L’amore ai tempi nostri

 

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Oggi il calendario vuole si parli con i cuori, tanti cuori o si parli di loro.
Meglio se di cioccolata, se accompagnati da mazzi di rose rosse, da frasi sdolcinate, da cenette romantiche, promesse importanti, baci sussurrati…
Al di là caschi proprio quel Santo che Geoffrey Chaucer (autore dei “Racconti di Canterbury”) decise di associare a storie legate ad amanti e fatti amorosi, trasformandolo nel Santo dell’amor cortese, anche io oggi parlerò d’amore.

L’amore è un discorso che incuriosisce, ammorba e ottenebra le facoltà mentali di molti. Per alcuni “Senza non si vive” per altri “Senza si sta meglio”. Affermazioni entrambe forti ed estremiste, eppure almeno una volta nella vita ognuno di noi nel momento di maggiore foga sentimentale, se non le ha espresse, le ha comunque provate. Perché l’amore resta un’emozione molto, davvero molto potente in grado di far scordare intenti e precetti che solitamente ci fanno rigare dritti. L’espressione aver perso la testa infatti pare coniata su misura.

Ma veniamo a noi. Uomini e donne. Uomini e uomini. Donne e donne. L’amore è amore, punto.
Trasmissioni televisive, approfondimenti giornalistici, volumi e volumi di parole nei tomi di letteratura.
Se ne parla cercando le ragioni profonde, sviscerando i meandri antro-psicologici. Eppure, nonostante il gran daffare, uomini e donne restano misteriosamente legati e divisi da regole che sfuggono. Attratti e allo stesso modo distanti. Quindi non stupitevi se l’argomento mi avvince e mi soffermo ancora un po’ per trattarlo.
Provo a ragionare ad alta voce nella speranza di capire meglio se a qualche conclusione alla fine si arriva.

Mi sono interrogata sul perché sia da sempre un po’ il buco nero in cui molti cadono; molti non tutti, ma di certo una quantità sostanziosa visto che avvocati divorzisti, cronaca e commenti quotidiani riportano dati allarmanti. Non ci si ama poi tanto, ma qualche fortunato c’è.

Partendo dall’inizio, perché tutto ha sempre un inizio, forse le cose hanno basi sbagliate. Sono cresciuta leggendo Alberoni (la mia è curiosità dai tempi dei tempi) e capendo alla fine ben poco delle teorie sull’amore. Quindi smessi i panni della studiosa sono scesa in campo e… collezionato le mie belle fregature, imparando strada facendo. Ma imparato? Non lo so.

Se l’amore è una malattia nessuno ne è immune e vada come vada è come la peggiore delle varicelle, ti lascia i segni.

La colpa di chi è? Una risposta io l’avrei. Di quelle che però non puntano il dito e basta, ma aiutano.
Se solo esistesse tra le materie che si imparano a scuola, anche l’educazione ai sentimenti. Invece tra italiano e matematica giusto un po’ di educazione alimentare, tra inglese e arte un po’ di educazione stradale, tra storia e geografia un po’ di educazione sessuale. Scusate ma i sentimenti? Conoscerli meglio non creerebbe un buon essere umano? Penso di sì. Aiuterebbe a capire meglio i segnali che il nostro cuore ci manda. Riconoscere se un persona la stiamo scegliendo per canoni estetici, affinità sessuali o mentali. Se il cuore ci batte o è solo un falso allarme.
Conoscere aiuterebbe a non giudicare, a comprendere, a riconoscere. Un’utopia? Così pare.

Pare, perché l’amore sembra qualche cosa di irraggiungibile o da cui fuggire.
Sapete cosa mi fa paura e rabbia? La data di scadenza dei sentimenti sempre più ravvicinata. Quel consumarli in fretta. E poi anche quel venderli in cambio dell’appagamento. E’ vero l’amore dovrebbe far stare bene, ma chiederglielo sempre non è calcare un tantino la mano?
Dopotutto i momenti no capitano a tutti. Anche all’amore.

Poi mi sono detta, impariamo per spirito di emulazione. Vediamo l’amore in tv o sui giornali e a noi donne pare solo scintille, inviti a cena, corteggiamenti romantici e regali stratosferici. Lo vedono gli uomini e tutte sono super belle, super accondiscendenti, super e basta. Lo vediamo in casa e… le cose sono un po’ diverse. I genitori litigano, gli amici si dividono…

Così mi nasce chiaro che ogni coppia è un puzzle. Non solo per i due protagonisti, ma perché in due si finisce per dare vita ad un teatrino: il prima di essere una coppia, il durante e il come si diventerà dopo esserlo stati. Perché come tutti sappiamo, tutto modifica.
Questo puzzle si compone di stress, felicità, prove, passioni e condizionamenti esterni che complicano non poco.

Infatti spesso accade che scelta la persona “adatta”, stimolante al punto giusto per intraprendere una relazione, ecco che nell’affrontare la vita di coppia si trasformi in un’altra.
Tipo entri a casa e…:

Vista da lui.  Calzini di spugna verdi, tutona calda e confortevole, maglia larga e sformata ma a cui è legatissima perché quella macchia le ricorda quella volta… Nessuna ombra di trucco o traccia di parrucchiere, nature pure. Non esattamente quella da pagina centrale di play boy che i primi tempi sembrava.
Visto da lei. Trascorri la domenica in casa e mentre ti danni a tenere a posto quel guscio di noci, lui si scaccola sul divano facendo zapping, ancora indeciso se meglio la doccia o la barba o scendere ad affittare un film, ma poi dopo un’ora sta russando con la testa rovesciata all’indietro e ti sembra l’orco del fagiolo magico.

Che fai abbandoni la storia e gridi “ahi me tapino/a?”
Molti lo fanno, non per questi motivi, ma a volte perché il velo cade e non ci si piace o sopporta semplicemente più. Dunque l’amore era solo un bell’abito e trucco? Buone maniere mascherate da velata ipocrisia?
In quell’educazione sentimentale dovrebbero insegnare poche cose, ma costruttive.

A conoscersi per poi mostrarsi.
A essere sinceri anche a rischio di sembrare inopportuni.
A mettercela tutta, sempre.

Perché l’amore è sacrificio e felicità legati a braccetto.

Anche se l’istinto di procreazione resta una poderosa pulsione, sono propensa a credere non sia l’unico motivo che spinge due individui a cercarsi. Amore e compagnia, affinità e complicità, restano le valide ragioni per inseguire o l’anima gemella o comunque il compagno/a per la vita.

Forse sono i propositi sulla durata l’errore? Il per sempre non esiste?
Forse. Siamo nell’epoca dove tutto si consuma veloce, dove il tempo corre sdoppiandosi magicamente e pensare una cosa resti la medesima per troppo tempo… controcorrente?
E’ ragionevole pensare che non siamo immutabili e quindi come cambiamo noi, cambino anche le persone vicine e lontane in un corollario di possibilità che sfida la sorte, l’incontro e chi lo sa… il piacersi?
Le variabili sono infinite.

Quanti possono raccontare di storie d’amore in cui tutto fila liscio senza doversi ricredere, senza scendere a compromessi, senza perdere un po’ di sé per ritrovare un po’ di noi mescolato nel sangue, senza aver viaggiato sulle montagne russe rigettando ogni organo?

Non sarà che al solito all’amore si è data un’armatura di responsabilità esagerata e anche qui le aspettative sono troppe?

E’dunque un misto di paura, diffidenza, incompatibilità a non fare funzionare il rapporto di coppia?

Trovarsi è già molto complicato. Piacersi, attrarsi, fidarsi. Poi intervengono banalità come problemi, dissapori e routine. Piccole prove per testare la solidità dei sentimenti. E lì ogni facile intenzione si spegne e pare dissolversi nel fuoco iniziale dell’amore.

Eppure uomo e donna si cercano da sempre e da sempre affrontano i medesimi problemi. Dovrebbero aver imparato, stilato il decalogo perfetto, riconosciuto i sintomi e trovato la cura. Invece…

Se tutto va bene per assurdità le cose non funzionano. Se tutto è complicato e la sorte pare voler dividere, allora il rischio di diventare amanti imbizzarriti pronti a scalare le montagne è in agguato. Come se sovvertire la sorte fosse insito nella formula della funzionalità del rapporto.
Esempi?
Le storie d’amore che da sempre ci riempiono il cuore e la mente facendoci sognare, che nascono da profondi tormenti d’animo, da incomprensioni sfociate in guerre. Renzo e Lucia, Romeo e Giulietta, Ulisse e Penelope. Sulla carta. Però forse, come a seguire la scia del principe azzurro delle favole, questi esempi di amore puro e perfetto ci hanno un tantino esagerato la percezione di come dovremmo sentirci. Sempre ebbri e felici.

E invece no.

Nella vita sono i nostri nonni, i nostri genitori, i nostri migliori amici a darci la misura di paragone. Nel panorama di oggi sono poche le coppie rimaste in piedi, sopravvissute alle tormente della vita, a quelle dei figli, della loro mancanza, ai problemi economici, alle pressioni dell’età e degli squilibri personali. Per questo oggi si parla di affinità, capaci di farci apprezzare l’altro/a che sta con noi.

Non è più il per sempre, l’esagerazione, né l’emulazione.  Ma l’affinità. Il vero potere che l’amore svela. Sarei ottimista, perché io all’amore ci credo. Credo sia un sentimento, non uno stato di vita apparente. Un sentimento che va alimentato di rispetto e curato come si fa con qualunque cosa, oggetto e persona a cui si recita una sincera promessa.

Quindi che sia o non sia San Valentino, buon amore a tutti, tutti i giorni della vostra vita.

9 pensieri su “L’amore ai tempi nostri

  1. Bellissimo post, Nadia, grazie per aver scritto qualcosa che va oltre le sdolcinatezze della giornata e molti luogh comuni.
    Educazione all’affettività sarebbe di sicuro da studiare a scuola, imparare in primis l’amore verso se stessi, e poi quello per gli altri.
    Buona giornata.

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    1. Grazie a te Sandra di aver letto il mio lunghissimo post. Felice anche tu condivida il mio pensiero, felice oggi sia l’occasione per manifestarlo apertamente nel tripudio di cuori e cuoricini e felici che sempre di più si metta in atto che tutto parte da noi!

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    1. Il commercio ne ha bisogno come di una tacca imprescindibile per andare avanti, ma non di certo le coppie e o i cuori. Festa quanto mai discutibile e massacrante per chi soffre di singletudine. Ostentazione per gli altri, spesso sì, purtroppo.

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  2. veramente ottime le riflessioni che mi faccio anch’io per spiegare o forse per spiegarmi il senso dell’amore.
    Diciamo che non ha spiegazione. E’ irrazionale come tutto quello che è di pancia. Viene, c’è e punto. Trovare la chiave, la ricetta, il senso è come cercare il classico ago nel pagliaio oppure tentare di far passare il cammello nella cruna di un ago.
    Testi, saggi, libri… per carità tutti belli, tutti piacevoli da leggere. ognuno con la sua ricetta miracolosa ovvero non servono a nulla, perché i miracoli sono merce rarissima. Io non vi ho mai assistito.

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    1. E in effetti ogni volta che si prova a emulare un’emozione da cinema o libro la realtà dissacra il sogno. L’amore davvero troppo appesantito di aspettative per reggerne il peso. Fortuna che dopo giornate dedicate come quelle di ieri l’amore torna al suo posto e fa solo battere il cuore.

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  3. “Ero innamorato, poi sono guarito. Ora ci sto attento, faccio il vaccino ogni anno.”
    M’è venuta così…magari me la segno per il racconto del prossimo anno.
    Oggi è san Faustino, santo dei single e patrono di Brescia. Perchè la festa degli innamorati è stata trasformata nella festa commerciale dei fidanzati e sposati (ma le parole, signora mia, sono gran differenti) e giustamente ai single gli viene il mal di stomaco ogni anno con questo show di cuori, fiori, cene e plateali declami al partner sui social (e tre secondi prima volevano ammazzarsi). L’amore va oltre. Ma a volte non ce la fa, e non è colpa di nessuno.

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    1. La tua frase mi piace, approvata!
      Ho sempre avuto una certa difficoltà con San Valentino anche da accoppiata. Oltretutto il mio compagno non sa l’esistenza di gesti eclatanti come fiori o cioccolatini per l’occasione, che risulterebbero falsi e forzati, quindi qualche tempo dopo si presenta con libri o “andiamoci a prendere l’aperitivo noi due” che fanno sempre il loro effetto.
      L’amore di certo non è la cenetta o il declama, e sigh proprio per questo è a mio avviso sempre meno evidente.

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