I verbi secondo Nadia: immaginare tempo magico

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Immaginare.

Un verbo affine all’essere umano oltre che molto, davvero molto terapeutico.
La fantasia è una salvezza per la salute della nostra vita. Si appare meno folli se nascosti dietro ad un suo sfogo, meno stravaganti e più liberi.

Il carnevale ad esempio che permette di mascherarsi immaginando di essere principesse o super eroi.

Il mestiere dell’attore che immagina di dar voce a personaggi storici o reali interpretandoli.

Quello dello scrittore che gioca con eventi e pensieri di anime di carta. Insomma immaginare altro non è che rappresentare nella mente una soluzione di comodo provvisoria ed illusoria.

Un corretto allineamento di mente e cuore insegna a non restare delusi di sé stessi.

Colpa che più di altre non riusciamo a perdonarci. Ideare, creare ed inventare adeguano in maniera naturale proprio ciò che il cuore desidera quanto la mente.
Per scoprire una causa del senso di inadeguatezza, che ogni tanto a noi donne ci prende e porta a dubitare di aver percorso la strada giusta, un capro espiatorio lo avrei trovato.

Le fiabe.

Ne veniamo infarcite dalla nascita, ne restiamo intrappolate nostro malgrado e come non rimanere deluse quando il e vissero felici e contente non corrisponde? Così ho pensato di riscriverne alcune, mescolandole, in una sorta di altra faccia della medaglia.

“C’erano una volta Cenerentola, Biancaneve e Rosaspina (nome della Bella addormentata nel bosco) sedute al tavolo della cucina a raccontarsi quanto fossero insoddisfatte della loro vita. Stufe di pulire, preparare da mangiare ed aspettare il principe azzurro. Una tale noiosa ripetizione. Biancaneve parlava di quanto fossero disordinati i nanetti e stressata per polvere, vetri e foglie: vivere in un bosco era roba pesante! E poi nemmeno tante grazie al rientro dal lavoro in miniera, solo piatti e panni da lavare. Cenerentola invece era ossessionata dalla cenere, quel malefico camino ne produceva talmente tanta che non le pareva possibile dimenticarne l’odore. E poi i pavimenti infiniti da lavare, sempre pieni di pedate. Sempre. Tutti i giorni. Non parliamo dei vetri, una vera tortura salire sulla scala per farli brillare e nemmeno a farlo apposta un bel temporale subito dopo. Che rabbia! Per ultima Rosaspina stufa di andare a lezione di buone maniere, cavallo, portamento, senza mai divertirsi. Vite ripetitive,vissute e stravissute da ogni donna prima di loro. Le madri, le nonne, le trisavole, in un ripetersi infinito.
– Io in realtà da grande voglio fare la cantante e al solo pensiero di avere quel principe che mi ronza intorno già me lo sento come andrà a finire. Sposata, con figli al seguito e addio cantare. Biancaneve di qui, Biancaneve di là. Per questo sono fuggita nel bosco, solo non pensavo proprio i nanetti fossero i proprietari di quella deliziosa casetta. Che fatica tenerla pulita, ragazze, non mi riesce più di andare a scuola di canto. E mi sento triste e desolata. Ho tanta nostalgia della mia vecchia libertà.
– Come ti capisco, cara. Io sapessi … adoro ballare e vorrei davvero mettere su una piccola scuola per danzatori talentuosi. Ma la matrigna si è tenuta i soldi di papà e non posso nemmeno chiedere un prestito per affittare i locali. Mi tocca trovare un principe davvero, altrimenti lo sai tra qualche anno come stanno messe le mie ginocchia a strofinare per terra tutto il santo giorno? Che rabbia.
– Oh Cenerentola, che bel sogno il tuo ed anche il tuo Biancaneve. Siete artiste dentro. Una canta, una balla. Invece io. L’unica passione mi è proprio negata. Sì, perché amo cucire e non posso, hanno nascosto tutti i fusi del castello e del reame. Sono disperata. Se non trovo chi mi ha lanciato l’incantesimo mi tocca una vita con un sogno alternativo e addio cucire lo stesso. Mica giusto però.
Le tre ragazze si guardavano rassegnate. Il destino le aveva fatte belle, buone e talentuose, ma come se dovessero penare oltre misura, nessuna delle tre era felice e conduceva la vita che desiderava. Pareva proprio che fare la vita delle donne di casa pesasse davvero a tutte visto che non le permetteva di essere soddisfatte.
L’ora delle chiacchiere era finita ed ognuna rientrò nel ruolo solito. Ma per il resto della giornata rassettarono con il pensiero fisso di non aver fatto abbastanza per il proprio sogno. Potevano dirsi fortunate ad averlo un sogno ed anche il talento per aspirare a realizzarlo. Mancavano occasione e coraggio. Nulla era davvero perduto. Trascorsero giorni e settimane.
Biancaneve non perdeva occasione per cantare. Cantava cucinando, cantava lavando, cantava stendendo. Tutto il bosco la ascoltava incantato. Ogni albero aveva orecchie solo per lei, ogni foglia ballava sulla sua melodia.
Cenerentola ballava. Mentre con lo spazzolone correva da una parte all’altra ed intorno brillava di pulito. Ad ogni lavoro univa esercizi di ginnastica per tenersi in esercizio.
Biancaspina cercava in ogni anfratto del castello e del bosco confinante un’alternativa ai fusi. Provava con le piume cadute dalle ali degli uccelli, con le spine dei ricci stando attenta a non pungersi mai e di nascosto cominciava a cucire un abito bellissimo di un filo delicato e prezioso portato dalle lontane Indie.
Il tempo scorreva veloce mentre le tre ragazze avevano gli umori alle stelle e le famiglie se ne rallegravano.
Accadde un giorno che Biancaneve aprendo la porta di casa si trovò di fronte una vecchietta con il cestino pieno di mele. La guardò e la riguardò contrariata. Era insistente, voleva a tutti i costi venderle la frutta e non pareva disposta ad accettare un no come risposta. Però alla ragazza interessava di più cantare che preparare la crostata per i nanetti, che si aggiustassero un po’! Così le fece una proposta e quella accettò. Sarebbe andata lei a vendere frutta in giro cantando per invogliare i clienti ed in cambio l’anziana avrebbe insegnato l’educazione ai sette disordinati.
Cenerentola invece andò ad aprire alla porta di casa con un passo di danza dannatamente difficile che riprovava da tempo e l’ospite in attesa rimase ammirato da tanta grazia. Al volo le offrì l’occasione di lavorare nella sua scuola per bambine dell’alta società. Non dovette nemmeno pensarci, la risposta le uscì senza freno. Il giorno dopo indossava già le scarpette da ballo, felice come non mai.
Biancospina scese dal re e dalla regina indossando lo splendido abito che aveva confezionato con le sue mani offrendo in dono alla madre una sciarpa deliziosamente morbida e calda in cui avvolgere il collo sempre dolente. Raccontò loro dell’intenzione di aprire una sartoria e convinse il padre a pagare abbastanza la strega Malefica perché se ne facesse una ragione e la lasciasse in pace.
E finalmente, realizzate nei loro sogni,vissero felici e contente di loro stesse. ”

Ecco se le fiabe ci fossero state raccontate così, senza l’amore di mezzo a prendere false decisioni, senza falsi preconcetti forse saremmo davvero felici e contenti. Invece come dice Gramellini, l’ultima riga delle favole…bé mente.

Allora animo.

Vi informo che immaginare ha figliato. Si chiama realizzare. E di nuovo mi piace moltissimo!

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9 pensieri su “I verbi secondo Nadia: immaginare tempo magico

    1. Sai qualche anno fa al mare con mia figlia giocavamo a far sparire le nuvole. Mettevamo le mani a binocolo e come se avessimo lo smartphone (ma parlo di almeno 8 anni fa e non lo avevo) allargavamo le dita nel gesto di allontanarle. Non ci crederai ma funzionava. Ridevamo come matte e il cielo pareva giocare con noi. La fantasia a volte può tutto, anche solo dare lo spunto per credere che andrà meglio. Per quel ramo del lago di Como invece il tempo uggioso è di un cinematografico… animo!

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  1. La tua rielaborazione delle tre fiabe è davvero molto originale. Bisognerebbe pensarci, ogni tanto, a mescolare le storie: Pollicino che incontra Hanzel e Gretel, il Gatto con gli stivali che sbaglia strada e si trova nel castello di Cenerentola. Chissà che verrebbe fuori e quanta bella immaginazione! 🙂

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    1. vedi che non esiste il blocco dello scrittore? bisogna solo giocarci su e provare, magari sviscerando cosa non ha funzionato, parlo delle fiabe, io mi sono stufata di quel principe azzurro, preferisco davvero il “diventa chi vuoi”e “realizza te stessa” poi il principe lo rendi felice tu.

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  2. che bello le fiabe. Ma sai che sarebbero più interessanti scritte così?
    Almeno si sono modernizzate. però un aspiratutto a Cenerentola potevamo anche regalarglielo. Sai quelli che usano gli spazzacamini. facciamo un crownfunding per l’acquisto?
    La fiaba mi è piaciuta moltissimo.

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  3. Pingback: La resa dei conti – svolazzi e scritture

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