La donna è come un fiore

In questo 8 marzo, data convenuta per ricordare un passato distorto ai fini del consumismo moderno, le donne si uniscono credendo di avere concentrati in un solo giorno poteri e libertà, per il resto del tempo vietati. Si affollano nei locali per mostrarsi emancipate e felici, si riuniscono per goliardiche serate e finiscono per assaporare il gusto retroamaro di una accozzaglia di “vorrei ma non posso” e “quella che in realtà sono, resta un segreto anche per me”.

La festa della donna, fatto del tutto commerciale, nasce per altri motivi, come movimento in una marcia di manifestanti per esigere pari diritti, nel lavoro, nella società, e proclamare lo stato umano della persona. Quelle donne, le stesse, vivono in noi ancora oggi, mentre stirano i panni, puliscono i resti di una giornata dalla casa, attraversano la strada per fare la spesa, pagano le bollette alla posta, impegnano il loro tempo per essere migliori ed amano disperatamente la vita che spesso le ha schiaffeggiate. E’ quella scintilla immotivata che fa sentire stimolate anche se piove, nella speranza di farcela, disperatamente ottimiste di trovare l’amore senza lividi su pelle e corpo. E’ la certezza che dentro ci sia la forza, unica ed inarrestabile per combattere contro ciò che è ingiusto, scorretto e doloroso, per trasformarlo in vita. Perché questo è il dono di una donna, rinascere.

Sulle donne ne ho sentite tante, ma ognuna in definitiva è quella che è.

La donna nasce colpita dal peccato prima ancora di conoscerlo, memore di un passato in cui l’etichetta così l’ha voluta. La sua natura è di creare scompiglio: nei cuori degli innamorati, nelle menti degli stolti e nella vita dei paurosi. Poiché in sé porta il coraggio di chi l’esistenza la deve contenere, dare alla luce e governare.

Scopre il suo vero valore solo se portata al limite degli umori, esplodendo, piangendo e lottando. Vittima delle altalene degli ormoni, delle emozioni e circostanze.

Dolce, acida, sognatrice, pratica, materna, cinica, altruista, cieca, ogni donna è a sé.

Delle donne se ne parla spesso.

In televisione per fatti di cronaca. Se ne piange la dissacrazione, la violenza della morte, la disperazione della vita, se ne assapora il dolore, quando negli occhi gliene cogli frammenti. Fragili, in mano ad un destino che non hanno evitato, impaurite non hanno reagito, obbedienti alla fine hanno ceduto.

Tra donne a volte riesci anche ad essere amiche. A tratti, a volte, per fortunati incontri.

Le donne hanno molto da imparare, da crescere e mostrare.

Per secoli hanno camminato con il grembo pieno, consolanti del fatto di dare la vita, accettando di essere quello e poco più. Hanno osato, mostrando lati del proprio essere, ricchi di preziosi ed abbaglianti particolarità, ma l’uomo spaventato le ha allontanate nella paura di perderne il dominio. Nata per completare, ma non solo, cresciuta per ubbidire e rendere felice, ha scoperto per strada di poter essere forte anche da sola, sovvertendo l’ordine naturale delle cose.

La donna ha in sé la chiave del mondo magico fatto di sensi celati ai rigidi, di avvertimenti muti agli intransigenti, coltivando cieche consapevolezze.

Se le spuntassero le ali crederesti sia una fata, nei momenti in cui ti tocca il cuore, o un angelo inviato dal tuo Signore, quando la sua mano dolce si posa per allontanarti il dolore, quando il suo sorriso ti fa nascere il sole, mentre la vita scorre accanto.

Se non mi credi osserva una donna dal suo spuntare al suo dormire e dimmi se non assomiglia ad un fiore.

Nasce fragile ed esile come il gambo di un fiore, elastico alle intemperie del cielo. Intorno le appare una corolla ancora bocciolo, a nascondere e proteggere quel misterioso cuore che porta dentro. Sboccia in un giorno di sole, tra i tanti, inaspettata e frettolosa, indossando l’abito più bello che ha. Lascia stupiti tutti, mentre un mondo dall’alto comincia a farle la corte.

I raggi del giallo astro la illuminano portando lontano il suo profumo leggero. In stormo la vezzeggiano con complimenti e lusinghe gli spiriti alati, porgendole il loro saluto lezioso a cui si concede lieta.

Passa il tempo, leggermente si abbevera, stanca e sfiorita, coraggiosa e provocante, assaporando la rugiada del mattino ed il tepore della sera, per raccogliersi tra i suoi petali in un mesto sonno.

Ne passa altro, infinito, come una pennellata sulla tela e mentre i petali uno ad uno cadono tornando alla madre, rivolge il suo capo verso la luce della luna che maestosa l’ha sempre osservata.

Le invia muto il suo saluto, serena nel cuore di aver donato ogni atomo di amore del suo essere, di aver sognato per tutto quel tempo di mettere le ali e volare più in alto, di indossare le gambe e scappare lontano, scegliendo un’altra natura. E mentre l’ultimo petalo scivola giù e lei stremata china il capo, osserva intorno il campo immenso pieno di fiori pronti a sbocciare, ergersi fiduciosi al giorno in arrivo, in un ciclo continuo che è la vita.

Banaudi Nadia

festa-della-donna

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...