Giudicare… tempo sbagliato.

Giudicare, tempo sbagliato..png

Tempo di verbi. Esatto.

Perché i verbi chiariscono la direzione in cui si sceglie di andare.

Se fare, se essere. In sostanza.

E di verbo parlerò altre volte sperando di venire compresa nei miei saltelli svolazzanti.

Giudicare

Interessante verbo volto a formulare dentro di sé, un giudizio di valore, merito, approvazione o biasimo su persone o cose.
L’essere umano è bravissimo a brandire questo verbo come una spada. A giudicare intendo.

  • Giudica gli altri alla nascita. Ogni bimbo al momento del parto viene dotato di indice Apgar (acronimo – Appearance, Pulse, Grimace, Activity, Respiration- secondo  i primissimi controlli gli viene conferito il titolo di gravemente depresso, moderatamente a rischio, normale.)
  • Proseguendo sarà la società a giudicarlo se educato, alto a sufficienza, sveglio, ritardato… con osservazioni spesso volte a compararlo e farlo sentire bravo, medio, pessimo.
  • La scuola, ah la scuola! Con i suoi voti, i suoi categorici sei portato o sei un disastro… Giudica altroché, sulla base di giornate storte per ambedue (scolaro-insegnante), situazioni famigliari sconosciute e capacità esplicativa di entrambi. Ma tutte queste sono sottigliezze, il giudizio in agguato lascia trapelare solo che, mai e poi mai se ha sbavato sul disegno potrà diventare Van Gogh e oltre non va. Peccato o per fortuna la vita offre diverse opportunità.
  • La famiglia. Quanti esempi. Troppi. Ne scelgo uno: la tinta accesa dei capelli colorati come espressione di diversità (il tatuaggio è uniformante ormai). Un nonno guarda con occhio iper critico quei verdi o azzurro da cartone animato, dimenticando di aver distrutto la bici presa di nascosto per vedere la fidanzata. Entrambi gesti stravaganti, mai paragonabili, ma giudicarli con l’occhio rivolto al passato fa vincere il nonno con il suo ragionevole cose dell’altro mondo!
  • Giudica l’amico, che poi tanto amico non è. Giudica la scelta, il modo ed il tono. Giudica il contorno perché da esterno non solo avrebbe fatto diversamente, ma proprio non avrebbe sbagliato così. Evita di dare in tempo il consiglio migliore in attesa di puntare il dito farcito di te lo avevo detto che spezza la poca autostima rimasta.
  • Giudica chi di mestiere sceglie di farlo. Il critico: enogastronomico, cinematografico, letterario… Utilizzando i parametri  gli è concesso di farlo. Emettere giudizio volto ad analizzare e valutare opera ed operato. Restringendo in criteri, attenendosi a canoni socialmente accettati, può giudicare. Oddio, magari anche sbagliare, stroncare una buona carriera, non riconoscere una geniale novità, ma in realtà questo è irrilevante.

Tutti estremamente presi dalla smania di giudicare e porre sotto la lente d’ingrandimento chiunque. Per far emergere al contrario i propri pregi, affossando un atteggiamento errato e sentendosi talent scout.

  • Come lettori si è giudici severissimi. Mi aspettavo di più, certo saprei fare di meglio. Recensioni inflessibili, convinti di avere la verità in tasca si promuovono o frenano carriera artistiche di chi dovrebbe in miniera trovare diamanti invece di bigiotteria.
  • Da scrittori invece si è bravi, bravini, bravissimi a nascondere dietro l’occhio di un personaggio la telecamera che riprenda vizi e virtù sociali. Ben lungi però dall’ammetterlo.

Conclusa la carrellata di giudici e giudizi resta solo una considerazione.
Il punto non è trattenere la verità, ma usare sensibilità. Dietro chiunque ci sono grandi emozioni. L’essere umano sappiamo quanta fatica faccia a farle uscire, riconoscerle e trattarle. Quanto sia bravo a creare crateri intorno alla paura, tanto da trasformarle in fobie, paranoie e crisi.
Il giudizio a volte è solo cattiveria mascherata con professionalità.

L’invidia servita in contorno ad un elenco di disastrose mancanze, condita con sdegno e disprezzo, che altri non sono, se non la stessa pecca rivista in noi stessi.

Tatto, sensibilità, empatia non fanno da accompagnatori al giudizio. Spietato è il suo braccio destro, imparziale sta in panchina.
Che un solo verbo racchiuda tanto pare quasi impossibile, che nelle nostre parole se ne legga a grandi dosi nessuno lo ammetterà mai.

Vittime di una società che ci ha insegnato così? Comodi fruitori del servizio a seconda della posizione se giudicati o giudicandi?
Credo esista una terza posizione, la più complessa, che dovrebbe venire insegnata. Quella dell’osservare, e di certo giudicare è un verbo coniugato al tempo sbagliato.

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12 pensieri su “Giudicare… tempo sbagliato.

  1. “Tu sei buono
    e ti tirano le pietre,
    sei cattivo
    e ti tirano le pietre,
    qualunque cosa fai,
    dovunque te ne vai
    tu sempre pietre in faccia
    prenderai”.

    Purtroppo l’umanità si basa sul giudizio, sul confronto, sulle simpatie. Ad esempio a me già basterebbe che il “giudizio” fosse equo, cioè scondito di tutte le altre ingerenze. Invece capita fin troppo spesso sia l’espressione di simpatie, di interessi privati, di furberie, di invidie… Forse si può fare di meglio, ecco. 🙂

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  2. Per sopravvivere al senza condizionamenti dai giudizi altrui bisognerebbe essere impermeabili ad essi e farseli scivolare addosso rimanendo il più possibile coerenti a se stessi. Non è sempre facile, si vuole cambiare per piacere al fidanzato, alla mamma, alla società che i suoi modelli standardizzati ci dirige lontano da quello che siamo in realtà nella nostra anima. Brava Nadia, gran bell’articolo, co sono tantissimi spunti di riflessione.

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  3. In realtà c’è un luogo dove il Giudicare sarebbe richiesto, quello della Giustizia, che dovrebbe occuparsi di condannare equamente chi ha arrecato un danno fisico/morale/economico alla società dei cittadini. Dico “dovrebbe”, perchè a fronte di innocenti ingiustamente incarcerati ne abbiamo fin troppi che girano liberi e impuniti. Qualcuno siede anche nelle poltrone del comando.

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    1. Giudici veri disposti a immolarsi per la dea che li rappresenta su quella bilancia. Dici bene Barbara. Loro dovrebbero giudicare moralità, civiltà, etica. E in quel dovrebbero sta tutta la realtà di un qualche cosa che davvero non va.

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  4. chiarasole1981

    Il giudizio è il trend-topic della settimana.
    Ieri finalmente sono riuscita a pubblicare un post (forse il più lungo che abbia mai scritto: quasi 2000 parole) sull’argomento, che avevo in mente da mesi.
    Il giorno prima, anche Salvatore ne ha parlato sul proprio blog.
    E ora, scopro questo tuo post, che era passato in cavalleria.

    Il giudizio è il male.
    Annienta l’individualità dell’essere umano e lo riduce a una categoria.

    Tutto il resto l’ho scritto nel mio post, e non voglio ripetermi. 🙂

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    1. Ora corro a leggerlo. L’idea del giudizio, lo svelo, è nata in una conversazione privata avuta proprio con Salvatore dopo aver letto ed apprezzato il suo racconto a puntate. Mi sono resa conto che invece gli altri, per la maggior parte erano più interessati a criticare o trovare il pelo nell’uovo, eppure, lo ribadisco, nessuno veste i panni dell’editor professionista o dello scrittore di grande fama in grado di valutare chicchessia. Così la dissertazione sul giudizio ha preso il via, magari in maniera telepatica abbiamo inondato il mondo di questo dubbio. Ora corro a leggerti.

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      1. Beh, penso che la critica ad un racconto sia per dare un aiuto a chi l’ha scritto. Quando si spedisce un testo ad un editor lo si paga per avere una critica! Quando lo si spedisce ad una casa editrice, è proprio la sua critica ad essere determinante. Quindi, nei commenti di critica al racconto a puntate io ci vedo più che un tentativo di dare una mano a Salvatore. Non essendo in grado di fare ciò, io mi attengo alla storia e posso solo esprimere un parere da lettore. Del resto, anche il lettore critica, ma in quel caso è per lo più gusto personale.

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      2. chiarasole1981

        Purtroppo sul web tutti fanno i saputelli, protetti dallo schermo.
        Il giudizio su un testo, se coscienzioso ed educato, ci può anche stare.
        Il giudizio su una persona è una cosa completamente diversa.

        P.S. ti ho risposto. 🙂

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