La mia intervista a “Bonjour”

pablo.png

Valentina Nizardo preferisce il crowdfunding in quanto scelta innovativa, diversa dalle case editrici a pagamento ma che comunque dà voce agli esordienti. Dopo 3 mesi di campagna e diversi mesi di editing, i racconti scritti anni prima si trasformano in Bonjour, un libro che parla di viaggi, amicizia e vita. Attesa colmata con la sua impagabile ironia e gli appuntamenti di reading nei pub in grado di tenere i lettori sempre informati e sulla corda. Una scrittrice eclettica che nella vita insegna italiano (ha da poco aperto una virtual school), vive di musica e adora lo yoga, ha pronti altri libri nel cassetto, ma oggi vi parlerò solo di questo: Bonjour.

Sono felice di farlo conoscere attraverso il mio blog perché spero chi lo leggerà avrà l’opportunità di sperimentare le stesse mie sensazioni.

Chi pensa di trovare in Bonjour un libro facile di quelli scritti da una donna che parla di donne, si sbaglia di grosso. Tutto è tranne che banale e facile. Costruito intorno a quattro personalità diversissime tra loro, fa un bel viaggio nell’universo femminile. Ma non ve lo racconterò io, sarà il libro stesso a piccoli stralci a farlo. Infatti le mie non saranno sempre domande ma semplicemente opportunità per l’autrice di raccontarci come è nato. Anche perché nella quarta di copertina è già detto tutto: Quattro donne, quattro anni prima ad Anversa, quattro anni dopo a casa propria per ritrovarsi. Un unico motivo che le unisca: l’effetto improbabile che lega chi, all’improvviso, ti piomba nella vita a ciel sereno per non andarsene mai più.

valentina

Benvenuta Valentina, nonostante abbia appena detto il contrario, ti faccio subito qualche domanda per scaldarci un po’, partiamo da quella più scontata. Perché Bonjour come titolo?

Da quando ho iniziato a lavorare il secondo anno dell’università (ormai una ventina di anni fa!!) varcando la soglia dell’agenzia di marketing mi veniva spontaneo dire bonjour. Ed è una cosa che ho fatto per anni e che ha da sempre accompagnato i miei ingressi anche a scuola (fino a che ho cambiato vita 7 anni fa…).Provate voi a iniziare la giornata con Bonjour invece che con Buongiorno, Guten Tag, Good Morning! Non ha un sapore diverso?!

Ogni esperienza racchiude in sé aspetti negativi e altri positivi, di questa tua avventura quali ricordi?

Ero in Messico e ho ricevuto la mail che mi diceva che il mio libro era stato accettato per la campagna: ero euforica!! La negativa: vedere “mio figlio a cui venivano tagliati i capelli come non volevo io” durante l’editing…ma poi devo dire che mi piace come gli stanno dopo lo shock iniziale.

L’emozione di chiudere la campagna è impagabile, come dire che un peso di 100 chili è sceso dalla schiena. Poi l’estinzione dell’editing non ne parliamo. La scelta della copertina, e finalmente l’arrivo della prima copia stampata. Raccontaci le tue emozioni.

Ero in montagna per Natale e capodanno e mi arrivavano le foto dei miei amici sostenitori con il libro appena arrivato: mi venivano i brividi (e mi sono venuti ancora ora a ripensarci, non scherzo!!) e non vedevo l’ora di tornare a Milano per toccare le copie che erano arrivate nella vecchia casa di mia nonna, per chi se le era fatte mandare lì… e anche in questo la mia nonnina mi è stata vicina: nella gioia impagabile di aver il mio Bonjour tra le mani.

Quale emozione ti trasferisce scrivere.

Mi fa sentire viva. Viva davvero. Come quando ti perdi nel tempo e il tempo non c’è più.

Le emozioni quando si mette in mano altrui la propria creazione artistica sono altissime. La decisione di affidarti e far scegliere agli altri se il valore c’è nel tuo lavoro o meno, è dimostrazione di fiducia, follia o?

Sono anni che i miei amici e anche solo conoscenti leggono quello che scrivo (vecchi libri autopubblicati ancora in vendita online, articoli, racconti ecc) e mi spingono a cercare di farmi pubblicare: alla fine ci ho creduto e ho dato fiducia più a loro che a me!

Oltre a scrivere leggi anche, sarei pronta a scommetterci ma svelaci di chi e cosa ti cibi. 

Leggo molti libri legati alla crescita interiore, allo zen, alla filosofia orientale e non; ma mi piacciono molto anche i romanzi che definirei leggerei (tipo il mio) ma che leggeri non sono perché ti fanno assaporare la vita proprio come lo zen. Parlo dei libri della Bertola o di scrittori come McCall Smith. Sono cresciuta leggendo e rileggendo (e rileggendo ancora) Fitzgerald che ho adorato fino alle lacrime. Ma credo che ogni “fase della vita”abbia una “fase di lettura”.

Arriviamo a noi dunque, ispirazione o metodo. Cosa funziona meglio per scrivere un buon libro?

Io non lo so davvero! So che per anni ho scritto prosa di getto come valvola di sfogo. Poi sono passata a un farlo con più metodo. A me piace molto quando le parole scorrono come nella poesia quando leggo, quindi quando scrivo leggo e rileggo le mie frasi per trovare come farle fluire meglio (anche musicalmente parlando). Inoltre mi piace che facciano vedere ciò che descrivo, come piccole istantanee di vita. Spero di riuscirci almeno!

Bene ora possiamo dire di conoscerti meglio, sei una persona interessante e profonda, ma lo stesso molto ironica e simpatica. E sì, gli opposti convivono benissimo in te, approfondiamo quindi meglio il tuo romanzo.

16831980_10155096093328556_5632974110696639342_n.jpg

Partiamo da questa citazione: “Ognuno ha il suo posto nel mondo. Ognuno ha il dovere di scoprirlo e di onorarlo. Nel vero senso della parola. Ogni essere vivente deve saperlo riconoscere e deve sapere che solo assecondandolo sarà felice. Felice davvero. Perché quello è il suo senso. Quello la sua vocazione. Quello è il suo compito voluto da Dio o chi per esso. Ognuno ha dentro di sé i semi per realizzarsi. Ma non sempre li fa crescere.” Si intuisce subito che affronti il tema dal suo nocciolo: la consapevolezza. Ognuno di noi può rivedersi in queste parole, non solo la protagonista che arriva a questa conclusione, per farlo esistono percorsi diversi. Lo yoga, la meditazione, ma anche altri sempre alla portata di tutti.

Quando l’ho scritto non praticavo ancora yoga (non come ora che sto prendendo la certificazione riconosciuta dal CONI) e in effetti non ero ancora arrivata a sentire davvero quello che capivo a livello razionale: in questo credo che lo yoga (non inteso solo come pratica fisica ma soprattutto come mezzo per far evolver il nostro uso della razionalità) sia stata, almeno per me, la chiave di volta, la bacchetta magica che mi ha dato la possibilità di fare il salto quantico da un modo di vivere a un altro (un salto di coscienza che a livello fisiologico è scientificamente provato: si usano parti del cervello diverse perché lo si allena, come tutti gli altri muscoli, a funzionare in modo diverso). Il cervello degli yogin vibra con frequenze diverse da quelle utilizzate durante la maggior parte della giornata (anche da chi medita e fa yoga appunto): cercare di vivere sempre in questo stato di pace anche nella vita di tutti i giorni è quello che intendevo raggiungere quando dicevo di vivere sempre come in vacanza (vacanza come modo di essere e non come parentesi in una vita che ci sta stretta!). Forse all’alba dei 40 anni ci sono riuscita. Più o meno!

“Charlotte sapeva che il suo posto nel mondo lo aveva trovato. Lei si era trovata. Ed era serena. […] Il mio posto nel mondo non è nessun ruolo.” Questa protagonista, sa di volere l’amore in maniera diversa da “tutte le altre”. “Lei vuole un amore puro.” Una che non si accontenta? Una con le idee chiare? O semplicemente una donna coerente con se stessa?

Charlotte è la più controversa dei personaggi: ha le idee chiare, ma l’attimo dopo le mette in discussione, non si accontenta, ma finisce a fare cose che in realtà non vorrebbe davvero, vuole l’amore puro ma ne ha una tale paura da chiudersi nella granitica certezza che non esista.
Coerente con se stessa… sicuro. Ma anche con la sua paura appunto che non le permette di aprirsi all’imprevedibilità della vita perché, piuttosto che sentirsi prigioniera di un’etichetta, le rifugge tutte a priori senza capire che basterebbe non identificarsi in nessuna di loro per non esserne schiava, lasciando che il proprio essere sia quello che è: e l’amore verrà da sé. Almeno così dicono;-)

“Volare è un po’ come andare in bicicletta: una volta che impari non è che poi non lo sai più fare. Anche se non lo fai per un po’.” Con volare tu sei molto esplicita intendi: “aprire le ali e spiccare il volo dando alla vita la possibilità di parlarti”. E’ molto bella questa frase e molto profonda e permette di entrare proprio in ascolto con la parte più intima di ognuno di noi.

È quello che ho cercato di fare tutta la vita: lasciarmi andare, tornare ad andare in bicicletta come quando ero bambina e non pensavo a tutto il resto, agli schemi, alle etichette, ai doveri… tutti lo sappiamo fare e ora, solo ora, non credo più sia da irresponsabili vivere la vita in modo spensierato, senza la paura di un lavoro non fisso, di un marito o di una famiglia.

“…la mattina in cui si vide davvero per quella che era: una donna capace di scegliere. Di scegliere davvero.” Ci sono momenti di consapevolezza nella vita di una persona che hanno in sé una valenza quasi magica, tu lo racconti come un istante di quotidianità e infatti spesso avvengono proprio così. E ne parli ancora facendone un esempio calzante proprio quando citi noi esseri umani colti nei momenti più strani: tipo appoggiati al finestrino dell’auto fermi al semaforo, tanto per dire.

Io le chiamo “illumination!”, una sorta di lampadina di Einstein, in cui, mentre finalmente sei in quello stato di cose puro e senza tempo, vedi tutto chiaro come fosse sempre stato lì: non solo lo vedi ma te lo senti in tutto il corpo, nel cuore, nel cervello, nella pelle. E in genere sono cose di una banalità lampante che ti fanno anche sorridere di te! Momenti di stupore cosmico in cui ti accorgi che “wow tutto torna” e tu non devi proprio, con gran sollievo, farci un bel niente.

“ Ma non tutte le favole sono vere. E non tutte le vite ne hanno bisogno alla fine.”

Non tutti hanno bisogno di colorare tutto per poterlo assaporare: io ho passato 39 anni della mia vita a farlo, a colorare e a disegnare, a pretendere che la realtà si adeguasse al mio schizzo. A ricamare su cose inesistenti, a cancellare cose che non rientravano negli schemi, a vivere di favole senza vivere davvero. E ammiravo chi non aveva bisogno di tutto questo. Come Charlotte.

“Esistono davvero diversi livelli. Esistono davvero persone e persone. […] Essere capaci di assaporare e condividere, senza sventolarlo in foto mozzafiato, senza dichiararlo a caratteri cubitali in smancerie da diabete, senza etichettarlo in qualcosa di così palesemente evidente come bronci, capricci, gelosie, incomprensioni.” Cioè esistono coppie vere.

Sì. Esistono. Quella di Lucy e Miguel ne è un esempio. Ne conosco poche nella vita, ma anche in amicizia ci possono essere rapporti altrettanto sinceri: così spesso capita che le amicizie siano basate su bisogni insoddisfatti e pretese nascoste, spesso si litiga per un niente e non si superano dissapori che potrebbero essere invece risolti semplicemente sorridendoci su.

Facciamo ora un gioco. Tu sei tra le quattro protagoniste la scrittrice, chi sono le altre tre amiche?

Nella realtà intendi? Devo dire la verità – e chi mi conosce forse lo avrà anche intuito leggendomi- in ognuna di loro c’è una parte di me, o meglio ognuna di loro è una delle mie fasi di vita, o dei miei modi di essere o essere stata. Quindi difficile dire chi sarebbero le altre se io fossi solo Charly. Una cosa è però certa: spunto per i dialoghi e per le atmosfere del libro l’ho preso in gran parte dalle mie storiche amiche d’infanzia con cui sono letteralmente cresciuta, e ovviamente anche dal mio eterno ex fidanzato, migliore amico, compagno di vita e di viaggi in Inghilterra. Quindi non solo un libro di amicizia al femminile…

“Il segreto della vita, della sua di vita era saper godere della situazione che le capitava, senza volerne un’altra. [..]Non puoi cambiare la realtà, al limite puoi aspettare che lo faccia lei stessa. Che poi è come dire aspettare l’evento successivo, la prossima mossa di quello che altro non è che il nostro destino”

Bè il segreto della vita è una parola grossa: quello che volevo dire era che non puoi far altro che accettarla, la vita, nel bene e nel male, perché solo così non te ne farai sopraffare e ne godrai il vero sapore. Ma ripeto io queste cose le sapevo in provetta, non le sentivo – e talvolta non le sento tuttora – come mie.

Dici tante cose tra le pagine, senza mai volerle insegnare, ma spesso certe frasi si incollano nella mente e rimangono lì. Ad esempio che “Non occorre una vita nuova. Basta semplicemente saperla colorare dei colori che vuoi tu.” Mi sono ritrovata spesso a tornare indietro sulle pagine appena lette per assaporare meglio questi concetti in cui le quattro protagoniste, una alla volta ci propongono il loro modo di colorarla.

Mi hai fatto venire i brividi: sapere che le cose che scrivo possono rimanere incollate nella mente dei lettori è il complimento più bello che potevo aspettarmi. E non scherzo sto scrivendo con quella che io chiamo la pelle di cappone!! Mi fa piacere perché mi sono resa conto negli ultimi anni e soprattutto negli ultimi periodi che quello che più mi gratifica è poter trasmettere qualcosa agli atri: sicuramente in questo libro cercavo di trasmettere e insegnare forse più a me che agli altri come colorare la mia vita, ma ovviamente riuscire a farlo fare a te e a chi mi legge (insieme a me appunto) non può che riempirmi di gioia! Certo devo dire che gli ultimi racconti che sto scrivendo sono ben lungi dal voler insegnare qualcosa invece: forse perché non ho più bisogno di insegnare a me stessa?

Affronti anche il tema della paura, in una delle riflessioni che Charlotte ha tra sé e sé. “In genere non si vive, non si vive bene intendo, per paura: paura di perdere qualcosa, perlopiù; di non avere tempo; di non aver soldi; di non essere all’altezza; di invecchiare; di essere traditi, derubati, seviziati, rapiti. Ma il fulcro è sempre lei, la paura.” E alla fine proprio lei ammette: “ E un bel giorno ho smesso. Ho smesso di cercare di superar me stessa.” La paura ci nasce dentro e siamo noi stessi a farla crescere, dunque?

Sempre per quanto riguarda la mia esperienza di eterna bambina fifona, sì: siamo noi ad alimentarla seguendo gli stessi schemi mentali che l’hanno prodotta. Ma prima o poi tutti si cresce e si smette, almeno un po’, di provare paura per tutto. Quello però di cui parla Charlotte è qualcosa di più profondo, la paura di vivere in generale che paralizza la gente in situazioni di comodo (e non solo nelle relazioni) per la paura appunto dell’ignoto. È una brezza nuova e che ti fa sentire libera ogni attimo quella che ti scompiglia i capelli una volta fatto il salto. Ed è come provare a fare la verticale sulla testa: devi solo aver la certezza che non succede niente anche se cadi dall’altra parte, è il lasciarsi andare oltre quel terrore di cadere; e poi un giorno, senza nemmeno accorgertene, puf, ti ritrovi lì a testa in giù, oscillando un po’ ma così stabile che non ti pare vero.

Vorrei chiudere questo carrello di citazioni con una di quelle che mi è piaciuta di più. “ Non devi essere felice perché innamorata, devi essere innamorata per condividere la tua felicità con qualcuno…” Sei innamorata e credi nell’amore?

Sì ci credo e sì lo sono. Ma per la prima volta nella mia vita, a 40 anni, lo sono in un modo in cui non avevo mai pensato di poter essere: ero troppo bisognosa per poterlo capire, perché per me l’amore era un modo di essere colmata, di essere felice. L’esatto contrario di quello che sa e sente Charlotte. Non ero capace di amare per la gioia di dare e non di ricevere qualcosa che mi facesse sentire sicura. Quindi sì, finalmente ci credo e ci credo davvero. E sì, sono innamorata. Almeno credo, dato che è la prima volta che non ho più il bisogno morboso di sicurezza e che quindi è un mondo tutto nuovo da scoprire. Ora la domanda quindi potrebbe essere un’altra? Sono contraccambiata? Non lo so… ma ora non mi interessa è questa la novità! Accetto il mio essere innamorata e mi ci lascio andare. Il resto verrà da sé.

Ora vediamo se sei consapevole di cosa vogliono i lettori quando scelgono il tuo libro.

Spero che lasci dentro la voglia di vivere con gioia che provavo io quando scrivevo. E che forse qualcuno possa ritrovarsi in alcune riflessioni che faccio. E che possa anche sorridere di sé come io sorridevo di me scoprendomi a volte così fragile e ridicola

Invece tu cosa chiedi ad un libro quando lo scegli tra altri?

Di farmi perdere nelle pagine: non per forza di immedesimarmi nei personaggi ma di farlo nella storia come davanti a un film che ti ipnotizza e ti fa perdere, come dicevo sopra, la cognizione del tempo!

Siamo alle battute finali, ora ti voglio, questa domanda tocca a tutti i colleghi di bookabook. Tre motivi per comprare il tuo libro, e tre per non farlo.

Compralo: se ti piace viaggiare, immedesimarti in sensazioni che tutte proviamo ma non sempre riusciamo a definire, se ti piace l’autoironia.

Non comprarlo: se non ti interessa la visione femminile della vita, se ami la prosa classica, se non ti piacciono libri apparentemente leggeri (ma con perle di saggezza buttate qua e là).

Se vi ha incuriosito, se l’argomento trattato fa al caso vostro potete curiosare sulla pagina ufficiale e lo potete acquistare su amazon, ibsbookabook, nella vostra libreria di fiducia e… non dimenticate la recensione!

Se invece vi trovate nei pressi di Milano sappiate che:
– il 9 marzo alle 19.00 Bonjour avrà uno spazio all’interno della performance teatrale del Caffè giallo delle Compagnie Malviste;
– in data da definirsi tra aprile e maggio, sarà presentato da Giancarlo Sammito e dalle amiche lettrici al Magazzino della musica Mamu di via Soave 3, sulle note degli amati Clash: perché quando la musica ti vibra dentro cullandoti in uno spazio senza tempo, è come quando ti perdi tra le pagine in un libro.

thumb_img_7190_1024

5 pensieri su “La mia intervista a “Bonjour”

  1. più leggo le tue interviste più capisco che sei tagliata per questo tipo di intervento. Citazioni – significa che hai letto con cura il testo -, domande intelligenti che costringono l’intervistata/o – in questo caso Valentina – a estrarre dal proprio cilindro deelle risposte esaurienti e capaci di coinvolgere il lettore.
    Complimenti ad entrambe.

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...