La bella signora

Esistono cose intramontabili, come i bei ricordi dell’infanzia.

Si sa, in quella culla protetta e speciale, gli anni migliori si vedono nella patina della perfezione, il presente non regge mai il confronto ed il passato lo rendiamo più bello noi.

Però…stavolta sono proprio intramontabili.

E così mi capita, per gli strani casi della vita, in un giorno qualunque, di tornare nella mia città natale, la bella Signora che si chiama Savona, sentendo il bisogno irrefrenabile di rivedere posti che hanno rappresentato tanto per una bambinella, riprovare emozioni ormai lontane da quel oh meravigliato chiuso in un cassetto.

Ripercorro la strada che facevo per andare a scuola, quella per scappare ai giardini del Prolungamento, annuso l’aria piena di salsedine e mi affaccio dalla bellissima fortezza del Priamar per ammirare la distesa della città.

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E penso.

Penso che chi ci vive non nota più quanto vedo io, perché come per tutti l’abitudine finisce per smorzare i colori. Penso che mi manca da morire questa città, sento il suo richiamo nella pelle e se anche ho dimenticato i nomi di molte vie, in realtà non ho cancellato nulla, anzi poco alla volta tutto riaffiora.

Sento magnetico il profumo del cibo, pacato il vociare per le strade e, come consigliata da una misteriosa guida, attraverso piazze e vie per arrivare lì dove le mie papille non hanno scordato.

La panissa, quella specialissima mistura di farina di ceci buona e gustosa come solo a Savona sanno fare, non me ne voglia nessuno ma su questo non ci piove, anche perché la bottega storica in cui sto per entrare vanta ben 200 anni di esperienza.

Rientrarci, annusare quel profumo espanso nel vicolo scuro e stretto di Via Pia, tornare indietro di decine di anni a quando finita la scuola, la merenda mi aspettava calda e fragrante ed era pura felicità … non ha prezzo.

Vedere l’attempato artigiano accendere l’olio nella pentola sul gas vecchia maniera, friggere con paziente serenità i filoni sottilmente tagliati dalla moglie, preparare le focacce imbottite dal sapore indescrivibile … non ha parole.

Si tratta dello street food, detto alla moderna, ma visto che vanta una manciata poderosa di anni, direi che “focaccetta con le fette” suona meglio. Perché alla tradizione non si deve mai rinunciare, specie se così buona e mentre affondo la bocca in tanta salata bontà, evado da quell’angolo fuori dal tempo, ricco di ricordi di voci concitate che aspettando pressano per il proprio turno, visi felici di bimbi con la cartella, premiati per un bel voto da quella sana merenda e mi avvio per i vicoli a far correre i ricordi, tendendogli la mano.

Ad ogni angolo scatto una foto, faccio un tuffo nel passato, osservo felice i carrugi, le vetrine storiche, il monumentale Duomo e sento forte pulsare il cuore marinaro di questa città, percorsa dal vento, accarezzata dal mare, così bella, così Signora.

Sì a volte esistono cose intramontabili, specie quelle che resistono alle brutture del tempo.

Ed è magia!

2 pensieri su “La bella signora

  1. Osservare è diverso da vedere, come udire non vuol dire sentire. Come dici tu troppo spesso andiamo alla ricerca di scorci e paesaggi in giro per il mondo non accorgendoci di averli vicini a noi, nella nostra città. A volte basterebbe aprire occhi e orecche e nel caso della panissa fritta… anche le narici per assaporarne il profumo.

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  2. Esattamente. Infatti nulla è più chiaro dell’esempio del turista straniero che ovunque vada trova scorci interessanti, profumi allettanti e curiose le abitudini. Dovremmo imparare ad essere turisti della nostra città almeno ogni tanto per imparare a vedere il bello che si nasconde. Sono felice che tu lo abbia inteso così bene.

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