per me prendere soldi e usare il mio tempo con scrittori che non sono realmente motivati a migliorare e a farsi leggere, trasformando un desiderio in una professione.

      Ti posso assicurare che non mi rendo la vita più semplice, anzi. Uso gratuitamente il mio tempo per dimostrare che ci tengo tantissimo. Però ci deve tenere allo stesso livello anche lo scrittore.
      Bisogna essere in sintonia, lavorare duramente. Spesso per mesi.

      Il mio desiderio più grande è trasformare un aspirante scrittore in uno scrittore, che firmi un contratto serio con una casa editrice o un’agenzia; o se sceglie l’auto-pubblicazione, che arrivi a mettere in commercio proprio il romanzo che aveva sempre sperato di scrivere.

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  5. Ho letto con piacere questa intervista, di Stefania apprezzo molto la serietà con cui affronta il proprio impegno, una qualità di cui abbiamo bisogno quando pensiamo di affidare il nostro manoscritto alle cure di qualcuno.
    Io trovo molto interessante il mestiere di editor, considero fondamentale questa figura professionale, pur essendo spesso snobbata da tanti esordienti. Si ha paura del giudizio, si cade nell’errore di pensare che si scriva in modo impeccabile: paradossalmente (e dimmi se condividi, Stefania) gli esordienti hanno una presunzione che poi li porta con leggerezza verso l’autopubblicazione.
    Posso farti una domanda?
    Il tuo intervento si ferma all’analisi del testo oppure hai facoltà di proporre l’opera che ritieni valida a qualche casa editrice?

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    1. Scusate il ritardo. 🙂

      Grazie dell’intervento Marina.

      In effetti uno degli errori che un esordiente compie più spesso è proprio un mix di presunzione diffidenza e timore. E non è mai un bene, perché poi la realtà arriva a bussarti alla porta… e nel nostro caso significa poche vendite, molte critiche, morale che scivola sotto ai tacchi, lagna nei confronti delle brutte e cattive persone che non apprezzano il genio creativo dell’opera.

      Io sono una editor, e in quanto tale non presento niente a nessuno.
      Quello è il compito dell’agente letterario, che è un altro lavoro.
      Non propongo l’opera a nessuno, dicevo. Però lavoro per ottenere un risultato concreto per lo scrittore.

      Proprio la settimana scorsa una scrittrice esordiente e sconosciuta ha firmato un contratto con un agente di tutto rispetto. Non ha utilizzato nessuna scorciatoia, anzi. Abbiamo lavorato intensamente al romanzo e lei ha seguito la normale procedura di selezione. Ammetto di aver indirizzato l’autrice verso questa agenzia, consigliandola, perché a mio avviso sono professionisti seri e sarà in buone mani. Ma ha conquistato gli agenti solo grazie alla storia che ha scelto di raccontare e alla qualità della sua scrittura.

      Il mio compito è quello di rendere appetibile la storia, e di aiutare il più possibile l’autore a raggiungere i suoi obiettivi. Spesso devo suggerire di fare largo uso di pazienza. Gli esordienti hanno tutti fretta, ma i tempi editoriali sono biblici. Pensa che ho due scrittori in attesa di pubblicazione da case editrici che conosciamo tutti, da quasi un anno e mezzo. La filiera è lunga e usciranno per il 2018.

      Queste ultime vittorie degli scrittori che seguo mi hanno convinto sempre di più che per conquistare agenti ed editori sono necessarie qualità della scrittura (un romanzo vendibile secondo il mercato, se si punta alle case editrici tradizionali) umiltà e lucidità.

      Non calci nel deretano o varie conoscenze.
      O almeno, non sempre.

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  6. Avevo già intravisto Stefania in giro per altri blog, solo che non avendo io un romanzo da editare al momento mi tengo ancora lontana dagli editor (più per scaramanzia che per altro, eh! 😛 )
    Poi mi iscrivo alla sua newsletter e cosa scopro? Che è di Loreo!!! A xè veneta ciò!
    Con tutte le volte che sono passata per Loreo, per evitare certi autovelox del rodigino, ed arrivare…in darsena! 😉

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