Family sit com 6

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L’inverno è giornate fredde, corte e buie. Appena si avvicina il tramonto incombe la notte e penso subito alla cena. Pentola sul fuoco con minestrone in cottura, forno acceso per il dolce alle mele e il riscaldamento in funzione per non congelare anche in casa. Per fortuna abbiamo un funzionalissimo camino. Poi però all’improvviso manca la luce.

N- Oh no! E ora come facciamo?
M P – Mamma si è spenta la luce in camera. Oh, anche qui!
N- Credo sia saltata ovunque, prova a vedere nella scala.
M- Niente. Tutto al buio.
N- Allora mi sa che per un po’ ci stiamo al buio.
P- Va bè non importa, non ci gioco più in camera, ora volevo guardare i cartoni.
N- Ah ah ah!

Sono già alla ricerca di candele da distribuire in giro per la casa, ma sto pensando a come la corrente per lui sia solo luce. Piccolo. Fortuna ho una scorta stile negozio, vedi che le manie a volte servono.

P- Mamma, ma non va.
M-Scemo se manca la corrente per forza!
P- Io credevo solo le lampadine.
N- Anche il frigo, il forno, la caldaia…
M- E quando torna la luce?
N- Non lo so bisogna telefonare all’Enel e vedere se hanno già trovato il problema.
Detto fatto e la vocina robotica mi informa che il guasto verrà risolto nel giro di due ore. Non male due ore. Sopportabili.

P- Ma almeno la musica mamma la possiamo mettere?
N- Lo stereo funziona a corrente, puoi accendere il portatile se ha la batteria carica.
P- No è lo stesso. Cosa fai da mangiare?
Candele ovunque. Bancone della cucina, lavandino, bagno, ingresso, tavolo. L’aria della casa è misteriosa e ricca di magia, ma mentre la pentola sul fuoco ha continuato a bollire, la torta in forno è ancora cruda e dubito cuocerà completamente.

N- La minestra e poi vediamo, sorpresa. Ti annoi?
P- Un po’ e ho anche un po’ paura.
M- Sei un fifone, sei un fifone!
N- Ma no paura, non succede nulla! (Carogna che sei tu.) Potresti prenderti un Topolino e leggerlo al chiaro della candela. E’ bello sai? Oppure mi racconti una storia.
M- E’ noioso senza luce.
N- Pensa che quando era bambino il nonno la luce non esisteva.
M- Come no?
N- Avevano l’acetilene, ricordi le lampade strane appese al soffitto in casa in montagna? Ecco si illuminavano così.
M- E perché?
N- Perché non avevano la corrente in casa e tante altre cose, ora pensiamo di non poter più vivere senza. Ma un tempo facevano tutto.
M- Come facevano?
N- Stufa a legna e niente gas, poi coltello e niente elettrodomestici da cucina, grattugia a mano ad esempio.
M- E il frigo?
N- Buchi nel muro vuoi dire. Non esisteva mica. Formaggera per i formaggi, carne solo fresca degli animali loro, cibi nell’orto protetto dalle reti altrimenti quelli essiccati nelle dispense. Era una vita legata alla natura, adattata a lei.
M- E tu l’hai vissuta?
N- Io no, ho solo provato il bagno alla turca. Oltre la casa, oltre l’orto, hai presente quella casetta in mattoni con la porta verde? Ecco mi facevo accompagnare da mia nonna e poi pregavo di non caderci dentro: ero più piccola di voi e quel buco mi faceva una paura!
P- Che schifo, mamma. E di notte?
N- Davvero vuoi conoscere i particolari? La notte esisteva il bagno in camera. Un vaso di porcellana con il manico, ti ricordi quando eri piccolo che usavi il vasetto? Tipo.
P- Ma anche i grandi?
N- Certo. E poi lo sai per scaldarsi cosa facevano una volta? Altro che le termocoperte. Mettevano una padella con le braci sotto il letto. Pericoloso ma utile. Comunque prima o poi lo studierete a scuola come si viveva fino a qualche tempo fa. Altro che tecnologia.
P- No, no, io preferisco ora. Tv, computer, bagno in casa, acqua calda, doccia. Ma è vero che non c’era la doccia?
M- E si che c’era se no sai come puzzavano. Blea!
N- No che non c’era, usavano le tinozze e scaldavano l’acqua sulla stufa. Non esisteva la stanza da bagno.

Ora mi auguro solo non mi chiedano cose troppo complicate e torni la luce, mi sembra faccia più freddo di prima nonostante il camino continui a bruciare e scaldare.

M- Mamma ma ora che torna papà come facciamo? Non può suonare per farsi aprire.
N- (Ah ah ah! L’uomo con le mani in tasca.) Cercherà le chiavi e si aprirà portone e porta. Oppure resta fuori fino a che non torna la luce, che dici? Però ora potreste mettere tavola e riempire di candele e lanterne dappertutto così vediamo cosa abbiamo nel piatto. Bella idea?

Al volo ho due aiutanti felici, e chi ci mangia mai a lume di candela? Ho vaghi ricordi, talmente lontani che quasi rammento meglio il bagno alla turca.
Però che strano fare i conti con la fragilità del presente. Per quanto complicato e ruvido il passato era di certo senza grandi sorprese, oggi mi chiedo senza corrente come potremmo sopravvivere. La chiave nella toppa gira e per una sera saremo a goderci il bello di noi quattro senza altri pensieri. Il telefono è scarico e la tv muta. E non è che poi sia tanto male.

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14 pensieri su “Family sit com 6

  1. Mi ricordo che anche qui a Milano quando ero bambino capitava spesso saltasse la luce, e ricordo il rito di mamma che estrae la scatola delle candele, i candelabri di metallo, l’odore della cera e il calore delle piccole fiamme. Per un bambino era un divertimento, un mistero inaspettato (anche se ricorrente).
    Ora, invece, il primo pensiero è: “oh no, sono senza Internet! Per fortuna sul telefono va!”. 😀

    E per fortuna non salta praticamente mai, se non per lavori. Però se avessi un figlio ogni tanto la toglierei io, così, per il gusto del gioco. Anche per insegnar loro ad apprezzare gli enormi passi avanti fatti dall’umanità, e non darli per scontati. 🙂

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    1. Troppo buona,😊 😊 ! Il merito è principalmente tuo, se alla fine ho deciso di proseguire questa rubrica. Raccontare pezzi della mia quotidianità è un esercizio piacevole e alle volte davvero rilassante. Ripensare a quello che succede in casa nostra mi fa sentire come in una di quelle sit com da tv e mi fa sorridere.

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  2. Eh…ricordo anch’io il bagno esterno, di fronte al campo, che usava come carta igienica la carta spessa con sui si prendevano i fiori del cimitero! Ma è sparito subito dopo per mia fortuna 😉
    Ricordo anche la “munega” (letteralmente “monaca”) che era la struttura in legno da mettere sotto le coperte per impedire che le braci della padella bruciassero tutto. Ricordo anche la primissima macchina da cucire della mia bisnonna, a pedale. Ricordo la vasca in legno dove si faceva il bucato (e che io usavo come piscina con le bolle per le prime Barbie). Tutte cose che abbiamo donato al vicino Museo della civiltà contadina, dove hanno messo a riposo anche ben sei carrozze! Una meraviglia!
    (comunque ho appena letto che nella Edimburgo del 1765 circa, i vasi da notte li svuotavano in strada, in città! Gridavano non so cosa in gaelico e poi splash! Le piogge erano un toccasana perchè pulivano tutto, e per fortuna che là piove spesso!!)

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    1. Decisamente qualche miglioria la modernità l’ha portata. Anche solo la stanza da bagno in casa! Io ricordo che avevo il terrore di cadere in quel buco e la nonna mi aspettava fuori con la porta aperta raccontandomi qualche storia delle sue. E appena con la coda dell’occhio vedevo muovere qualcosa urlavo come una matta. “Scorpione!” “biscia!” e lei: “Uh, tranquilla, tutto normale, loro vanno per la loro strada.” Erano piccole gite di terrore…
      Adoro i musei di vita contadina. Hanno proprio il pregio di non lasciare cadere nulla nell’oblio. Spero infatti di portare a termine il progetto nel mio paesello di montagna di realizzarne uno. E’ bellissimo che in ogni parte d’Italia si conservi l’amore per il passato e le sue tradizioni.

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