I topi son tornati

Dopo la fiera i topi ballano....jpg

Oggi è un giorno spartiacque. C’è chi inizia la dieta, chi finisce le ferie, chi torna a scuola, chi… si ammala e resta a casa. Noi (come gran parte degli italiani) le vacanze pre-natalizie le abbiamo iniziate con febbre, annessi e connessi, spartendoci in famiglia i microbi, equamente. Nessuno si è tirato indietro. Non contenti abbiamo continuato con poche parentesi di arcobaleno, godendoci anche le feste, ma poi una ricaduta ci ha fatto visita e… Eccoci qui.

Così mi son detta, per una volta potrei quasi cambiare discorso e visto che è da un po’ che vi tengo a dieta di informazioni a riguardo, vi parlerò di loro che continuano ad essere i mini pelosetti di casa. Quelli della fiera dell’est. Ricordate?

Lui si lecca le zampe posteriori, lei si passa le zampette sul muso alla velocità della luce. La stessa di cui sono dotati, quando fanno le corse intorno al mondo sulla ruota. Sì, non scherzo, occhio e croce macinano chilometri al secondo!

Però c’è un però. Continuano a vivere un’esistenza in qualche decina di centimetri. Certo ora possono vantare una vera villetta a due piani con tanto di tubo spaziale per fare gli scivoli tipo parco divertimenti, ma sempre reclusi sono. Sfamati, osservati, infastiditi, ogni tanto dimenticati. Ma mai liberi.

Parlo dei nostri Axel e Lavaria i due Roborovski che da settembre sono diventati abitanti effettivi di casa (per chi non li conoscesse ancora.) Fuggitivi un paio di volte, con notti all’addiaccio dietro a qualche mobile, rintracciati e ripescati in piena notte dai due padroncini, che hanno saltato a piè pari il sonno per riportarli in gabbia.

E sì perché di cose ne sono accadute nel frattempo.

Come temevamo tutti, il cartone animato di Mignolo e Prof aveva previsto l’unico pensiero che a quei minuscoli roditori frulla in testa. Fuggire. Dove non lo sanno neppure loro visto che meglio della gabbia spaziale iper nutriti e coccolati non possono desiderare, ma insomma l’istinto è quello. Quindi hanno tentato con successo la fuga dalle due precedenti sistemazioni, meritandosi la nuova stile Alcatraz a prova di bomba. Ma l’ultima rocambolesca sparizione ci ha fatto stare con il fiato in sospeso per giorni. (Almeno a me che temevo danni ai fili della luce.) Rumori sospetti dietro l’armadio, strani versi che potevano raccontare storie nel pieno silenzio della notte, tracce microscopiche del loro passaggio in camera e il timore scavassero un buco nel muro come nelle migliori tradizioni per scomparire per sempre.

Poi la fame, quella fregatura atomica dello stomaco, ha ricondotto i fuggitivi all’ovile. Orecchie basse, zampette striscianti e vitalità di uno zombie. E presto tutto è stato dimenticato. Anche la notte senza sonno che ha provocato parecchi sbadigli in orario scolastico e la narrazione epica delle imprese dei topolotti di casa agli amichetti.

Tutto bene quel che finisce bene.

Solo che io a prenderci confidenza ancora faccio fatica. Per me restano mordicchiatori folli di qualunque cosa gli capiti a tiro e proprio no, non riesco a trattenere il dito nella speranza non me lo mordano accarezzandoli. Attraverso la plastica trasparenti sono ben più interessanti da osservare. Evidentemente resta solo il mio pensiero, visto che quando meno me lo aspetto la gabbia è aperta e l’esemplare femminile sta felicemente in adorazione della sua padroncina. La guarda, la studia, la percorre, le offre il cibo che ha immagazzinato e le deposita regalini neri come se fosse Natale di continuo. Una legge e l’altra la fissa, una corre alla ricerca della via d’uscita e l’altra la ghermisce al volo. Una bella coppietta. Niente da dire.

Primo saluto al mattino con capatina a sbirciare cosa staranno mai combinando e ultimo sguardo alla sera per augurare un buon riposo immancabilmente non osservato, visto che la notte continuano imperterriti a fare le grandi manovre. Corrono, saltano, corrono, tirano fuori tutto il cibo, corrono, rotolano come se non ci fosse un domani. E poi corrono ancora un po’. Perché leggendo e istruendomi scopro che sono animaletti vivaci, con temperamento da bimbi e necessitano quindi di continuo gioco. Avrebbero bisogno di un’oretta d’aria al giorno, una sorta di pista per lo sgambamento protetta e specifica per le loro piccole dimensioni. Pure?! Altrimenti di una palla in cui restare all’interno per correre in giro per la casa in completa sicurezza. Ecco ora mi viene da ridere. Già mi immagino il topo che sbatte da un angolo all’altro e con la sua grande fortuna apre la pallina e scappa ubriaco in cerca di un pertugio. No!!! Vade retro.

Siamo quindi tutti felici e contenti? Insomma. Io vorrei tanto un gatto, piccolo da coccolare, da accarezzare, da tenere vicino e con cui condividere il tempo, i pensieri, le emozioni, da far crescere. Ma un gatto non amerà i topini e si urla alla mamma cattiva che vuole a tutti i costi farli diventare il pasto di un micio. E dal momento che abbiamo scelto i topini tra i più longevi in commercio e si stanno ipotizzando già i nomi da dare alla cucciolata, se mai ci sarà, metto l’idea nel cassetto. Perché li osservo e penso che no, non posso fargli un torto e il gatto resterà il mio amico immaginario. Buono, pacifico, affettuoso, il degno attore di mille avventure, personaggio di qualche mia storia. Chissà magari prima o poi… Miao!

Se vi siete persi le precedenti puntate eccole qui. 1.2.3.

9 pensieri su “I topi son tornati

    1. Certo che quello che mi sono immaginata sarà ben difficile ritrovarlo nella realtà! I miei genitori ne hanno due che potendo vivono saltando e correndo liberi e felici (se non fosse per la fame e la comodità di trovarne pronto a casa non tornerebbero mai), mia suocera due che dormono tutto il giorno e una giusto le coccole le sopporta.
      In effetti… se ho timore dei morsi dei topini figurati delle graffiate di un micio a cui mi avvicino troppo. Immaginario è una sicurezza.

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    1. Sospetto una vera avversione per i topini!
      Anche io mai e poi mai avrei pensato di farne entrare in casa, ma con due figli a remare contro mi sono ritrovata con quel sì sofferto a cambiare idea. Ora purché stiano in gabbia mi sta anche bene, ma sempre topini restano, lo ammetto.

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  1. finalmente notizie di prima mano sui topini di casa tua. Sorriso e sorrisi. I topini sono divertenti argomenti dei tuoi articoli.
    Un micio o una micia? Uhm! chiusa in casa non lo vede bene, specialmente nei periodi di calore. Però sarebbe degno dei cartoni di gatto Silvestro, dove al posto di Titti, il canarino, ci sono i due topini corridori.

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    1. Come hai ragione, già mi ci vedo alle prese con il cartone di casa mia. Sai ci sono mattine che mentre faccio colazione mia figlia mi arriva vicina tenendo delicatamente la sua topolina in mano e mi fa sentire i baffetti sulle guance, se solo non avessi i nervi addormentati farei saltare la colazione sul soffitto!
      Sempre felice di farti sorridere.

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  2. Io amerei i tuoi simpatici roditori, invece ho Tom Mangiaratti che ogni due per tre fa a botte con altri felini e mi torna a casa tutto ammaccato. Ha già rischiato di perdere un occhio, lo stordito. Ma il mio vero sogno è lui: un cane lupo. Ma prima o poi arriva, eh, certo che arriva!! 😉

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    1. Il tuo Mangiaratti è un mito! Poi nella cuccia speciale che ha! Però è quella la loro vita, fuori all’aria aperta a lottare per fare della giornata una soddisfazione, e tornare a prendere coccole o anche solo una ciotola di cibo che non guasta mai.
      I miei topini ronfano che è una meraviglia di giorno e ogni tanto dalle buffe posizioni che prendono fanno di quei tonfi in terra!

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