L’alchimia della casalinga (guest post pubblicato sul blog di Salvatore Anfuso)

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Il 18 novembre 2016 sul prestigioso blog di Salvatore Anfuso ho avuto l’onore di scrivere un Guest post.  E’ per me motivo di orgoglio inserirlo nella memoria di Svolazzi e scritture a distanza di giorni, in modo da poterlo ogni tanto leggere ricordando gli ottimi consigli e tenendo sempre a mente la grande occasione ricevuta. Ogni opportunità è preziosa, specie se accanto a belle persone dotate di grandi capacità quindi ringrazio per avermi permesso tutto questo a piena voce

Salvatore Anfuso

(https://salvatoreanfuso.com/2016/11/18/alchimia-casalinga_scrittrice/#more-7717)

L’alchimia della casalinga

L’argomento è sul tavolo delle trattative.

Scrivere un libro è una cosa alla portata di tutti?

Meglio andare sul sicuro e copiare un classico di successo narrando di avventure alla W. Smith infarcendole di descrizioni e resoconti di viaggi? Oppure tentare con gialli insoliti come La ragazza del treno, dove non importa se il thriller è scritto nei crismi, ma che sia una novità ed il testo funzioni intrappolando il lettore.

Insomma un campo immenso e disponibile dove nulla si crea e si distrugge, o è solo la bravura a fare da termometro per il successo? Successo non soltanto di numeri e vendite, ma di riscontro in lettori che pare dicano “Ci piace leggere cose facili, non complicate e noiose che lasciamo agli espertoni del settore”.

Ed ecco la domanda che porta dritta al punto. Dietro a una piacevole storia, concatenata e ben scritta, dove gli avvenimenti dipanano le nebbie di una vicenda torbida e curiosa, dietro i personaggi descritti così abilmente da entrare nella sfera visiva, dietro i particolari della scena così concreti da poter essere toccati con mano, vi siete mai chiesti chi tenga la penna? Date per scontato sia un professionista?

Siete portati a pensare provenga da una scuola di scrittura di tutto rispetto, segua corsi specifici e nel chiuso del proprio studio si lasci andare alla stesura del suo romanzo in preda di un’ispirazione pressante? E se così non fosse? Se scrivesse senza né arte né parte solo perché lo ha come attitudine? Se in realtà fosse il suo secondo lavoro e portasse più serenità che soldi come spinta iniziale? Perché è ovvio che il lavoro finito ha visto i passaggi dell’editor, del grafico, del team in grado di valorizzarlo tanto da renderlo commerciale. Ma la spina dorsale è frutto dell’autore. E se fosse una lei? O meglio una semplice casalinga? Cambierebbe qualcosa?

Cambierebbe il modo di avvicinare il libro. Perché uno della casalinga si fa l’idea che sia brava tra i fornelli e non solo, con le mani sporche di salsa pomodoro e farina, perfetta lì dov’è. Al limite adatta anche a scegliere la giusta tinta per i muri, le tende coordinate, insomma tutte quelle cose da donne, tipo il cambio armadio e lo shopping. Perché scrivere è roba da scrittori, meglio se uomini, se di cultura e lo fanno di mestiere. Intellettuali… Il resto, tentativi emulativi di pura fortuna.

Non è una questione di quote rosa, non sono femminucce sprovvedute le casalinghe a caccia di un passatempo. Ma capaci di coinvolgere, emozionare e portare il lettore in un labirinto di impressioni a lui sconosciute. Sgomento, felicità, terrore, tripudio, panico, esultanza. Condurlo per mano e farlo sedere o correre, a seconda di come si abbia voglia di giocare. Esatto, giocare, come fa il gatto con il topo, per fagli provare l’emozione di una storia pensata e scritta tra le quattro mura domestiche. E usare un linguaggio semplice, che arrivi senza sillogismi e complicazioni barocche, facile da comprendere per scivolare piacevole come un buon caffè.

“Solito stropicciamento degli occhi. Primo motto della giornata: fare entrare spiragli di luce poco alla volta nella speranza di trovare l’energia per muovere anche il resto del corpo. Invece doveva essere fuggita con la scusa di tornare più tardi, l’energia. Lentamente. A misurare con minuzia i gesti nel tentativo di ossigenare il cervello seguivano piccoli sbadigli.
Nel silenzio di casa risuonava il nulla che aveva preso il posto dei suoi sogni. Nessun uomo accanto, nessun presto lavati che siamo in ritardo nelle piccole orecchie addormentate. Solo la sua presenza, anche parziale, di un fisico smunto, senza vigore, completamente inutile. Patetica già dal mattino.
Sfregando i piedi sul freddo parquet scelse la strada del bagno prima di quella della cucina. Il gelido contatto con la porcellana ottenne un buon risultato. Si stava svegliando. Ora serviva il pezzo forte. La sua alleata, l’unica davvero in grado di darle lo schiaffo del risveglio.
Ci fosse stato almeno un gatto su cui inciampare, a cui fare le coccole e tenerlo in braccio sentendosi impacciata. Invece le fughe delle piastrelle la osteggiavano come ostacoli esagerati e le mani goffe si rendevano ridicole. Inceppando ovunque.
Lei stava lì, in attesa. Poggiata sul bancone della cucina. Semplice e silenziosa. Con la sua forma sgraziata. Come lei. A guardarla. Forse rideva di lei. No, questo era frutto della fantasia. Una fantasia malata. Era lì in attesa di entrare in servizio.
Iniziava il loro muto dialogo.
Sei pronta, sono le sei?
No e lo sai.
Allora preparami.
Sta buona, che fretta hai?
Brr che fredda l’acqua, non potresti farla scendere calda prima?
Noiosa. Un attimo e poi ti scaldi.
Non pressare troppo o lo sai, sei noiosa tu dopo.
Certo non troppo, non abbastanza. Sempre così non conosco le misure.
Suscettibile. E tutto perché non hai un uomo. Ma che si vive male senza? Pensa te se ora fosse lì a guardarti!
Come sto? Un disastro vero?
La superficie luccicante non era uno specchio perfetto, ma rendeva abbastanza scompigliato il nido della testa, intravisto nella passeggiata in bagno davanti all’immagine riflessa di sé. No, non era un bello spettacolo.
Borbottava opinioni contrastanti sulla propria vita. Sciatta donna di mezza età senza amore e compagnia. Perfino la caffettiera glielo ricordava. No, in realtà era lei a farla parlare. Però mica mentiva. Non importa, si trattava pur sempre di una verità cattiva per quanto realistica.
Brutto segno parlare nella mente con la caffettiera. Perché fare vocine strane a neonati che non capiscono una sillaba? Anche comportarsi in maniera tanto ostile già dal mattino non era mica salutare.
Intanto la osservava in quel silenzio cocciuto capace di portare in alto i dubbi latenti. Sono vittima della sfortuna o semplicemente… Semplicemente cosa?
Troppo in letargo ancora per rispondere.
Rumorosamente il suo alter ego in acciaio cominciava a dare voce al gorgoglio atteso, inebriandola del profumo intenso ed avvolgente. Come un treno a vapore saliva di ottave all’arrivo in stazione per fischiare d’entusiasmo.
Arrivato!
Ti vedo, non è il caso di tutto questo fracasso.
Forza, energia. Sali in carrozza anche tu.
E basta con ste metafore.
Oh, basta lo dico io! Facciamo un patto. Silenzio e rispetto.
Perfetto.
Due tazze abbondanti teneva dentro, una bollente per stordirla con un knockout e l’altra più tiepida per la carezza pacificatrice.
Tregua.
Lei calda, sicura di sé e del suo ruolo. Lei anonima, insicura ed instabile nell’equilibrio fragile che la vita le aveva riservato. Vittima della sfortuna? Forse no.
La osservava dignitosa nella sua semplicità. Sapeva essere ammaliante per quanto scialba. Addirittura bella nel suo anonimato più completo. Tipica bellezza rustica in cui l’aspetto nasconde un cuore intenso e profumato, capace di sciogliere le riserve.
Ma cosa stava pensando? Era solo una caffettiera. Una banale e normalissima caffettiera.
E lei? Lei cos’era? Avesse avuto almeno la sua forma a clessidra con le curve al punto giusto. Invece le somigliava per gli spigoli. Oh insomma le sei e tre minuti e faceva di questi pensieri.
Più sveglia di prima si allungò verso il bagno per il secondo incontro, entrando direttamente nel box doccia per uscire meravigliosamente nuova pochi istanti dopo. Esattamente dieci minuti e voilat il tailleur era pronto ed indossato. Gli occhi colorati del brillante grigio a sottolineare lo sguardo severo e la bocca con la matita appena accennata.
Mancava l’ultimo bacio, tra loro. La seconda tazzina per fare pace, pace del tutto.
Ora sì che riusciva a gustare il gusto pieno e corroborante del caffè. Le scivolava dentro portandosi via le parole a metà, i pensieri inutili e decomposti. Mano a mano le saliva la certezza di poter completare la frase. Non sono vittima della sfortuna, sono semplicemente troppo complicata per un rapporto normale. Stasera mi fiondo in chat e provo a cercare l’uomo della mia vita, vedi mai che se imposto bene i parametri uno su misura lo trovo?
La caffettiera giaceva spezzata nei suoi tre monconi, mentre ascoltava muta il dialogo telepatico. Aveva incontrato il soffio della sua bocca, un amore fugace tra loro, ma il contatto era stato inebriante. Aveva sentito il tocco leggero delle sue mani quando la stringeva, accarezzava e provato l’emozione di un rapporto. Era quello dunque che cercava? Una relazione costante? L’uomo l’avrebbe sostituita? A testa in giù la osservava allontanarsi veloce e completamente sveglia. Il suo lavoro era terminato poteva riposare e iniziare a sognare una relazione. Magari la chat funzionava anche per le caffettiere.”

Chi lo ha detto che le casalinghe sono buone a far pulizie e basta? Di certo non il mondo letterario. Siamo già al VI anno del concorso Voci di casa a Roma, dove le partecipanti provengono tutte dalla medesima categoria: “casalinghe agguerrite”. Nulla a che vedere col premio Strega, ma giusto per capire quanto la comunità si stia allargando.
Il meccanismo che muove è per molte donnedicasa simile. Tra faccende e famiglia le ore scappano via come in un normale lavoro, la sera poi, o nei ritagli di tempo, il portatile diventa il migliore diario per le confidenze e la storia spesso iniziata per divertimento rischia di diventare il prossimo best seller. Perché si sa che gli editori sono sempre a caccia di fenomeni come E.L. James, capaci di influenzare il mondo con la propria geniale quanto semplice idea. Non che tutte le casalinghe debbano o vogliano scrivere di erotismo, ma di argomenti hot ne hanno molti. Gli intrighi famigliari, la psicologia maschile, le crisi adolescenziali, i problemi di coppia… Insomma un bel vantaggio per chi vuole entrare a gamba tesa nelle librerie e trasformare un gioco in un best-seller.

Le casalinghe di oggi hanno abbandonato le formule delle loro mamme, che a far bollire il sugo ci impiegavano giorni – ora il gas costa – gli elettrodomestici velocizzano le pulizie e le donne si sono modernizzate. Riescono ad essere multitasking anche a casa, a gestire mille cose e vivere una realtà al di fuori dalle convenzioni. Credevate che a fermare il sogno di fare la scrittrice bastassero padelle e le uscite al parco a portar fuori i cuccioli a schiamazzare allegramente? Vivere è il modo migliore per poter scrivere un buon libro. Emozionarsi. Saper raccontare una storia. E chi meglio di una donna che si occupa della propria famiglia? Si tratta solo di combinare doti naturali, capacità e fantasia. Una ricetta con ingredienti, dosi, tempi e profumi. Non è forse un’alchimia un libro? Anche una casalinga in fondo può scrivere e farne magia.

4 pensieri su “L’alchimia della casalinga (guest post pubblicato sul blog di Salvatore Anfuso)

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