I verbi secondo Nadia: essere tempo personale

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Essere. Sono, ero e sarò. Concentrati in un verbo. Stati d’animo, mutazioni in essere.

Una vita intera, nell’attimo stesso in cui essere da verbo diviene sostantivo. Verbo complicato, intenso e sfaccettato.

Troppo vasto per poterlo definire nel suo complesso, quindi oggi per giocarci un po’ su, lo trasformo nel mio modo di essere.
Così saprete chi sono. A volto scoperto, io.

La domanda me l’ha posta Tiziana, commentando sul blog e trovando affinità e curiosità su chi in realtà davvero fossi. In questo post spero di accontentarla facendo anche un po’ di introspezione.

Per chi si professa autore ed ambisce al titolo di scrittore, nella storia che ha da raccontare essere nasce proprio dalla voglia profonda di muovere le mani sulla tastiera così che le idee si precipitino trasformandosi in parole, raccontandole. Pensieri mitigati dalla finzione della fantasia, speranze trasformate in visioni romanzate in un indubbio e nebuloso mix di veritiera autobiografia che possa lasciare i lettori in quel dubbio di aver per un attimo afferrato l’anima dell’autore.

Chi sono lo racconto di continuo, in realtà. Nella prefazione del mio primo libro Il giardino Viola, spiegando di amare leggere e scrivere da che ricordo. (Alla domanda di rito, che si pone ad ogni bambino,“cosa vuoi fare da grande?” ho sempre saputo cosa rispondere. Nella mia testa. Niente ballerina, attrice o cantante. Non che ci sia nulla di male, anzi onore anche a loro. Solo la natura non me lo ha concesso. Non ero alta, né appariscente, tanto meno intonata. Nonostante non facesse impazzire la mia famiglia, le idee chiare le avevo. Da grande avrei scritto. )
Chi sono ed ero lo scrivo in ogni post, forse per la mania di pormi in prima linea, colpa del narcisistico esibizionismo che fa parte del mio carattere.
Qui però si tratta di entrare più in profondità.

Essere è un miscuglio di nome, data, cultura e famiglia.

Chi mi segue ed ha letto la rubrica dei verbi dall’inizio sa che cultura e famiglia hanno disegnato molto bene le caratteristiche del mio modo di essere, ma questo è ovvio vale per tutti. Il resto sono pronta a svelarlo.

Per puro caso mi sono imbattuta poco tempo fa in una bancarella che vendeva  mattonelle con il significato del proprio nome. Sapevo fosse speranza, ma ben altro mi è stato svelato. E così ho scoperto un’altra parte del mio essere.
Nadia: sa dosare in parti uguali forza e dolcezza saggezza e follia. E’ una donna capace di compiere scelte forti, se la vita lo richiede. Anche quando sbaglia, è difficile che rimugini troppo a lungo: preferirà infatti guardare avanti con l’innato ottimismo che dà coraggio a chi le è vicino. E’ il nome che mi ha regalato mio nonno, un nome che amo e mai cambierei, per lui dovevo essere esattamente chi sono stata e spero di diventare il meglio potesse sperare. Di certo so che un nome non è mai solo quello e il mio mi rappresenta in pieno.

La data di nascita coincide con il segno zodiacale che segna il confine entro cui stare. Solitamente un fatto simpatico che risponde alla domanda “come andrà oggi?” o il percorso per arrivare al lavoro quando, in macchina la mattina presto, si ascolta la radio in religiosa colonna. Insomma nulla di troppo serio in cui credere, perché la sera si scordano le previsioni, non trovando mai che indovinino le mille sfaccettature della giornata. Così l’ho sempre protocollato: come non affidabile. Scettica? Probabile. Almeno fino a quando la curiosità non mi ha spinto oltre. Per caso, per noia e per curiosità, un giorno mi imbatto in un oroscopo serio che poi un altro nome ha: mappa cabalistica stellare. Roba mai sentita, che si avvicina forse alla lettura delle carte, ma venendomi fatta gratuitamente e senza saperne davvero troppo, mi spiazza e intriga come ogni cosa che in realtà ignoro. Me la regala un’amica (dopo avermi chiesto numeri e date varie come a giocare al lotto) e mentre la leggo capisco al volo stia davvero raccontando cose di me che nessuno conosce, a parte me.
Il fascino profondo che provo verso il mondo spirituale, impalpabile fatto di nulla e di molto. L’affinità che sento verso le emozioni, belle e brutte, percependole appieno dentro le viscere. La sensazione strana di capire gli altri anche se mille miglia diversi da me. Come se fossi un camaleonte e riuscissi a calarmi nei panni altrui, o un dono misterioso stesse lì, chiuso in uno scrigno, in attesa di essere liberato. E scopro di essere parte di un segno molto speciale che porta nel simbolo la sua origine: il mondo. Sento dentro un’irrefrenabile sete di conoscenza ed una vocazione per il mistero dell’uomo. Di avere certezze e risposte, occhi in grado di vedere oltre…

Comunque sono nata il primo di marzo e ciò che l’oroscopo traccia come caratteristiche tipo è piuttosto corretto. Essere una donna pesci è una prova. Resistenza, forza, tenacia e determinazione. Dure parole per chi è così fragile emotivamente, pronta a inumidire occhi e naso alla prima contaminazione per aria. E no, non parlo di raffreddore. Parlo di qualunque cosa un essere normale non veda e non senta, perché non palesato. Parlo di qualche cosa che sta per succedere. Difficile da raccontare, da spiegare. Quando ondate di emozioni come vibrazioni per aria scivolano all’interno. Sperando sia indolore. Ma indolore non lo è mai. E diventi un contenitore, una cassa di risonanza. Sentire e percepire si trasformano nei verbi più gettonati, quelli che possono interscambiarsi con vedere, ascoltare, capire, notare, immaginare… Di fatto è così. La tristezza penetra in profondità, ti volti e la scorgi. La leggi, la interpreti. Allunghi la mano, ti sciogli in un sorriso e lasci che il resto accada da sé. Allo stesso modo avverti la gioia, il bisogno, le richieste e nuoti in quel mare di emozioni.
Ma se essere una donna pesci non è cosa facile, starle vicino è opera di grande coraggio. Io che sono lunatica, effervescente ed evanescente. Concreta silenziosa e meditabonda. Poi solare, contagiosa e cangiante. Senza mai essere finta. Rido e piango a distanza di attimi.
Mi crogiolo nell’amore che è il cibo di cui non posso fare a meno. Ne abuso. Senza guanti e senza modi, come un’affamata e mi sazio. Allora scrivo.

Sono

Una donna pesci con la lacrima pronta ed il fazzoletto nascosto in tasca. Con la borsa piena di penne, bloc-notes per fermare i pensieri, il comodino zeppo di libri e la testa come un vulcano.
Cantastorie femminile dell’epoca moderna mi piace considerarmi. Scrivere è come comporre musica. Mi emoziono in un crescendo e l’unica soddisfazione a cui ambisco è di far emozionare chi legge.

Congiunzioni astrali allineate, luna in estasi nel buio della notte, stelle iridescenti a trapuntare il cielo addormentato, Mercurio, Marte, pianeti e vattelapesca per strada pronti a dirmi che fare… In realtà vivo di puro istinto, nel silenzio ritrovo me stessa e nelle mie intuizioni scopro il mistero dell’uomo che forse un giorno svelerò.

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Ecco chi ero e chi sono.

Per il sarò custodisce la risposta il tempo, depositario di un bene prezioso che si svela lentamente e mi scivola tra le mani come se vivessi in una clessidra.

Ho svelato tanto, troppo, poco, a voi la scelta.

7 pensieri su “I verbi secondo Nadia: essere tempo personale

  1. tizianabalestro

    Grazie per la citazione, ma era pur giusto che qualcuno ti chiedesse chi è Nadia. Conoscendo il mondo delle pescioline, so che è dura. A volte sembra di dover assorbire tutte le situazioni altrui da quanto siamo empatiche, dentro a qualcosa più grande di noi. Riusciamo a vedere con le emozioni che gli altri non percepiscono. La sensibilità è la nostra arma, dipende da noi se usarla dalla parte del manico o sprofondare nei sentimenti che noi viviamo fino all’ultima cellula.
    Ammiro che tu riesci ad esporti più di me, io faccio fatica a dire molte cose personali, filtro ciò che voglio dire, metto fuori i sentimenti o il vissuto, se posso.
    Per te è inevitabile, hai un blog; prima o poi devi mostrare ciò che fai o pensi.
    Grazie di avermi pensato. 🙂

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    1. Visto che resterà una conversazione privata tra me e te ti dirò di più.
      Parlare a questi livelli di sè stessi è complicato. Nessuno ha mai voglia e tempo di ascoltare, tutti si va di fretta e si è pieni di problemi, impicci e quant’altro. Siamo contornati da amici molto ben disposti se festeggiare e fare casino è al primo posto, meno se dare una mano è dietro l’angolo. Quando ti rendi conto di leggere dietro ad una frase intenzioni nemmeno nominate ti accorgi di poter svelare cose ai più sconosciute. Spesso con il mio compagno è così. Lui si infastidisce perché dice che gli leggo nella mente e immagino non sia facile sapere di essere trasparente nei pensieri, io ad esempio lo troverei invadente. Infatti è solo negli ultimi anni che esco allo scoperto, affinando modi e toni. Se una persona di anni addietro dovesse leggere questo post direbbe ma sei tu? Perché davvero ho mostrato molto poco di me. Anche se una delle cose che più mi rappresenta è questa affermazione “Ma fregatene, tutti se ne fregano, sarai mica diversa tu. ” Ecco non sono mai stata capace, infatti le mie scelte controcorrente mi hanno chiuso un mucchio di porte ma sono rimasta coerente con me stessa e quello che posso consigliarti è che uscire allo scoperto fa un gran bene ma è un percorso di maturità davvero faticoso. 😘

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  2. Mi è piaciuto, soprattutto il passaggio in cui dici: «Una donna […] con la lacrima pronta ed il fazzoletto nascosto in tasca». È difficile immaginarti così, visto che dai sempre l’idea (almeno a me) di essere tutta d’un pezzo, granitica. 🙂

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    1. No granitica no. Soffice come dice il mio bimbo. Con il fazzoletto pronto sì, magari piango anche a metri di distanza o giorni, di punto in bianco. Ma rido anche e me lo impongo e per farlo ho proprio messo al mondo un bambino speciale che mi abbraccia e vede in anticipo io sia triste e cominci a farmi ridere, giuro lui è il mio sole. La cosa più difficile è tenere a bada le emozioni e gestirle.

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