Un bacio speciale

Dovete perdonarmi, ma ancora per oggi sarò pervasa da questo senso di vaga tristezza, poi tornerò allegra e spensierata convinta di avere solo una manciata di anni, che tutto sia risolvibile con la forza dell’entusiasmo e un pizzico di magia. Bé quella non mi lascia mai, in realtà la vedo ovunque, la sento e anche in questa occasione dove nessuna speranza pare esserci più ve la svelo e racconto. A modo mio.

La voce udita, parlava con un tono talmente suadente da averlo convinto all’istante. Non era comunque troppo difficile scegliere alcuni oggetti e posti per farli diventare speciali. Negli anni aveva viaggiato e portato souvenir, arredato la casa con quadri collezionandone di importanti, non sarebbe stato dunque difficile preferirne alcuni.

Provava strane sensazioni, si sentiva ebbro di impazienza. Così passava davanti a mobili e pareti soppesando se fosse meglio lo specchio o la lampada, l’album di fotografie o il portauovo in legno intagliato a mano. Tutto effettivamente racchiudeva un ricordo piacevole che avrebbe voluto mantenere. Ma nulla era così facile da scegliere. Uno ad uno li toccava indeciso se fosse meglio quel piccolo portachiavi appeso o la ciotola con le caramelle in sala, la coperta del letto o il cappello poggiato sull’attaccapanni.

Tic tac, tic tac, il tempo passava e doveva sbrigarsi a risolvere il compito che gli era stato affidato.

Avendo la possibilità di rendere importanti un numero imprecisato di cose, disseminate ovunque, diventava simile a preparare un valigia mettendoci dentro il bagaglio preferito da portarsi dietro. Qui al contrario era il bagaglio importante da lasciare, quello da riempire.

La foto del suo più bel primo piano, con dietro il panorama del mare. Eccola, finita laggiù nella scatola più vecchia, degli scatti di quando le macchine usavano il rullino.

Il suo profumo da sempre, con le note agrumate che sapevano di estate anche in pieno inverno, poggiato sulla mensola del bagno, nella boccetta azzurra.

L’amuleto portafortuna. La moneta uscita di conio nel lontano 1960 anno della sua nascita. Un piccolo cerchietto argentato leggero e consumato del valore inconsistente di 5 lire, che amava portare con sé in tasca, ricordando di sfiorare durante i momenti complicati.

Come oggetti potevano anche bastare, ma passandogli vicino sfiorò più volte angoli della casa, porte e finestre in cui senza volere lasciò il suo ricordo.

Uscendo dalla cucina e risentiti i mille sapori che gli tornavano alla memoria, si voltò ad osservare i bellissimi fiori che cominciavano a spuntare nel giardino. Si sedette sul dondolo a inebriarsi della natura, sotto i raggi del sole tiepido del mattino, nel silenzio di un giorno appena iniziato.

La casa era vuota, ordinata, sgombera di voci e rumori che di solito la riempivano diventando insopportabili. Nessuno si affrettava per uscire, nessuno aveva cose importanti da dire sovrapponendosi all’altro. L’aria era mesta e quel silenzio era impastato di parole sospese in attesa della verità. Lui la conosceva la verità, ma non poteva svelarla. Quello era il patto.

Leggero e sereno, si alzò dal dondolo lasciando che continuasse a muovere per inerzia. Aveva svolto il suo compito, veloce e silenzioso come era stato richiesto, lasciando un po’ di sé ovunque gli fosse piaciuto.

Al rientro a casa, chiunque si fosse avvicinato a quei piccoli insignificanti posti avrebbe sentito la sua presenza, la sua essenza, riportando alla mente la calma e l’amore che voleva trasmettere. Le lacrime si sarebbero trasformate presto nella dolce medicina dell’oblio, capace di rivestire il dolore di una preziosa patina di dolcezza. Presto le cose prescelte avrebbero preso il suo posto regalando sollievo a chi le avesse incontrate.

La voce suadente lo invitava a seguirlo, altrove.

Più leggero di un soffio si alzò in volo lasciando un bacio a ricoprire il mondo.

Banaudi Nadia

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