I verbi secondo Nadia: sperare tempo ottimista

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La speranza dicono sia l’ultima a morire, così spesso come dicono che chi visse sperando morì cantando, ma esistono anche altre declinazioni che eviterò di citare.

Però senza speranza il mondo è cosa triste. Accendi la tv e ti scuote la cronaca, spegni la tv e ti scuote la terra, si acquieta tutto e ti scuote l’uomo.

Sperare null’altro è se non confidare nella possibilità che si realizzi qualcosa ritenuto positivo. La fiduciosa attesa di un bene che quanto più desiderato, tanto più colora l’aspettativa di timore o paura per la sua mancata realizzazione. Insomma così recitano tutti i dizionari del mondo cercando di spiegare cosa semplicemente ognuno fa quando le aspettative si scontrano con la realtà. Spera di migliorarla.
Di sperare siam pieni tutti, potremmo dirci affini almeno in questo. Ma confidare nell’aiuto altrui è davvero una spinta naturale intesa come spontanea ed istintiva?
La speranza è figlia dell’ottimismo, che eviterò ribadire sia il sale della vita ed anche sorella del pessimismo, figli entrambi del realismo.

Esistono però modi diversi di essere ottimisti secondo la psicologia cognitiva che definisce
sindrome di Pollyanna il cosiddetto ottimismo ottuso poiché disancorato dai dati reali e oggettivi.
Da non confondersi con il “pensiero positivo” che tende a voler vedere la positività a tutti i costi anche nelle situazioni oggettivamente negative.
Insomma sperare potrebbe stringere la mano all’ottimismo ingenuo correndo il rischio di falsificare i dati oggettivi della realtà, ma potrebbe anche fondersi con l’ottimismo realistico (sintesi virtuosa della capacità di considerare i dati reali e oggettivi ma cercando in essi la positività senza negare gli aspetti negativi della situazione attuale).

Sperare è un atteggiamento, un esercizio, un filtro che si mette al posto delle lenti degli occhiali da sole, insomma una scelta.

Oggi più che parlarne voglio fare un piccolo esperimento. Non pretendo di smascherare nessuno, di mettere in luce nulla, vorrei solo che nel proprio intimo ognuno guardando queste foto si lasciasse andare alle emozioni che sente nascere, perché secondo me evocano la speranza e possono diventare motivo per lasciarci sperare…

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Sì, lo so sono una romantica senza speranza. Facile usare il sole al suo sorgere e tramontare per evocare bei pensieri.

Se vi state chiedendo cosa speri io, sappiate ho una lista lunga, di quelle interminabili, perché è come dire che se quel sacchetto lo riempi smetti di vivere, senza speranze e sogni non ha più senso nulla. Quindi se siete arrivati fin qui a leggere, se vi siete soffermati  a pensare, se una scintilla di speranza per il vostro progetto è nata, posso solo augurarvi di sperare e realizzare il più a lungo possibile.

16 pensieri su “I verbi secondo Nadia: sperare tempo ottimista

  1. tizianabalestro

    Anch’io sono una romantica. Ottimista lo sono diventata col tempo.
    Prima tutto era drammatico se qualcosa andava storto. Ho adottato una sorta di resilienza in età matura.
    Poche parole, passiamo ai fatti. Ci chiedi cosa ci suscitano le due immagini.
    La prima non mi dà una sensazione immediata che invece mi trasmette la seconda.
    La foto col grano mi ispira rinascita, forza, abbondanza.
    Ogni volta il grano cresce, si matura, verrà mietuto e sarà utile per l’approvigionamento basilare sulle nostre tavole.
    Rinascita perché torna a crescere ogni volta, forza nel sopportare la mietitura, abbondanza per ciò che dà.

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    1. Grazie per la tua risposta. Credo che molto dell’ispirazione sia data dallo stato d’animo del momento. Quando mi sono ritrovata a scegliere le immagini che più evocassero la speranza, le pance di donna in cinta erano in cima alla lista, ma ad essere sincera avrei levato l’opportunità a coloro che tale privilegio non lo possono provare. Quindi ho scelto la natura con le sue meravigliose possibilità. Il grano è sicuramente quello che hai sottolineato, non per niente è un simbolo forte nella religione. E’ bellissimo comunque che tu abbia ritrovato la speranza attraverso la resilienza, indice di maturità come vedi si fa un giro lungo crescendo per tornare ad abbracciare ciò che da bambini si sa far meglio.

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    1. Esattamente, cara Tiziana, per quello dicono di non prendere mai decisioni di impulso sulla scia della rabbia. Ma gestire le emozioni e non subirle è cosa dura e complicata, io spesso mi sento davvero in difficoltà.
      (Ovviamente questa domanda esula dal commento, ma hai un blog anche tu?Curiosità personale per sbirciare ciò che scrivi. )

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  2. Paolo (Seme Nero)

    Speranza e atteggiamento positivo nei confronti del futuro, ingredienti senza i quali non potremmo realizzare i nostri sogni e desideri, senza cui non potremmo nemmeno avere un orizzonte cui mirare o una meta da raggiungere.
    Ma ricordiamoci anche di metterci in cammino e costruire strade e ponti là dove mancano, perché sperare va bene, ma non sarà il vento a spingerci verso la nostra destinazione 😉

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    1. Grazie Paolo per il tuo intervento e benvenuto.
      Certo gesti concreti e coerenza, speranza da sola fa poca strada. Come dici tu senza costruire materialmente ciò che tanto si anela è solo sprecare parole al vento. Infatti certi verbi prendono maggiore significato nel momento in cui si cibano dell’intenzione di realizzarli.

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  3. Se penso alla speranza mi vengono in mente due immagini: una foto dei miei bambini che ridono e il vento forte che sferza il mare.
    Per me l’ottimismo (che certo fa parte del mio carattere) è energia, azione, movimento. Forse a volte agire è un modo per non aver troppo tempo di pensare, perché in realtà l’ottimismo non è una condizione statica ma una reazione a ciò che ci spaventa, a ciò che si interpreta come drammaticamente inevitabile.
    L’ottimismo. come dici tu, non è la condizione di chi ciecamente non vede le difficoltà, semmai di chi non le accetta come limite e tenta di spingere sempre un po’ più in là l’ostacolo.
    E se, come disse qualcuno, la vita è uno stato mentale, allora uno stato mentale positivo non può che giovare alla vita di chiunque. 🙂

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