La mia intervista a Vita di Miranda

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L’autrice che vi presento oggi, preferisce il crowdfunding in quanto contraria all’editoria a pagamento e dopo 6 anni, tra un ripensamento e l’altro termina di scrivere il suo libro. In 4 mesi conclude la campagna e in 1 mese e 1/2 l’editing. Vive tutto il periodo in un mix di eccitazione e stress, preoccupata di non farcela ma felice di scoprire di avercela fatta. Traduttrice innamorata del proprio lavoro. Ha scelto la strada della scrittrice istintivamente, quasi annusando il percorso. Ama le parole, e ancor di più gettare l’amo e pescare quelle giuste e ne ha fatto un bellissimo esempio con Vita di Miranda, il romanzo di narrativa storica che porta alla Seconda guerra mondiale.

Anche questa intervista rappresenta per me un vero piacere. Chi vi presento oggi si chiama Luigia Pantalea Rovito, ma se già dai nomi che porta potreste pensare sia originale, sappiate in realtà è molto di più.

Ad esempio è impaziente di vedere il suo libro in balia del giudizio esterno perché se dapprima le stava a cuore scriverlo e solo dopo è nata l’idea di farlo conoscere, ora è davvero curiosa del responso dei lettori. Gran parte della sua numerosa famiglia lo ha letto, trovandolo bello. Tuttavia, ha ricevuto anche qualche “io avrei scritto così, invece di cosà”. Benvengano le critiche, purché costruttive. Per il resto, c’è carta e penna per tutti, e ognuno è libero di esprimere i suoi così. Quindi ecco l’occasione!

Cara Luigia hai avuto il merito di traghettarmi con la tua macchina del tempo altrove. Nessuna capsula strana in realtà, solo una sapiente mano che mi ha portata in viaggio indietro di decenni. Il libro che hai scritto, infatti, è ambientato nel 1900 e la storia di Miranda si alterna alla Storia della nostra Penisola in un crescendo avvincente, visto che tocca entrambe le guerre. Un romanzo poetico nel linguaggio e armonioso nel suo insieme, in grado di far emozionare e riflettere. Dal tuo tocco garbato ne esce una figura femminile che illumina la categoria rendendo viva questa creatura delicata e impavida, e mi permette di rivolgerle un’infinità di domande a cui sarà difficile porre freno. Preparati.

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Benvenuta dunque in questo salotto virtuale. Nonostante tu sia nata molto tempo dopo i fatti narrati, e leggendo che si tratta del frutto della tua fantasia, in più di un’occasione ho pensato lo stesso avessi realmente vissuto quell’epoca. Immagino alla base del racconto ci sia un approfondimento storico dettagliato e una conoscenza precisa dei fatti, ma non solo, scommetto.

Nadia carissima, prima di tutto lascia che ti ringrazi per questo spazio che concedi a me e alla mia Miranda. Come dici tu, alla base della narrazione c’è uno studio approfondito sul periodo trattato. È stato necessario, soprattutto perché io stessa potessi imparare cose che non sapevo. Non c’è solo quello, però. Io sono profondamente legata al periodo della Resistenza, agli ideali di quei ragazzi spesso molto giovani, che non hanno esitato a perdere la vita pur di consegnarci un mondo migliore.

Vediamo di imparare a conoscerti con alcune domandine impertinenti.

Descriviti come scrittrice. 

Soffro della cosiddetta sindrome dell’epoca d’oro, e ciò mi porta a preferire i viaggi nel tempo aventi come destinazione i primi anni del Novecento. Studiare quel periodo, cercare di renderlo con le parole, ricreare quelle atmosfere mai vissute, eppure tanto familiari, tutto questo riesce a farmi camminare a un metro da terra, in un’altra dimensione. Sono un’antica signora con carta, matita e ombrellino parasole.

Che emozione ti trasferisce scrivere?

Mi fa stare bene. Quando scrivo mi giunge una sorta di buon profumo.

Oltre a scrivere leggi anche? Quali sono i tuoi generi-autori preferiti?

Leggo molto. Preferisco i classici, sono innamorata di Tolstoj e Jane Austen, ma di recente ho scoperto perle come Elizabeth Jane Howard. Nella mia borsa dimora da tempo una copia de Il silenzio del mare, di Vercors, ormai malridotta ma amatissima. Mi piace anche leggere altri esordienti come me, per scoprire cos’hanno da dire.

Ispirazione, metodo. Cosa funziona meglio per scrivere un buon libro?

Sono entrambi fondamentali. Se non mi fossi imposta un metodo, non sarei mai riuscita a portare a termine Vita di Miranda.

Cosa vogliono i lettori a tuo parere quando scelgono il tuo libro? 

Io mi auguro siano attratti dalla storia e ne rimangano invischiati, deliziati. Già il pensiero che scelgano il mio libro, tra i numerosissimi esistenti, è di per sé un onore.

Cosa chiedi invece tu ad un libro quando lo scegli tra altri?

Di farmi fare un viaggio meraviglioso e di perdonarmi se dovessi lasciarlo a metà, o se non avessi il coraggio di finirlo per non dire addio ai personaggi. Mi è capitato, ad esempio, con La donna abitata di Gioconda Belli. Mi sono fermata a una decina di pagine dalla fine, il segnalibro è ancora lì, fossilizzato.

Arriviamo dunque alla tua personale esperienza di Vita di Miranda. Avendo partecipato alla campagna di crowdfunding hai provato sulla pelle un’emozione dopo l’altra. Raccontaci qualcosa.

Una più forte dell’altra. A campagna terminata avevo voglia di dare la notizia anche al postino! Con il completamento dell’editing e la copertina, poi, tutto è diventato più vero. Ho tenuto in mano per la prima volta il mio romanzo stampato il 6 ottobre, partecipando alla quinta edizione del Tropea Festival Leggere & Scrivere. È stato come se Miranda e gli altri fossero lì con me, felici come me.

Il 17 di novembre del 1907 nasce Miranda, una “bambina fortemente desiderata e molto amata”, intorno a cui ruotano personaggi che le formeranno il carattere e segneranno l’esistenza. Il fatto che tu abbia scelto una donna come personaggio principale è dovuto alla mancanza di spazio per l’universo femminile nella storia?

Diciamo che ho creato Miranda sulla scia emotiva delle tante partigiane che hanno reso possibile la Lotta per la Liberazione. Volevo rendere loro omaggio, e spero di esserci riuscita.

Il nome Miranda significa “creatura da ammirare”. Quanto l’hai ammirata mentre la dipingevi narrandone le gesta?

Amo moltissimo il personaggio di Miranda, e più si sviluppava, più prendevano forma il suo carattere e la sua forza, più io me ne innamoravo. La sento viva, come fosse esistita davvero.

Anche tu hai un nome tutt’altro che facile. Luigia Pantalea. Un nome antico e complicato da portare. Quanto incide il proprio nome nella vita?

Ho fatto pace con entrambi i miei nomi solo in età adulta. Non saprei quantificare le volte in cui ho sopportato risatine e sguardi perplessi da parte di chi li trovava assurdi. Oggi mi piacciono, e molto. Mi identificano alla perfezione, hanno fatto sì che io sia come sono.

Ora mi pare scontato, ma altrettanto inevitabile, chiederti quali altre affinità ci siano tra voi, oltre il nome inusuale.

Miranda ha molto, di me. Voglio pensare che, se fossi vissuta nel suo tempo, avrei avuto il suo stesso coraggio. Ho permesso a me stessa di fare, attraverso di lei, quelle esperienze impossibili da vivere nella dimensione temporale in cui mi trovo.

Vorrei approfondire ancora per un attimo te, sì sì proprio te, l’autrice. Oltre a essere una brava scrittrice e traduttrice, sei molto altro. Una moglie, un’amante degli animali e un cuore nobile. Perché in aggiunta alla passione per la scrittura hai anche quella di donare un sorriso a chi è meno fortunato, infatti come azione di volontariato sei un Clown di corsia. Ci vuole sensibilità, cuore e tanta forza. Hai voglia di raccontarci questo aspetto della tua vita?

Certo, anzi, grazie per darmene la possibilità. Dal marzo 2014 faccio parte dell’Associazione VIP Bologna, come claun (sì, hai letto bene, claun!) Portachiavi. VIP sta per Viviamo in positivo, e siamo claun perché non siamo professionisti, ma persone che nella vita fanno tutt’altro e hanno scelto di regalare il proprio tempo liberato a chi non ha molte ragioni per essere felice. Ho avuto la fortuna, durante uno dei miei servizi in ospedale, di conoscere la partigiana Gioconda, oggi anziana signora dai bellissimi capelli candidi. Mi sono commossa, mai avrei creduto di potere ringraziare personalmente uno di quegli eroi. Tornando all’Associazione, i valori VIP mi accompagnano anche nella vita, ridando alle cose la corretta collocazione. Quando incontri la sofferenza, ti rendi conto che le noie quotidiane, spesso gonfiate dall’ansia, sono quello che sono. Noie, semplicemente. Inoltre, senza retorica, ti assicuro che la forza dei sorrisi che riceviamo durante i servizi in ospedale e nelle case protette è enorme. I nostri amici ci danno molto più di quello che noi diamo loro.

Affrontare con il sorriso le fragilità umane è un metodo interessante. Perché sorridere apre l’anima e le permette di sollevarsi dalle complicazioni materiali. Quanta forza della magia è racchiusa in un sorriso?

Il sorriso ha un potere indescrivibile. Facci caso, prova a camminare per strada con espressione aperta e serena, dipingi un lieve sorriso sul tuo volto. Poi dimmi quanti ne ricevi in cambio. Il sorriso è la chiave per tutte le porte, ed è un boomerang delle meraviglie.

Dopo questa bellissima digressione di cui ti ringrazio, in primo luogo per la generosità che dimostri e per la bella esperienza che ci hai regalato (penso proprio di parlare a nome di molti), torniamo al libro altrettanto speciale.

L’anticonformismo di Miranda è un esempio dell’emancipazione femminile. Se questo libro fosse stato letto dalle donne dell’epoca credi avrebbe cambiato in qualche maniera la storia ?E poi se tu fossi nata in quel periodo, avresti fatto le sue scelte?

Ma sono state proprio le donne dell’epoca a scrivere questo libro. Almeno, quelle che hanno avuto il coraggio di spezzare il corto guinzaglio imposto dalla loro società, maschilista all’inverosimile. È grazie a loro, se oggi possiamo parlare agli uomini da pari a pari, nonostante credo ci sia ancora molto da fare perché la donna possa dirsi davvero emancipata. In quanto alle scelte di Miranda, sì, le sposo tutte. Io non avrei potuto fare diversamente da lei.

La vicenda che narri è stata vissuta dai nostri nonni, mentre noi l’abbiamo studiata sui libri a scuola. Miranda ci alloggia dentro e quindi ne ha una visione personale. Se potesse uscire dalle pagine e insegnarci qualcosa, sarebbe?

Col suo sguardo più serio, ci pregherebbe di approfondire la nostra conoscenza degli avvenimenti. Mi spiego: anch’io ho studiato quel periodo a scuola, ma i libri di storia presentano lacune vergognose. È soltanto appellandosi ai documenti lasciati dai sopravvissuti che possiamo arrivare a comprendere cosa è successo. Abbiamo a disposizione un mezzo di ricerca potentissimo, il web, intendo, e oggi solo chi non vuol sapere, non sa. I libri di storia lasciano il tempo che trovano. Possono essere utili per superare un’interrogazione, o un esame, ma per conoscere consiglierei di rivolgersi altrove.

La storia di una donna con il sogno di fare la giornalista, ma nata nel momento sbagliato, che sente una voce dentro di sé che la spinge a non lasciarsi dominare senza combattere.” Potremmo anche riassumere una parte della storia così e in quella parte sentirci rispondere in una frase precisa di “non poter tollerare di conoscere già oggi tutto l’andamento della sua esistenza.” Da donna non posso che sentire una stretta al cuore e affermare di appoggiare in pieno questa sua necessità, ma ancora oggi credo che la visione maschilista del mondo metta a dura prova molti tentativi di indipendenza. Non è dunque poi cambiato molto per noi, in alcune zone del mondo e senza andare troppo lontano d’Italia. E’ dunque molto complicato cambiare una mentalità del genere?

Complicatissimo, ma possibile. L’espediente del tanto non cambia niente è quanto di più pericoloso possa esistere. Di profondamente radicato c’è, secondo me, la paura del maschio di confrontarsi con la donna senza considerarla un essere inferiore. Siamo ancora arrabbiate, noi donne, per le differenze che dobbiamo sopportare. Rabbia e paura, però, non vanno d’accordo.  Credo sia necessario trovare il modo di dialogare, altrimenti resteremo per sempre madri/ mogli/ sorelle/ suore/ puttane. Mai solo e meravigliosamente donne.

Da mamma sono rimasta colpita dal racconto della Contessa madre che per spiegare dolcemente, alla figlia in tenera età, la morte addolcisce la pillola con “le persone non muoiono semplicemente si rompono.” Nel corso del romanzo muoiono diversi personaggi, in maniera del tutto consona al periodo narrato, e pare sempre ripercorrano lo stesso cammino, visto che vengono tenute in vita dalla memoria di chi gli sopravvive. Hai voluto regalarci una delicatissima visione di questo epilogo che tocca tutti prima o poi rendendolo più sopportabile. Una delicatezza pensata al pubblico leggente o la precisa intenzione di eliminare un peso altrimenti insopportabile?

Uno dei miei miti assoluti è Woody Allen. Come lui, anch’io penso alla morte praticamente ogni giorno, prima e dopo i pasti. Non ho la fede a sostenermi, di conseguenza per me la morte è la fine, nel senso più compiuto della parola. Come tale, mi fa molta paura. Ho voluto regalare a Miranda un modo diverso di considerare la questione, ho voluto proteggerla. Almeno per un po’.

Miranda cresceva e il mondo fuori impazziva.” Questa è una delle frasi che più mi è piaciuta. Può tranquillamente venire usata per qualunque altra epoca, anche la nostra, visto che in un rapido sguardo d’insieme ci fa riassumere così l’assurdità della vita umana. Il miracolo della nascita e la follia globale di un mondo che si dimentica di celebrarla, ogni singolo istante. E’ possibile restare fedeli a se stessi?

È possibile provarci. Con quella frase, ho voluto rendere il contrasto tra una vita che sboccia e la decisione ignobile di mandarne moltissime altre al macello. Se potessi esprimerla con i colori, la direi verde nella prima parte, nera nella seconda.

Miranda è “nata sotto la metà del cielo riservata alle persone ricche”, ma nonostante questo non ha vita facile. L’antitesi stessa della sua vita la condiziona al punto tale da non potersi dire davvero felice. Forse perché la felicità, da sempre, sta nella libertà?

Precisamente. Miranda vive un’infanzia serena, è una bimba molto amata. Sono in tanti ad avere a cuore il suo benessere prima di ogni altra cosa. Ciò non le impedisce, però, di cominciare a porsi alcune domande che i suoi genitori e la classe sociale a cui appartiene non sono in grado di soddisfare. Per questo trova conforto nel maestro Armando Sileni, l’altro personaggio al quale sono legatissima, che contribuirà a risvegliare la coscienza sociale, civile e politica della bambina.

Ebbene, madre, una donna è una creatura bastante a se stessa. Non ha bisogno di essere corredata dalle cose che dite per essere considerata compiuta.” In un dialogo tra madre e figlia, Miranda reagisce con ardore al consiglio di un matrimonio combinato. “Cos’è una donna senza un marito, una casa da gestire e dei figli da crescere?”Questa è la mentalità che si trova a combattere. Insomma epoca che vai contestazione che trovi, mi verrebbe da sottolineare.

Chi di noi, figlie, non si è trovata a un certo punto a dover difendere con le unghie e con i denti il proprio diritto a cercare la vita migliore per sé? Io ricordo episodi da guerre puniche, in casa mia, anche solo per ottenere il permesso di fare ciò che a mio fratello era concesso per diritto divino. La contestazione, in ogni caso, è sacrosanta. Guai ad avere tutto già servito sul famoso vassoio d’argento.

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Ho trovato molto curiosa la copertina del libro, che mostra un campo di papaveri. Cosa rappresentano?

Ho preso in prestito il papavero come simbolo dei caduti in battaglia. All’inizio ne avrei voluto uno soltanto, poi ho cambiato idea.

Quanto sei soddisfatta di Vita di Miranda?

Tanto, così tanto da non riuscire a lasciare che i personaggi vadano per la loro strada. Sono convinta che abbiano ancora qualcosa da dire.

Ed eccoci all’ultimissima domanda. Tre motivi per comprare il tuo libro, e tre per non farlo.

Non deve comprare il mio libro chi si aspetta un romanzo rosa, chi pensa che Mussolini non abbia mai ammazzato nessuno, chi crede che la Storia non insegni niente.

Deve, invece, comprare Vita di Miranda chi desidera partecipare a quel periodo storico, così denso di avvenimenti non soltanto atroci, chi è pronto ad affezionarsi ai personaggi, chi è disponibile a dare fiducia a una scrittrice esordiente decisamente appassionata.

A mio parere, e l’ho ripetuto più volte, il libro merita di entrare nelle antologie scolastiche come spaccato storico di un momento importante per la nostra Italia. Dipinge senza stravolgere i fatti; lascia spazio ai personaggi di vivere e raccontare; permette di seguire da distante l’evoluzione di una vita dalla sua alba al suo tramonto e tutto quello che le passa accanto. E’ dunque questo l’augurio che ti faccio, che il più alto numero possibile di lettori posi gli occhi sulla storia e si lasci trasportare indietro nel tempo accanto a Miranda.

Dove potete trovarlo? Seguirlo sulla pagina dedicata, e comprarlo su Amazon, su Ibs, su bookabook (dove potrete leggere l’anteprima), e in tutte le librerie d’Italia anche la vostra preferita, basta ordinarlo!

5 pensieri su “La mia intervista a Vita di Miranda

  1. nuova notevole intervista di un’autrice che nome a parte – Luigia è abbastanza comune in Emilia. Pantasilea forse meno – dimostra idee chiare e personalità che evidentemente ha trasmesso alla sua Miranda.
    Complimenti a entrambe. A te per le domande mai oziose o banali, a Luigia per le risposte franche e stimolanti.

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