Family Sitcom 14

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Sabato. Un sabato come un altro.
Mentre penso “che bello niente scuola, niente alzati, lavati, vestiti, vi accompagno al pulmino” mi arriva un bacio pizzicato e torno al suolo della realtà.

R- Sveglia, lo sai che hanno atletica oggi, vero? Il caffè è pronto, io vado a lavorare. Ci sentiamo più tardi. Buona giornata.
Non faccio nemmeno in tempo a capire, che le parole cominciano a trovare il loro ordine in testa, mentre mi scontro con la barba sottile e pungente che nemmeno stamattina si è fatto. E’ sabato.
Apro gli occhi. Uffa anche al sabato. Alzati, armati di pazienza. Pronta che si inizia?
Due zombie incollati alla tv.
MP- Aooo.
N- Buongiorno, ma siete già lì? Dormito bene? Pronti a iniziare?
MP- Shttt! Lo vedi che c’è il cartone … dopo.
No, ma come dopo? Mi piazzo davanti alla tv pronta a spegnerla. Poi ci ripenso, è sabato, in effetti li capisco, anche io avessi potuto avrei dormito ancora ore. Lavati, preparati e sistema. In ordine. In fila. A incastro.

P- Mamma, mi devo lavare?
N- Direi di sì altrimenti vai a far ginnastica in pigiama.
Atletica uguale a tuta. Ne servono due, abbigliamento completo. Mentre mi avvicino all’armadio faccio mente locale. I letti li ho cambiati ieri, ma i pigiami no, devo ricordarmi, meglio se li prendo subito. Arieggio la stanza e provo a ottimizzare i minuti pensando al futuro prossimo. Al ritorno doccia, quindi altro cambio. Svuoto i cassetti, appoggio sul cuscino quello che servirà a ognuno.
M- Sono pronta, dobbiamo già andare?
N- Due minuti, prima stendo.
Già le lenzuola di ieri, oggi c’è vento asciugheranno veloci. Solo che due minuti non bastano. Si devono essere moltiplicate nella notte e ora pare che la lavatrice sia il cilindro di un mago.

Corsa contro il tempo. L’orologio non mente, arriveremo in ritardo. Si corre. Non siamo gli ultimi, c’è il sole, ho ricordato di prendere il libro, nel cortile c’è la panchina che mi aspetta e una quiete che a pagarla costa oro.
Il libro mi scivola veloce, peccato solo sia triste, parla di un amore rotto come i frammenti taglienti del cristallo. Si illumina il cellulare. Mamma. Sì tutto bene, sì hai ragione, sì te la mando, no non credo, sì sto leggendo. Ciao.
Mentre chiudo lancio un occhio al telefono che in effetti da stamattina non guardo. La riga superiore è piena di simboletti.
Messaggio. Spam di pubblicità.
Mail. Wow. Parlano di Buck e il terremoto. Devo informare il branco, è una bellissima notizia. Giro di messaggi, tutti lo sanno, tutti felici, è una bellissima recensione. Zapping sui media. Fatto.
La riga è vuota. Ora posso infilare il telefono nelle segrete della borsa e non guardarlo più, spergiuro. Ancora trenta minuti e poi da quella porta usciranno due tornado sudati e pieni di adrenalina.
Mi infilo di nuovo tra le pagine del libro, ma arriva una mamma, due chiacchiere, tre mamme, si aprono discorsi, chiudo il libro. Il tempo vola. Eccoli i bambini! Pronti si riparte.

Si corre. Casa. Doccia.
M- Faccio da sola, tranquilla.
N- Va bene, ma non dormirci sotto l’acqua, mi raccomando.
P- Io gioco, intanto.
N- Fila a prendere la cartella che fai i compiti.
Grammatica. Aggettivi qualificativi. Inventa, collega, sottolinea, ricopia. Allenamento. Fa sempre bene rinfrescare la mente. Dieci minuti volano, due pagine fatte. Sono come il coach che gli respira sul collo.
N- Tocca a te ora la doccia. Andiamo. Spogliati, infilati che io arrivo, metto su la pentola.
Menù super veloce: pasta, fagottini di bresaola con il formaggio, insalata mista. Tiro fuori otto mani, il bancone diventa una succursale del frigo e vedo comparire una nuvola profumata che deve studiare il congiuntivo glielo leggo in faccia: mamma mi aiuti?
N- Ripeti che ti ascolto.
Sento l’acqua scivolare, dal rumore non sta interagendo, scommetto che spera di lavarsi per caduta senza strofinare. Devo ancora tirare fuori il cambio per la scuola pulito, per lunedì. Posso farcela. 
M- Che io dormissi. Che tu…
Sgattaiolo in bagno. Fetente, sta letteralmente giocando immobile come una statua… Lo insapono come si deve e mi raccomando ora sciacqua bene che torno, metto la pasta a cuocere.
M- Che io sia, che io sia stato, che io fossi, che io fossi stato. Ma secondo te è bello il congiuntivo?
N- Guarda se lo impari bene ti salva la vita. Sapessi come lo usa a sproposito la gente, ti prego tu salvalo, non dire castronerie, dedicaci tempo.
M- Mah?! Poi dobbiamo fare quello passivo. Mi si attorciglia la lingua, ma è la colpa dell’apparecchio.
Peso la pasta o non la peso? La butto a occhio? Come la condisco? L’ho fatta partire la lavatrice? Ah no è vero mancava la roba loro dell’allenamento. Ok allora posso farla ora. Uffa anche al congiuntivo!
N- Arrivo, tu vai avanti che arrivo. Ti sei sciacquato? Fammi controllare.
Fuori due. Pasta scolata, pronta in tavola. Mi aspetta il randevouz con il bagno. A noi. Peccato i barattoli non abbiano gambe per tornare al loro posto, pare aspettino tutti me. Tappeti arrotolati pronti da scrollare, evapora l’ultima goccia di caldo dalla stanza mentre la lavatrice va per la sua strada ligia al dovere. Loro mangiano, soddisfatti e complici, mentre il divano è disseminato di libri e quaderni, sembra una cartoleria. La stesa è asciutta, prima di scrollare i tappeti in effetti posso raccogliere. In terra c’è pieno di foglie, prima di stendere la prossima meglio pulire.

Non so come, non so perché ma il tempo vola. Loro sono al gelato, misteriosamente comparso sul tavolo dopo aver spazzolato tutto, io devo ancora sedermi. Il terrazzo però chiama vendetta e il sole mi invita a stare un po’ fuori. Dalla porta compare un profilo barbuto che di nuovo mi punge come un porcospino.
R- Ma ancora non hai mangiato?
N- Non ho trovato il tempo.
R- Dentro c’è un casino che fa paura. Cosa è successo?
Come casino? Dentro c’è tavola messa, libri sul divano, bambini in camera, tappeti da rimettere in bagno perché il pavimento doveva asciugare… Io sto pulendo le piante sul terrazzo. Sì ok un po’, ma di quello sano. 
Lo guardo, ci penso, è sabato, sono le due. In effetti a me sembra più una maratona. La giornata è lunga, posso avere un team break?
Ho congiuntivi e aggettivi che mi ballano in testa, tra poco tocca ai Babilonesi e frazioni. Posso farcela, posso farcela, solo non devo guardare il telefono. Sembra l’albero di Natale tutto illuminato.

R- Hai pensato a cosa possiamo fare domani?
N- Domani? Mhhh mettono tempo brutto, secondo me relax.

6 pensieri su “Family Sitcom 14

  1. tipica giornata, il sabato, di non relax. L’hai ben descritta. Ed eri solo alla 14. Il rwesto come è andato?
    Ma domenica relax? Mito o realtà?
    La barba non punge, parola di barbuto 😀
    E brava coi congiuntivi. Si usano, si usano e lo sai anche tu. 😀

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    1. Ah i congiuntivi, che bellissimi scioglilingua! Non riesco a capire come mai il sabato e la domenica si debbano concentrare gli uragani di tutta la settimana. Invece di riprendere il fiato lo si perde del tutto. Mi sa tanto che siamo un po’ masochisti!
      Invece io la barba non la amo molto anche se capisco sia davvero impegnativa da fare ogni giorno, quindi soprassiedo.

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      1. basta lasciarla crescere, come ho fatto io molti anni fa e tenerla corta, sistemandola una volta alla settimana. E il problema è terminato.
        Sì, non capisco perché sabato e domenica sia un concentrato di lavori o altro.
        Per i congiuntivi… bellissimi. Io cerco di usarli 😀

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