Magie di Natale

pablo.png

– Pallina rossa o blu?
– Rossa fa Natale, ma è già vista e rivista che ne dici di argento o oro?
– In effetti…

Era uscita con le migliori intenzioni per trascorrere piacevoli ore in compagnia, ma l’angoscia continuava a salirle in gola rendendo ogni passo uno strazio. Anche l’atmosfera dei negozi non le dava sollievo. L’aria era carica di quel sapore dolce e prefabbricato degli addobbi, che le sembravano oltremodo finti. Era proprio necessario festeggiarlo il Natale? Ed era scontato che tutti avessero il viso piegato in quella smorfia di felicità?

– Sai cosa pensavo? A me queste cose fatte in serie proprio non piacciono. Vorrei qualche cosa di diverso, di originale…
– Allora siamo nel posto sbagliato, in un grande magazzino non troveremo mai nulla di davvero originale.
– Quindi lasciamo perdere, rassegnati quest’anno niente addobbi natalizi per me.
– Ma va, so io dove andare. Tranquilla.

Lei e Magda erano amiche dai tempi delle elementari, buone amiche. Neppure la vita era riuscita a dividerle. Né il lavoro, il trasloco, i figli, i mariti, i divorzi. Solo il Natale ora pareva mettersi in mezzo a tutto questo idillio. Perché Magda voleva festeggiarlo a tutti i costi e con ogni crisma, mentre lei proprio non se la sentiva. Matilde l’aveva lasciata per una vacanza con il fidanzato, ma intanto viveva ormai lontano dall’inizio dell’Università e Giacomo l’aveva mollata solo tre mesi e ventisette giorni prima per un’altra, dopo ventuno anni di onorato servizio matrimoniale. Sapeva chi era l’altra, anche fin troppo bene, ma preferiva non ricordarlo. Che motivo aveva mai per festeggiare? E poi con chi?

– Sai pensavo che la sera del 24 potresti venire a casa mia. Ho invitato anche altre amiche single e contavamo di fare una cena a base di antipasti, vederci un bel film insieme e concludere con un pigiama party tra adulte.
– Ma sei pazza? Quelle cose tipo film americano? Siamo troppo vecchie per farlo e poi no che tristezza finiremmo per autocommiserarci tutte dei nostri flop.
– La libertà conquistata a cinquant’anni la chiami flop? Sarà divertente tu non le conosci, non si piangono certo addosso.
– Allora non voglio essere quella che rovina la festa alle altre. Non sono davvero dell’umore giusto.
– Scusa ma è per fartelo venire l’umore giusto che devi invece accettare il mio invito.

Fortuna che erano arrivate altrimenti conoscendola sarebbe riuscita ad estorcerle un sì stiracchiato da sostituire via telefono con una lunga peripezia di scuse. Era brava Magda ad ottenere quello che voleva.
Il fresco del pomeriggio stava iniziando a penetrarle sotto i vestiti, non era stata una buona idea indossare l’abito di lana con le calze coprenti, no decisamente. Sarebbe stato meglio il solito paio di pantaloni spessi e qualche strato di maglie per stare davvero al caldo, invece di quella mise tutta apparenza e niente sostanza. Dalla punta dei piedi all’ultimo capello stava rabbrividendo. Lei e i consigli dell’amica.

– Dove mi hai portato? Fa un freddo incredibile.
– Quanto sei noiosa, potevi anche imbottirti di più, e poi volevi o no cosine originali da mettere in casa? Su, su che ora mi ringrazierai.
– Veramente mi hai trascinato fuori di peso facendomi vestire “bene” per tirarmi su il morale come se dovessi rimorchiare. “E questo no che è orrendo, e questo è fuori moda…” E’ solo colpa tua se sto morendo di freddo. Io non volevo decorare un bel niente sempre tu che…
– Sì, lo so. Ho insistito io. Ho deciso io. Ti ho portata fuori contro la tua volontà. Bla, bla, bla. Lo so, lo so. Ma ti sei vista come eri? Quale broncio portavi? Ecco non un bel vedere, sono o non sono la tua migliore amica, se decido di prendermi cura di te non puoi recriminare all’infinito.
Il braccio sotto il suo la tirò via dalle chiacchiere e dalla voglia di discutere. Il vicolo in cui stavano entrando era pieno di luci e festoni bianchi e dorati che aleggiavano ovunque, la gente assorta in un girovagare disordinato e la musica in sottofondo.

L’aveva trascinata nei mercatini di Natale. Quella bolgia stava per diventare un incubo in cui entrare! E conoscendo Magda non le avrebbe fatto saltare nemmeno un banchetto.
– Guarda qui di certo di addobbi originali ne troverai quanti ne vuoi. Io mi sono già innamorata. Cosa ne dici di questo?
– Non mi piace, sai che sono una distratta terribile, se compro qualcosa in cristallo dura pochissimo intero. No, no, mi serve infrangibile.
– Ho capito niente sciccherie, andiamo oltre.
– Sarà una ricerca epica, sento salire la nausea. Tutto questo Natale mi sta dando ai nervi lo sai vero? Non ho nessuna voglia di sembrare o sentirmi felice, dentro mi sento morire. Guarda prendo i biscotti ci faccio un buco e li appendo, risolto.
– Basta non voglio ascoltare questa nenia. E non cominciare con la storia di “Giacomo mi ha lasciato, Matilde non ha più bisogno di me…”. Comprati un cagnolino se ti senti tanto sola, o meglio un gatto, dicono faccia miracoli contro la depressione.
– Un gattino non sarebbe una cattiva idea. Divano in pelle a brandelli, cassettina da svuotare ogni giorno, peli ovunque. Ti avevo mai detto che le tue idee di oggi sono tutte entusiasmanti?
– Oh, e smettila, guarda qui abbiamo trovato il posto giusto! Decorazioni ecologiche: tappi di sughero e plastica riciclata. Infrangibili lo sono, carine e pure economiche.
E così nel giro di un’ora e di una trentina di euro, albero e ingresso potevano dirsi a posto con una serie di originalissimi addobbi.

Magda si riteneva soddisfatta anche perché il buio della notte cominciava a rendere l’aria troppo pungente per essere ancora sopportabile con il sottile cappottino indossato.
– Cioccolata calda?
– Veramente avrei bisogno di una doccia calda o di una sauna per levarmi il freddo.
– Quella potrebbe essere una buona idea cosa ne dici di prenotare in una beauty farm? Sai un bel trattamento rigenerante con massaggio drenante e fustacchione al seguito. Hai presente?
– Mi fai sentire male. Giuro mai avrei pensato di invecchiare rendendomi un prototipo del genere. Depressa, single, ridotta ai mercatini per uscire, pigiama party tra colleghe come massima festa e ideona ideona beauty farm come alternativa.
– Certo meglio tranquilla cenetta a casa con marito pretenzioso, figlia che non vede l’ora di scappare, tu che prepari come un gourmet il meglio e nessuno che se ne accorge. Hai la vita nelle tue mani e la possibilità di farne ciò che vuoi, perché non la sfrutti?
– Mi manca la fantasia allora, cosa vuoi che ti dica.
– Il problema sta nell’abitudine. Per anni sei stata indispensabile e ora non sai prenderti cura di te se non attraverso gli altri.
– Non psicoanalizzarmi, lo sai che lo odio. Vada per la cioccolata.

La caffetteria era piena di gente e sacchetti, una succursale del mercatino appena superato. Forse in quella caciara avrebbe evitato di sentire le sue opinioni sul perché si fosse ridotta così. Sapeva benissimo da sé che la depressione nelle feste accentuava la brutta sensazione. Ma il calendario non pareva interessarsi al suo problema, correva, correva lo stesso e in un attimo le feste erano arrivate scandendo bene che la magia di un tempo era finita.
– Sai ho letto un articolo secondo cui “l’infelicità del Natale è definita elusiva e calamitosa perché riesce a far notare meglio le imperfezioni della propria vita nel momento in cui da bambini invece si era felici”. Questo provoca un forte senso di colpa.
– Vuoi dire che è tutto normale, che non sono da sola a sentirmi così come un cane bastonato? Solo che non funziona, il mal comune mezzo gaudio, non ce la faccio a sentirmi meglio. Ognuno porta il proprio dolore ed io mi porto il mio. Che ti devo dire mi sento sola. E per di più ho l’amarezza del tradimento.
– Lo so, o almeno lo capisco e mi fa rabbia. Una vita dedicata alla famiglia, tutte le tue energie e poi proprio lei che ti gira le spalle e ti fa sentire così uno straccio. Non è giusto.
Magda poteva anche non trovarlo giusto, ma questo era. E doveva farci i conti.

Sulla strada del ritorno il cielo era diventato davvero nero, eppure erano solo le sette di sera e le pareva di aver guidato in piena notte. Una timida luna faceva capolino tra le nuvole. Il cielo era proprio come il suo umore.
Nonostante tutto l’impegno dell’amica si sentiva triste e la voglia di abbellire la casa con gli acquisti sapeva di averla lasciata dentro i sacchetti. Sarebbe andata a letto senza pensarci più.
Un miagolio flebile la sorprese al passaggio davanti al muro rotto dove aveva parcheggiato l’auto. La luce del lampione illuminava il varco tra le pietre e i cespugli cresciuti intorno, lasciando intravedere un micino tutto solo che cantava alla luna.
Il suo miagolare continuo la fece rallentare, pareva proprio la stesse chiamando.
– Ciao bel musetto, hai fame?
– Miao, miao, miao.
– Ma stai aspettando la tua mamma?
– Miao, miao.
– Certo tu mi rispondi miao e io ti faccio domande stupide. Bel duo che siamo. Solo che mi sto congelando e davvero starei qui con te a chiacchierare ma mi spiace devo andare a casa. Ciao, ciao.
– Miao, miao.
Girato l’angolo il micino era sempre lì come il suo miagolare. Mettere distanza tra loro non sembrava servire, anche sulla porta di casa continuava a sentirlo. La testa a volte faceva davvero strani scherzi. E pure il cuore, perché non riusciva a non pensare a quel piccolo ammasso di pelo tutto solo al freddo a parlare alla luna. E sì che continuava a ripetersi che era un animale, nato all’aperto. La mano senza volere aprì il frigo alla ricerca del cartone del latte e quando se la ritrovò davanti non poté che prendere una ciotola in plastica per completare l’idea.

Fece gli ultimi passi di corsa con la paura di non trovarlo, quasi scontrando la signora del terzo piano che portava giù la spazzatura.
– Dove va così di corsa, signora mia?
– Oh mi scusi, Mariella. Quando ho parcheggiato ho visto un gattino nel buco del muro rotto e mi pareva affamato, ho pensato di portargli un po’ di latte.
– Ha un gran cuore lei. Sa deve essere nato da poco e già si ritrova solo.
– Come solo?
– Sì, ieri hanno investito la madre, proprio qui davanti. Se miagola non sarà solo per la fame, ma anche per la sventura.
– Oh, ma cosa mi dice? E’ terribile. Ad una settimana dal Natale si ritrova solo e con questo freddo è destinato a morire.
– Già, è terribile. A volte la vita sa esserlo.
– Non sempre, se non glielo permettiamo.
– Cosa intende?
Ma era già oltre. Aveva deciso quello in cui una circostanza orribile doveva trasformarsi.

Un’occasione per entrambi.
Quello sarebbe stato il primo Natale insieme, il primo di una lunga serie. Si sa i gatti sono longevi specie se trattati con amore e di quello nonostante la vita provi a maltrattarci ne siamo pieni tutti.

7 pensieri su “Magie di Natale

  1. Dove c’è un gatto, c’è casa!
    (no no, sono quelli là che se la sono copiata per la pubblicità!)
    Stamattina mia madre è uscita presto, mio padre ancora a letto, nessuno gli risponde, Mosè è salito in camera e gli s’è seduto sulla spalla. Allora, te svegli che io ho – di nuovo – fame??! 😀

    Liked by 2 people

  2. Tiziana

    Nadia, dovresti scrivere più racconti. Non posso ripetere all’infinito questa frase. Il Natale amplifica tutto. Vittorie e sconfitte. Ci vorrebbe una Magda più spesso vicino a noi. Mi ha emozionato questa frase: “Non sempre, se non glielo permettiamo”.

    Liked by 1 persona

    1. Sono felice ti sia piaciuto questo racconto fatto di realtà, ma con un finale felice come piace a me. Sono davvero convinta che si possa cambiare tutto ciò che va storto, e sono sicura che amicizia, sorte e pelosetti siano la giusta chiave per sollevare il morale. Anche io spesso me la ripeto la frase, come un mantra, e sì funziona.

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...