Imparare ad essere generatori di felicità

il-soffio-della-vita

Il tema di questa settimana è la felicità.

Perché l’ho scelto? Semplicemente perché mi sono accorta che nessuno ne parla nei toni giusti, nei tempi consoni e negli spazi di cui necessita importanza. Insomma … è più facile sentire lamentele e stupidaggini che concretamente vedere persone felici. Eppure pare che tutti si aneli esattamente a quello, ma senza impegnarsi a sufficienza.

Tema sfruttato e su cui ci si potrebbe fare discussione interminabile … ho pensato di prenderne in esempio piccole dosi e di affrontarne un aspetto al giorno sulla pagina di facebook, per imparare a conoscerla meglio. Questo post ne è riassunto ed elaborazione per farne il punto ragionandoci su. 

Per diverso tempo mi sono dedicata allo studio della “materia” ed ho imparato cose davvero interessanti.
“Secondo il padre della psicologia positiva Martin Selingman il 60 per cento della felicità è determinata dai nostri geni e dall’ambiente, il restante 40 per cento dipende da noi.”
Sarei propensa a metterci l’impegno necessario perché il 40% sia il costante intento allo stropicciamento degli occhi al mattino e diventi lentamente consapevolezza con cui affrontare ogni impiccio per strada.

Quindi mi sono detta: al lavoro!

Meglio provarci comunque ad essere felici.

La Felicità è un innamorato da accudire. Investire del tempo per essere felici è il miglior passatempo a cui dovremmo abituarci.
svolazzi e scritture

Perché pare sia contagiosa la felicità!

Vivere vicino ad un essere felice condiziona in maniera positiva, ma anche aiutare gli altri. Nel primo caso la fortuna è d’aiuto, nel secondo si tratta di scelta.

– Secondo me tu hai paura di essere felice, Charlie Brown. Non pensi che la felicità ti farebbe bene?
– Non lo so. Quali sono gli effetti collaterali?(Charlie Brown)

Un po’ di paura, diciamocelo pure, la abbiamo. Si tratta di cultura. Essere felici sembra quasi un rito egoistico che ci separa dagli altri, e quindi nel momento in cui cadiamo nello stato di grazia il rimorso per il resto del mondo in crisi ci tormenta.

Quelli che sperano di raggiungere la felicità, cercando ricchezze, gloria, potere e imprese eroiche, sono ingenui quanto un bambino che vuole afferrare l’arcobaleno per farsene un mantello.
(Dilgo Khyentse Rinpoche)

Non si tratta infatti di felicità se commettiamo l’errore di credere si possa circoscrivere ad oggetti o luoghi. La felicità è uno stato d’essere, un giardino segreto, un luogo invisibile che ai soli occhi del destinatario provoca il giusto sussulto del cuore. Un’astrazione. Una mera invenzione umana. 

Regole, regole. La felicità non può sottostare a regole. Lei è spontaneità. Effimera, fugace e veloce. Ho riconosciuto la felicità dal rumore che ha fatto andandosene. (Jacques Prévert)

Insomma di citazioni ne ho prodotte a sufficienza perché il discorso sia chiaro.

La signora Felicità non la conosciamo abbastanza per riconoscerla prima di piangerla come scomparsa o mai incontrata. Questo ci frega. Senza un identikit è come cercare il principe azzurro in un oceano di pseudo cloni.

In questo mare di chiarimenti allora mi sono dedicata alla sua etimologia. Visto che il concetto è antico come la sua ricerca e nascita, forse potrà aiutare a capire meglio.

La felicità è lo stato d’animo (emozione) positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri. L’etimologia fa derivare felicità da: felicitas, deriv. felix-icis, “felice”, la cui radice “fe-” significa abbondanza, ricchezza, prosperità. (fonte Wikipedia)

Ma la felicità non è questione di fortuna. Secondo la psicologia è un’attitudine che ognuno può apprendere da sé modificando il proprio punto di vista sulle cose e coltivando l’ottimismo.

E non finisce qui: il cervello può essere educato alla felicità o all’infelicità attraverso un allenamento composto da tre semplici esercizi, come spiega il Time grazie a prestigiose pubblicazioni di psicologia. Nulla di troppo complicato, basta una piccola applicazione al giorno e forse nel giro di poco tempo si possono riscontrare i primi risultati.

  1. prima di andare a letto, annotare almeno tre cose positive accadute durante la giornata;

  2. confrontarsi sempre con gli altri, preferibilmente con chi è peggiore di noi;

  3. guardare al passato e alle cose che ci sono successe in modo positivo, analizzandole dalla giusta prospettiva.

Poi giusto per condire il tutto con qualche certezza che non guasta mai, gli specialisti della personalità dicono che le caratteristiche più largamente associate alla felicità siano: fiducia in se stessi, controllo sulla propria persona e futuro, estroversione.

Ora mi pare eccessivo concentrare tutte queste condizioni nel medesimo istante, per poter dire di essere felici. Una di quelle fortunate coincidenze che avvengono una volta ogni cinquemila anni, sempre che non si sia nati esattamente così, geneticamente dotati.

Però di certo non mi spiace avere una buona base di partenza per diventare

potenziali generatori di felicità.

Visto che essere felici fa sentire più liberi e spontanei, fa sorridere più spesso, fa essere luminosi. Non male si riuscisse a seminare in giro facendo venire voglia ai curiosi.

Insomma al solito nella giungla delle mille informazioni, delle certezze ed esperienze di ognuno resta il dubbio che le cose più semplici, quelle dal profumo insospettabilmente essenziali, siano proprio le più vicine alla felicità. Si sono scomodati poeti, filosofi, cantanti e ricercatori…ma vuoi mica che alla fine la soluzione sta in un banale…

Voler essere felici

per quello che si ha

di quello che si è

ricordandosi di essere

in parti imponderabili fatti d’anima. 

 

Voi pensateci, intanto se trovate la ricetta per essere felici, scrivetela su un foglio da tenere pronto all’uso!

A volte è un bacio a volte un biscotto, e per te cos’è la felicita?

2 pensieri su “Imparare ad essere generatori di felicità

  1. Per me la felicità è uno stato mentale e solo saltuariamente è condizionato dagli eventi esterni. Sono dell’idea che la fortuna la si può creare, anche se a volte la sfiga conto mette di traverso ugualmente. Del resto penso anche che la felicità non possa essere una condizione costante, semmai una continua ricerca. Ma come in tutti viaggi verso qualcosa si finisce poi sempre di scoprire che la vera gioia del viaggio non sta nella meta, quanto nello stesso viaggiare.

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