La mia intervista a “I sogni non fanno rumore”

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L’autrice che vi presento oggi:

Sceglie il crowdfunding per pubblicare il suo libro perché lo considera uno strumento innovativo che dà voce agli emergenti. Dopo solo 3 mesi di campagna e 2 di editing, in cui grande fervore e passione mantengono vivi i rapporti con i sostenitori, pubblica con bookabook il suo romanzo “I sogni non fanno rumore”. Un libro che tratta di amore, amicizia e calcetto, il tutto condito dalla letteratura, e i cui personaggi ama rivedere vivere negli occhi dei lettori. Insegna latino greco italiano e storia in una scuola superiore, ma è anche la co-fondatrice di un centro di lezioni private a Modena ed è mamma di due figlie femmine.
Scrivendo si rilassa e rigenera, trova la magia che la proietta in un tempo indefinito dove può essere chi vuole creando tutto quello che vuole. Si definisce una scrittrice classico-frizzante (decisamente fuori dagli schemi) e finalmente ora, dopo mesi di gestazione, ha tra le mani il suo libro-figlio: un’emozione che va provata, non si può raccontare.

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Benvenuta Roberta Dieci. Bellissima donna, scrittrice esordiente del panorama editoriale nel settore della narrativa. Uno dei generi con più pubblicazioni e lettori vista l’esplosione del momento. In questo scenario si rischia di essere paragonati, presto dimenticati e soprattutto immediatamente superati dalla prossima uscita. Eppure sarei pronta a dire che nel tuo caso non sarà così. Infatti non lo penso solo io e lo dimostrano i fatti.

Sei reduce dalla recentissima premiazione al concorso letterario BUK FESTIVAL di Modena!! Primo premio tra più di 200 testi. Complimenti davvero. 

Il tuo libro ha una carta vincente che non svelerò ai lettori, perché anche io l’ho scoperta solo leggendolo, e vorrei che lo stesso fosse per chi si accinge a sceglierlo, ma vi assicuro lo rende speciale. Però svelerò gli aspetti che hanno colpito me, spingendomi all’acquisto.

Grazie a te Nadia per le belle parole.

La copertina. É molto artistica. Avvolgente, originale e stuzzicante. Questi capelli lunghi, rossi e svolazzanti che circondano il libro anche nel dorso e nel retro invogliano alla lettura. Davvero azzeccata a chi va il merito?

Va a Paolo Forte, che ha un passato da grafico pubblicitario, ma è anche un ottimo scrittore.

Il titolo. É evocativo. “I sogni non fanno rumore”. Ti va di spiegarlo raccontandoci qualche aneddoto?

La nascita del titolo è il frutto di un sogno. Una mattina di qualche anno fa mi sono svegliata con questa frase in testa, non so spiegarti da dove sia saltata fuori, (i Greci direbbero che sono stata ispirata da una divinità) so solo che mi sono subito messa al computer e ho scritto di getto quello che poi è diventato l’incipit del capitolo XII. In origine questa frase era ‘confinata’ in quel capitolo, il titolo del romanzo era completamente diverso, si chiamava ‘Tacchetto 12’: l’avevo scelto per mettere in luce il contrasto che vive la protagonista tra tacchi a spillo e tacchetti da calcetto. Solo in un secondo momento ho scelto di cambiare titolo, l’idea era proprio quella di crearne uno più evocativo e, vista la tua affermazione iniziale, direi che ci sono riuscita!

La dedica. É esplicativa. Si intende da subito che all’amore associ la pazzia o comunque un sentimento davvero forte in grado di esaltare. “Per tutti quei pazzi che non si rassegnano a lasciare andare le persone che hanno infinitamente amato”. Da chi nasce questa dedica: dalla protagonista o dall’autrice?

La dedica è sicuramente della protagonista in cui (non posso proprio nasconderti nulla!) mi immedesimo fortemente. L’amore è assolutamente associato alla follia, o almeno dovremmo tutti essere un po’ pazzi quando ci innamoriamo. Penso alla famosa frase di una delle mie scrittrici preferite, Marguerite Yourcenar ‘Di tutti i nostri giochi, questo è il solo che rischi di sconvolgere l’anima, il solo altresì nel quale chi vi partecipa deve abbandonarsi al delirio dei sensi. Non è necessario per un bevitore abdicare all’uso della ragione, ma l’innamorato che conservi la sua non obbedisce fino in fondo al suo demone.’ (Memore di Adriano). Anche l’arte, come l’amore, ha bisogno di ragione e follia, apollineo e dionisiaco, ma questo riguarda il mio personale modo di pensare: amo associare l’amore all’arte e ci porterebbe davvero troppo lontano!

Il booktrailer. È un piccolo capolavoro. Hai realizzato un vero e proprio corto cinematografico che aggiunge valore all’opera. La voce della bravissima attrice Lara Guidetti e nelle immagini l’incantevole Elena Luttichau, danno vita ai personaggi che pare escano dalle pagine diventando reali. Perché hai scelto il supporto di questo strumento per promuovere il tuo libro?

Le immagini catturano l’attenzione, non c’è dubbio. Utilizzare immagini e suoni per parlare di un prodotto come un romanzo permette di raggiungere un pubblico più vasto, anche chi non ama leggere. Ed è proprio quello che è successo: molte persone che leggono poco si sono avvicinate al mio testo e, così mi hanno riferito, l’hanno letto tutto d’un fiato.

Questi sono gli aspetti che mi hanno condotto a prediligere il tuo libro. Una scelta istintiva in cui mi sono sentita attratta e che mi vede soddisfatta.

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Mano a mano che leggevo e mi addentravo sempre di più nella vita di Giulia, la tua protagonista principale, sentivo che esisteva un’altra star: l’amore. E di lui via via trovavo dipinti i volti: ogni tanto entusiasmante, emozionante, travolgente e ogni tanto il suo contrario. Alla fine chi è costui? Mette alla prova o come scrivi “Non è uno sport da femminucce, l’amore.”?

Dei dolci contrasti dell’amore parla tutta la letteratura europea (e non solo), basta pensare all’eros dolceamaro di Saffo, ripreso poi dall’’Odi et amo’ catulliano, ma anche il topos dell’amore-armato della letteratura italiana medievale (giusto per citare i miei preferiti). La tua domanda va proprio al nocciolo del problema e svela la realtà prettamente ossimorica di questo sentimento: i due poli non possono essere disgiunti, saranno sempre inevitabilmente legati tra loro; lasciamo quindi aperta la domanda, anche se io ho la mia personale risposta che ribadisco: non è uno sport da femminucce, l’amore.

Considera che io sono l’antisport per eccellenza e detesto il calcio eppure il tuo romanzo l’ho letto con la curiosità di conoscere quel mondo che scende in campo e fa rotolare la palla mettendocela tutta e mi sono lasciata travolgere anche dalle curiose telecronache riportate. Però mi è sorta una domanda: come si può conciliare in una donna giovane l’amore per il calcetto e per il mondo classico?

Questo è uno degli ossimori della mia vita. Ve la immaginate la vostra prof di greco che gioca a calcetto o che va in discoteca o che fa shopping con le amiche in modo ‘compulsivo’?
Essere un contrasto vivente è una delle mie principali caratteristiche, che ho trasmesso anche ai miei personaggi.

Giulia è una studentessa molto promettente, ma acerba in campo sentimentale. Stila il Decalogo del Misantropo, in cui “gli uomini sono nemici nessuna pietà”,“innamorarsi è la cosa peggiore che possa capitare”, etc etc. Per buona parte del libro racchiude in sé il pensiero delle persone ferite dall’amore coinvolte nella delusione che è capace di provocare. Credi sia lo stereotipo di chi fatica ad avere fiducia di un sentimento tanto superbo?

Non ci avevo mai pensato: trovo molto interessante questa tua lettura. Giulia è un personaggio molto complesso, perché è proprio come tutti i giovani: ha una voglia matta di provare emozioni, di rischiare, ma poi, quando si scotta, si ripiega su se stessa e, prendendosela con gli uomini, vuole in realtà sgridare se stessa: ‘come hai fatto ad essere così incosciente?’ sembra ripetersi in continuazione, ma poi è pronta a ributtarsi a capofitto nell’amore che prova per Luca.

Leggere il tuo libro è intraprendere il tragitto di Pollicino, semini indizi sull’amore pagina dopo pagina, ma nonostante sia un libro dannatamente romantico non mancano i colpi di scena in grado di tenere alta l’attenzione.

L’amore è il tema centrale di questo libro, un amore che cresce e trasforma chiunque incontri. Un’emozione capace di plasmare non solo il cuore, ma soprattutto la mente. Essendo il sentimento per eccellenza e qui addirittura ragione di vita, mi viene da chiederti se ti sei ispirata a modelli della letteratura che citi o davvero nella vita hai visto con i tuoi occhi amori del genere?

Una componente autobiografica c’è. Alcuni amori li ho provati sulla mia pelle, altri li ho visti negli sguardi degli altri, altri ancora li ho, naturalmente, sognati. E poi c’è il mio amore per la letteratura antica, che ho più volte citato nel mio libro: le storie d’amore ‘classiche’ sono per me fonte di continua ispirazione.

Ci sono molte frasi che estrapolate dal testo mantengono forte la loro valenza e sono certa diventeranno citazioni altrettanto interessanti. A questo proposito su due vorrei un piccolo approfondimento.

“Esiste solo una vera storia d’amore nel cuore di una donna”.

Ognuno di noi ha nel cuore una persona. Per alcuni questa coincide con il compagno/a di vita, per altri con un ricordo del passato, per altri è solo un sogno. Quale sia il vostro amore non sta a me dirlo.

“Il viaggio per me è assolutamente indispensabile: è il tempo che mi è concesso per controllare i moti dell’animo.”

La protagonista del romanzo è una ragazza molto impulsiva e per controllarsi ha bisogno di un mezzo, di uno stimolo esterno. Il viaggio in treno, oltre ad essere una metafora di tante, tantissime cose, è anche un mezzo per ‘respirare’, per ascoltare i propri sentimenti e per cercare di dominarli.

Posso tranquillamente ammettere di aver pianto anche io con Giulia e i personaggi del libro. Le mie sono state lacrime di commozione, le loro liberatorie e purificatrici. Le tue mentre scrivevi e rileggevi alcuni passi?

Anche io ho pianto con i miei protagonisti, perché le emozioni, messe nero su bianco, non possono che sconvolgere l’animo. Per me la scrittura ha una vera a proprio funzione catartica.

Oltre a scrivere immagino tu legga, sia per il lavoro che fai, sia per la preparazione classica dei tuoi studi. Quali sono i tuoi generi-autori preferiti?

Ovviamente. Sono una lettrice accanita. Adoro i romanzi d’amore, i gialli, i thriller, i romanzi di formazione, le favole, i saggi critici: insomma, di tutto e di più. Da quando ho terminato il mio romanzo, poi, leggo tutto con occhi diversi: capisco quanto lavoro e impegno ci sia dietro ad un testo e apprezzo, ammiro, imito chi ha talento. I miei autori preferiti sono Alessandro D’Avenia, Nicholas Sparks, Marguerite Yourcenar, Jostein Gaarder, la Rowling, ma anche Umberto Eco, Cicerone, Virgilio, Catullo. Mi piace molto il modo in cui raccontano le grandi pagine della storia Alberto Angela ed Eva Cantarella.

E dopo tante letture mi sapresti svelare se ispirazione o metodo? Cosa funziona meglio per scrivere un buon libro?

Credo ci voglia il giusto equilibrio di entrambe le cose. A volte non c’è l’ispirazione e bisogna supplire con il metodo e con tanta determinazione.

Cosa vogliono i lettori a tuo parere quando scelgono il tuo libro?

Che sia piacevole, leggero, ma che si pianti nel cuore, come un ricordo profondo, come un’idea che ronza nella testa.

Cosa chiedi invece tu ad un libro quando lo scegli tra altri?

Che mi insegni qualcosa, che mi trasporti lontano.

Le emozioni quando si mette in mano altrui la propria creazione artistica sono altissime. Hai da subito deciso di affidarti ad un sistema che fa decidere gli altri se il valore c’è nel tuo lavoro o meno. Questa è fiducia, follia o ?

Oppure incoscienza, o tutte e tre le cose.

Sei pronto a vederlo in balia del giudizio esterno?

Certo, ritengo le critiche un modo per crescere: tutti ne abbiamo bisogno

Si sa che i critici peggiori, quelli più inflessibili sono: l’autore, la famiglia, i nemici, coloro che si divertono a distruggere tutto. Tu lo hai letto per forza, la tua famiglia?

La mia famiglia mi sta sostenendo molto in questo progetto: soprattutto mio marito che è stato utilissimo per la revisione del romanzo. Mia mamma all’inizio era scettica, ma dopo averlo letto mi ha fatto molti complimenti.

Tre motivi per comprare il tuo libro.

E’ unico,
sorprendente,
magico.

Tre per non farlo.

Non compratelo se non volete ricordare il vostro passato felice,
se soffrite di tachicardia,
se non vi piace emozionarvi.

Ora dopo tanto parlare vi lascio alle bellissime immagini del booktrailer e vi invito a visitare il suo canale youtube, la sua pagina fb dedicata, e se vorrete leggerlo eccolo su amazonbookabook, ibs.

16 pensieri su “La mia intervista a “I sogni non fanno rumore”

  1. Nadia mi aveva già parlato in privato di questo libro in termini entusiastici. E anch’io ero rimasta colpita dal trailer: non è facile per un esordiente riuscire a produrre un prodotto così accurato e “professionale”. Poi devo dire che anche tu, Roberta, come persona mi hai sempre ispirato molta simpatia, per il poco che ho potuto conoscerti on line.
    Questa intervista conferma tutte le mie impressioni, quindi, che dire?, ho acquistato il tuo libro e lo leggerò quanto prima. Ti auguro sinceramente il successo che meriti. 🙂

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  2. riprendono le intriganti interviste. Questa è veramente super. Hai messo nel mio motore una tale curiosità, e il booktrailer la ha rinfocolata, che penso di leggere il libro, anche se i romanzi d’amore non sono proprio quelli che preferisco.
    Complimenti a tutte due. Brave nel chiedere e nel rispondere.

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  3. Io soffro di tachicardie, ma il cuore va allenato! 😉
    Bella la copertina, molto sensuale, bravo Paolo Forte!
    Tacco e tacchetto mi ricordano Sognando Beckham, film del 2002, però le protagoniste del film mi sembrano più giovani.
    Donne con passioni generalmente maschili. Mi piacciono questi ossimori che ribaltano la normalità. Mancherebbe solo un romanzo sulle motocicliste…. 😀 😀 😀

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