Family sitcom 16

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Esiste un giorno infrasettimanale in cui cambia tutto. E’ il giorno in cui lui, il mio compagno, ha il suo pomeriggio di riposo. Solo che riposo non è. La colpa è sua che non sa stare con le mani in mano e deve fare e disfare il mondo in un giorno o poco più. Quindi mi sale già l’ansia: come faremo a uscirne interi da questo pomeriggio, noi e la nostra routine?
R- Ciao.
N- Ciao, sei già qui?
R- Come già qui. Sempre al computer eh? Stai più con lui che con me.
N- Ah non fare il geloso che non è il caso.
R- Sarà. Come va?
N- Bene e tu? Io ero a casa, nessuna novità, tu sei quello a contatto con il mondo.
R- Bah mondo…
E mi lascia intendere che non ha voglia di parlare. Il lavoro lo chiude fuori da quella porta.
R- Una cosa veloce per pranzo che ho da fare.
N- Va bene.

Mentre addenta il panino stra ricco racconta cosa mi aspetta. Spengo il computer e mi metto l’anima in pace, sarà impegnativo.
R- No, ma non voglio il tuo aiuto, prepara qualche cosa di buono per cena.
N- Agli ordini. Ti va bene baccalà con le patate.
R- Sì ma non bollite, falle diverse.
Certo diverse… nel forno sottili appetitose, va bene ho in mente.
R- Mi sembra che ci sia poco pane, domani lo compro.
N- No, tranquillo lo faccio.
R- Allora già che ci sei anche una crostata.
N- Ma se hai finito di mangiare i muffins ieri e mi hai detto: “Per un po’ basta dolci”.
R- Ma era ieri, oggi ho voglia di crostata…
N- Va bene, scegliti la marmellata che te la faccio.
Eccolo quello che crea lavoro. Poi si lamenta che ingrassa, ma quanto mangia?

A fare richieste non è solo lui, anche i bambini devono avere al 100% lo stesso dna. Arrivano da scuola e tempo la bocca vuota dalla merenda inizia il carosello.
P- Mamma devo leggere il racconto e rispondere alle domande, mi aiuti?
N- Leggi che io ti ascolto, intanto impasto.

Il pane sta già lievitando davanti al camino e si sente il profumo. Verso un po’ di marsala negli ingredienti per la crostata e con l’orecchio cerco di seguire il filo della lettura. Dunque l’uovo c’è, la farina e lo zucchero anche, il burro… manca il lievito ecco cosa manca.
M- Mamma posso accendere il computer per disegnare?
N- Sì, va bene. No, non si dice così rileggi, vedi che cambia il discorso?
P- Non ne ho più voglia posso mettere i cartoni?
N- Dai finisci di leggere così ti levi il pensiero.
P- Sono stanco, non ne ho voglia, non ce la faccio.
N- Bevi un bicchiere d’acqua e continua.

La crostata mi guarda felice e soddisfatta spalmata di albicocche a pezzettoni, ma lui lo sento non lo è ha uno dei suoi attacchi di sfiducia che devo combattere. Pulisco il bancone e lavo tutti gli utensili mentre finisce a stento di leggere.
N- Ora vediamo un po’ queste domande difficili a cui rispondere. Chi sarà chi entra?
P- Il pompiere.
N- Esatto, costruisci la frase a voce poi scrivila.
P- In classe entra il pompiere per ringraziare i bambini della segnalazione.
N- Va bene, vedi che non è difficile.
P- Con te vicino no.
N- Ma a scuola io non posso venire.
P- Però io non ce la faccio da solo è tutto molto difficile e non sono capace.
N- Credi che io sia capace invece? No, no. Tutti facciamo cose in cui serve tanto impegno. Sapessi quante torte ho bruciato e quanto sono stata sgridata dalla nonna quando mi insegnava a stirare. Mi sembra di sentirla: “Non si stira dal dritto senza la pezza, se no il tessuto diventa lucido. Stira al rovescio se sei così pigra.” E anche a scuola, quando facevo latino, mamma mia. Non parliamo di fisica poi. Mi viene ancora da piangere.
P- E come si fa?
N- Si impara un po’ per volta, un po’ al giorno. Si accetta di non sapere e ci si impegna. Ma non per fare felici gli altri, no. Per essere soddisfatti noi.
P- Ci provo, ma non prometto. Posso vedere i cartoni?
Avrà capito che deve farlo per se stesso? Ha la faccia stanca, è ancora un bambino nonostante sembri un colosso, io lo vedo così piccolo, così cucciolo.

R- Che profumo, è pronto? Ho una fame.
N- Ma sono le sei, mangiamo come al ricovero?
R- Colpa tua, torno di là altrimenti attacco a mangiare.
N- Andate tutti fuori da qui. Ho da fare anche io.

Il forno è a pieno ritmo, cuoce le teglie pronte, dovrà fare due turni, la cucina è in standbye, forse mi merito una siesta. Prendo il libro che ho iniziato e mi fiondo sul divano. Tutto mio.  Lo chiamano un mercoledì da leoni ma io lo ribattezzerei come La storia infinita.

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