Facciamo il punto sul crowdfunding

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Il crowdfunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento) o finanziamento collettivo in italiano, è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni.”

Così cita Wikipedia se a Google si domanda chiarimenti riguardo questa curiosa iniziativa.

In Italia è sicuramente una pratica poco conosciuta, mentre all’estero sono molti gli estimatori dal nome importante che possono vantare successi.

Giusto per citarne alcuni ecco Barack Obama che ha pagato parte della sua campagna elettorale per la presidenza con i soldi donati dai suoi elettori, oppure la campagna “Tous Mecenes” del Louvre utilizzata per acquistare da un collezionista privato un capolavoro rinascimentale.

Per tornare a noi, al territorio nazionale, a Napoli si è intrapresa questa strada per ricostruire la Città della Scienza distrutta da un incendio e giorno dopo giorno, si è cominciato a parlarne sempre di più diventando addirittura programmazione in radio di successo.

Da non confondersi con la beneficenza o la semplice raccolta fondi ad uso personale, perché qui i progetti sono in larga scala e di utilità comune.

Userò altri esempi per essere più chiara.

In bici senza sella” è un film ad episodi di Alessandro Giuggioli, che incontra il parere favorevole di critica, ma non i fondi per poter diventare realtà. Ecco che il progetto in crowdfunding invece decolla ricevendo sostegno anche da Germania, Spagna ed Inghilterra.

Che il progetto sia di dimensioni giganti o piccole si fa leva sul gusto personale del mondo in ascolto, sulla disponibilità a sostenerlo per passare dalla fase ideale a quella sperimentale e poi reale.

Nella continua evoluzione dei sistemi e delle sue regolamentazioni il crowdfunding si sta distinguendo con due modelli principali:

il reward-basea, in cui i donatori condividendo l’obiettivo finale ottengono in cambio prodotti o vantaggi chiamati anche premi,

l’equity-basea, in cui le imprese vendono quote di proprietà sotto forma di debito ai finanziatori.

Esiste insomma un vero e proprio sottobosco di questo innovativo modo di far impresa senza sobbarcarsi dei costi iniziali, definiti di startup, che spesso impediscono il decollo delle nuove idee.

Come per tutte le novità l’Italia le assorbe molto lentamente e soprattutto tende a regolamentare severamente ogni formula, un po’ per offrire le giuste garanzie, un po’ per la tutela corretta che ogni utente si aspetta da un’azione umanitaria o privata. Quindi i progetti in crodwfunding nel nostro paese possono vantare una ristretta schiera di tentativi a braccetto con un’altrettanta schiera di consensi.

Come prima accennavo, non deve confondersi con la beneficenza. Qui ad essere nel mirino è un progetto, ben specificato e ben organizzato con tutti i requisiti per diventare realtà una volta superato l’ostacolo dei soldi.

La differenza tra il portare a termina un progetto in questa maniera e tutte le altre fino ad ora utilizzate, sta nella sua forma. Essendo sulle spalle dello stesso ideatore, l’intera campagna, ed essendo lui stesso in prima linea per l’esposizione ai sostenitori, ciò che traspare in maggior misura è l’entusiasmo.

Motore trainante e convincente a far oscillare la decisione sul sostegno o meno.

Pare una cosa da poco, ma in realtà non lo è.

Guardando il mercato che pullula di progetti perfetti, pronti e studiati alla perfezione la concorrenza è ardua. Se non esistesse questa sottile linea di demarcazione il discorso sarebbe chiuso in partenza. Invece il poter ascoltare dalla viva voce dell’ideatore, avere il forte ed indispensabile potere decisionale, fa sentire il sostenitore parte attiva del progetto.

Tirando le somme, questo nuovo modo di far impresa, si ritrova in ottima posizione anche nel nostro paese per mostrare come buone idee, sostegno sociale, carisma personale motivato dalla voglia di farcela possano concretizzarsi in veri successi.

Gli esempi presentati all’inizio del discorso sono stati volutamente “importanti” per fare breccia nella disponibilità di ognuno a prendere in considerazione il metodo con cause notevoli. Nella quotidianità invece esistono moltissimi progetti meno imponenti, ma nel loro piccolo pur sempre importanti, degni di tutta l’attenzione possibile. Infatti sussiste un’estesa rete di piattaforme atte a progetti specifici.

Eppela : per artisti, scrittori, videomaker, designer…

Starteed : con l’obiettivo di fornire infrastrutture tecnologiche personalizzate per creare modelli finanziari efficaci e trasparenti.

Terzo Valore : un servizio bancario ideale per progetti sociali e nonprofit.

Shiny Note : spazio in cui narrare di persone comuni per finanziare progetti di solidarietà.

Produzioni dal basso : una delle prime piattaforme nate in Europa diventata una delle più grandi comunità italiane di autoproduzione on line, che consente la crescita a storie, idee e progetti nascendo appunto dal basso in modo condiviso, attivo e disintermediato (come recita lo slogan sulla pagina ufficiale).

Poi portali tematici come:

Musicraiser, Cineama, Bookabook che raccolgono fondi per la realizzazione di progetti in campo musicale, cinematografico ed editoriale.

Giusto per citarne alcune.

Un panorama ancora giovane, in forte crescita, che da l’opportunità a chi ha un sogno a metterlo in mostra per verificare con il termometro del pubblico interessato il suo ingresso sul mercato. Un vero risparmio per gli studi di commercio, per le proiezioni di vendita e tutto il baraccone del package necessario al prodotto di successo.

Non mi resta che augurare un sonoro in bocca al lupo a tutti coloro che investiranno sogni e soldi nel crowdfunding. 

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