L’amore malato

femminicidio

Dentro ad un amore sbagliato senza rendersene conto, senza capire che quello non è amore.

Inutile girarci intorno.

L’amore non conosce la violenza di una sberla, di una paura così forte che “se mi lasci ti uccido”, non è legato ai ricatti, non fa rima con vergogna, con silenzio e con ricatto.

Eppure sempre più casi arrivano alla cronaca. Casi di ordinaria indifferenza.

Tristissimo.

Sempre più donne cadono vittime di una forza bruta insostenibile, di una ferocia incontrastabile. Sempre più giovani e senza difese da chi, solo poco prima, dice di amarle.

No, non si può considerarli uomini.

No, non è questo un uomo.

No, non ha le palle così un uomo.

Non uccidendo chi lo lascia, fingendo che quello sia un dolore ingestibile.

Non c’è pace per chi si macchia dell’omicidio altrui. Non avrà pace la sua anima, se mai gliene è rimasta briciola.

Non può restare senza parole una morte tanto tragica, né  impunito chi ha commesso, chi ha visto e non ha fatto, chi sapeva e non è intervenuto.

La vita è un diritto. Da urlare, pretendere e difendere.

L’amore una ricchezza distillata da apprezzare nella giusta dose.

Questo amore malato, che tanto si usa come scudo per proteggere la debolezza di uomini insaziabili, non regge più.

Sara non ha sentito risposte alle sue richieste d’aiuto, non le arriveranno mai le tristi parole di tutti coloro che si trovano imbarazzati ad appartenere allo stesso genere umano. Non ne ha più bisogno.

Siamo arrivati tutti tardi e ormai, Sara è un altro nome sulla lapide delle compiante vittime del femminicidio.

Ci sarà mai la fine?

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