L’intervista impertinente alla mia lettrice beta

 

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Benvenuti in un luogo odoroso di bontà a conoscere una che di parole è sommersa per tanti motivi. Siamo amiche e questo rende l’intervista più cattivella e spregiudicata. Lei è la mia lettrice beta, quella che vincendo ogni timidezza mi decreta sul nascere un capolavoro o incentiva a fare di meglio. Quella che mi parla di quanto è bello il libro che ha letto, quanto l’altro l’ha delusa, che mi rende partecipe della sua vita allargandomi gli orizzonti. Insomma una importante!

Se nessuno te le ha mai chieste alcune cose lo faccio finalmente io, prometti solo di essere sincera.

Prometto, lo sai lo sono sempre.

Perfetto hai promesso, quindi cambiamo la dicitura.

La storia che ascolterete non è frutto della mia fantasia, ma di una realtà ancor più incredibile della stessa realtà.

Scusate solo se ogni tanto mi perdo in un morso di pizza margherita, ma quando profuma così non resisto.

Un giorno ti ho stupito informandoti che avevo scritto una cosa, restando vaga, molto vaga. Hai insistito per leggerla e da quel giorno, sistematicamente hai visto raddoppiare la mole di scritti. Sei pentita ammettilo!

Non sono per niente pentita, anzi, ne sono fiera. Per me è un’occasione rara e preziosa e spero di svolgere il mio dovere nel migliore dei modi e di essere all’altezza delle tue aspettative.

Chi te lo fa fare di leggere in anteprima tutto quello che ti propino anche tre o quattro volte di fila? Prima da lettrice, poi da correttrice di bozze. Hai l’indole della missionaria?

Sono per natura molto curiosa. Mi piace provare, sperimentare, testare, assaporare. Con le tue bozze faccio esattamente questo. Se poi da quelle escono splendidi capolavori in una piccola percentuale, molto piccola, il merito lo considero anche mio.

Eppure nella vita fai altro. (gnam gnam che buona la pizza!)

Ti chiami Chiara, hai soffiato 41 candeline e lavori con tuo marito Rudy nel locale di pizza al taglio  in questo Carrugio storico della città di Oneglia ( lavorare insieme è sconsigliato a tutte le coppie in quanto rischia di annoiare il rapporto). Sei una super eroina o semplicemente una che adotta trucchetti per sopravvivere?

Ma che trucchetti! Io sopravvivo. Non è sempre facile lavorare assieme perché il rischio di trascinare al lavoro i problemi di casa e viceversa, sta in agguato. Stiamo insieme da più di 20 anni e lavoriamo a stretto contatto da 11. É lui che in negozio prepara l’impasto e segue la cucina, io curo i clienti e la vendita, anche se siamo pressoché intercambiabili. Per fortuna l’attività ci assorbe molto e non lascia troppo tempo per parlare. L’importante, quando sorgono questioni, è capire l’altro, la sua stanchezza e il nervoso. Lui è molto preciso ed attento, gli piacciono le cose fatte bene e si mette sempre in discussione, anche se a volte mi infastidiscono le correzioni e precisazioni continue, riconosco sia a vantaggio del lavoro. E’ un continuo miglioramento. Però capitano anche momenti di ilarità o di stupideria, durante i quali liberiamo la fantasia e ci rilassiamo, altri dove ci scappa qualche bacetto, qualche abbraccio, qualche coccola.

Che senso ha nel 2016 scegliere di lavorare come artigiani con le tasse che superano la percentuale del guadagno? E’ dunque una volgare bugia e sei ricca come Paperon de Paperoni?

Ci siamo ritrovati a fare un lavoro artigianale nel 2005, dico ritrovati perché è stato proprio un caso. L’incoscienza ci ha aiutato. Le tasse valgono il sacrificio: la soddisfazione di sapere che i risultati sono merito nostro ci inorgoglisce. Vengono apposta da paesini dell’entroterra perché si trovano bene, turisti abitudinari ciclicamente tornano a farci visita. Ci rende felici e sprona a fare sempre meglio. Non sono ahimè come Paperon de Paperoni e non mi tuffo nelle monete d’oro, sai che bernoccoli, che mal di testa! Preferisco i tuffi nel nostro bel mare o nel lago come nelle ultime vacanze. (Mai rinuncerei alle ferie. Le ultime sono state in campeggio proprio su un lago dove abbiamo letteralmente staccato la spina nuotando con i germani e le paperelle.)

Il prodotto che vendi nasce nella cucina dietro il bancone nelle scure ore del mattino dalle mani di tuo marito. Tra uno sbadiglio ed un gesto abitudinario miscela gli ingredienti, impasta, lascia lievitare, prepara i condimenti, mette a cuocere e porta in vetrina. Il primo cliente entra per fare colazione e ti chiede cosa proponi oggi, funziona di più la tradizione o la novità?

Alcuni clienti abituali vogliono sempre le stesse cose, tanto che potrebbero entrare e dire “il solito!” come al bar. Solitamente i ragazzi con la margherita, la focaccia, la farcita o lo Stop hot dog (fatto a modo nostro con la pasta della focaccia). E che dire della corsa agli angoli o ai pezzi centrali? Alcuni aspettano addi12705774_948427368579737_2440859487306019913_nrittura la teglia successiva pur di averli. La gente di Oneglia chiede la pizza all’Andrea, la tradizionale con tanta cipolla, il marchetto (acciughe pestate e sbriciolate) nel sugo e l’aglio “in camicia“, ma ci sono moltissime eccezioni. Gli intolleranti al glutine si soddisfano di farinata. E poi vegani, vegetariani… insomma stiamo attenti agli ingredienti! (Per esempio per una giovane signora allergica alla cipolla, ma non allo scalogno, abbiamo preparato una torta verde di bietoline. Mio marito è stato attentissimo a non mettere il dado che ha negli ingredienti la cipolla)

Insieme alla pizza offrite: servizio wi-fi gratis, lettura dei quotidiani via tablet, ricarica di ogni tipo e genere di cellulare, ciotola per dissetare i cani di passaggio, bicchiere omaggio per i fumatori che scelgono13895233_1065956666826806_5452654822174204839_n di mangiare in spiaggia i vostri manicaretti. Anche una panchina con spazio Boockcrossing. Oltre a prendere per la gola afferri per il bavero della cultura i clienti?

Per differenziarci dagli altri locali simili siamo sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo. Prendiamo spunto dai nostri hobbies. Mio marito per la parte tecnologica, io per quella culturale. Leggere è la mia passione e quindi ho avuto la pensata di inserire il cesto dei libri per il bookcrossing. Credo sia piacevole avere un posto dove poter lasciare un libro e dare la possibilità ad un’altra persona di leggerlo a sua volta. 

Ami leggere e lo fai in ogni spazio possibile nei ritagli di tempo dietro il bancone. Ma è una passione solo tua?

Leggo tutte le volte che posso e ho sempre in borsa un libro. Preferisco quello tradizionale, poter sfogliarne le pagine, sentirne la consistenza ed il profumo, ma non disdegno il mio fidato e-book. Scelgo i titoli a seconda dello stato d’animo del momento, come si fa con la musica, ma i preferiti sono i racconti gialli e thriller che lasciano con il fiato sospeso fino all’ultima pagina, a volte fino all’ultima riga e le storie sentimentali che trattano di rapporti di coppreading-1249273_960_720.jpgia, tra genitori e figli o tra amici, che mi commuovono e fanno scappare sempre una lacrimuccia.

Nonostante adori leggere conservo solo quelli che hanno lasciato un segno più profondo, li altri li libero con il bookcrossing o li dono alla biblioteca comunale. Sto anche ascoltando un libro dove mia figlia di quasi 8 anni, legge. Esatto al contrario: lei legge ed io ascolto. Si intitola “Mio nonno era un ciliegio” (Einaudi Ragazzi) che tratta l’argomento delicato della morte dei nonni. E’ piacevole accompagnarla nella lettura e spiegarle le parti più spinose. Leggo per lei da quando aveva 7 mesi e da quando ha imparato a leggere lo facciamo insieme con i suoi libriccini. Spero di averle trasmesso la mia stessa passione.

(Questa ultima parte è a dir poco sensazionale! Non posso che farti i complimenti.)

Se fosse nelle tue corde, quale racconto o libro uscirebbe fuori dalle tue giornate in negozio?

In negozio entra la gente più disparata, il classico “ci sarebbe da scriverci un libro” non basta, ho bisogno di un’intera enciclopedia dove catalogare le varie tipologie di persone: i simpatici che sono la maggior parte, i maleducati che non salutano, quelli che si fanno lo sconto da soli… insomma, una bella varietà. Ne verrebbe fuori un romanzo di avventura.

Ora entriamo nello specifico. Esattamente quanti libri riesci a leggere al mese?

Una media di uno al mese, anche se è poco e vorrei riuscire a leggerne di più, ma considerando che purtroppo il tempo è tiranno… Se un libro mi rapisce lo divoro e sfrutto ogni momento libero per buttarmici a capofitto, altri possono rimanere in borsa un po’ di più. Quando termino una lettura ho già provveduto a scegliere il successivo, ma mi prendo sempre un giorno di pausa per   metabolizzarlo  e rielaborarlo, gustandomelo ancora un po’.

Cosa ti cattura di più quando decidi di acquistare un libro per te?

Una copertina accattivante è un buon punto di partenza, però vado a leggere la trama per capire se può fare per me o no e mi faccio ispirare, sempre che non abbia già cercato  le opinioni di altri lettori on-line. Mi fido del passaparola e dei consigli, se una persona a me vicina mi dice che un certo titolo gli è piaciuto lo tengo in considerazione. Non ultimo anche l’autore riveste la sua importanza, se mi piace un lavoro di un certo autore ne cerco altri da leggere con piacere.

E ne regali?

Mi piace molto donare libri, soprattutto agli amichetti di mia figlia quando festeggiano i compleanni.

Visto che leggi molto e con me hai accettato il compito di dire la tua su quello che ancora non è diventato un libro possiamo dire che hai una visione a 360 gradi di quello che consideri “un buon libro”. Hai l’occhio. Esattamente cosa deve avere un libro per essere definito proprio così: un buon libro?

Un bel libro deve innanzitutto coinvolgere ed emozionare, deve essere intenso al punto da farti calare nei personaggi, tanto da non volerne più uscire, da farti immedesimare in uno di essi da non volertene più separare. I racconti che ho amato sono quelli che all’ultima pagina hanno lasciato un vuoto, che avrei voluto non finissero mai. Anche il lessico usato è importante. Deve essere scorrevole, frizzante e giovane, senza troppe ripetizioni, con buona proprietà di linguaggio ma senza esagerazioni per non dover andare sempre alla ricerca del vocabolario. 

Quali errori invece trovi imperdonabili che ti scoraggiano a continuare a leggere un libro o definirlo un pacco?

Le storie noiose, banali, superficiali o  piene di ripetizioni all’unico scopo di aumentare il numero di pagine. Questi tipi di racconti non lasciano nulla.

 

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Ultimo libro letto.

Sto leggendo il primo di una trilogia che si intitola “Dietro la tenda“, scritto a 4 mani, da Maura Maffei e Rónán Ú. Ó Lorcáin. E’ ambientato in Irlanda nel 1746 in piena guerra civile. Sono alle prime pagine, non sono ancora entrata nella storia, ma già mi sembra avvincente.

Il libro che stai aspettando di leggere per rimpiangerlo alla sua ultima pagina?

Il libro della mia vita, un libro con ancora tanto da scrivere e che farò di tutto perchè abbia molte pagine felici.

Nella tua vita ci sono: un marito, un lavoro, una figlia, un cane. Molto più di quello che ha la maggior parte delle donne. Ti consideri una persona fortunata, lo so, con giornate troppo corte per fare bene tutto e non potendo trascurare nulla lasci per ultima te stessa. Ti pesa?

Il gatto! Ti sei dimenticata il gatto, quello che mi dà meno lavoro perché autonomo e indipendente. Mi considero fortunata, ma tutto questo comporta poi una gestione della giornata che dovrebbe essere di 36 ore almeno. Il lavoro da artigiana richiede molto tempo ed energie. Mia figlia le sue attenzioni ed essendo ancora piccola di essere accompagnata a scuola, dalle amiche e nelle attività sportive. Il cane (un labrador di più di 30 kg) deve andare a passeggio per un’ora tutti i giorni, così con mio marito abbiamo cominciato a incastrare il possibile. Portiamo la bambina in piscina e nel mentre a passeggio il cane. Ma spesso capita di uscire di casa avendo organizzato tutto per bimba, cane, lavoro ed essermi dimenticata di spazzolare i capelli! Anche se sembra un paradosso invece il tempo per la lettura lo riesco a ritagliare al lavoro. Dopo la preparazione di sughi e ripieni per il giorno successivo, riordinato la cucina tra un cliente e l’altro riesco anche a leggere.

La campagna del governo del fertily day ha fatto ridere e polemizzare. Chiunque sarebbe stato più bravo dell’agenzia scelta per incentivare le nascite. Tenendo conto di mille variabili: fertilità, lavoro, età, salute, soldi. Tipo una madre. Cosa ti rende felice di esserlo.

Essere una mamma significa amare, donare tutto quello che di buono c’è ai figli e vederli crescere con sani principi. Nel mio caso spero mia figlia non prenda anche i difetti che sono molti. Con lei sono tornata bambina: giocando sul letto mi diverto ed imparo la spensieratezza. Spesso noi adulti ci creiamo problemi inesistenti. Ricordo che quando aveva 3 anni volevamo partecipare al cimento invernale – bagno di gruppo che si fa del periodo natalizio in Riviera – e lei voleva venire con noi in acqua. Dopo averle spiegato che sarebbe stata più fredda che in estate ci ha spiazzato dicendo “se ho troppo freddo esco!” Ho avuto la riconferma che la vita è semplice e noi ce la complichiamo con le nostre mani!

Cosa ti manca per essere felice?

Tempo! Mi manca il tempo per me stessa, per la mia famiglia, e anche per coltivare meglio qualche amicizia. Tra l’altro quando arrivo a casa stanca e stressata da tutte le corse fatte con l’orologio sono talmente nervosa e satura che capita di litigare per sciocchezze. Basterebbe un po’ più di respiro ogni tanto per evitarlo.

Corri, fai yoga quando riesci, trascorri il tempo libero con la tua famiglia, pianti la tenda sul terrazzo per non perderti alba e tramonto, ami cucinare dolci con tua figlia. Una donna a tutto tondo. Con un grande cuore e un talento che non tiri fuori. Qual’è il tuo sogno nel cassetto?

(Ora mi monto la testa! Che talento avrei???) Amo gli animali e adoro i bambini, il mio sogno nel cassetto è potermici circondare, fare qualcosa per loro, quindi “da grande” potrei fare la volontaria nel canile.

Spesso io e te ci scambiamo opinioni sulle nostre esistenze. Abbiamo abitudini diverse, vite quasi parallele che non si incontrano mai, molto poco in comune eppure siamo amiche. È la diversità a renderci interessanti agli occhi l’una dell’altra?

Secondo me la diversità ci aiuta a confrontarci e consigliarci a vicenda e questo arricchisce il nostro rapporto che è intenso, ma poco fisico. Come persone d’altri tempi ci scriviamo lettere digitali e attendiamo una risposta. Penso che funzioni proprio per questo, perché ci frequentiamo poco e non interferiamo nella vita dell’altra. Chissà, forse se ci frequentassimo assiduamente non ci sopporteremmo.

Dimmi il peccato più grave di cui può macchiarsi una persona, ma non è lecito menzionare quelli capitali, troppo abusati.

Il tradimento è una cosa orribile. Non parlo solo di tradimento di coppia, ma in senso molto più ampio del termine. L’inganno e il raggiro di una persona, che può essere il partner, un amico, un genitore che si fida ciecamente di te è veramente un peccato molto grave.

Dimmi sinceramente come dovrebbero finire la favole nella loro ultima riga.

Sarò scontata ma le favole dovrebbero finire tutte con <…e vissero felici e contenti!> Mi piacciono le storie a lieto fine, sono una romantica e credo che l’amore un giorno trionferà.

Secondo te cosa rende una donna migliore di un’altra.

Non esiste una donna migliore di un’altra per il semplice fatto che in una sola donna c’è un universo di sfaccettature, sentimenti, esperienze differenti e tutte importanti che non si può giudicare.

Con la scusa delle interviste, ho preso almeno un chilo, prima il cioccolato a bizzeffe ed ora i carboidrati, ma non so resistere! Tanto profumo e tanta bontà.

Che dire, la mia lettrice beta me la tengo stretta stretta perché impagabile. Da lei scaturiscono molte mie idee, spunti interessanti di vita che altrimenti non conoscerei.

Visto che mi ha posto anche lei la sua domanda, le rispondo volentieri qui. Mi chiede quale talento le riconosco? Di non darsi mai per vinta e pretendere da sé stessa il meglio, con la naturalezza di una bambina che si incanta alla vista di un tramonto. 

Svelato qualcosa, ma non troppo. O forse sì.

  🍕 pizza-stop.eat 🍕

I libri brutti non piacciono a nessuno, le cose buone sì! Chi ha fiuto per farle bene “se ne capisce anche del resto!”

Alla prossima e grazie per averci seguite nella nostra chiacchierata fuori studio.

 

7 pensieri su “L’intervista impertinente alla mia lettrice beta

  1. Chiara

    Leggere le bozze di Nadia e vedere come si trasformano in un libro vero e proprio é come scovare una gemma, vederla crescere e finalmente sbocciare in un bel fiore profumato. Per me è un onore è mi ritengo fortunata.

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  2. avere una lettrice beta di quel calibro è una marcia in più. Mi è apparsa una persona solare che nonostante tutto ha sempre il sorriso, anche se lei dice di essere nervosa talvolta. E chi non lo è? –
    Conciliare tutto questo non è semplice anche se l’altra metà ti aiuta. Però sia chi intervista che l’intervistato meritano più di un applauso. Direi un’ovazioner

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    1. colpita nel segno, infatti lei non si rende nemmeno conto di quante volte mi abbia motivato stimolando le giuste corde. Alla stessa maniera spessissimo mi sono sentita in dovere di fare del mio meglio perchè aveva voglia di leggere “cose belle”. Beta reader specialissima. Grazie come al solito per le tue belle parole.

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