La mia intervista a Massimiliano Riccardi

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Per stessa ammissione dell’autore il suo libro “Joshua” è stato oggetto di molte interviste che lo hanno portato a essere conosciuto nell’ambiente web, nonché letto e recensito da colleghi autori e blogger. Notate che ho scritto autori e non scrittori. Pare il termine vada stretto a Massimiliano Riccardi e quindi ecco perché lo sottopongo subito al mio solito turbine di domande, nella speranza di farvi cogliere la sua bravura e darne notizia a quanti di voi ancora non lo conoscono.

massimilianoriccardi

Perché non ti riesce di accettare l’appellativo di scrittore quando invece lo sei e anche bravo, aggiungo io?

Intanto un grazie per aver voluto regalare tempo e spazio a un tipaccio come me… Non me lo aspettavo e mi hai piacevolmente sorpreso.
Con la tua domanda tocchi un tasto dolente, io non mi ritengo uno scrittore perché in fondo al cuore non mi sento all’altezza di coloro che mi hanno fatto amare la letteratura. Non è un vezzo da finto modesto. Scrittore è un appellativo che rasenta la sacralità. Opinabilissima ma personale opinione. Scrivo storie, se in qualche modo ho regalato delle emozioni, tanto mi basta. Se tu hai letto il mio romanzo e mi dici che ti sei sentita soddisfatta della lettura… io sono felice come non puoi nemmeno immaginare.

Benvenuto su questo blog, il piacere è tutto mio. Sei dunque un giallista, uno di quelli che racconta efferati omicidi e tratteggia con dovizia di particolari i suoi protagonisti, siano essi aguzzini o vittime. E’ una passione o un modo di esorcizzare questa parte di mondo?

È una passione, non è l’unica, per adesso inizio la mia carriera di scribacchino così. Mi piace sperimentare, quindi chissà in futuro cosa mi inventerò. Il desiderio di esorcizzare determinate paure c’entra comunque. Hai ragione.

Joshua, il tuo romanzo pubblicato con la Casa editrice 5marzo è stato da tutti considerato un bel libro e mi accodo nel giudizio. Tratta una storia forte e molto attuale, nasce negli anni 80 e prosegue agli anni nostri. Le storie dei serial killer non hanno dunque tempo?

No, credo che siano storie senza tempo. Gli omicidi seriali, più o meno manifesti ci accompagnano dalla notte dei tempi, basta leggere tra le righe dei miti e dei riferimenti biblici per incontrare personaggi di una certa caratura, in merito al gusto di uccidere intendo.

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Come ogni scrittore di gialli devi conoscere bene l’animo umano e i suoi meccanismi nascosti, e io sospetto che oltre a una tua predisposizione naturale questo dipenda anche dal genere di lavoro che fai. E’ corretto?

Le mie esperienze professionali hanno influito, non solo quelle però. Per rimanere in tema, devo dire che tra l’attività di Pronto Soccorso e l’esperienza in carcere, ho avuto modo di incontrare “tipi umani” che farebbero venire la pelle d’oca al più scafato dei cronisti di “nera”.

Ora senza correre il rischio di raccontare troppo del libro, per chi non lo avesse ancora letto e stesse pregustando l’acquisto, vorrei entrare nel dettaglio approfondendo tematiche molto interessanti a mio avviso.

Quanto è stato difficile dare voce ai pensieri e alle pulsioni di Joshua? Di quale preparazione ti sei dotato? (Immedesimazione, studio di casi simili, studio del settore degli abusi…)

Sai che la tua domanda non è per niente facile? Ci sarebbero molte risposte banali adatte allo scopo, ad esempio sì e ancora sì alle varie opzioni che mi offri. Se devo essere sincero il percorso è stato un po’ doloroso, per vicende personali, per cose viste o vissute, ho veramente provato dolore nel descrivere certe situazioni. Alla fine ho raccolto tutto l’odio che mi è capitato di provare nella vita (è successo a tutti no?), tutta la rabbia, tutto l’amore, tutto il senso di ineluttabile, e l’ho scaraventato addosso ai vari personaggi, compreso Joshua. Sotto certi punti di vista possiamo dire che i sentimenti del romanzo sono veri. Mi sono detto: ” ma io non sono un maniaco, non ho subito personalmente abusi, come posso descrivere un personaggio, o dei personaggi simili, senza cadere nel classico cliché?” Alla fine ho deciso di raccogliere i sentimenti, negativi o positivi, delle persone che ho conosciuto, non gli atti subiti oppure compiuti, le sensazioni insomma, e da lì sono partito. Sono partito da quel barlume di umano che c’è alla base di un certo tipo di disumanità.

Come scrittore hai la forte capacità di volare tra le pagine soffermandoti sulle emozioni dei parenti delle vittime e far sentire palpabile il dolore e la rabbia. Prendi le distanze dal racconto e dai personaggi scegliendo di fornire spiegazioni sulla “lucida follia” del protagonista. E’ una dote perché ovviamente hai il tuo punto di vista che potrebbe prendere facilmente piede nella narrazione, invece lo eviti.

Questa è una cosa che ho imparato con il tempo, un po’ per sopravvivere io stesso a determinate cose, un po’ per aiutare chi dovevo curare estraniandomi dal suo vissuto e da eventuali atti esecrabili che mi avrebbero impedito di essere lucido nello svolgimento del mio lavoro. Immagina il dover rimettere in asse le ossa spezzate di uno che ha causato un incidente da ubriaco uccidendo delle persone, oppure medicare il ferito di un conflitto a fuoco che magari ha ammazzato un poliziotto. Dura eh? L’astensione dal giudizio diventa una disciplina. Questo non preclude che io non abbia le mie opinioni, anzi, dico solo che durante l’atto terapeutico mi impongo una visione super partes, mi occupo dello specifico del mio agire. Ho scritto in quel modo ciò che attiene la cornice del romanzo, lo specifico della parte narrante al di fuori della caratterizzazione dei personaggi.

Il mio personaggio preferito è lo sceriffo che risalta ancora di più in mezzo a tutta questa brutalità perché usa un’arma potentissima. La sincerità. E’ un uomo virile e completo che mi ha emozionato moltissimo. Da chi hai preso spunto per creare il suo personaggio?

Stark Dumpsey è mio nonno, in tutto e per tutto. Soldato di due guerre, poliziotto, uomo di possanza. Pregi e difetti. Non aggiungo altro perché mi viene subito il magone. Ancora oggi che sono un vecchietto di quasi cinquant’anni è il riferimento primo per tutti i valori positivi che riesco a rispettare.

Un buon poliziotto è colui che “nelle difficoltà non vede muri e ostacoli ma solo opportunità”?

Un buon poliziotto è colui che privilegia la sua missione di aiuto. Colui che ha ben chiara la differenza tra legge e giustizia. Personale opinione.

Visto che ho svelato il mio personaggio ora sono curiosa di conoscere il tuo.

Lo stesso tuo.

Spesso il male è riconducibile a una nascita, con la frase “Il male genera eredi” lo spieghi chiaramente, però non è sempre detto, a volte il male nasce anche in ambienti sani, insomma pare abbia regole di vita tutte sue. Tu ne hai circoscritte alcune e fanno entrare nel circuito della perversione peggiore. Gli abusi.

Ovviamente tutto attiene a delle considerazioni frutto di mie opinioni personali. Sicuramente se ci sono delle complicazioni di tipo patologico attinenti alla psichiatria il discorso cambia, lì non c’è ambiente sano che tenga. Vero è che individui sottoposti sin dalla prima infanzia ad abusi di ogni sorta, a violenze, alla reiterata dimostrazione di atti turpi, beh, in quel caso il rischio di ripercorrere certi meccanismi è alto. Non credo però nel “destino segnato”, sono convinto che l’indole, la capacità di essere presenti a se stessi, possano svolgere un ruolo fondamentale, credo che influiscano anche tutti quei riferimenti positivi come la scuola, una qualunque comunità dedita all’accoglienza e all’educazione, tutto ciò che è in grado di indicare la giusta via da percorrere. I singoli individui, le istituzioni, possono cogliere segnali di malessere. In questo la società ha una grande responsabilità.

Ora estrapolo un brano e vorrei che tutti lo leggeste con molta attenzione.

“ Uno stillicidio continuo, costante, che riempie di veleno la tua mente. Alla fine, quando la misura è colma, quel veleno che si raccoglie goccia a goccia diventa una marea. Rompe gli argini. Sono consapevole che alla base c’è un problema di personalità. Non cerco scusanti. Quello che è accaduto è frutto di scelte mie, soltanto mie. Non ho mai trovato chi potesse rendersene contro, sopratutto che avesse la voglia o il coraggio di riportarmi verso una realtà diversa. […] Ho avuto persone che mi hanno amato, è vero, tutte dolci e piene di affetto. La loro colpa è stata di lasciare che le cose accadessero senza la giusta autorevolezza per porre un veto a certi comportamenti. […] Non vedo differenza tra chi commette il male e chi semplicemente lo guarda scorrere senza intervenire. Io stavo per perdere me stesso. Ho trovato la forza nell’odio. ”

Qui siamo dentro alla mente di un uomo spregevole che, consapevole di non avere scusanti, arriva a un esame di coscienza. Ora devi confidarcelo: ricalca la personalità del tipico abusatore?

La mia non è una considerazione professionale, mi baso su dati empirici, frutto soltanto della mia personale esperienza, dico no, secondo me no, o meglio, le dinamiche di sviluppo e crescita si riscontrano spesso, è vero, ma altrettanto spesso ci troviamo di fronte a persone che sono semplicemente malvagie. Ho conosciuto criminali che non hanno nemmeno l’idea di cosa sia un esame di coscienza. Io credo che il male esista in quanto tale, così come credo nel bene. Alle volte bisogna prendere atto che esistono persone cattive, punto e basta.

Come ho scritto nella mia breve recensione, il tuo libro lascia aperte molte domande, non perché abbia un finale aperto, anzi, ma proprio perché tocchi temi molto attuali che fanno riflettere. Abbiamo un ruolo importante nella vita altrui e dobbiamo esserne consapevoli a ogni parola, a ogni gesto tatuandoci in fronte che ad azione segue reazione.

Non avrei saputo dirlo meglio

La mia opinione personale su Joshua è che ti avvinghi pagina dopo pagina facendoti assistere a una storia in evoluzione, dalla sua nascita alla sua fine. Concluso il libro restano vivi i personaggi che si stampano a fuoco nella mente come il buono e il cattivo, di cui seguire ed evitare le orme. Un piccolo capolavoro. Complimenti davvero.

Queste parole sono la ricompensa e il riconoscimento più bello che un autore possa sperare di avere. Mentre scrivo mi tremano le dita.

Ora un’ultima indiscrezione, so che stai lavorando ad un altro libro o meglio a due. Vorrei sapere solo una cosa a riguardo. Scrivere è catarsi, espressione libera di pensieri altrimenti impossibili da esaurire in un discorso. I lavori in cui sei impegnato quanto ti stanno alleggerendo di questo carico?

Scrivere mi aiuta a capire meglio chi sono. Tratteggiare i personaggi, ascoltando cosa hanno da dirmi, mi permette di estraniarmi da tutto, ascoltare ciò che di me è più profondo. Un po’ come il pescatore che mentre aspetta, oppure compie gesti minuti, lascia libera la fantasia immaginando infiniti mondi.
Nadia, posso solo concludere rinnovando il mio ringraziamento per questo bel momento di scambio di idee.
Grazie a te e a tutti gli ospiti del tuo blog

In realtà il bel momento è stato il mio e anche se può sembrare una cosa sdolcinata o preparata, non lo è. Un uomo che ha avuto un nonno come lo sceriffo Stark Dumpsey non poteva di certo deludermi. Ha scelto un lavoro “tosto” e ben consapevole di quanto richieda energie si è corazzato con l’unica cosa che regala energia: la famiglia. Un bell’esempio di come si possa essere uomini.

Quindi vi invito a leggere il suo “Joshua” e a visitare la sua pagina e il suo blog che di certo non vi lasceranno insoddisfatti.

29 pensieri su “La mia intervista a Massimiliano Riccardi

  1. Tiziana

    O scrivo un commentone o passo in più rate.
    Non ho mai commentato i libri altrui (detto così suona male, ma avete inteso cosa voglio dire) di chi frequenta i blog. ( voi ne gestite pure i vostri oltre che partecipare. Non per paura, ma trovo che osannare o dissacrare da parte mia non aggiunge né toglie se prima non viene letto il libro. Sarebbe una ruffianeria (che non mi appartiene) o un dispetto in caso di poco feeling con l’autore.
    Per espormi, vuol dire che vale la pena farlo. Il merito è di intervistatore e intervistato.

    Finita la premessa, nessuno me ne voglia, ma le interviste che fa Nadia, non le fa nessuno. Secondo me è una giornalista dentro.
    In Massimiliano vedo tanto. Da psicologa dentro, vedo un autore o racconta storie, come piace definirmi anche per me se stessa, con un valore in più.
    Da quel poco che ci incrociamo, noto una persona sensibile, forte, ironica e che non si prende sul serio anche dopo aver fatto un libro.
    Cosa che alcuni si sarebbero montati la testa.
    Questo modo di essere nella vita e da come leggo nell’intervista traspare e Massimiliano lo dà ai suoi personaggi.
    Mica facile per niente far trasmettere emozioni.
    Poi avrei delle domande, ma faccio un altro commento.Già è lungo questo.

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    1. Passa tutte le volte che vuoi, è sempre un piacere.
      Grazie per esserti esposta, credo di condividerne in pieno i motivi, e grazie anche per il complimento rivolto a me. 😊(sono cresciuta di un metro)
      Allora aspetto di conoscere cosa ti incuriosisce perché sono certa che Massimiliano sarà al solito gentilissimo e felice di risponderti.

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      1. Massimiliano Riccardi

        Cara Nadia, rientro adesso dal lavoro, mi trovo questa meraviglia di intervista pubblicata e mi è venuto il batticuore. Sei stata gentilissima ma anche molto incisiva, più di una volta mi hai messo in difficoltà. Mi hai reso onore e non credo di meritarlo. Dirti grazie non basta.

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        1. Eppure tutto volevo tranne che metterti in difficoltà, in luce sì quella dei riflettori che meriti, quella dei lettori che devono ancora conoscerti. Quindi viviti con merito questo piccolo plauso dalla platea di Svolazzi e scritture, perché sono tutte per te.

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  2. Io più conosco Massimiliano e più mi innamoro di lui… lo sapevo che poi si fraintendeva. No, a me piacciono le femmine e lui femmina non è. 😀 Scusami Nadia, un po’ di goliardia maschile, a volte ci divertiamo a scherzare su Facebook. No, dico, mi innamoro di lui come persona. Sa dosare ironia, intelligenza, sensibilità, come pochi. E quando c’è da arrabbiarsi, indignarsi, sa pure essere incisivo.
    Lui non lo dice, ma io sì. Massimiliano è uno scrittore.

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    1. Questo è l’amore pieno di stima che infatti crea il bel legame che esiste tra chi vede oltre. Che importa essere uomini o donne quando è dell’anima della persona che ci siamo innamorati.
      Sono rimasta molto colpita anche io di quanto sia sensibile e allo stesso tempo mantenga la virilità mascolina che la sua imponenza fisica e mentale sanciscono. Gran bella persona, e gran bel libro.

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      1. Massimiliano Riccardi

        Grazie Nadia, quel minimo di sensibilità che possiedo, pochissima davvero, non è farina del mio sacco, mi piacerebbe darmi delle arie, in realtà ho avuto il privilegio di essere stato allevato da grandi Donne, infine ne ho sposata una che è la più grande di tutte.

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          1. Massimiliano Riccardi

            Ah beh, in merito a questo, il mondo è Donna. Una volta ho detto al mio figlio maggiore (devo dire che mi ha guardato come fossi scemo) che poteva dubitare tranquillamente che Dio ci avesse dato la vita, ma sicuramente non del fatto che è stata una Donna a metterci al mondo, tutto stava nel cercare di esserne degni. Ho temuto che gli venisse il diabete dopo questa sdolcinata 😀 😀 ma in fondo ci credo davvero

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    2. Io più conosco Massimiliano e più mi innamoro di lui… Se lo dico io, invece, che sono una donna e per di più sposata, mi metto nei guai da sola! 😛
      Diciamo che condivido stima, ammirazione e tutte le belle cose che vengono fuori di lui in rete. 🙂
      Una dichiarazione in piena regola, Max… 😀

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      1. Massimiliano Riccardi

        Marina, tu sai, eccome se lo sai, sei una di quelle stelle che nel firmamento della rete guardo con ammirazione, da cui imparo, che con intelligenza e garbo mi aiutano a capire cosa rimane di importante al di là del virtuale. Per il resto, una dichiarazione fatta da una persona limpida e pulita non può essere fraintesa.
        Marina superpiù 😀 😀 😀

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    3. Massimiliano Riccardi

      Cavoli Marco, leggere certe cose, scritte da chi conosce la fatica e la passione che ci vogliono per raccontare… beh, se ti dico che mi sento più alto, ricco e sereno, di quando mi sono svegliato stamattina mi credi?
      Grazie davvero, sai che la stima e ricambiata, eccome se lo è.

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  3. Tiziana

    Grazie Nadia.
    Volevo chiedere a Massimiliano se è un caso che scriva gialli o è il suo genere di scrittura. Se è nelle sue corde, diciamo o spazia in altri generi.
    Mi piace molto la copertina del libro, il bianco candido con quella mano insanguinata è perfetta. Mi invoglia visivamente a comprare il libro.
    Ed è molto come primo impatto.

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    1. Massimiliano Riccardi

      Tiziana, devo dire che scrivere gialli, o thriller che dir si voglia, mi diverte parecchio. Davvero tanto. Preferisco scrivere senza costruzioni che mirino o ambiscano a un tipo di letteratura considerata alta, per adesso voglio imparare a raccontare storie che facciano divertire, riflettere, emozionare, tutto nello spazio e nel tempo di una lettura scorrevole e piacevole, così, semplicemente.
      Per rispondere alla tua domanda, no, non è l’unico genere che voglio studiare, mi lancerò anche nel genere ad ambientazione storica. Ho anche un progetto che non ha nulla a che vedere con l’azione o il thriller, qualcosa più strettamente legato alla vita e le vicissitudini di una persona incredibile che ho conosciuto e di cui parlerò. Boh, vedremo.

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  4. a volte mi pare di essere monotono in quello che scrivo in calce alle tue interviste. Non sono mai banali. Domande intelligenti che stimolano le risposte degli autori. In questo modo si ha una duplice forza. Chi intervista e chi è intervistato. Mix veramente stupendo. Poco libro molto persona. Così chi ti legge è incuriosito e compra il libro.

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    1. No non sei mai monotono, anzi sempre troppo gentile. Spero davvero di sortire il giusto effetto in tutti e che nella piena libertà dei propri gusti si scelga di leggere questo o quel libro. Ogni volta che riesce ne sono sempre molto felice.

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    1. Io ringrazio te per la preziosa occasione.
      Conoscere l’autore di un’opera è meraviglioso per me e credo aggiunga valore al suo lavoro. Delizie dell’epoca 2.0!
      Spero siano in molti a cogliere al volo l’occasione di leggerti e seguirti perché di certo non resteranno delusi. Quindi ancora grazie a te .

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      1. Massimiliano Riccardi

        Guarda, il valore aggiunto lo danno persone come te. Persone vere che leggono, scrivono, sperimentano e fanno poche chiacchiere. Scrivere, scrivere, scrivere. Grazie ancora.

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