Le amiche

L’amicizia è troppo spesso un’invenzione di fantasia, la maternità un’esagerazione del politicamente corretto che fa gongolare tutti. Esistono molte eccezioni alla regola. Esistono storie che lasciano l’amaro in bocca, persone fragili che si mascherano per sembrare forti, sotto la cui scorza è bello scavare. L’amicizia a volte è un valore aggiunto, che arricchisce entrambi.

Di certo era una che non passava inosservata.
Con la sua aria un po’ rock, i gioielli semplici dal sapore metallico, dai colori sgargianti, in mezzo a tutto quell’abbigliamento monocolore scuro. I capelli lisci sciolti a nascondere e mostrare il viso, mescolandosi con l’aria di mare nel vento.
Camminava sicura con un passo né veloce, né lento, di quelli che ti chiedi se stia pensando ad altro o sappia invece di essere osservata e se ne freghi.
La guardo venirmi incontro sapendo che molti mi stanno invidiando. Lei viene solo per me, il suo tempo e il mio si uniranno in uno scorrere unico sulla lancetta, portandoci avanti insieme.

Nessuno potrà mai capire quello che ci lega, nemmeno lontanamente comprendere il legame straordinario.
Noi così diverse, come due pianeti con orbite distanti. Eppure così vicine e simili per i casi della vita.

Seduta al tavolino del caffè, approfittando della calma in quest’ora strana per la gente a mettere il naso fuori di casa, mi godo il sole, al riparo dalla leggera brezza che costeggia sempre questa strada di poco a ridosso delle spiagge. Al solito è in ritardo e vedo che sa di esserlo, mentre muove gli ultimi passi, facendo volteggiare la maglia morbida e saltellare la borsa a tracolla. Avrà sicuramente i suoi buoni motivi. Non li conoscerò forse nell’immediato, ma certamente è così.

Ho avuto il tempo di pensare, cominciando anche a ipotizzare quale fosse la ragione per cui ha voluto che ci incontrassimo oggi, a quest’ora, proprio qui. É il venerdì il nostro giorno. Il suo libero, il mio senza problemi per venirle incontro. Di solito prima si passeggia, poi aperitivo, poi se capitiamo bene anche piccolo buffet salva cena e di nuovo due passi magari alla ricerca di un locale che faccia musica. Se ha deciso di cambiare routine, qualche cosa di importante è capitato.
Sento, prima cadere con un tonfo la borsa sul tavolino di ferro e poi vedo i suoi occhi neri, seri e lucidi fissarmi mentre, senza troppi preamboli né saluti, mi sottopone all’uragano che la tormenta.
Dovrei essere pronta, ma invece è come se mi fossi buttata giù in apnea senza aver preso sufficiente ossigeno e sono letteralmente travolta. Così dopo i primi tre minuti ininterrotti di monologo suo, mi costringo a fermarla con la scusa di motivare la nostra permanenza al tavolino.

< Mi sta bene un caffè.>
Secca, decisa ed anche un filo irritata si interrompe ben sapendo di dover rincominciare. Il mio di sguardo parla chiaro, non avevo ancora acceso il registratore.
< Lo sai che sono fragile sotto quel punto di vista, lo sai che il mio sistema nervoso non regge e anche con tutti gli sforzi del mondo il mio pensiero corre subito là dove la ferita è sempre aperta. Dimmi tu cosa devo fare ora. >

Il problema è che non ho capito nulla, né di cosa parli, né tanto meno di quale consiglio abbia bisogno, ma la cosa più grave è che sono imprigionata nella paura di rivelarglielo. Non perché non me lo spiegherebbe di nuovo, ma quanto dalla vergogna di farle pensare che non tenga abbastanza a lei dal capire immediatamente cosa le passi per la testa. Di solito funziona così, una delle due sta per confidarsi su un argomento e nemmeno inizia che l’altra glielo legge dentro e non servono troppe parole. Ora sinceramente sarà il sole, sarà l’ora, sarà l’occasione imprevista, ma io non capisco cosa abbia che la tiene tanto in tensione e mi sento davvero persa. Provo a giocarci su con la carta della solita motivazione, quel jolly che funziona sempre.
< Di nuovo problemi con tua madre?>
É come dire, vado sul sicuro. Il rapporto tra loro è semi inesistente, se non fosse che lei ci prova a ricrearlo e sbatte costantemente la testa contro il muro della sua ostilità. Sulle prime non ci volevo credere ad una madre ostile alla propria figlia, poi ho avuto occasione di verificare di persona, e … Davvero sono rimasta senza parole.

Io di mamme strane ne ho viste tante, un po’ per il lavoro che faccio, un po’ per l’esperienza della vita, ma per lo meno le peggiori fanno finta. Lei no. Giovanna è pessima, davvero pessima e non perde occasione per dimostrarlo. Quindi giocarmi la sua carta mi porta al cinquanta per cento con le spalle al coperto. La tento e aspetto, intanto la cameriera in grembiule nero arriva e prende l’ordinazione dei due caffè.
< Io purtroppo di mia mamma ho ricordi indelebili. É quella che si assopiva con il coltello sotto il cuscino quando litigava con mio padre, che spesso lo faceva dormire sul pianerottolo del palazzo, che mi ha buttato i vestiti dal terrazzo del quinto piano per un ritardo e che una volta, per un litigio con mio padre, ha chiamato i carabinieri e si è graffiata la faccia per far credere di essere stata malmenata. Ho visto volare parole, scope e anche ferri da stiro. Buongiorno, questa è mia mamma! É vero non ci vivo più insieme da anni, la sento raramente e non le chiedo mai nulla, ma davanti a certi ritorni al passato mi tornano la pelle d’oca e il pelo dritto sulla schiena. Quindi ora aiutami.>

Di una cosa sono certa, sua madre ne deve aver combinato un’altra delle sue. Quindi non mi sono sbagliata più di tanto, anzi ho centrato l’obbiettivo. Però mi sfugge come fare. La fisso in attesa di un aiutino, un invito a capire al volo.
< Non tornare a rinvangare certi momenti del passato, non farti del male gratuito. Sappiamo di chi stiamo parlando, conosciamo i limiti e soprattutto non merita che spendiamo parole per una causa persa. >
Mi tengo sul vago, ma lei sa come la penso a riguardo. Sono scusabili e salvabili tutti coloro che ammettono di avere un problema e fanno in modo di risolverlo, non chi sposa il proprio problema e ne fa un modello di vita. Giovanna è convinta di come si comporta, cosciente di fare del male a chi le sta vicino, ma altrettanto insensibile da continuare a farlo.
< Non rivango tanto per autocommiserarmi, è solo che… insomma, sapessi di nuovo cosa ha combinato … >
Allora capisco che non mi ha ancora rivelato nulla, la sua è una richiesta anticipata di aiuto. Non sono venuta meno al patto della nostra amicizia e posso ancora fare la mia bella figura.
< Forza, dimmi, anzi no… Dopo il caffè.>

Questo liquido denso di profumo e sapore, mi scivola in gola come se volesse darmi una sberla. Al volo ogni particella si sveglia alzando le antenne. A gara tra loro corrono intuito e capacità di ascolto, si posizionano ai primi banchi in attesa di prendere un bel voto in condotta. Sento che la mia amica ha bisogno di sostegno, che per lei è un momento complicato, per questo è confusa, agitata e tesa. Li vedo quei due occhi segnati dall’emozione, li riconosco i segni del loro dolore.
Il segnale è il rumore sordo del piattino che riprende il suo lavoro di portatore di tazzina e subito rincomincia a parlare.

< Mi ha telefonato. Non hai idea della fatica che ho fatto per rispondere a quella chiamata. Pensavo alle mille cose che mi poteva lanciare attraverso le parole e trattenevo il dito dal fare il suo dovere. Alla fine ho ceduto e mi sono decisa rispondendo. Voglio raccontarti nei dettagli perché almeno capisci di cosa parlo, quindi mettiti comoda, la storia sarà lunga. >
Le premesse ci sono per una bella soap opera. Se la sola decisione di rispondere o meno al telefono le costa tante spiegazioni, figuriamoci il resto.
< Comincia senza neppure salutare o chiedermi se è per caso il momento sbagliato, sai come farebbero le persone normali, quelle che ti degnano di attenzione, e non danno tutto per scontato. Ma si tratta di mia madre, nulla di consono a lei. Quindi mi investe immediatamente senza preamboli, perché mi fa notare le costa caro stare al telefono con me, abbiamo due gestori diversi e quindi deve essere breve. Così senza neppure interromperla con un ciao, ascolto zitta, con la paura tenga conto e mi sgridi dei secondi che corrono. >

Approfitto dell’interruzione per prendere fiato o il filo del discorso e ingoio un malloppo di saliva. Ma come può una persona essere tanto sgraziata? Può, può, mi continuo a fissare nella mente che stiamo parlando di Giovanna.

< Nello stesso istante in cui penso stia per arrivarmi in testa una tegola anche attraverso il cellulare, mi informa che sono invitata, tieniti forte, niente di meno che … al suo matrimonio. Sì non guardarmi con quella faccia da pesce lesso, che non sai come mi sono sentita io, credo di aver pensato di stare vivendo una realtà alternativa tipo mondo parallelo, sai quelle cose strane. Tutto rallenta, ti accorgi di essere fuori tempo e tu sei diversa, non capisci più che ruolo hai e … scusa divago, hai capito. E non è finita qui, ascolta. “Mi raccomando non mi arrivare vestita al tuo solito in quel modo stravagante che fa inorridire chi ti vede, prova ad entrarci in un negozio serio e comprati un abito, altrimenti farò a meno di dire che sei mia figlia. Sappi comunque che per le invitate della sposa è di rigore il colore verde, mentre per quelle dello sposo l’azzurro. Non osare venire con altre tinte o mi rovini la cerimonia, devi essere elegante.” Parole sue.>

Dovrei rispondere, dovrei, ma non ci riesco. Mi si è paralizzata la lingua e su di essa la risposta che avevo pronta. Ma come può una donna del genere avere messo al mondo una ragazza tanto speciale? E soprattutto come può sposarsi? Con chi? Ecco potrei partire da questa ultima domanda per aprire bocca.

< Sono ancora sotto shock, ma dimmi con chi si sposa? Non avevo nemmeno idea fosse fidanzata.>
< Se per questo neppure io, ma tieniti, perché il prossimo marito è niente di meno che il suo badante. Esatto ufficializza il loro rapporto in maniera che un domani l’eredità gli passi senza problemi, come se io fossi una di quelle che va a protestare dal notaio impugnando il testamento. Nel frattempo si assicura uno schiavetto. >
< No, non ci posso credere. Si sposa, ti invita, ti dice pure di che colore vestirti altrimenti non ti presenta come figlia e lo fa per non lasciarti nulla in eredità. Ma che faccia! Scusa, ma che intenzioni hai?>

La vedo che sotto gli occhiali da sole mi scruta, noto le impercettibili smorfiette intorno alle labbra, come un piccolo ghigno, è solo un istante, ma abbastanza da farmi capire che un’idea chiara le balena in testa, che il nostro incontro è solo uno sfogo. Aspetto curiosa, non me la vedo davvero vestita di verde, tono su tono, prendere parte ad una commedia, accettando le piccole cattiverie gratuite di quella matta di sua madre. Non ce la vedo passare un’intera giornata a sorridere e fingere di essere la figlia felice in un giorno tanto importante, a stringere la mano a nuovi parenti, ai vecchi da anni mai più frequentati.
< Mi chiedi che intenzioni ho. Dunque. Innanzi tutto ti ho chiamata qui, perché so che hai bisogno di un certo anticipo per chiedere giorni di ferie, so che le colleghe potrebbero fare storie, ma devi impietosirle e spiegare quanto sia importante. Quindi esattamente per fine mese prossimo ho bisogno che tu mi stia alle costole per una settimana. Prima di allora abbiamo circa trecento euro da spendere in abbigliamento e diversi pomeriggi da trascorrere insieme per farlo. >

La guardo, non la riconosco. Accetta un invito del genere e ci trascina dentro anche me, mai e poi mai mi vestirò come un confetto verde per assistere al matrimonio del secolo. Nemmeno sotto tortura, nemmeno su sua richiesta.
< Aspetta, se tu sei impazzita non vuole dire che anche io lo sia per l’amicizia che ci lega. Non chiederò ferie per venire dietro a questa follia…>
< Frena, mica intendevo dire che andremo al matrimonio. Sei matta?! Solo che mi serve una scusa, di quelle intelligenti per non farmi trovare quel giorno, tipo mettere tanti chilometri di distanza tra me e lei, tipo essere in qualunque posto del mondo in buona compagnia, meglio se la compagnia sei tu, la meta è un posto caldo con l’acqua limpida e invitante, se in valigia ci mettiamo costumi e infradito e brindiamo a noi. >
Ecco la riconosco, è lei, quella che le lezioni le ha imparate e scelto il sano egoismo per sopravvivere, che egoista non è, ma sa quando farlo credere, quando vantare decisioni irremovibili nascosta dalle lenti scure e da quel travestirsi un po’ rock.

Mi allunga la mano sul tavolino, la sento che trema. É una richiesta di quelle vere, che mettono alla prova le persone, i rapporti e trascinano in nuove avventure.
< Scusa, ma non capisco una cosa, parli di trecento euro, perché questa cifra?>
< Potrebbe essere il doppio di quanto una persona sola invitata a un matrimonio spenderebbe in regali. Ho pensato che non andandoci potrei farmi un doppio regalo io e usarli meglio. >
Le tengo la mano, che ora mi sembra meno nervosa. Lentamente il calore del tocco rilassa i pensieri e restituisce alla realtà il giusto colore. Siamo amiche da sempre, da quando mi è venuta a bussare alla porta chiedendomi di poter dormire sul tappeto perché “mamma era pericolosa”. Da quando siamo cresciute insieme e la mattina ridevamo come matte sputando dentifricio nel lavandino. Da quando la vita ci ha rese sorelle.

< Mi pare che possiamo comprare costumi, vestitini, short e magliette per una vacanza indimenticabile, l’importante è accordarsi sulla meta. >
< Stasera a casa tua cerchiamo l’offerta migliore low cost e fissiamo già volo e hotel. >
< Io sai di che colore lo compro il costume?…>
Ci guardiamo negli occhi, un’emozione bellissima sentirsi sulla scia degli stessi desideri. Il suo dolore per un attimo venuto allo scoperto è tornato a dormire, rassicurato che al suo fianco ci sono io. La certezza che l’amicizia può sconfiggere gli ostacoli della vita.
Ci guardiamo sorridendo, come quando eravamo bambine e nello stesso istante finiamo la frase in contemporanea, per riderci su.
< …verde!>

Perché la vita non va troppo presa sul serio e l’amicizia anche questo lo sa.

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7 pensieri su “Le amiche

  1. Che dire…. WoW, questo racconto lascia senza parole! 😉
    Il rapporto tra genitori e figli, come ogni altro rapporto in genere va costruito giorno dopo giorno, anzi, momento dopo momento, ma bisogna essere in due a volerlo. Se l’impegno è a senso unico prima o poi qualcosa si spezza, per sempre!

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    1. Spesso e volentieri la cronaca racconta di famiglie in cui la storia della pubblicità del Mulino Bianco non fa tutti felici e contenti. Questo stride con l’idea della famiglia perfetta dove ci si viene incontro e soprattutto si sta in armonia, ma purtroppo è la situazione più vicina alla realtà per molti.
      Il rapporto all’interno è tra i più complicati anche per i sociologi, qui ne svelo una parte, il punto di vista di una figlia, e con la scusa del racconto lo sfrutto per darle voce. Chissà magari esisterà un seguito un giorno…

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  2. Ciao Nadia, mi chiamo Emma. Ho scoperto il tuo blog e, dopo aver letto la tua presentazione e questo bellissimo racconto, ho deciso di chiederti se vuoi entrare a far parte del gruppo di #adotta1blogger, “una rete di blogger, un laboratorio liquido per fare sistema e veicolare informazione, formazione e cultura attraverso la condivisione e la partecipazione attiva. Per contribuire a cambiare le cose, migliorandole…”, secondo la definizione che ne ha dato l’ideatrice Paola Chiesa. Si entra in questo gruppo se si viene adottati da un altro blogger e le regole per partecipare alle nostre attività si trovano nella pagina Fb dedicata (https://www.facebook.com/groups/adotta1blogger/).

    Ti ringrazio per la tua attenzione e per quello che scrivi. A prescindere dalla tua decisione, tornerò senz’altro a trovarti 🙂

    A presto, Emma!

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    1. Ciao Emma, farò quanto prima una visita al gruppo perché mi incuriosisce molto e ti ringrazio per la bella sorpresa, non ho molte incursioni sul blog ed ogni volta che scopro il campanello illuminato mi sorprendo. In quanto probabile “adottata” cercherò di essere al meglio delle mie capacità, ma sappi che come blogger sono una novellina.

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      1. Tranquilla, Nadia! Sono felice che la mia visita ti abbia piacevolmente sorpresa 🙂 Vedrai, nel gruppo di #adotta1blogger si cresce tutti insieme, forti delle differenze e delle conoscenze che ognuno porta con il proprio vissuto. Se ti fa piacere, lancio l’adozione già oggi; se invece vuoi prima informarti per bene, aspetto un tuo cenno. Nel frattempo, ti chiedo anche l’amicizia su Fb. A presto e buona giornata 🙂

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        1. Ieri ero presa da un evento a cui ho partecipato e quindi poco presente, ma oggi sono andata subito a curiosare e trovo sia una bellissima iniziativa. Curiosa e molto utile per fare rete, esercitarsi e conoscersi. Lusingata di essere stata scelta. Accetto molto volentieri.

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