Intervista a Roberto Mingoia

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Intervistare autori sulle loro opere mi piace perché sazia la mia curiosità, ormai lo avrete capito. Da quando ho iniziato questa interessante “carriera da curiosa impertinente” ho passato in rassegna un numero consistente di libri e scrittori, diversi tra loro per stili, generi e personalità, ma mai avevo pensato di re-intervistarli. Eppure oggi lo faccio.

Ricordate il nome Roberto Mingoia? Quel vulcano che mentre promuoveva il suo Commissario Casu (potete rileggere l’intervista qui) già parlava del prossimo romanzo? Proprio lui.

Non mentiva affatto.

Ben ritrovato Roberto in questo salotto virtuale

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Sveliamo lo svelabile di “Maccheroni Connection”. Si tratta sempre di un giallo, ma non più ambientato in Sardegna, tua terra natale, infatti scivoliamo più giù nell’altra grande isola italiana. Tutto un altro panorama, tutto un altro libro. 

La Sicilia è la terra dei miei avi. Mio nonno era della provincia di Agrigento. Con questa terra ho sempre avuto un rapporto di grande amore e curiosità così ho deciso di farne l’ambientazione per il mio romanzo. Ho visto tanti film e letto tanti libri ambientati in questa terra e volevo dare la mia versione in chiave moderna. Una terra ricca di risorse e suggestioni, autentica, una terra di azione e di potere, di cuore…l’ideale per ambientare un giallo adrenalinico genere sesso e pallottole.

Per spiegare meglio di cosa tratta questo libro dai toni veloci e incalzanti facciamo come per i trailer cinematografici, godiamoci una visione d’insieme:

Maccheroni Connection è ambientato a Ogghiularu, un paese immaginario della Sicilia dove la criminalità e il male hanno preso il sopravvento. Camorra, mafia russa e l’immancabile Cosa Nostra, rappresentata dalla potente famiglia dei Cammareri, sono i protagonisti delle scorribande che turbano la tranquillità di questo luogo idilliaco abitato da onesti contadini e pastori. Un delinquentello appena uscito di prigione, Francesco Spina, nel tentativo di scampare all’inseguimento di alcuni spietati gangster a cui ha pestato i piedi prenderà il posto del maresciallo Luca Pappalardo appena arrivato in paese per fare regnare l’ordine e la disciplina ma morto fortuitamente in una rissa da bar.

L’originalità e l’innovazione pagano. Come lettore vado sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, di veloce, accattivante, che ti ruba l’anima. Questa storia ti trascina in una lotta senza esclusione di colpi tra bande e in un contesto corale che pone al centro il personaggio di Francesco, vero emblema del bene e del male che è in ognuno di noi.

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Come recita la copertina il colpo di genio di questo libro è il suo protagonista: “La storia emozionante di un ex galeotto che si trova a dover fare la cosa giusta.” Sono davvero tutta orecchi, ma come ti è nata questa folle-geniale idea?

Uno scrittore deve lavorare di fantasia e spingersi sempre oltre per rivoltare la realtà come un calzino. Mi piace ribaltare i clichè, innovare. Questa è una storia nuova dove il protagonista non recita solo i panni del bello e maledetto o del buono, ma li veste entrambi anche se a tratti. Il bene e il male è in ognuno di noi, a volte è la vita a scegliere. Altre volte non possiamo sottrarci dalla responsabilità di esercitare il libero arbitrio.

Senza svelare troppo. Il protagonista diventa tutore della legge di Ogghiularu, e da ex delinquente, potrebbe da subito vendere l’anima al diavolo. Visto che di diavoli quel posto è pieno. Ma lui va per la sua strada. E’ una sorta di Bruce Willis ma ancora più versatile, che ha crisi di coscienza e cerca sempre di fare la cosa giusta. E’ un uomo che è stato dentro per 10 anni e ha tanta voglia di vivere e amare. Ritrova Lisa la sua vecchia fiamma ma in un intreccio dantesco e lussurioso si ritrova ad amare anche altre donne. Dove lo porterà il cuore?

Ho composto questo libro ascoltando la canzone “Guai” di Vasco Rossi e visualizzando Francesco Spina/Luca Pappalardo a bordo di una moto per le campagne della Sicilia. E’ una storia di libertà e passione.

Il suo ritmo è turbinoso, frenetico. Il libro si legge veloce e bene, infatti è un susseguirsi di fatti privati e lavorativi che mettono i protagonisti sempre in pista senza far annoiare mai il lettore. In questo rivedo proprio la tua esuberante personalità.

Cerco di trasferire la mia personalità esuberante nei miei romanzi. In un giallo il ritmo e le suggestioni sono tutto, bisogna prendere il “toro per le corna”. Il lettore deve rimanere incollato alle pagine. Non mi accontento mai di sviluppare una storia sulla base di un fatto o di un personaggio. Cerco sempre di arricchirla di più storie e personaggi mantenendo comunque uno stile scorrevole e avvincente. E’ un romanzo corale: oltre ai vari clan ci sono i personaggi dei clan stessi, i cosidetti “picciotti”. C’è quello sveglio e cattivo, il leader. C’è il gregario, stupido e più sensibile. C’è lo scemo del villaggio, quello che dice sempre la cosa sbagliata e per questo divertente. Ci sono come accennavo prima tante amanti di Pappalardo, vecchi amici che tornano a farsi vedere con intenti non proprio idilliaci. Ci sono nuovi progetti e speranze e il destino sempre un po’ beffardo e castigatore. C’è la gente comune con le sue credenze, i suoi modi di fare e con una naturale predisposizione all’omertà. E tanto altro ancora.

Ci sono parecchie scene violente, altre intense, molto sesso, tanta azione e sentimenti concentrati nella loro accezione istintiva. Se dovessi paragonarlo ad un film sarebbe un Quentin Tarantino dove la sorte entra in gioco quando meno te lo aspetti. A cosa ti sei ispirato mentre lo ideavi e scrivevi?

Quando lo scrivevo ho pensato solo a concentrarmi sulla storia e sulla sua idea originaria. Ispirarsi ad un film può farti anche involontariamente emulare qualcun altro e il mio intento è sempre di essere originale. Il libro rientra comunque nel filone del genere pulp e gangster. Lo hanno paragonato a Tarantino, al film “Quei bravi ragazzi”, a “Donnie Brasco”, “Trainspotting”, “Pulp Fiction”. Mi rivedo in tutti questi generi ma poi ogni autore ha la sua impronta. Quando vedi un film di Stephen King lo paragoni con tante cose ma poi pensi “questo è un film di quel pazzo genio di King”.

Detto questo vorrei dare una piccola licenza ai nostri personaggi di uscire dal libro e raccontarci un po’ del loro ruolo. Quindi Roberto prima di tornare a te, dedicherò tutta la mia attenzione a loro.

Caro Francesco Spina, a tratti Luca Pappalardo, sei un personaggio fortunato che incappa nella sorte diverse volte, mantieni sangue freddo, ne combini un po’ di tutti i colori. Ma sei più onesto o disonesto, perché a me continua a restare il dubbio?!

Sono un duro dal cuore tenero. O meglio un duro con dei valori. Cerco di sicuro di fare sempre la cosa giusta. Combatto per necessità e non per scelta.

Caro Don Riccardo, lei intimorisce con uno sguardo chiunque, è un uomo rispettato ma che rispetta solo se stesso, è sprezzante della legge, anzi si sente superiore. Lo ammetta qual è la cosa più importante nella sua vita?

Il potere. Ma sono uno a cui piace tenere le mani linde come il culetto di un bambino. Ho un ventaglio di carte molto ampio quando devo agire. Tanti affiliati che si butterebbero nel fuoco senza esitare ad un mio ordine. Ma il personaggio più folle che uso per agire è Milton, un braccio destro/sicario che quando va ad uccidere qualcuno si toglie gli occhiali e agisce come una macchina spietata e infallibile.

Lisa tu sei la donna bellissima capace anche in jeans e maglietta di fare girare la testa agli uomini, è adrenalina, affinità o amore quello che ti ha legato al protagonista?

E’ amore e anche tutto il resto. Sono la donna della sua vita. Ma ho il mio bel caratterino. Sono ribelle da buon personaggio di azione. Agisco sempre col cuore, non faccio mai calcoli.

Ora una domanda a tutti. Si nasce disonesti o lo si diventa?

Domanda di riserva? Scherzi a parte nella mia esperienza di scrittore/lettore credo che a volte sia vera una cosa e a volte l’altra. Per questo le storie da raccontare possono essere infinite. In questo caso specifico comunque me lo sto ancora domandando…un libro deve far porre delle domande mai pensare di dare delle risposte.

Adesso tocca a te Roberto, è la divisa che fa l’uomo?

L’abito non fa il monaco. Ma comunque condiziona la vita di una persona. Per Francesco il distintivo è croce e delizia.

Ho volutamente intervistato solo tre dei protagonisti del libro, scegliendo quelli che lo rappresentano meglio, ma sono curiosa, chi sono i personaggi, se più di uno, a cui hai dato vita e ti senti più legato?

Sono legato a tutti i personaggi. Tra quelli che ancora non ho citato di sicuro ci sono Concetta, la nipote di Don Riccardo che lavora al Bar Tom (il bar del paese). Bella, seducente, vogliosa di scoprire il mondo. Oleg, figlio del patriarca russo che sbarca in Sicilia. E’una sorta di Don Riccardo da giovane: irriverente e pieno di iniziative. Tutti personaggi in grado di innescare una grande deflagrazione.

Vi regalo qualche citazione direttamente dai passi che mi sono piaciuti di più in modo che possiate immergervi nel ritmo della storia assaporandola.

“La torta era da spartire ora tra mafia, camorra e russi. Come nella natura selvaggia, dovevano coesistere insieme diversi predatori: il clan dei Cammareri era come i leoni, i Riccio come i coccodrilli, i Pavlov come le aquile. I leoni cacciano in branco con una strategia e una gerarchia precisa: sono organizzati e spietati. I coccodrilli sono predatori opportunisti: attendono la preda per lungo tempo prima di sferrare un attacco fulmineo e senza via d’uscita. Le aquile sono predatori astuti, voraci, efficienti, in grado di scegliere tra un menu amplissimo per la loro capacità di trasportare grosse prede: sono in grado di ammazzare una lepre, un salmone o un cucciolo di cerbiatto. Raramente si pestano i piedi tra loro, ma di sicuro sono gli esseri più spietati che la natura potrebbe concepire e mettere insieme in uno stesso territorio.”

A ogni categoria leghi un clan e questo aiuta a capire meglio la ferocia di quanto ti accingi a raccontare. Non so se concordi e se è anche il tuo pezzo preferito, ma hai voglia di spiegarcelo meglio?

Amo molto i documentari sugli animali di National Geografic. Oltre ad apprezzare la loro bellezza mi piace studiare i loro comportamenti, come singoli e come animali sociali. Sfrutto poi queste metafore nei miei romanzi. Come diceva qualcuno “lo scrittore è uno che racconta la vita attraverso le metafore”.

Cito di nuovo un passo del libro, che questa volta mi ha fatto sorridere. In poche battute esce fuori la caratterizzazione di un personaggio minore interessante, quello che hai definito “lo scemo del villaggio”, Gustavo, che rappresenta in realtà ben di più: uno spaccato del mondo di oggi.

Gustavo era al bar Tom con altri picciotti.
«Concè, qui funziona il uifi?»
«Si dice wa-fa, scemunito! Sì, c’è, la passaword è famiglia666». Tra sé e sé pensò: “Ma cosa se ne farà della connessione? Non sa nemmeno farsi un bidè”. La ragazza, a furia di stare in mezzo agli uomini, ragionava come loro e come loro era sboccacciata.
Ninì canzonò il suo amico: «Sempre su feisbuco, tanto non trovi nessuna che te la dà!»
In effetti Gustavo non era un adone: era tarchiato, muscoloso, mezzo pelato e non era molto loquace. In compenso sui social era sciolto, aggiornava puntualmente il suo status cercando di strappare più like possibile.

Avendo avuto l’onore di leggere in anteprima il tuo libro, gesto di cui ti ringrazio molto, nell’istante in cui arrivavo all’ultima riga mi ponevo già la domanda che sto per scrivere. Cosa hai in serbo? Perché sospetto non sia finita qui.

Lavoro sempre a due o tre progetti alla volta. Quindi ho in serbo tante altre sorprese per voi. Come faccio? Non lo so, dormo pochissimo. Di giorno scrivo e di notte sogno di scrivere.

Ho notato che usi una particolare forma scaramantica per “portarti bene “, molto romantica e che completa il tuo quadro.

Ogni mio libro si apre con una dedica a mia moglie, santa donna, mi supporta e mi sopporta con dedizione ed entusiasmo. Parliamo insieme dei miei progetti e col suo amore mi dà tanta ispirazione ed energia. Dedicarle ogni libro è un naturale ringraziamento e un modo per scriverle una frase col cuore sempre nuova e diversa e che rimanga per sempre 🙂 Ovviamente la dedica è una sorpresa che scopre solo prendendo il cartaceo tra le mani!

Siamo arrivati al momento dei saluti, ma c’è un consiglio che ti senti di regalare a chi ha il dubbio di fare il passo decisivo, il famoso mi butto o non mi butto?

Buttatevi, seguite il vostro cuore. Se vi piace scrivere fatelo. Fatelo giorno e notte e visualizzate il punto in cui volete arrivare: ci arriverete! Anzi sarete sorpresi dei risultati ancora più grandi che raggiungerete. Come dico sempre poi: “Se ce l’ho fatta io, ce la possono fare tutti!”

Quasi scordavo la parte più importante.

“Maccheroni Connection” Imprimatur Editore (promozione e distribuzione Rizzoli) lo trovate in libreria dal 2 febbraio in tutta Italia e in tutti gli store on line.

Tutto quello che non vi ho detto, tutto quello che ancora deve succedere lo troverete sempre qui nella sua pagina ufficiale, ricca e completa dove resterete sempre informati delle evoluzioni di Roberto Mingoia e dei suoi personaggi.

3 pensieri su “Intervista a Roberto Mingoia

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