Family sitcom 8

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A me certi pensieri vengono in mente nei momenti più strani. Però a ripensarci nemmeno troppo. In effetti ognuno ha la sua professione e io faccio la casalinga. Quindi se mentre pulisco le piastrelle del bagno rifletto è tutto normale.
Partendo dall’inizio la storia nasce così.
Vacanze di Natale, da poco finite. In casa regna il silenzio perché i miei figli devono fare i compiti.

Quel devono chiarisce bene il concetto.

Se metto la musica: ballano.

Se mi vedono: chiedono.

Quindi evaporo con guanti gialli in plastica a trasformarmi nella “pulisco casa da cima a fondo, non ci sono per nessuno” con catino al seguito, pieno di acqua calda colorata e profumata che farà miracoli.
– Non voglio sentire volare una mosca e mi raccomando fateli bene.

So di essere convincente, non hanno alcuna possibilità di passarla liscia se non completano l’ennesima pagina strapiena di esercizi, ho promesso loro il salto del pranzo e questo è peggio di mille torture! Allo stomaco non si comanda.
Mi rilasso passando lo straccio sulle piastrelle, fingendo di essere Karate Kid alle prese con la lezione di “metti la cera, togli la cera”. E’ quasi irreale questo silenzio in cui è invasa la casa. Oltretutto fa caldo ( non come ora che si gela dal freddo) e il sole che entra dai vetri mi porta l’energia per mettere tutto sottosopra come se fosse primavera. Meglio non sprecare l’occasione.

Parete dopo parete comincio a vedere luccicare e i pensieri mi nascono come funghi.
Seduta sul bordo della vasca veniva la nonna paterna a controllare che facessi bene il mio lavoro, quando appena sposata ero davvero un impiastro di donna di casa.
– Lucida bene i rubinetti, mi raccomando che sono tanto brutte le impronte… ecco vedi come brilla.
Mi sembra di sentirla la sua voce, come il suo sorriso dolce che mi insegna a fare del mio meglio. I suoi occhi che mi seguono e delicatamente mi fanno notare ancora quell’angolino.
Quanto vorrei averla ancora qui. Ma non c’è più da tempo ormai. E mi manca. E’ stata più di una nonna, una seconda mamma che mi ha cresciuto e coccolato facendomi sentire importante e unica. Quella dose di autostima che davvero male non fa, nella vita di un esserino implume continuamente a rischio di perdersi.

– Che bello il bagno quando brilla, specchio, piastrelle, lavabo… sa ancora di più di pulito, non credi?
Come un’eredità mi suona nelle orecchie il suo sprone a usare olio di gomito e senza accorgermene ora le piastrelle sono decisamente più brillanti. Nonna è sempre lì sul bordo della vasca a spiegare che una casa linda e ordinata fa meglio da cornice ad una casa felice.

– Eri felice nonna?
– Oh sì!
– Eppure quando ti sei sposata non avevi il bagno.
– E’ vero, ma la casa era sempre pulita.
-Come facevi a pulire un pavimento fatto di ciappe (pietre sottili e piatte) se tutti portavate gli scarponi?
– La neve d’inverno e l’acqua d’estate, e poi fretta e striggia ( pulisci grattando bene)
– Papà dice che eri la più precisa del paese e c’era sempre profumo di pulito in casa.
– Non solo io, però è vero.- Sorride come a perdersi nei meandri dei suoi ricordi e sta lì in silenzio a rimuginare chissà quali aneddoti- Sai era un modo per fare il proprio dovere.
– Eravate tutte donne di casa, una volta.
– E anche contadine e pastorelle. Tutto quello che le mani potevano fare. Si aiutava.

Se le guarda quelle mani, stanche, che sanno solo loro quante calze hanno sferruzzato, quanti rammendi, quanta verdura raccolta, lavata e tagliata.
– Si pensa sempre che la povertà sia sinonimo di sporcizia.
– Ma noi non eravamo poveri. Avevamo tantissimo. Una mucca, gli orti, due figli, la casa, tuo nonno che sapeva fare di tutto.
– E ti sentivi ricca?
– Oh sì tanto e poi lui mi trattava come una regina.
– Altro che le coppie di oggi che si uccidono. Due cuori e una capanna, pochi grilli per la testa e un unico amore per il resto della vita.
– Sono stata fortunata, anche una volta le donne venivano trattate male, non solo oggi, solo che tuo nonno era buono.

E’ ancora qui sul bordo a guardarsi le mani, sussurrandomi che una casa pulita rende la famiglia felice. Ma so che intendeva dirmi che devo essere felice io per spalmarlo un po’ ovunque. Casa, vita, rapporti.
Grazie nonna, per essere sempre qui.

Lei mi ha lasciato da anni ormai, ma le sue parole continuano a farmi compagnia. Parlava del tempo in cui era giovinetta: il periodo duro del dopoguerra. Le colava una lacrima, le tornava in mente la fame, la paura, poi mi rincuorava dicendo che tutto passa, migliora e allora la casa, la famiglia diventano importanti. Forse a pensarci oggi quei discorsi non sono tanto fuori moda. Abbiamo molto da imparare. Rispetto, dedizione e il vero significato dell’amore.

Pulite. Le mie piastrelle sono linde, come ogni immagine che ho di lei. Grazie nonna, per essere stata con me, anche se spesso mi manchi, ma so sempre dove trovarti.

17 pensieri su “Family sitcom 8

  1. Ahi ahi ahi signora mia, lei oggi mi strappa una lacrima, che io dopo 17 anni ho ancora una ferita aperta per come se n’è andata nonna Rina. Ha aspettato di vedere me per lasciarsi andare…eh, non se fa così. In un mese è volata via, noi ancora testardamente convinti di riportarcela a casa…

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    1. Bellissimo 100 e un mese, fortunatissime entrambe. Poter invecchiare è un lusso riservato a pochi e quindi va davvero premiato. Loro si vedono vecchi, noi li vediamo saggi, ma i nonni che scrigno di tempo ed esperienze che sono: un libro vivente.

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  2. Le nonne sono speciali. Io avevo un nonno materno speciale: è il mio angelo custode, da lui ho ereditato la passione per tante cose. Lo amavo e lo amo ancora, quando penso a lui e lo ricordo in tanti momenti della mia vita.
    Ci arriveremo a essere nonne pure noi è a essere così tanto amate dai nostri nipoti?

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    1. Non lo so Marina, ogni tanto anche io ci penso e me lo domando. Se da un lato invecchiare mi spaventa per gli annessi e connessi legati agli acciacchi dell’età, dall’altra lo considero davvero una gran fortuna per dedicare più tempo e amore a chi mi sta vicino. Il nonno come angelo custode è forse la figura più romantica che esista, molto più del principe azzurro e di gran lunga più rincuorante. E’ bello che certe persone non ci lascino mai.

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  3. Che bello il tuo racconto, poter guardare indietro e ritrovare così tanto affetto fa pensare al senso della vita… forse è questo: lasciare pensieri positivi ed esempi che ci facciano ricordare per sempre lasciando un po’della nostra essenza ai nostri cari. Grazie.

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    1. Sono molto lusingata dalle tue parole.
      Sul senso della vita spesso mi interrogo nella speranza di sbrogliarne il filo, ma sempre di più mi convinco sia proprio questo: dare il massimo e fare del nostro meglio per essere esempi positivi.
      Avendo due bimbi è quello che più mi propongo, per me e per loro.

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