Punti di vista sull’amore

chess-1155418_960_720

Prima di lasciarvi a questo racconto volutamente diverso dai precedenti, vi racconto gli antefatti.

Non sono una da vita mondana, scappo di solito davanti a festeggiamenti troppo caotici che richiedono anche il giusto atteggiamento ed abbigliamento, ma questa volta non mi sono potuta ritrarre dall’invito. Un’amica, nonché parente si sposa. La cosa mi rende felice nei suoi confronti e ritagliando anche il lato piacevole di trascorrere ore da adulta, senza figli al seguito, tra adulti  ed intraprendere una giornata insolita, rende felice anche me.

La mia mente da autrice però non si è potuta sottrarre dal macchinare una storia legata alla situazione, del tutto riconducibile alla mia sola fantasia, ma per questo ricca di inediti punti di vista. Ad esempio da quante persone può essere raccontata una storia, oltre che dai personaggi? Anche da chi mai lo riterreste possibile, che a volte rende la verità meglio degli esseri umani.

Leggere per credere…

§

Comprare l’abito era stata la parte facile.

Entrare in un negozio, misurare a più riprese cotoni, nylon spacciati per simil sete, cambiare taglie, colori era diventato più un gioco che un impegno. Come passare agli accessori per simpatia di toni e sembrare almeno quel giorno davvero una bella donna.

Nei preparativi stava il bello.

Rileggeva l’invito scandendo le lettere.

Sì sua cugina si sposava.

Sabato pomeriggio alle 18 nella deliziosa chiesa di San Erminio.

Lei avrebbe partecipato, indossando l’acquisto color carta da zucchero su gonna al ginocchio nera, zeppa in tinta e micro borsa a mano. Dal suo angolo in disparte avrebbe osservato la cerimonia, assistito al lancio del riso e con solerzia accettato di prendere parte alle foto di famiglia insieme agli altri cugini. Poco altro.

I due nomi dei futuri sposi troneggiavano vittoriosi al centro della carta filigranata strapiena di cuori. Mariano e Donatella annunciavano felici il loro matrimonio. Frase di circostanza o sentita?

Solo il lanciare il dubbio era pura cattiveria. Diciamo anche condito da una punta di invidia.

Sì, comprare l’abito era stata la parte facile, ma anche scegliere il regalo. Riempire una busta con soldi non implica impegno di tempo e semplifica la cernita tra piatti e lavatrici. L’idea moderna delle liste a quanto pare era stata surclassata da quella del viaggio di nozze e dell’auto da acquistarsi attraverso il regalo collettivo degli invitati. L’importante era la frase da inserire nel bigliettino per accompagnare i vili soldi.

Nemmeno quello aveva rappresentato un serio problema. Su internet esistevano fior di siti e pagine per cogliere la frase più adatta ad ogni circostanza. Così se l’era cavata con un professionale “ La vita vi sorriderà come una cena a lume di candela.” un po’ sibillina forse, facilmente equivocabile, visto che al buio nella luce tremolante tutto rischia di apparire perfetto. Tanto era certa che dei bigliettini non sarebbe rimasta traccia alcuna, non appena fossero stati recapitati a casa, privi della vera porzione importante. Le banconote.

Tenere tra le mani l’invito non la faceva per nulla stare meglio. Con la mente si sentiva già persa nella moltitudine della parentela pronta a farle la temuta domanda. “E tu quando lo trovi un bravo ragazzo?”

Ecco quello sarebbe stato l’inizio della tortura. La sfilza di zie sempre più curve per le varie peripezie di salute, a scaglioni preoccupate del suo stato di zitellaggine. A infilare domande su domande su come fosse possibile al giorno d’oggi non avere uno straccio di uomo al proprio fianco. Bel modo davvero di farsi gli affari suoi.

Che poi lei lo sapeva bene di non essere esattamente in una bella situazione. Che l’orologio biologico correva salutando la possibilità di mettere al mondo la progenia. Presto avrebbe toccato i quaranta e quasi poteva scordarsi l’opzione mamma al parco a ninnare in passeggino. Sapeva che per come era fatta, un uomo avrebbe dovuto sudare le pene dell’inferno per conquistarla, fino a convincerla di mettere su famiglia.

Sì perché a vincere certe avversioni ci vuole tempo, il modo giusto e soprattutto la costanza. Doti introvabili nella stessa persona. Figuriamoci in un uomo.

Mariano e Donatella forse erano l’eccezione alla regola, forse si amavano di un amore sincero, che li avrebbe resi complici ogni giorno della loro vita, felici di condividere la frase inquietante sussurrata dal prete. Nella buona e cattiva sorte.

Sarebbe bastato tatuarsi con il fuoco la seconda come monito alla statistica più probabile. Non propriamente interrotta dalla prima.

Si immaginava la scena. Al tavolo al ristorante sarebbe stato un continuo dare spiegazioni del perché una donna non trova l’uomo giusto, del come diavolo passi le serate senza. Senza litigare? Opzione che era certa non avrebbero neppure ascoltato.

Sarebbe stato una cena interminabile. Interrotta dal costante “bacio-bacio” a ricordarle che lei non aveva nessuno da baciare. E le zie a guardarla con tenerezza, accarezzandole il braccio.

Ma una scusa non l’aveva trovata. Anche banale, anche importante.

Sabato era alle porte. Doveva solo più mettersi il cuore in pace per affrontare la giornata con la rassegnazione giusta a non cedere alla depressione.

§

L’immagine allo specchio restituiva un po’ di fiducia. Colori, taglio dell’abito e tutte le ore di preparazione facevano il loro effetto maschera.

Dentro stava uno schifo.

Nausea, paura e tensione nervosa. Non avrebbe saputo dire se la colpa era della sbornia precedente o di quello che la aspettava di lì a poco.

Analizzando bene, la nausea era davvero forte ed insistente. Come una fitta costante che le faceva piegare lo stomaco sotto il colpo di un pugno.

La paura … devastante. Una fifa verso tutto. Il futuro immediato, prossimo ed anteriore. Tempi davvero misteriosi.

La tensione nervosa invece era la molla che l’aveva tenuta sveglia durante tutto il rito-sacrificio di estetista, truccatrice e pettinatrice.

In effetti ora non somigliava più a se stessa, ma ad una sposa curata nei minimi dettagli pronta a convolare a nozze e costruirsi la famiglia dei suoi sogni.

Peccato. Peccato non corrispondesse alla verità.

Tra qualche mese c’era il rischio che uscisse allo scoperto la parte tetra del suo passato, che mettesse in crisi tutto lasciandola sola in preda ai sensi di colpa.

No, di una cosa era certa. La verità non paga. Mai.

Meglio le bugie, quelle ben orchestrate e soprattutto ben rette.

Tra poche ore un anello dorato al posto di tante congetture avrebbe concesso spazio alla vita regolare di cui aveva bisogno. Poi con i mesi il resto sarebbe venuto da sé e magicamente la bolla poteva trasformarsi nel sogno della famiglia felice.

L’importante era mettere a tacere la coscienza, calcolare il rischio di una mossa azzardata e rilassarsi al punto dal credere di avere tutto sotto controllo.

Maledetta nausea.

“ Che fai Donatella?”

“ Niente mamma, un colpo di tosse troppo forte.”

“ Oh tesoro, anche io ero nervosa il giorno delle nozze con tuo padre. Ricordo ancora come tremavo.”

Certo come le foglie in una tormenta…sentita mille voglie. La persona meno indicata era entrata all’attimo di un eccesso di quella sensazione devastante capace di rovinare tutto.

“ So di avertelo detto e ridetto. Tu e Mariano mi ricordate tanto noi due. Pensa mia cara trentadue anni tu e trentadue anni di matrimonio io e tuo padre. Sei nata subito tesoro, frutto dell’amore proibito all’epoca.”

Da quella bocca escono parole che per un istante alle orecchie di Donatella hanno il suono di una confessione. La stessa che vorrebbe urlare lei. Forse tra trent’anni le toccherà dirlo a sua figlia, dicendole che è nata prematura.

“ Mamma non è che per caso in quella borsetta magica hai una pastiglia di antiacido?”

§

La cerimonia è durata una vita. E chiacchiera e prega e canta e predica e leggi gli articoli…interminabile. La sposa è un bocconcino in quel suo abito fasciante in pizzo. Bella anche per l’emozione che traspariva. Occhi lucidi, camminata goffa, timorosa fino a che non è arrivata all’altare e lì si è calmata. Il solito sbaglio del dito in cui infilare l’anello, quasi il rito a cui non risparmiarsi, nella speranza alla fine porti bene.

E poi finalmente aria. Ma non solo.

Sul sagrato della chiesa l’ho notata in quell’atteggiamento di disagio come a volersela filare che ho pensato “ un’altra come me, un pesce fuor d’acqua”. Il modo riservato di stare dietro la prima fila, di giocherellare con la borsa e la sua chiusura. Così ho cominciato a chiedere un po’ in giro e mi hanno detto si trattava della cugina della sposa, una delle tante immagino, visto lo stuolo di parenti.

Mi manca il nome, cosa che posso reperire chiedendoglielo io stesso, ma al momento mi piace giocare a dargliene uno sull’onda di quello che mi pare potrebbe starle meglio. Una Laura, Paola o Luisa. Di certo non una Benedetta. O Caterina. No. Non da nome lungo e pomposo. Mentre ci penso e rifletto, l’urlo di felicità mi riporta al ruolo da cui non posso esimermi.

E’ il mio momento.

Mi basta solo muovere il braccio e per magia una pioggia senza fine di chicchi bianco perlacei sommerge a capofitto i due sposi. Lui lo sapeva. Il primo dei due avrebbe pagato pegno. Dieci chili di riso in caduta libera a fargli notare il suo primato.

Dagli occhi divertiti vedo che la memoria non ti ha tradito. Fratello.

§

L’amore è una cosa meravigliosa. Partecipare ad un matrimonio è tra i miei passatempi preferiti per appuntarmi nei dettagli come i tempi trasformino tutto, mascherino le antichità per ripetersi sornione sotto mentite spoglie.

Oggi sono la nonna della sposa. Una nonna felice, che vede in Donatella il ritratto della ragazza piena di speranze verso il futuro.

Una donna senza uomo non è completa, non può formare la sua famiglia. E’ come se rinunciasse a perpetuare il mondo.

Sono certa che presto mi darà la gioia di un bisnipote da stringere tra le braccia.

Ho letto la bontà negli occhi di quel ragazzo che ha sposato. Sarà un buon padre. Di quelli che si accontentano e chiedono poche spiegazioni.

Ho visto poi anche la figlia di Giordana, quella Lara. Bella e importante, elegante e sopraffina con la sua educata compostezza, proprio una gran donna, ma sola. Poverina che pena mi ha fatto vederla aggirarsi sul piazzale della chiesa senza nessun accompagnatore. Fortuna che anche un bel tipo l’ha seguita con lo sguardo, fino a proporsi come autista. Se lascerà aperto uno spiraglio chissà mai che da un matrimonio si passi ad un altro?

Se la gente ci provasse ad amarsi, anche a rischio di sbagliare, forse sarebbe un po’ più felice.

§

Suona che ti suona mi è venuto lo stomaco lungo. Non importa se ho ingurgitato un tramezzino veloce prima di iniziare, ma qui si tratta di tre ore di fila di accompagnamento alla cena. Ma quanto mangiano questi? O almeno quanto sono lunghi a far fuori ste quattro portate?

Fortuna che davanti a me ci sono i tavoli più simpatici da osservare.

Ho due famiglie con bambini che devono averli ordinati su catalogo perché nella realtà non ne ho mai visto di così buoni. Non urlano, non piangono e non insistono per andarsene, cosa che io avrei di certo fatto, ma anzi mi guardano come se fossi una pop star internazionale.

Poi c’è la coppia, davvero carina. Lei sorride e chiacchiera spensierata mentre lui spara a raffiche battute o barzellette dal sapore irresistibile, viste le vampate di felicità sulle sue guance. Che ci stia a provare è chiaro, ed anche che la serata per loro non finirà lì.

Faccio da colonna sonora e quasi non si accorgono di me, mentre non posso fare a meno di sognare di trascorrere una serata tanto distesa con Giada. Invece finisce sempre che litighiamo. E la bolletta in scadenza e la rata della macchina in sollecito, il frigo vuoto, sua madre che insiste per farci trasferire da lei, così quei pochi li risparmiamo…

Suono per non pensarci, ma succedesse mai che per una sera riuscissimo a non litigare magari alla fine uscirebbe una bocca in più, ma anche una spinta a cambiarla sta vita.

Suono va. Per guadagnare sti pochi.

§

Ne ho viste tante di cose strane nella mia vita.

Ad esempio motociclette folli venirmi a sbattere contro fratturandosi in più punti.

Cani bisognosi di sollievo. Anche umani.

Tanti umani.

Ci sono quelli che mi tagliuzzano per raccontare emozioni.

Quelli che si appoggiano per paura, considerandomi la sicurezza da cui non doversi difendere.

Stasera ho provato agli opposti lo schifo ed il piacere.

Una ragazza con l’abito bianco fino ai piedi tanto bella da sembrare una dea mi ha svuotato addosso quella che credo sia stata la sua cena, maledicendo un piccoletto di cui non ho però sentito il nome.

Un’altra con l’aria felice di chi ha il cuore leggero invece mi ha usato come posto segreto dove scambiare effusioni. Vibrava di emozione mentre sentivo che sognava non si trattasse di un sogno, sperando con tutta se stessa di aver finalmente trovato l’amore.

Io che leggo nell’animo altrui posso solo svelare che una delle due era sincera e si metteva in gioco, l’altra fingeva.

L’odore di lui invece l’ho sentito su entrambe e vorrei avere la bocca per parlare…

chess-1155418_960_720

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...