La mia intervista impertinente a Paolo Forte

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Scegliendo l’idea geniale del crowdfunding, dopo circa 2 anni di scrittura, 2 mesi di campagna e 4 di editing, Paolo Forte ha dato vita al libro La Guerra degli animali: un thriller storico-fantastico.
Laureato in infermieristica, al momento aiuta la sua compagna, medico veterinario, nel suo lavoro. Nel libro originale e sorprendente propone una visione “particolare” dei rapporti tra uomini e animali, scegliendo di propendere per una scrittura semplice ma non banale. Che arricchisca il lettore e gli lasci emozioni forti, ricordi indelebili. Che lo trasporti nella storia di fantasia  molto legata ai problemi della società contemporanea. 
Legge da quando ne ha memoria e sul comodino ha sempre una pila di volumi inevasi. Legge di tutto, ma i suoi generi preferiti sono i romanzi gialli, d’azione e storici e poi i saggi di storia, medicina e scienza. Non segue le mode editoriali ed esplora un suo percorso di ricerca letterario. Ad un libro chiede che lo stupisca e intrattenga con una trama non ordinaria e una tecnica originale.
Sappiate che il suo libro non è adatto a chi è vittima delle mode letterarie e dei suoi pregiudizi, non è adatto a chi ritiene che l’uomo sia il proprietario del pianeta e infine non lo consiglio a chi ha perso la capacità di sognare.

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E’ con vero piacere che vi presento lui, Paolo Forte.

Benvenuto. Di te si legge che ti sei occupato di grafica, design, protezione della fauna selvatica, fotografia, veterinaria, scacchi, archeologia, infermieristica, non tralasciando di avviare due negozi, un’azienda di oggetti in legno, un laboratorio di gioielli bohémien. Wow. In pratica hai sfruttato ogni secondo e anche di più e provato l’ebbrezza di tante diverse esperienze imparando ad essere a tutto tondo. Ultima quello di scrivere un libro.
Un libro interessante. Davvero.

Essendo il primo di una trilogia la prima domanda che ti pongo è legata al fatto che lascerai immediatamente i lettori con il fiato sospeso. Il resto della trilogia quando verrà pubblicato e come?

In effetti i miei interessi sono tanti. Sono curioso per natura e nutro una passione viscerale per le novità e per tutto ciò possa stimolarmi. Adoro le infinite sfaccettature con le quali l’uomo manifesta le proprie capacità artistiche e tecniche.
In merito al finale del romanzo, non sono stato così cattivo. Il racconto si conclude con un finale aperto che lascia molto all’immaginazione.
La storia, però, prosegue nei libri successivi. La stesura del secondo è a buon punto e, per tanti versi, mi ha lasciato ancora più soddisfatto.
Nel primo, infatti, ho dovuto affrontare la presentazione dei personaggi e le vicende che porteranno, poi, al nucleo centrale del racconto. Nel secondo, invece, sono stato più libero di elaborare una trama ricca di azione, avventura e colpi di scena.
Ritengo che sarà pronto per la fine del 2017.

Al momento della campagna di raccolta fondi, hai previsto come incentivo al sostegno alcune donazioni agli animali meno fortunati. Questo la dice lunga su di te. Sei tra coloro che pensano meglio gli animali degli esseri umani?

Pure essendo una persona molto istintiva, cerco di non essere priva di razionalità ed equilibrio. Non sono certamente un moderato, ho le mie idee e i miei valori ben chiari e saldi, però rifuggo l’estremismo. Amo gli animali, e questi fanno parte della mia vita da sempre. Credo che si debba impostare una convivenza basata sulle rispettive necessità e caratteristiche naturali, oltre che, naturalmente, sul rispetto. L’antropomorfizzazione è un errore. Ma, come in tanti altri argomenti, è il segno del disagio di questo momento storico della società occidentale.

Sei siciliano, fiero ed orgoglioso. La faccia bella di una Sicilia maltrattata e venuta alla ribalta per demeriti. Sei solito dire che la natura è magistra e cerchi una soluzione perché entrambe le nature, umane ed animali, possano stringere alleanza e salvare il futuro. Sei un idealista?

Forse lo sono stato quando bisognava esserlo, ovvero in gioventù. Oggi sono molto più realista. Ma questo non significa essere pessimista. Sono convinto che ognuno di noi abbia un ruolo e che il gesto anche più piccolo ha delle conseguenze importanti. Non ci si deve arrendere al brutto, alle consuetudini, all’ignoranza e alla superficialità. Un rapporto equilibrato con la natura e gli animali è fondamentale anche per il nostro futuro. Facciamo tutti parte di un unico pianeta, che ci piaccia o meno.

Scrivere un libro mette a rischio di forti emozioni. Ci vuole un cuore sano, una famiglia in supporto, un grande cesto da riempire di soddisfazioni e l’umiltà per accettare gli errori. Sono tanti tasselli di un puzzle, a che punto sei?

Sono il classico orso, poco incline a condividere le mie emozioni più profonde. Sono stato abituato a risolvere i problemi della vita da me, quindi agisco piuttosto in solitario e in libertà. La presenza di persone care, però, è uno stimolo imprescindibile per maturare una corretta visione del futuro.

Hai un messaggio da portare avanti, è più speranzoso o semplicemente avanguardista?

Credo in valori semplici e, ancora una volta, legati al mondo della natura: la giustizia, l’onestà, l’operosità, l’impegno. Odio la superficialità, la rassegnazione, l’estremismo miope, l’ipocrisia. Nei miei testi troverete tutto questo.

Come vive la quotidianità Paolo quando non scrive, non parla del suo libro e non deve firmare copie su copie?

Sono in una fase della vita nella quale vorrei tanto… mettere fine alle fasi della mia vita. Ho vissuto tante esistenze, ognuna diversa dalle altre, ora cerco soltanto serenità e stabilità, senza, però, rinunciare alle nuove sfide. Per quanto possibile cerco di mantenere il mio contatto con la natura; quando ho qualche ora libera, prendo binocolo e macchina fotografica e mi immergo in un bosco o esploro la campagna. Vivere in un luogo meraviglioso e con un clima sempre favorevole, aiuta molto. 

Essere una persona corretta non è cosa facile, è piuttosto impegnativo. Come consideri te stesso?

Non è facile, però dovrebbe essere il principio ispiratore di ogni nostro atto. Essere corretti con se stessi, con gli altri, con la natura. La soddisfazione di avere fatto la cosa giusta è infinitamente più gratificante di avere fatto la cosa più furba.

Per essere un buon scrittore servono doti naturali ed altre tecniche. La capacità di osservazione è una di quelle, ma anche il sapere trascinare nella storia. Dove attingi le tue energie?

Ancora una volta mi viene in aiuto la natura. Sin da bambino ho imparato l’arte dell’osservazione. Ogni angolo di natura, anche il più piccolo, pullula di vita, di storie, di drammi. Dagli insetti agli uccelli, la natura ti insegna a non essere superficiale, a non fermarti alla prima occhiata, ad approfondire. E fa amare il rigore della scienza e il fascino della scoperta. Noi uomini, affetti da un egocentrismo senza limiti, dimentichiamo che, prima di ogni cosa, siamo animali.

Il lettore quanto lo consideri sul piatto del vassoio? Più o meno della tua personale soddisfazione per il buon risultato raggiunto dal libro?

Chi dice che scrive soltanto per sé, mente. Pur non essendo particolarmente vanitoso, sicuramente il consenso sicuramente mi fa piacere. Ma più di questo sono soddisfatto quando sono riuscito a trasmettere una visione diversa oppure un diverso modo di leggere la realtà.

Sei un uomo di cultura, conosci infatti curiosità ai più sconosciute legate alla storia. Deduco che sia una delle tue passioni. Credi che sia negli ingranaggi del passato il segreto per vivere meglio il presente?

Adoro la storia. Nel passato trovi le risposte a tutte le domande. Qualsiasi dramma, gioia o vicissitudine è già stata vissuta da qualcun altro in un momento della storia millenaria dell’uomo. Prenderne coscienza e sviluppare, da quelle basi, una via personale è l’unico modo per progredire, per evolversi. Quando questo non è stato fatto ci si è inevitabilmente diretti verso tempi bui.

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La copertina è merito del lavoro personale di Paolo Forte

Leggendoti ho subito pensato di collocarti tra gli scrittori Buticchi e Dan Brown ritagliandoti uno spazio tutto tuo, meritatamente alla Paolo Forte (intendo proprio nella mia libreria, aspettando che i prossimi volumi proseguano la storia). Infatti ti ho trovato semplicemente geniale. Originale, completo e ben scritto. Complimenti.

Nel tuo libro c’è un bel ripasso storico, un’interessante riassunto delle competenze fin qui raggiunte dal mondo, una lente d’ingrandimento della realtà ed un bel volo di fantasia che porta direttamente al secondo capitolo. Quanto ti ha impegnato come ricerche, innanzi tutto?

Prima di essere uno scrittore, sono un forte lettore, un lettore che non perdona superficialità e sviste in chi si appresta a maneggiare la storia. Per quanto fantastica possa essere la tua trama, questa deve essere verosimile e inscritta all’interno di una cornice costruita con cura e attenzione. Il lavoro di ricerca mi ha impegnato tantissimo. La mia meticolosità, probabilmente esagerata, mi ha portato a impiegare ore e ore di indagini tra documenti storici e immagini d’epoca, alla ricerca di dettagli quali la marca delle sigarette diffuse tra i soldati della Libia del 1911 oppure su quale auto fosse utilizzata da Himmler nei propri spostamenti. Ho cercato di evitare il bombardamento di informazioni inutili ma ho ritenuto necessario costruire un palcoscenico realistico sul quale animare i miei personaggi.

Si vede un lavoro certosino per le informazioni dettagliate legate ai diversi periodi storici, trasuda di passione verso ideali puri e aspetti umani che vorresti salvaguardare, nonostante sia sempre chiaro che l’uomo in percentuale è causa del proprio malessere. Ma non ti sei limitato ad una analisi della realtà, hai scavato a fondo cercando le ragioni. Questo è indice che non ti sei arreso, anche tu nutri ancora speranza?

Perdere la speranza equivale ad arrendersi, un termine che rifiuto con forza e che non fa parte del mio carattere.

Non voglio svelare troppo di questo libro. Ma posso anticipare che piacerà agli amanti della storia, dell’avventura, dell’antropologia, degli idealisti, degli animalisti. Insomma accorpi un significativo numero di lettori. A chi vorresti in particolare arrivasse quello che hai scritto?

Le categorie che hai elencato potranno trovare alcuni elementi a loro cari e familiari, ma, in realtà, il mio scopo è raggiungere chi è lontano dai temi che ho proposto. Vorrei coinvolgerli attraverso la narrazione affascinandoli e sorprendendoli: quello sarebbe un vero successo.

Ti accingi a svelare incastri perfetti nelle lacune di molte tradizioni storiche, citi avvenimenti avvenuti inserendo ciò che potrebbe essere accaduto senza che nessuno lo abbia mai saputo. La tua opera è meravigliosamente destabilizzante. Ora dimmi se la leggenda di Bator esiste e l’hai trovata in un libro antico, rovistando in qualche negozio di antiquariato. Internet lo ignora.

Sono partito da un insignificante riferimento che ho trovato in uno dei tanti documenti scientifici diffusi soltanto tra pochi addetti ai lavori. I pochi riferimenti, agli occhi di uno scrittore dotato forse di troppa fantasia, hanno abbandonato le rigorose analisi accademiche per prendere la via più affascinante di un romanzo.

Vorrei farti milioni di domande, ma guardando indietro mi rendo conto di avere già esagerato moltissimo, quindi ti lascio lo spazio per raccontare quanto è emozionante essere genitore della Guerra degli animali e ti faccio i migliori auguri per una splendida continuazione. Il tuo libro merita tutto il successo che sta ottenendo.

Ti ringrazio per i tuoi complimenti, probabilmente immeritati. Da parte mia ho cercato di proporre una storia interessante, che potesse intrattenere regalando qualche ora di lettura non soltanto piacevole ma che aiuti anche a riflettere su alcuni aspetti della nostra società. Ringrazio tutti i lettori che hanno creduto nel mio romanzo e tutti quelli che vorranno dare fiducia alle mie pagine.

Leggere La Guerra degli animali è un’emozione che vi consiglio vivamente. Paolo merita, mi ripeto, tutto il successo che sta ottenendo. Se volete curiosare vi lascio i link diretti per poter acquistare e poi recensire il suo libro, ed un piccolo dono.

In tutte le librerie d’Italia e online su IBS, su Amazon, su Bookabook sia in versione cartacea che digitale. Potrete seguire gli aggiornamenti sulla pagina ufficiale  di Facebook

Ed ecco ora il bellissimo booktrailer ideato proprio da lui. Alzate il volume e fatevi trasportare là al centro del suo libro e poi leggetelo. 😉

 

 

13 pensieri su “La mia intervista impertinente a Paolo Forte

  1. Grande Paolo! Una persona che ho avuto occasione di conoscere virtualmente e che stimo davvero tanto.
    Ho già il libro in bella vista sulla libreria che attende di essere letto. Sicuramente sarà uno dei prossimi che leggerò. 😉

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  2. Che bella intervista! Mi fa piacere conoscere un po’ di più di una persona che, pur “incontrata” da poco, ha inciso nella decisione che sta occupando una parte della mia vita di questi mesi, quella di affrontare il suo stesso percorso nel crowdfunding 🙂

    Mi sembra peraltro di ritrovarmi molto nelle risposte date da Paolo, soprattutto per quanto riguarda l’atteggiamento moderato e il rifuggire gli estremismi. Merce rara, di questi tempi in cui la tastiera rende tutti un po’ “-isti” ed è facile scambiare giusti ideali (come l’esigenza di un rapporto di convivenza più rispettoso con la natura, della quale facciamo noi stessi parte) con certe follie radicali. Per ora sono solo al terzo capitolo, ma ho già apprezzato molto sia lo spunto di mistero che inizia a svolgersi che la perfetta rappresentazione delle scene ambientate nella Libia del secolo scorso. Sembra quasi di essere a fianco di Mancuso, di percepire gli odori del deserto e l’afrore del suo “compagno di scacchi” 🙂

    Tra l’altro in tanti anni di ebook quella di Paolo è l’unica copertina che mi ha fatto un po’ vacillare nelle mie convinzioni di “digitale convinto”. Mi verrebbe voglia di toccarla! 😀

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    1. Tutto vero, Daniele.

      Per quanto riguarda la copertina, sono d’accordo. E’ un ottimo prodotto che invoglia certamente alla lettura. Del resto, lo sappiamo: il primo incontro che facciamo col libro è proprio la copertina. Sono certa che nel caso di Paolo sarà un valore aggiunto che spingerà le sue vendite.

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  3. Quello di Paolo è uno dei rari libri che io acquisto due volte. La prima in ebook, per poterlo leggere con la comodità liquida dell’elettronica. La seconda copia l’acquisterò cartacea, autografata di suo pugno, sperando che Paolo riesca sul serio a presentare il libro anche nella mia città. Avere il suo libro di carta da conservare in libreria è una di quelle gioie alle quali non posso rinunciare.
    Paolo tratta temi, che ahimé per lui (visto che gli piacerebbe attrarre un pubblico lontano dalle sue tematiche. :D) mi affascinano molto. La storia nel suo divenire nascosto, eppure evidente tutta attorno a noi. Gli animali, i nostri margini che maltrattiamo e con cui condividiamo la bolla di ossigeno chiamata terra. Le lotte. La giustizia. Il senso profondo dell’esistenza stessa che come un odore profondo possiamo percepire solo per brevi e incorporei tratti.
    Quando morì Gesualdo Bufalino, fra le interviste ai suoi concittadini di Comiso, nonostante la mia giovane età, una mi colpì in maniera netta.L’intervistato diceva che Bufalino era una delle ombre dei grandi vecchi di Sicilia. In Sicilia magari il quoziente medio culturale è al di sotto della media. Ma su questo strato si stagliano figure di una profondità disarmante, di cui percepiamo le vette solo quando vengono alla ribalta. Si riferiva a Sciascia, Tomasi di Lampedusa, Pirandello, Bufalino stesso, che prima di essere scrittori erano uomini intrisi di un’anima siciliana speciale.
    Ecco, senza fare eccessivi confronti che non servono a nulla, io in Paolo vedo questo. Una grande anima siciliana tutta da scoprire.

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      1. Io quando mi rapporto al vivere quotidiano, agli altri, sento e percepisco in ogni cosa il riverbero della storia, degli uomini che sono apparsi prima di noi. Certi drammi sociali che noi viviamo oggi, non sono novità. La pesante immigrazione, che molti contemporanei vedono come uno scandalo, non è nient’altro che la natura umana. Dai primi ominidi che migrarono dall’Africa fino a giungere alle più remote isole del Pacifico. Le invasioni barbariche dei romani, che in realtà non erano barbariche (di Salvini ce ne sono stati in ogni tempo) ma solo migrazioni enormi di popoli. La storia del nostro vivere quotidiano è un filo che sprofonda fra le voragini del passato. Anche in Paolo avverto questi echi che a dir poco mi affascinano molto.

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  4. Come avrete compreso, non sono una persona molto “social”. Nadia sa quanto io abbia rimandato l’intervista, l’idea di aprire le porte della mia intimità mi mette a disagio e non amo i riflettori.
    Leggere le vostre riflessioni è stato quasi terapeutico.
    Neanche sto a descrivervi il mio grado di imbarazzo… da allarme rosso.
    Vi ringrazio infinitamente, soprattutto per avermi regalato un’altra chiave di lettura su me stesso.
    Mi avete aiutato a combattere i miei difetti e a migliorarmi, premiando quello che di positivo sto cercando di costruire.
    Questo è impagabile ed emozionante.

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  5. tornata alle interviste impertinenti. Il ritratto che se ne ricava di Paolo Forte è in linea col suo nome. Una persona dotata di buon senso che crede in certi valori e ideali. Possono essere condivisi oppure no ma il semplice fatto di crederci lo rende speciale.

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    1. Forte di nome e di fatto! Certo credere nei propri ideali è indice di coerenza, in questo caso si tratta di salvaguardia della natura e miglioramento dell’evoluzione umana. Grandi concetti che meritano attenzione e dedizione, racchiusi in un libro e nelle sue molteplici pagine, e in tutte le dissertazioni che ne nasceranno…

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