Tutti uniti per la zampa

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C’è un errore, gli autori hanno mani che battono sui tasti a velocità impressionante, che tengono penne per scarabocchiare sui fogli. Non zampe. Le zampe le hanno gli animali.

Eppure qui tutti hanno unito le zampe immaginando di averle.

Il titolo già ne parla. Buck ha chiamato a raccolta chi, come lui, sentisse il desiderio di aiutare gli uomini. Il suo ululato era un grido di dolore per il tragico evento che ha scosso mesi fa ed ancora continua nel centro Italia. Un ululato che ha toccato tutta la penisola arrivando a far scrivere racconti.

Il progetto  è assai ambizioso. Un libro in grado di aiutare in due modi.

  • I proventi sono tutti devoluti in beneficenza alla Croce Rossa Italiana.
  • I racconti fanno germogliare il sentimento della speranza.

La squadra di Buck e il terremoto ha per  capitano una donna e che donna! Un sorriso che distende, due occhi che parlano e un animo davvero scintillante. Serena Bianca de Matteis è infatti l’ideatrice di tanta variopinta ed eterogenea ambiziosa opera! A lei il compito di inaugurare l’intervista, quindi.

Pubblicando Buck e il terremoto volevi dare una mano, dimostrare che le parole spesso si trasformano in fatti. Solo chi ha sogni ambiziosi riesce a tradurli in altrettante soddisfazioni. Questo libro è l’ennesimo figlio cartaceo che porta il tuo nome, quanto ti sei sentita appagata? 

Quanto mi sono sentita appagata? Tanto, e in tanti modi diversi, e adesso provo a elencarteli. Mi è piaciuto avere l’idea, anche se non è di certo originale, e mi è piaciuto ancora di più che altri mi… dessero corda! Mi è piaciuto vedere che l’idea si concretizzava, che si facevano delle scelte insieme: è stato molto più appagante che decidere tutto da sola, come è stato per “Buck”, o peggio ancora subire le scelte di altri come accade a molti di noi nella vita quotidiana. Mi è piaciuta l’idea di riuscire a generare un valore, che per un gruppo di autori emergenti è una bella soddisfazione, soprattutto in un periodo come questo. I momenti più belli? Due: fare il primo bonifico e stringere in mano la prima copia. È proprio un bell’oggetto carino! Io sono una grande sostenitrice del digitale, possiedo tre Kindle di tre diversi modelli, ma questo libro è veramente un bell’oggetto e questo non è solo amore di mamma: mi è stato detto anche da persone che qualcosa di libri ne capiscono, sia per quanto riguarda il contenuto che per la parte più… corporale, ecco. Poi c’è una soddisfazione intrinseca nel fare qualcosa che sa di buono: noi esseri umani siamo delle formichine e possiamo essere spazzati via da moltissime cose più forti di noi. Ma, nello stesso tempo, se ci mettiamo insieme ad altri e ci diamo da fare, possiamo fare miracoli.
La cifra che abbiamo raccolto per adesso è piccolina, ma intanto qualcosa abbiamo fatto, e siamo solo all’inizio. Ora viene la parte più difficile: far conoscere “Buck e il Terremoto” al di fuori della cerchia di amici, parenti e lettori abituali. Un lavoraccio di promozione che porta via tanto tempo e tante energie. È adesso che bisogna tenere duro. Speriamo di farcela!

In questa risposta sta la forza che ha mosso tutti gli altri, gli autori, che rispondendo con pari energia hanno attinto a questa inesauribile vena chiamata entusiasmo.

A loro ho posto la medesima domanda, se avrete la costanza di seguire l’intera intervista, scoprirete diverse sfumature ad ogni risposta.

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Hai accettato di far parte di una squadra, scrivendo un racconto che trattasse di speranza. Il suo fine ultimo è un’antologia i cui incassi verranno devoluti alla Croce Rossa. Scrivere con l’intenzione di toccare il cuore, mettersi in luce e farlo per una buona causa. Cosa pensi possa trasmettere il tuo racconto a chi lo leggerà?

 

 

Sandra Faè Carlotta

Innanzitutto anche se la mia penna ora è più orientata ai romanzi, il messaggio di speranza è sempre presente nelle mie storie, di fiducia nell’umanità e nel futuro. Ne abbiamo un gran bisogno.
Nello specifico su Carlotta dalla raccolta, be’ il messaggio preciso è quello di non arrendersi anche di fronte ad avversità davvero grandi, la vita rimane un dono pieno di meraviglie e mi viene in mente il campione Alex Zanardi e le nostre fantastiche medaglie alle paralimpiadi. Lo so, sembrano parole banali, e forse lo sono, ma quante volte ci capita di provare sensazioni di sconfitta, io per prima, anche per problemi che sono solo rogne gestibili? Vorrei che la gente meditasse su questo.


Daniele Savi I figli della terra

Amo la letteratura di genere, nel mio caso la fantascienza, perché è capace di trasmettere un messaggio regalando al contempo l’opportunità di stimolare la fantasia, evadendo per pochi attimi dalla realtà. Questo, a mio parere, è il dono più importante da offrire ai propri lettori. Nel caso della raccolta “Buck e il terremoto” la spinta a partecipare non è venuta solo dalla possibilità di aiutare concretamente le popolazioni colpite, ma anche di contribuire a diffondere un messaggio che coinvolge tutta l’umanità. Un ideale di solidarietà, di unione tra individui e popoli diversi che, insieme, possono superare anche i momenti più difficili e compiere imprese apparentemente impossibili. È un tema a me caro anche nella vita, lo sperimento ogni giorno collaborando con un’associazione che applica gli stessi valori nella lotta contro la disoccupazione. Avrei potuto, quindi, rifiutare la sfida e l’opportunità offertaci da Serena? Spero solo di esserci riuscito al meglio delle mie capacità!


Michele Scarparo Terremoto

Per un autore è sempre difficile immaginare cosa colpirà i lettori e, come diceva Umberto Eco, nessun autore dovrebbe dare spiegazioni sulla propria opera: l’arte vive di vita propria e dice sempre più di quanto abbia pensato il proprio creatore. L’unica cosa che mi sento di dire è che in quel racconto ci sono alcune delle emozioni e dei pensieri che ho provato io, la notte del terremoto in Emilia: io non ho avuto problemi particolari, se non un grosso spavento, ma l’epicentro fu solo a qualche decina di chilometri di distanza e ho diversi amici che ne soffrirono in prima persona. So le cose che hanno passato. So le cose di cui hanno avuto bisogno. Questo racconto serve a fare in modo che anche altri possano avere lo stesso supporto che è stato dato a loro.


Massimiliano Enrico La scuola

Troppe intenzioni in una sola domanda.  Ho partecipato perché ho visto la forza della squadra e l’intento che si prefiggeva.
Io stesso ho fatto qualcosa di simile pochi mesi prima ma non ho saputo creare la stessa energia e questa mi ha galvanizzato.
Del mio racconto più che toccare il cuore spero possa dare qualche minuto di rilassatezza e strappare un sorriso alla fine. L’ho scritto pensando non al messaggio in sé ma all’escatologia del racconto. L’ho scritto sperando di dare un momento di serenità a chi lo legge.
E’ un racconto semplice, facile, molto leggero e con il lieto fine, ideale per 3 minuti di evasione.


Giuliana Leone  Una luce nuova

La tragedia di Amatrice ha “spezzato” ognuno di noi, ma insieme possiamo guarire. Possiamo diventare l’uno il pezzo mancante dell’altro. Ricostruire in fondo significa questo, raccogliere quel che rimane e creare qualcosa di nuovo, arricchito e più forte di prima.
Entrambi i miei protagonisti sono vittime del terremoto. Entrambi hanno perso dei pezzi di loro stessi. Però, a un certo punto, si accorgono che quei cocci rimasti possono tornare a essere qualcosa. Questo è il messaggio di speranza che spero di lasciare nel cuore di chi legge.


Paolo Cestarollo  Libera

La mia speranza è che il racconto sappia trasmettere leggerezza. Uso questa parola sfruttando le varie sfumature che può assumere. Vorrei che durante la lettura del pezzo il lettore sorridesse, vorrei distrarre, portare l’attenzione oltre il dramma ovvero su ciò che segue: nel ricominciare, nel ritrovare la forza e non perdere la speranza, mai. Non sappiamo cosa ci riserva il futuro, nel bene e nel male, quindi se è vero che non dobbiamo abbassare la guardia è vero anche che di fronte a difficoltà apparentemente insormontabili la differenza la fa il nostro atteggiamento, la nostra volontà di proseguire, l’impegno che mettiamo nel cambiare le cose, anche con un gesto semplice.
La storia raccontata da Pippo sembra slegata dal contesto in cui si muove, ma in ciò che vede e sente ci sono gli indizi di un’altra storia e di un’altra realtà. “Buck e il terremoto” parla anche di lupi e secondo me questi animali ci danno una grande lezione di vita: la vera forza del lupo risiede nel branco.


Arianna Corsini L’alba e il bosco

“L’alba e il bosco” nasce da un racconto che ha visto la luce sul mondo molto tempo prima che Amatrice tremasse, ma che allora non aveva ancora avuto una degna conclusione. La fantastica iniziativa di Buck e il terremoto mi ha dato modo di trovarla; il Bene che quest’antologia rappresenta ha fatto risvegliare, in me, le parole giuste per questa storia.
Una bambina dai capelli di sole, attratta dalla libertà e dalla fierezza dei lupi, vorrebbe tanto essere una di loro, per fuggire da Sulmona e non avere più paura. Ma sua madre le fa capire che esiste qualcosa, a questo mondo, che non può crollare.
Sono più che felice di dare il mio contributo alle popolazioni colpite dal sisma attraverso la Scrittura, che ha sempre coinciso con la parte più autentica di me stessa. Spero che chi mi leggerà colga tutto il valore dell’amore in ogni sua forma: fondamenta che tengono in piedi ogni esistenza.


Velma J. Starling La lupa della grotta

Il sentimento che ho cercato di trasmettere è quello della gratitudine. Per un gesto gentile, per un momento in cui ci è sentiti vicini a qualcun altro, per le persone che la vita ci ha messo intorno: dai familiari, agli amici, ai semplici conoscenti che magari una sola volta, per puro caso, senza nemmeno rendersene conto, hanno avuto un’importanza fondamentale per noi. Come se ci fosse una rete che collega tante persone le une alle altre. Le maglie della rete più vicine fra di loro si vedono e sono consapevoli l’una dell’altra. Quelle più lontane no, ma sono comunque collegate. A volte proprio l’inconsapevolezza rende la gratitudine più genuina.


Nadia Banaudi Chiara

Quando il terremoto ha scosso l’Italia mi si sono scatenate dentro emozioni a turbine, non vedevo altro che le immagini riportate da web e televisione. Mi risuonavano le parole ed i singhiozzi di chi, fortunatamente, era sopravvissuto. Impietrita davanti alla forza incontrastabile della natura ho preso in mano la penna ed iniziato a far parlare i pensieri. Così è nata Chiara. Le ho dato voce in maniera che potesse venire compresa da chiunque, ed anche meritatamente riconosciuto il tributo per l’impagabile lavoro che svolge. Ho sentito scendere diverse lacrime mentre provavo a farla scavare e scavavo insieme a lei nella speranza trovasse vivo qualcuno. La disperazione l’ho annusata anche io, a distanza. Spero trasmetta speranza e riconoscenza a tutti coloro, a due e quattro zampe, che in questi frangenti salvano vite umane.

Queste sono le verità nascoste dietro ad alcune delle storie, se avete letto i loro racconti comprendete sicuramente meglio il messaggio che volevano portare, se non lo avete ancora fatto siete sempre in tempo.

Come alla fine di un film, dove i nomi dei tecnici del suono, luci, riprese accompagnano i titoli di coda (senza essere in realtà da meno dell’attore principale che avrebbe anche recitato ma senza troppa eco senza il loro prezioso aiuto), vi presento chi ha lavorato alacremente perché questo libro fosse al meglio.

Silvia Algerino

Ti occupi della presenza online di Buck e il Terremoto. La tua partecipazione all’interno del progetto c’è. Ogni immagine calibrata porta il tuo marchio, il sito, la pagina facebook, le locandine, le strategie… E’ la tua prima esperienza nella gestione di un libro a più voci, cosa ti ha lasciato e cosa speri trasmetta a chi lo acquisterà?

Personalmente mi sta lasciando molto. Non solo perché è un’esperienza solidale, e sempre il primo effetto di un’azione di questo tipo è appunto l’arricchimento personale, ma anche perché lavorando al fianco di persone molto preparate sto imparando molto. C’è entusiasmo, lo si percepisce ogni volta che ci si confronta. Ed è un confronto sano, libero da protagonismi o dalla critica sterile. Riassumendo: imparo, mi diverto, sono in contatto con persone che mi hanno dato e continuano a darmi molto. Se si aggiunge il fine per cui è nato questo progetto, non posso che essere soddisfatta. Sono certa che tutta l’energia che si è sviluppata attorno a questa raccolta di racconti non possa rimanere ferma. Senza dubbio raggiungerà chi lo acquisterà e soprattutto chi lo leggerà. Il senso della solidarietà risiede proprio in questo: nel condividere e nello spendersi tutti assieme per dare una mano a chi è, o è stato, meno fortunato. Il desiderio di raggiungere in maggior numero di persone possibili non ha solo un fine economico (anche se è pur vero che più si incassa, più si devolve), ma ha soprattutto un fine etico: propagare un messaggio di speranza e di solidarietà.

Elisa Riddo 

Hai realizzato la copertina di Buck e il TerremotoDisegni da quando sei in grado di tenere in mano una matita, e studi presso la Libera Accademia di Belle Arti di Torbole. Hai usato tinte delicate, un intreccio di rami, un libro, un lupo… cosa vorrebbe raccontare questo disegno così simbolico?

La storie raccolte in questo libro vogliono dare un messaggio di speranza per questo ho usato tinte pacate e non troppo accese con i colori della natura. I rami che si intrecciano possono anche essere visti come un qualcosa che racchiude e protegge e i fiori danno armonia e gioia all’interno della composizione. Il lupo è simbolo cardine della composizione e figura positiva e di salvezza all’interno del racconto. Il libro aperto apre il mondo della fantasia e della creatività, magia che provoca la lettura.

Sara Gavioli

Sei un editor freelance, ossia chi ha lavorato con le storie leggendole ed aiutando gli autori a tirarne fuori il meglio. Hai scelto di occuparti di questo gruppo di esordienti ricchi di entusiasmo, ma anche passibili di inesperienza. Alla fine è venuto fuori un buon libro con le carte in regola per ritagliarsi il giusto spazio sul mercato?

In realtà, l’antologia è il risultato di un impegno comune. Non mi sono occupata da sola dell’editing di tutti i racconti, ma soltanto di alcuni. Diversi autori hanno sperimentato così un primo approccio al lavoro professionale sui loro testi e anche questo è un bel risultato. Lo scopo di un libro come questo, però, non è l’inserimento in un mercato editoriale oggi molto complesso. Si tratta di un dono, fatto pensando a chi ha bisogno di una mano e non con lo scopo di trarne profitto. Gli autori che hanno partecipato sono tutti in gamba e di certo hanno fatto un buon lavoro, ma bisogna considerare il titolo in relazione al suo scopo e non solo come uno dei mille libri che si fanno concorrenza ogni giorno sui nostri schermi.


Spero di sentire dalla vostra viva voce cosa ne pensate a proposito perché noi ci siamo uniti per la zampa, ora tocca a voi. Comprate Buck e il terremoto, leggetelo, recensitelo e se vi piace regalatelo. Farete due doni: uno a chi lo offrirete, l’altro alla Croce Rossa a cui verranno devoluti i fondi. E anche se non è Natale saremo tutti più buoni!

Vi ricordo che lo trovate nella sua pagina fb con gli aggiornamenti, nel sito con gli approfondimenti e lo potete acquistare su Amazon cliccando qui nelle due versioni digitale  (2.99 E) e cartacea (8.50E).  Non mi resta che ringraziarvi ed augurarvi una buona lettura e qua la zampa!

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13 pensieri su “Tutti uniti per la zampa

  1. Bella intervista, Nadia. Fa sempre piacere scoprire i “dietro le quinte” anche a noi che dietro le quinte ci siamo, perché non sempre conosciamo il punto di vista dei nostri “colleghi”.
    Impariamo a conoscerci poco per volta e anche questo è un valore aggiunto al lavoro di squadra. 🙂

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  2. Pingback: Tutti uniti per la zampa: l’intervista di Nadia Banaudi alla squadra di Buck

  3. Che bello leggere cosa hanno detto gli altri, mi è piaciuto tantissimo ^^
    Stamattina presto ho fatto i conti di metà mese, e se continuiamo così la donazione di novembre sarà più alta di quella di ottobre… Cresciamo! 😀 E cresce la gioia per questa esperienza.
    Un abbraccio a te e ai tuoi lettori, Nadia 😀

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    1. E’ bellissimo che tu abbia collaborato acquistando e leggendo il libro. Il sentimento della solidarietà che si sviluppa nei racconti aiuta a credere nella rinascita e fa bene al cuore. Anche se piccolo è di certo un grande progetto! Grazie per averlo sostenuto a nome di tutta la squadra.

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