Pensieri d’acqua

Pensieri d'acqua

Dopo tanto parlare di cose serie ed anche mio malgrado tristi, mi concedo un argomento di quelli leggeri. La chiacchiera. Proprio fatta solo per chiacchierare.

Sono andata, come mi tocca una volta l’anno, a pagar la tassa estiva in un parco acquatico poco lontano da dove abito. Il luogo è la passione dei miei figli, ma non solo, ovviamente. Per l’occasione ci siamo accordate tre mamme ed una nonna a portare la vasta ciurma a dissetarsi di divertimento bagnato.

Parte la comitiva. Siamo tre macchine con più bambini che adulti, e già ci sono anche mamme che cedono i loro figli e nella conveniente scusa del lavoro ce li offrono in sacrificio. (La mamma in questione è mia cara amica e dunque conosco la sua avversione per questi luoghi.) Quindi siamo quattro adulte e nove minorenni.

In auto la musica è alta, sinonimo di festa, le mani svolazzano dai finestrini ed i discorsi sono già in direzione acqua e scivoli.

Non so come ma riesco pure ad isolarmi e concentrarmi sulla guida e si arriva a destinazione senza accusare problema.

Il momento dello spogliamento è un lampo. Si ammucchiano pantaloni e magliette come se una tempesta elettromagnetica avesse invaso la terra e in un battibaleno restiamo in quattro a capire dove mettere le mani. L’euforia ha preso la mano.

Il resto della giornata possiamo solo scegliere di trascorrerlo a diventare viola seguendoli ovunque, controllando che non si facciano male e si comportino correttamente o fingendo di non averli né messi al mondo né portati sul luogo. Siamo sinceramente in dubbio, ma scegliamo l’alternativa di dare precisi ordini a cui devono attenersi. Essere sempre almeno in gruppo, massimo due; avvisare dove hanno intenzione di andare; aiutarsi a vicenda; mantenere il profilo: sono un bambino educato e ci tengo a tornare anche l’anno prossimo quindi non lo faccio. Ultima regola rifarsi vedere sempre con il sorriso, non sono concessi capricci.

Non sappiamo bene se credere alle promesse frettolose o meno, ma l’idromassaggio chiama e la vasca è enorme, piena di fresche bolle, di un sole che si immerge con noi e tanta voglia di dimenticare tutto il resto.

In men che non si dica ci rendiamo conto di alcune cose.

Siamo le uniche senza cellulare. Ci pareva normale entrando in acqua fino al collo. Eppure il resto del mondo a noi circostante lo ha. Subacqueo o sotto custodia speciale. Ed è sempre in uso. Una cosa è certa, non potremo immortalare la giornata, né condividerla sui social, né farci i selfie con le boccucce  a gallina. Nessuno conterà i nostri rotolini, farà paragoni, o sarà costretto a mettere mi piace. I nostri cellulari sono al sicuro dentro all’armadietto, e lì resteranno per ore.

Siamo le uniche senza tatuaggio.  Ormai è più inusuale trovare gente come noi che disegnata. Non sono un amante del tatuaggio, ma la mia è pura paura, io detesto gli aghi, solo all’idea del prelievo del sangue svengo e non posso pensare che si siano tutti prestati ad una simile tortura. Mi si accappona la pelle. Però che chiunque faccia cosa gli piace, solo vedo talmente tanto campionario che credo sia presente l’intera gamma di disegni possibili.  Tra i tanti mi piace da morire il nome della figlia tatuata sul collo del padre “Mina”, lei ora nuota con i bracciolini quasi inconsapevole di essere tutta la sua gioia, nel tempo sarà in grado di farlo tremare ed arrabbiare  ad un passo dall’esplosione. Mai nome fu più di presagio.

Siamo come le altre. La normalità o perfezione che dir si voglia non esiste più. Ci sono le magrissime, da sembrare malate di cui si contano le ossa e ci sono le esagerate che sfiorano l’obesità. Nessuno quindi si accorge del nostro ex passato da modelle, di lievissimi accenni di difetti fisici. In poche parole siamo come le altre. A parte le poche, pochissime, rarissime ragazzine perfette il resto del mondo ha qualche cosa di cui non essere fiere. Evviva!

Le nostre considerazioni sono finite, il tempo della tranquilla esposizione tra bolle e sole. Le ore corrono altrove, tra “ho fame” “vieni a guardarmi”” mi compri un gelato”” possiamo fare un altro giro prima di andare” e già è ora di portare via gli ormeggi, tornare verso casa e far buon viso a cattivo gioco.

Sarà il cloro, sarà il caldo, sarà l’età ma nella strada del rientro mi sento un uovo fritto sul punto di venire mangiato e mi sogno un’amaca tra due alberi all’ombra ad aspettarmi con un maggiordomo solerte. Invece la casa è silenziosa ed aspetta che prepari la cena adatta a due leoni famelici ed un terzo in arrivo curioso e preoccupato.

Perché? Perché nell’armadietto ho ritrovato un telefono scarico con ben 12 sue chiamate ed un messaggio allarmato in cui si sincerava “Tutto bene?”. E mi si affacciano pensieri d’acqua.

4 pensieri su “Pensieri d’acqua

  1. una giornata all’insegna del relax – si fa per dire ;D -senza telefoni, senza … nulla. Non essere connessi ha i suoi vantaggi – non essere disturbati – e qualche inghippo – specialmente da chi è preoccupato .
    Tatuaggi? Non sei l’unica. Aghi e punture lunghi da me.

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...