La curiosa impertinente intervista Salvatore Anfuso

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Questa intervista ha del folle.

La persona che ho deciso di intervistare è per sua stessa ammissione uno che “racconta, scrive, argomenta, nel tentativo di comunicare e condividere”, quindi lascia ben poco da scoprire. Infatti ha un blog stra conosciuto e visitato, un nome che nella blogosfera fa eco e all’attivo può vantare diverse pubblicazioni. Quindi? Impresa impossibile?
So per certo che non esiste la parola impossibile.


Alla nascita del suo percorso mi imbatto nell’informazione che “La mia prima macchina da scrivere, bianca e rossa, la ricevetti in regalo all’età di dieci anni. Era il 1987.” Facile quindi capire due cose: ha 39 anni ed ha iniziato con l’ABC.

A cui sono poi seguite la D, la E e la F. Mancano ancora le altre…

Salvatore, grazie per aver accettato il mio invito a mettere in luce aspetti inediti di te. La cosa più difficile infatti è stata proprio cercare quello che già non hai detto o svelato. Ma spero di riuscirci. Sono curiosissima di conoscere le emozioni che hanno portato a trasformarti nell’uomo che sei.

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Mi rifaccio ad una frase di Gramellini, che mi piace molto, e ti chiedo se la pensi anche tu così. “Nella vita si diventa grandi nonostante.”

Ciao, Nadia. Per prima cosa lascia che ti ringrazi per avermi invitato a questa intervista. Quando me l’hai proposta non ero sicuro potesse essere d’interesse per i tuoi lettori. Io, in fondo, non sono nessuno. Finora non ho scritto nemmeno un romanzo. Ma mi piace il tuo entusiasmo, lo trovo galvanizzante e salutare. Cercherò quindi d’impegnarmi per rispondere a tutte le tue domande.
Partiamo quindi con Gramellini, che seguo da tempi non sospetti sulla Stampa (io sono di Torino, quindi è inevitabile) e di cui stimo molto la retorica, la capacità d’analisi e la sensibilità. “Nella vita si diventa grandi nonostante.”, dice lui. Non ricordo il contesto in cui lo ha affermato, quindi sono costretto a estrapolarla per rispondere dal mio punto di vista.
Nel bene e nel male mi considero una sorta di Peter Pan: non mi va di crescere. Credo sia un’afflizione che ha segnato tutta la mia generazione, almeno il lato maschile di essa – per fortuna le donne, in genere, sono più furbe e mature. Non lo considero un pregio, e invidio la generazione precedente, fatta di uomini forse più rozzi ma Uomini. Nella mia famiglia c’è una lunga tradizione di Romantici: mio padre, mio nonno… Per intenderci, i Romantici non sono quelli che regalano i baci Perugina a San Valentino. Sono quelli che accettano una sfida all’OK Corral nonostante siano consapevoli che per qualcuno di loro potrebbe essere l’ultimo giorno di vita. Io sono come loro, ma allo stesso tempo sono diverso. Mi piace sognare a occhi aperti, mi piace fantasticare su un mondo diverso e mi piace considerarmi, almeno nei sogni, un fanciullo. Poi c’è la realtà di tutti i giorni. Ma questo non è un problema: la si affronta a viso aperto.

È di dominio pubblico che i tuoi genitori si siano separati quando eri molto giovane: è questo il primo “trauma” che ti ha corazzato e indotto a rifugiarti nella scrittura?

Direi di no. Io scrivo perché mi piace fantasticare. Scrivo perché mi riesce. Scrivo per essere letto e ricevere il raffronto del lettore. Il primo racconto l’ho scritto, come hai ricordato all’inizio, all’età di dieci anni. Non lo conservo più, per sfortuna (o per fortuna), ma non ho mai considerato la scrittura come un luogo in cui rifugiarmi. La separazione dei miei non ha rappresentato per me un trauma. Forse mi ha reso più riflessivo e introspettivo di quanto altrimenti sarei stato, ma sono quello che sono perché così ci sono nato. Quando i miei genitori si separarono, mi regalarono una seconda macchina da scrivere. Ci scrissi un racconto fantasy (andava di moda Conan il barbaro), ma evidentemente quel genere non faceva per me. Lo dico perché nel momento in cui il guerriero incontra la “coprotagonista”, la descrizione che feci di lei accese le notti di alcuni miei compagni di classe. Il racconto fece il giro della scuola (l’avevo portato con me per farlo leggere al mio vicino di banco) e non lo rividi più. Questo per dirti che il tema che spontaneamente era trapelato, nulla aveva a che fare con la separazione dei miei.

Poi una galleria di tempo lunga in cui hai fatto altro, studiato, lavorato e vissuto. A tratti hai preso e mollato la penna dando sfogo ai pensieri. Quasi che non riuscissi a concentrarti abbastanza per farlo insieme al resto?

Ho sempre vissuto, quello con la scrittura, un rapporto di amore e odio: amore, perché mi piace scrivere; odio, perché sono completamente disinteressato al lato meno ludico. Alludo alla pubblicazione, alla notorietà, alla fama. Non me n’è mai importato nulla. Quindi, lungo i miei 39 anni, ho preso e mollato la scrittura molte volte. Non ero sicuro di volerci fare davvero qualcosa. A me piaceva scrivere, come ad alcuni miei compagni di quando ero ragazzo piaceva tirare calci a un pallone. Nessuno immagina potrà mai diventare davvero un mestiere. Tuttavia mi sono sempre imbattuto in proprietari di piccole case editrici, in critici letterari, in altri scrittori, in addetti ai lavori e via dicendo senza che lo volessi o li cercassi. Quasi come se la direzione del mio destino fosse in qualche modo segnata. Alla fine mi sono arreso.

Ora mi piacerebbe che raccontassi come deve essere il tuo momento tipo, adatto per scrivere un buon pezzo, come ti concentri, se hai riti propedeutici…insomma qualche segretuccio.

Mi piacerebbe averne. In realtà scrivo nei ritagli di tempo: in ufficio durante la pausa pranzo, o la sera, a casa, dopo una giornata di lavoro, o ancora nel fine settimana se altri impegni non me lo impediscono. Sono diventato bravo ad approfittare di ogni singolo spigolo di tempo. Tuttavia c’è stato un periodo folle in cui mi svegliavo alle quattro del mattino, per scrivere tre ore filate e poi correre al lavoro. Adesso non lo faccio più.
Scrivo con un Mac portatile, e lo faccio sulla scrivania, seduto in poltrona, steso nel letto, sul tavolo della cucina… Ti dirò, mi è capitato pure stando seduto sulla tazza del cesso. L’unica cosa di cui avverto l’assoluta necessità, quando scrivo, è di avere attorno a me un assoluto silenzio. Non ascolto musica, non riesco a scrivere in mezzo alla gente, e odio ogni singolo rumore. Ho bisogno di immergermi, e per farlo devo stare in una bolla.
Non scrivo mai un pezzo tutto di filato. Ci ragiono prima, e camminare aiuta molto. Poi imbastisco una struttura: l’incipit, un possibile sviluppo e un finale. Poi, come un artigiano, comincio a riempire gli spazi sagomando le immagini.

Come vive la realtà Salvatore Anfuso? Come se fosse sempre connesso al blog, se ogni storia dovesse venire trasferita su carta o ogni tanto si concede di avere la testa tra le nuvole?

Il blog è uno strumento fondamentale, che ho imparato ad apprezzare e di cui non posso più fare a meno. Tuttavia la mia testa è sempre immersa nelle nuvole. Fantastico di continuo, e la mia mente si nutre di immagini fabbricate ad hoc. Ma non mi rifugio nella fantasia perché la realtà non mi piace. Certo, ci sono aspetti che cambierei. Ma la verità è che vivo bene. Ho un ottimo lavoro, uno stipendio più che discreto e sono indipendente dentro e fuori l’ufficio. Ho la fortuna di fare un lavoro che, saltuariamente, mi permette di viaggiare e di incontrare altra gente. Tutto questo è necessario per potersi svagare e nutrire i pensieri di nuove immagini. La mia realtà mi piace.

Nutri ancora il disincanto?

Alcuni pensano che sia un cinico. Di sicuro uso molto l’ironia. Ma la verità è che sono un inguaribile ottimista. Di più: sono un fatalista. La realtà, gli aspetti meno piacevoli di essa, mi scivolano addosso.

Aggiungo l’informazione solo per chi, rarissimi casi, non ti conoscesse. Da ottobre 2015 scrivi per il gruppo Mondadori precisamente per il settimanale Confidenze. Quindi vieni letto da un universo femminile disperso sul territorio nazionale direi cospicuo. A questo riguardo ho diverse curiosità da levarmi.
Sei soddisfatto?

Sì e no. , perché la direttrice del settimanale e la responsabile della narrativa del Gruppo mi hanno concesso una grande opportunità, riconoscendo il mio valore di scrittore e pubblicandomi praticamente ogni racconto che invio loro. Quando inviai il primo, a una mail generica, mai mi sarei aspettato che qualcuno leggesse davvero il mio racconto. Una settimana dopo il Gruppo me lo acquistava. Poi lo vidi stampato su carta e distribuito in edicola, a diffusione nazionale. Una bella sensazione.
No, perché tuttavia vorrei fare con la scrittura cose diverse, seguire i miei percorsi. Il Gruppo, com’è ovvio, ha da badare ai propri interessi, quindi pubblica un certo tipo di narrativa e lo fa bene. Narrativa che comunque mi interessa. Ma allo stesso tempo si è sempre un po’ legati a quelle che sono le necessità superiori dell’Editore. Ma questo credo sia inevitabile in ogni contesto.

La tua vita amorosa ne ha avuto vantaggio?

Al momento non ho una vita amorosa. Non ne ho il tempo. Quando ho deciso di arrendermi e di impegnarmi infine con la scrittura, la mia compagna di allora, con cui convivevo da cinque anni, decise che non era disposta a dividermi con essa. Così mi lasciò. Adesso vive con un altro uomo e ha messo al mondo un bambino. Ne approfitto per salutarla, nel caso dovesse leggerci. Da allora ho deciso che se volevo fare della scrittura un mestiere serio, non potevo permettermi gli sbalzi di umore che inevitabilmente si hanno se si frequenta un’altra persona. Non che non siano capitate nel frattempo delle occasioni. 

Ti aiuta a conoscere meglio il mondo femminile?

Chi mi legge sostiene che conosca molto bene le donne. Racconto cose di loro che, a parere delle mie lettrici, solo un’altra donna può sapere. Io non so se questo sia vero. Quando scrivo cerco di immedesimarmi nel personaggio, quindi inevitabilmente finisco per parlare di me. O, almeno, di un lato di me. Forse uomini e donne non sono poi così diversi.

Ti senti libero di toccare gli argomenti che vuoi o segui l’evoluzione della realtà per andare incontro ai gusti dei lettori?

Quando scrivo per il blog, in cui pubblico di tanto in tanto anche dei racconti, lo faccio in piena e assoluta libertà. Quando scrivo per l’Editore, inevitabilmente no.

Per tua ammissione sei un precisissimo. Ti lascio aggiungere due pregi e dieci difetti. Voglio sfatare il mito sia anche narciso.

Be’ narciso lo sono di sicuro, e quindi il primo difetto lo abbiamo piazzato. Non sono però sicuro di riuscire ad arrivare a dieci, e ancor meno di trovare due pregi. Non perché sia modesto o, al contrario, permaloso (che pure sono, ed ecco il secondo), ma perché mi riesce sempre un po’ difficile parlare di me. Sono sicuramente anche egocentrico. Credo che tutti gli scrittori lo siano, ma che pochi lo ammettano: quindi possiamo annoverare l’onestà intellettuale tra i pregi. Sono preciso, pignolo e pedante. Poiché sono pigro, le cose le faccio solo per farle bene. Ho sempre amato più leggere che scrivere, e questo perché sono egoista. Io ho questa idea: chi scrive, regala al mondo. E questa è una forma di altruismo. Chi legge, di contro, è perché vuole tenere per sé. E questa è una forma di egoismo. Egoismo significa rivolge l’attenzione verso se stessi; altruismo, verso gli altri. È una questione di direzioni. Infine ragiono molto, ma questo decidilo tu se considerarlo un pregio o un difetto. Direi che può bastare.

Leggo spesso interventi che posti sia sul blog che su facebook. Sembra che ti intenda un po’ di tutto e comunque abbia idee chiare in tanti campi. Dubbi mai?

Dubbi sempre. E forse è per questo che posto i miei pensieri: per avere un riscontro da chi mi legge.

Quanto salveresti di questo mondo e quanto saresti disposto a sacrificare per salvarlo?

Ultimamente, molto poco. Diciamo che sono a favore di una “decrescita felice” dell’umanità. Chiamala pure “estinzione di massa”, se preferisci. Siamo un virus, una specie abbietta che, per egoismo, devasta tutto. Ma c’è sempre speranza…

Torniamo alla scrittura. Sei bravo diciamolo pure ad alta voce, sei uno che ha i numeri. Eppure non hai ancora scritto un romanzo di quelli da best seller. Hai più affinità con i racconti? O hai paura di non essere all’altezza?

Non credo di avere molta affinità con i racconti, che trovo piuttosto difficili da scrivere. E non sono sicuro di essere così bravo come dici, anche se ti ringrazio. Non so perché non mi sia ancora cimentato in un romanzo. Tutto quello che ci siamo detti finora ha sicuramente la sua influenza: cioè non considero indispensabile arricchire il mondo, già così colmo, di un ennesima opera letteraria. Non mi interessa pubblicare, benché in effetti lo faccia e con Mondadori. Il rapporto che ho con i follower del mio blog, che ringrazio e stimo moltissimo, probabilmente non potrei averlo con i lettori di un romanzo: è questo è un grosso freno. C’è dell’immediatezza nel pubblicare un articolo e vedere spuntare piano piano, o molto rapidamente, i commenti dei lettori. Mi piace leggerli, gustarmeli, rispondere dedicandoci del tempo e instaurare uno scambio di idee che, ad esempio, con il lettori della rivista in cui pubblico non ho. Tuttavia, se dovessi cercare d’essere davvero franco con me stesso, probabilmente non ho ancora scritto un romanzo perché non ho ancora trovato una storia che mi spinga a farlo. La scrittura per me è qualcosa di sacro, e non mi va di impiegarla male.

Dicono che ogni autore sia iper critico verso sé stesso. Eppure nonostante tutte le attenzioni capita di lasciare imperfezioni in un lavoro. Capita anche che ai lettori finali non piaccia quello che a te è costato fatica, come ti comporti?

Verso i lettori, benissimo. Non sono permaloso sotto questo aspetto. Mi piace leggere le critiche e ricavarne qualcosa che possa aiutarmi a migliorare. Certo, non tutte le critiche sono ragionevoli o costruttive, ma con il tempo si impara a cernere. Sicuramente si è sempre molto critici verso se stessi, e questo nel mio caso vale all’ennesima potenza. I miei beta e alfa lo sanno bene. Soprattutto beta, che continuo a mortificare perché non è abbastanza critico nei confronti di quello che gli do da leggere. Insisto sempre perché aggiunga delle note personali, e mi sento frustrato perché le trovo sempre troppo lusinghiere. Quello di cui uno scrittore ha davvero bisogno, è di una critica costruttiva ma feroce che lo incalzi in continuazione. Non servono a nulla le pacche sulle spalle. Lasciamo che siano i lettori a fare i complimenti. Ma i beta devono essere severi. Nonostante questo, c’è sempre un certo margine di miglioramento. La frustrazione nasce dalla consapevolezza di riconoscere quel margine ma di non saperlo ancora colmare.

Ognuno di noi ha due personalità dentro, una diatriba eterna di Dottor Jeckill e Mr Hyde. Concordi? Nel caso i tuoi due Salvatore come si chiamano?

Come dicevo, io sono me stesso. Non ho altre personalità. Poi ci sono beta e alfa… e per fortuna che ci sono.

Hai fatto carriera in ufficio, hai tirato di boxe, hai provato l’ebbrezza di volare e lanciarti nel vuoto, hai sperimentato quindi ogni sorta di emozione fisica. Sei a caccia di adrenalina? Sei un’incontentabile?

No, non sono un drogato di adrenalina. Sono, al contrario, piuttosto calmo e flemmatico. Nonostante questo, il periodo della mia vita che ho passato a lanciarmi col paracadute è stato il più bello. Ho smesso per tre ragioni, una peggiore dell’altra: la prima, è che all’ultimo lancio il paracadute era piegato male e mi sono incrinato una costola dispiegandolo. All’epoca, per risparmiare (visto che il paracadutismo è uno sport costoso), affittavo il paracadute dalla scuola di volo. Solo che veniva utilizzato e piegato un po’ da tutti, e questo non era garanzia di sicurezza. Avrei dovuto fare il salto di qualità e spendere ottomila euro per comprarne uno mio, ma forse non ne valeva la pena. Il secondo motivo, è che non mi piaceva l’ambiente dell’hangar: troppe teste calde. Stavano tutti perennemente senza maglietta per mettere in mostra gli addominali… si abbaiavano contro, come mastini da combattimento, per dimostrare di essere tosti e puntavano ogni “femmina” che passava loro davanti. Alla lunga o cominci a somigliarli o non riesci a riconoscerti. Il terzo motivo è che conobbi la mia ex, la stessa che mi ha poi mollato quando ho deciso di impegnarmi con la scrittura… Scelte sbagliate. Tornando indietro farei diversamente? No.
La boxe, invece, è stato lo sport più estremo che abbia praticato: allenamenti durissimi, sempre al limite. Quando terminavano, avevo sempre la sensazione di essere in procinto di un infarto. Adesso, che sono più vecchio, mi sono dato allo yoga

Ti trovi davanti allo specchio e puoi essere completamente sincero. Puoi prenderti colpe che non hai ammesso e meriti che hai omesso. Ecco, se fosse possibile cambiare qualcosa legata al passato, trasformando il presente, da dove riprenderesti?

Nonostante tutti i miei difetti, che pure riconosco, io sono una persona limpida: mi vendo per quello che sono. Per lo stesso motivo non ho meriti che ho omesso né colpe che non abbia già ammesso. Forse, ripensandoci, e dopo averne parlato a lungo con un caro amico della nostra stessa combriccola, ritengo di essere stato un po’ troppo duro e insensibile quando ho parlato, ormai parecchio tempo fa, di self-publishing. Non che non pensi quello che allora scrissi, ma più semplicemente non è giusto – e io non sono nessuno – per privare chi ci crede di una speranza. È bello sperare.

Vivere di emozioni è una debolezza, per un uomo?

Dipende da cosa intendi per emozioni: l’eccitazione è un’emozione. E so per certo che tutti gli uomini sono perennemente eccitati. Ma non credo sia questo il senso che avevi inteso dare alla domanda. No, non è una debolezza. I deboli sono quelli che non riescono ad ammettere di averne, di emozioni.

Dimostrare sensibilità nel 2016 è virile o no?

Probabilmente è virile per alcuni e non lo è per altri. Più semplicemente, per uno scrittore è indispensabile. La sensibilità e uno dei tre strumenti che si adoperano per scrivere: grammatica, retorica e sensibilità.

Scrivere bene stilisticamente permette di entrare in una cerchia di autori d’elite, scrivere d’impatto emozionando con licenze varie di sgrammaticature, sfumature di dialetti, prose a modo proprio fa diventare autori di nicchia. A chi pensi di appartenere?

Si può essere scrittori d’élite sia scrivendo stilisticamente in modo impeccabile sia scrivendo sintatticamente male ma con molto istinto. Due esempi: Proust e Cèline. Due scrittori tanto diversi da appartenere a due galassie inavvicinabili, ma allo stesso tempo potenti. Naturalmente, dopo aver fatto questi nomi, io non posso collocarmi da nessuna parte.

Pensa per un attimo di essere una donna, con le tue caratteristiche. Saresti una bella, ma oca? Una brutta, ma interessante?

Sarei senza dubbio disinibita e combattiva. Ma non siete tutte così, in fondo in fondo, voi donne?

Ci sono persone che sono riuscite a costruire un’immagine di sé molto buona diventando punti di riferimento per gli altri. A dirlo sono il mercato, i numeri, i follower, la cerchia di amici. Ora più che mai nel mondo cibernetico dove internet è padrone del tempo e delle informazioni. A che punto della scala ti consideri?

Questa è una domanda importante, non per me ma in generale. Lo è, perché è una domanda di un certo peso. Quindi bisogna spiegarsi bene. Considero internet e la rete un mezzo potentissimo, capace di farci fare cose che fino a poco tempo fa erano inimmaginabili o molto costose in termini di impegno, sforzo, tempo. Il risvolto della medaglia è che la superficialità di cui parla, ad esempio, Baricco quando usa il termine “surfare” impedisce di conoscere a fondo le persone. Il rischio che si corre è quello di investire di grande influenza individui che sanno vendersi bene ma sono invece modesti nei campi in cui dovrebbero spiccare, e al contrario porre in secondo piano persone molto valide ma che a prima vista (nella rete) appaiono antipatiche. Per rientrare nei primi, oltre a doverne avere le innate caratteristiche, è necessario dire sempre quello che la gente ha voglia di sentirsi dire. Io, invece, stimo troppo i miei follower per mentire loro, e spesso e volentieri dico proprio quello che loro non vorrebbero sentirsi dire.

Tutto sommato mi sento paga. Hai accettato anche di rispondere a domande scomode. Essere sotto una lente non è piacevole, ma te la sei cavata egregiamente. Solo non puoi mica andartene così e soprattutto non puoi usare cose già dette. Ora ci devi lasciare con un consiglio di quelli che restano a segnare il futuro. Sì, esatto, un consiglio per i posteri.

Ciò che scrivi, ti descrive: fallo bene.

Ti ho davvero torchiato a dovere e quindi ti meriti di scegliere nel piatto. Nocciola, latte, fondente…quale cioccolatino scegli?

Ho un amico d’infanzia che possiede una pasticceria piuttosto rinomata a Torino. Ma io, per lui, sono davvero un pessimo cliente: non mangio dolci.
Tranne, forse, in questo caso: l’intervista mi ha fiaccato. Grazie per avermi concesso l’opportunità di spiegare me stesso un po’ meglio agli amici che ci seguono. Spero che le risposte siano risultate interessanti, anche se ne dubito fortemente. Un abbraccio.

Ho accompagnato alla porta il mio primo ospite, ringraziandolo ancora per il tempo regalato. Chi intervista si fa un’idea di chi ha davanti, finge e non lo dimostra, ma vi giuro se la fa. Ora giusto perché siamo rimasti solo noi e Salvatore è uscito, fiaccato come  ha ammesso, stile seduta dall’amica succhiasangue, ve lo posso dire. Sono rimasta davvero piacevolmente colpita. Che rientri negli uomini da inseguire? Di certo è un gemelli tutto pepe e poi molto calmo. Ammirazione e interesse. Ecco cosa mi ha scatenato. Farà parlare di sé, perché il ragazzo ha stoffa e sono davvero felice di averlo torchiato un po’.

Se siete curiosi e volete seguirlo ecco qui il suo blog e la sua pagina facebook.

A presto, venerdì 30 svelerò il secondo ospite.

64 pensieri su “La curiosa impertinente intervista Salvatore Anfuso

  1. Pingback: Impertinenze private – Salvatore Anfuso ● il blog

  2. Quanto invidio chi ha la flemma e la padronanza di sé per buttarsi col paracadute. Da ragazzina forse avrei anche potuto immaginare di farlo, con l’età matura certo no.
    Caro Salvatore, in questa intervista mi sei parso un saggio Peter Pan, maturo fuori ma ragazzino dentro. E’ forse un ossimoro?

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    1. Potrebbe esserlo in effetti. 🙂

      Ciò che fa la differenza, nel paracadutismo, non è l’età ma ciò che hai da perdere. Essendo madre e moglie non te lo puoi permettere. Diverso sarebbe stato se avessi cominciato da ragazza. L’incoscienza della giovinezza… 🙂

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      1. Massimiliano Riccardi

        Aaah, ti ho appena detto che mi piaci, non fare il paraculo adesso, sei uno scrittore eccome, e con i contro fiocchi. Fattelo dire da uno che va avanti per tentativi e guarda con interesse i professionisti 😀

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  3. Mi aggiungo a Massimiliano, sia come primo intervento su questo blog, sia per i complimenti a Nadia e a Salvatore. Domande interessanti e risposte non da meno.

    P.S.: avrei una domanda per Salvatore. Domanda dissacrante per spezzare il pathos (e magari farmi radiare subito da questo blog… 😀 ). Salvatore, sei di Torino. Per chi tifi, Juventus o Torino? 😀 😀 😀

    P.P.S: Avevo messo le mani avanti, circa la stupidità della domanda… 🙂

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    1. In realtà non amo il calcio e non lo seguo. Anni fa, quando mio nonno era ancora vivo, tifavo Juventus per farlo contento (e per allearci goliardamente contro mio padre che è interista). Dopo la sua morte ho spento definitivamente il mio interesse, tanto che non conosco nemmeno la formazione attuale. 😛

      P.S. però da ragazzo ho giocato un po’ a tennis. 🙂

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  4. Ecco, così mi piacciono le interviste: non impostate, senza domande ovvie. Brava Nadia!
    Salvatore è un bel personaggio… e una bella persona! Sembrerebbe avere una giusta dose di tutto. È sicuro di sé, tanto sicuro di sé, una cosa che gli invidio! 😉

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    1. Ciao Marina, questa più che un’intervista è nata come una chiacchierata tra amanti della scrittura che vogliono conoscersi. O meglio io che lo tartasso per scoprire chi è e cosa posso imparare da lui. La sicurezza sua è data dalla formazione e dalle conferme che la realtà gli da. A volte senza conferme la sola bravura non basta qui il connubio è innegabile.

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  5. Grilloz

    “Alludo alla pubblicazione, alla notorietà, alla fama. Non me n’è mai importato nulla.”
    Dai che non ci credi neanche tu 😀 Scherzo 😉
    Oh, comunque questo:
    “Non scrivo mai un pezzo tutto di filato. Ci ragiono prima, e camminare aiuta molto. Poi imbastisco una struttura: l’incipit, un possibile sviluppo e un finale. Poi, come un artigiano, comincio a riempire gli spazi sagomando le immagini.” è praticamente mezzo manuale di scrittura creativa 😉 però non è che puoi riempire l’altra metà di spunti grammaticali 😛

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  6. Complimenti a Nadia per questa bella intervista che ha messo a nudo la personalità di Salvatore.
    Vorrei avere il coraggio di buttarmi anch’io con il paracadute, ma sono una fifona…
    Anche la boxe niente male (credo sia uno degli sport più massacranti che io conosca, ho provato a farlo anni fa in palestra e davvero tanto di cappello) ma anche fare yoga bene non è uno scherzo…

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    1. Grazie Giulia.
      Credo che l’evoluzione di Salvatore con lo yoga la dica lunga sull’uomo che è diventato e ci sono speranze che uno alla volta limi i difetti per riempirsi solo di pregi, sempre che lo voglia, anche se credo che in realtà lui li ami tutti i suoi difetti.

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  7. tizianabalestro

    Complimenti a Nadia per l’andamento dell’intervista, molto sobria ed esaustiva. Molto piacevole. Hai la stoffa, ragazza. Per quanto riguarda l’intervistato, ho imparato a conoscerlo pian piano dal suo blog, quindi non è molto. Posso dire comunque che sia lì, che in questa intervista traspare un uomo tutto d’un pezzo. Sa ciò che vuole, non si vergogna di pensarla diversamente, ha dimostrato doti da grande amico, ammettendo quando i toni si fanno più accesi tra amici. Sa di valere come scrittore e non lo nega, fa vedere i suoi difetti, senza censura. Sul fatto che adori di più il blog che altre vie di scrittura più classiche( romanzo ), è perché credo gli piaccia il rapporto più diretto con le persone. È paragonabile all’attore di teatro che vuole il contatto diretto col pubblico, anziché quello cinematografico che non incontra i suoi spettatori.
    Una perla questa intervista. Brava Nadia. Una conferma Salvatore.

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    1. Non posso che dirti grazie per tutti i Brava Nadia, ma in effetti qui quello proprio bravo e coraggioso è Salvatore.
      Girovagando nel suo blog mi sono imbattuta negli articoli amatoriali, in quelli curiosi ed interessanti (vedi il dizionario), e mi sono detta: che tipo eclettico, ed ho deciso uno sguardo più approfondito. Dicono sempre che per conoscere bene qualcuno sia necessario provocarlo, a piccole dosi credo di averlo fatto restando sempre nel consentito, visto che non ci conosciamo personalmente, e mi piace davvero come ha reagito. Concordo un uomo tutto d’un pezzo e si sa sono tipi rari…

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    1. Ciao Anfy, sì certo che leggo e leggevo. Ho cominciato presto a leggere. Nell’intervista, a un certo punto, dico che preferisco più leggere che scrivere. Il “cosa” invece è cambiato con gli anni. Da bambino mi piacevano molto i romanzi d’avventura – Sandokan, Pinocchio, ecc. -, avventura in senso lato. Da ragazzo, invece, preferivo il genere fantasy. Ne ho letta davvero tantissima. Poi sono passato ai Classici. Credo di essere stato l’unico maschietto del mio quartiere ad aver letto Cime tempestose a diciassette anni. Quindi narrativa contemporanea. Oggi ai romanzi preferisco i saggi, di vario argomento.

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  8. chiarasole1981

    Bell’intervista Salvatore!

    Come ho scritto da Daniele, spesso le interviste un po’ mi annoiano, ma Nadia è stato molto brava a porre domande diverse dal solito rivelandoci nuovi lati di te. Ti conosco virtualmente ormai da due anni e non sapevo che avessi fatto paracadutismo. Sapevo invece della boxe. 🙂

    Quando i miei si sono separati, non mi hanno regalato nulla, se non tanta solitudine, la stessa che è alla base della mia passione.

    Mi ha sorpreso infine che tu abbia posto l’accento sul lato ludico della scrittura, perché io ti ho sempre visto più attento alle dinamiche commerciali, che non a quelle prettamente emotive. Ho sbagliato percezione, e me ne scuso. 🙂

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    1. Grazie Chiara, sono contento che siano venuti alla luce altri aspetti di me, spesso un po’ troppo sullo sfondo. Con il blog, per la tipologia stessa del mezzo, si finisce per dare un’idea falsata di se stessi, o comunque non pienamente corrispondente. Del paracadutismo ne avevo certamente parlato. 🙂

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  9. Grazie Chiara. Credo Salvatore mascheri quanto lo faccia stare bene scrivere e ricevere un complimento tipo ” bello il pezzo” lo appaga emotivamente come tutti noi. Lo ammette quando parla dei suoi lettori e quella nota di stupore che citi l’ho provata anche io leggendo le sue risposte, il quadro che ne viene fuori è davvero inaspettato e piacevole.

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  10. Bella e interessante intervista! C’ho messo tempo a leggerla e per quello arrivo per ultima (oltretutto non mi arrivano le mail dei nuovi articoli da qui, Nadia, nonostante il blog sia nel mio “Reader” di wordpress)
    Che altro aggiungere? Che mia madre è andata dalla parrucchiera e si è divertita a leggere un racconto su Confidenze. Di chi e cosa dicesse non me l’ha saputo dire. “Dovresti scrivere anche tu lì” Ecco, te pareva. Che alla fine sono andata all’edicola giù dall’ufficio chiedendo “Confidenze” per vedere cosa ci scrive Salvatore, per farmi un’idea. Che l’edicolante m’ha guardato tutto spaventato: “Cos’è che vuoi? Ma xè un giornale da vecie! Non l’è roba par ti quea lì! Te dago Due Ruote?” Torno su, apro il giornale e…miseria, proprio su questo numero Salvatore non c’è!!! Ma ma ma..come?!
    Credevo fosse un mensile, invece è un settimanale.
    Intanto sto leggendo i racconti che ci sono lì per capire come dev’essere un racconto “pagato”, cosa richiede il mercato. Per il resto, ho già avuto una genialata! Una delle mie proprio. E’ in arrivo il compleanno di mia madre, un bell’abbonamento a Confidenze e prima o poi sto Anfuso lo leggo, no?! 😀 :D: D

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    1. ah Barbara qui abbiamo toccato nel vivo Salvatore mi sa.
      Ora lo confido e zitta zitta non dirlo a nessuno. Ho comprato nella mia vita un solo numero di Confidenze, quando un giorno la nostra Silvia mi ha consigliato di provarci a mandare un racconto. Bè dopo due sfogliate veloci ho messo via la rivista e passandola a mia madre le ho chiesto di farmi un riassuntino. Lei a differenza mia ci è venuta su con Intimità e Confidenze e via cantando. Io nemmeno con Cioè, proprio le riviste non mi piacciono. Comunque non divaghiamo. Ho ripreso in mano la rivista e letto più storie, no non sono male, sono corte, scritte comprensibili, non stupide, non sdolcinate e vuote come pensavo e sì mi sono ricreduta. Peccato nemmeno nel mio numero ci siano quelle complete di Salvatore che posso leggere solo come incipit nel suo blog.Ma no a meno che non capiti sapendolo per tempo non ne compro più di numeri a vuoto. E ottima idea il regalo abbonamento per tua madre, la mia ne sarebbe felicissima.

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  11. Bella intervista, per una persona che non conosce l’intervistato è importante che ne esca un quadro completo. Nadia, direi che ci sei riuscita!
    Complimenti a Salvatore che ha provato gli sport più adrenalinici fino ad arrivare ad un hobbies dove invece la calma la fa da padrone.

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