Casalinga imperfetta

Ovviamente se una Matilde tra tante si ritrovasse nella descrizione, per piacere non mi faccia causa e non se ne abbia a male, non avevo intenzione di rivelare così tanti particolari, ma si sa la foga dello scrivere mi ha fatto scordare le buone maniere.

Il fatto è che noi donne siamo un po’ così, una categoria di farfalle che in un giorno compiono la circumnavigazione del globo! Le farfalle cangianti d’umore non solo perché la luna controlla maree e semine, non perché scese con il piede sbagliato dalla parte sinistra del letto, nooooo, il motivo ve lo spiattello qui!

Casalinga imperfetta

Sono le sei e come tutte le mattine mi alzo che ancora fuori fa buio. Scendo piano dal letto ed infilo le pantofole, piano per non svegliare chi dorme e nel regno degli ultimi frettolosi istanti è immerso in un altro mondo. Piano mi dirigo in bagno e là mi accorgo che potrei davvero essere la prossima testimonial per il nuovo correttore di rughe ed occhiaie. Sono andata a letto stanca e sfatta, dopo una giornata interminabile, ma nonostante le poche ore di sonno mi rendo conto di non averne affatto approfittato e goduto. Quella allo specchio non posso essere io.

Fingo di aver avuto solo un’allucinazione ed evado le mie piccole faccende quotidiane in bagno, prima di iniziare la lunga lista di doveri per la famiglia. In cucina mi aspettano caffettiera, colazioni da preparare, sguardo sveglio pimpante, atteggiamento vincente da manager efficiente ed una dose di pazienza senza uguali.

Il primo ad arrivare è Giulio, cuscino attaccato alla barba o almeno il suo segno ed un alito che stenderebbe i cammelli nel Sahara se solo si avvicinasse, ma il buongiorno con un bacio non si nega a nessuno, meno che mai al marito, mentre con il naso contratto gli passo la tazzina calda senza zucchero con un goccio di latte. A raffica è il turno di Carla e Teo chiaramente mille miglia lontani dall’essere pronti nel tempo stabilito. Inizia il solito ritornello di “che palle anche oggi mi tocca andare a scuola”, “ a chi lo dici io pagherei per poterci tornare”, mentre ingollano il caffè scuro amaro per lei e in tazza grande per l’inzuppo dei biscotti per lui e si trascinano in pigiama e ciabatte stile zombie. Carla fa l’ultimo anno di liceo, Teo lavora da un meccanico sperando di imparare il mestiere, ma di entrambi faccio fatica a vedere chiaro il futuro. Sono stanchi qualunque cosa facciano, fosse anche quella decisa. Se mi fermo al solito “giovani d’oggi”, non mi aiuto per nulla, ma ogni tanto ci cado e mi accodo a quei genitori dubbiosi di aver creato l’ennesima generazione di bamboccioni.

Giulio è volato in bagno, sa bene che se non passa per primo, il lavandino potrebbe restare off limit con il rischio di lavarsi in cucina, facendo le mosse del fenicottero, saltando il piano di sotto per improbabili posizioni da tenere.

Guardo l’orologio e comincio a pensare che oggi non ce la faranno, né a prendere la corriera in tempo, né a mettersi tutto quello che serve addosso, ieri Carla ha saltato la canottiera, ma spesso tocca al reggiseno, come se un pezzo facesse risparmiare il minuto prezioso. Cerco di anticipare i tempi e metto ogni singolo pezzo sul letto quasi che ancora fossero piccoli. Prima la maglia, sopra i pantaloni, poi la canottiera, quindi mutande e calze, tutto coordinato, tutto stirato e debitamente profumato.

Mi sento come ad una tappa a cronometro, in mente faccio il conto alla rovescia guardando quella lancetta minacciosa che corre imprudente, uno alla volta entrano in camera e con la calma ed il menefreghismo più assoluto si avvicinano al letto dimostrandomi di essere trasparente. Altro che pubblicità, posso tranquillamente partecipare al nuovo spettacolo di artisti: sono la mamma invisibile, quella che fa, ma non si vede.

L’unica ad avere fretta in questa casa sono io. Come l’unica a preoccuparsi che le cose vengano fatte con il dovuto rispetto e modo, ma comincio a credere di non essere dalla parte della ragione.

Carla finalmente è pronta, vestita, zaino sulle spalle e scarpe ai piedi, non credo ai miei occhi, ha un aspetto tutto sommato consono a quello a cui sta andando incontro, non un velo di trucco, non una forma di troppo in vista, sì decisamente se le cose le scelgo al suo posto è proprio come la vorrei. Teo mi ricorda tanto un cartone animato di quando ero piccola, se avesse anche la bolla al naso sarebbe il suo perfetto clone, l’unica cosa a cui non ho potuto mettere mano sono quei capelli ad ananas che si è fatto fare, dove pare abbia avuto un incontro con la corrente di quelli devastanti. Per il resto, con la tuta addosso è un aiuto meccanico perfetto. La barba da fare, i capelli pieni di gel dritti e duri come spine di istrice e quella sigaretta in bocca di traverso che non capisco se l’abbia presa per uno stuzzicadenti o sappia veramente di cosa si tratti. Fortuna comunque sia spenta.

Starei per dire fuori due, se non fosse che anche Giulio in giacca e cravatta mi spunta davanti con un sorriso trionfale.

< Oggi ho una giornata stra piena, ci vediamo direttamente a cena. > mi bacia di sfuggita sulla guancia, nemmeno fossi la moglie di Fantozzi ed esce con passo spedito, per primo dalla porta di casa.

Nel giro di pochi secondi al grido rincorrente di “ciao mamma” anche gli altri due fuggono alla stessa maniera.

La casa di colpo è vuota, talmente vuota, che ragazzi mi pare un’altra.

Sono la regina incontrastata di un regno solo mio. Letti sfatti, pavimenti pieni di schizzi, vestiti ovunque, tazze sporche nel lavandino. Non esiste una stanza in cui non debba passare e mostrare un poco della mia magia.

Andando per ordine, quello mentale a cui mi rifaccio da più di vent’anni a questa parte, passo in rassegna ogni camera, con tutti i miei aiutanti al seguito. Bastone e straccio per la polvere dei pavimenti, pinze per eventuali scoperte macabre di vestiario in grado di camminare da solo, deodorante ammazzapuzze da spruzzare ovunque e tanta buona volontà per sistemare tutto quanto. Dieci minuti per stanza sono sufficienti perché si riconoscano le sagome dei letti e delle sedie, non più sommerse da quintali di stracci da infilare in lavatrice. Mi chiedo come mai quella ridicola distanza non riescano a colmarla vista la grande energia che hanno sempre in corpo. Forse l’unica risposta e che non lo vogliano fare, ma questo chiarirebbe anche il fatto che mi prendano in giro e considerino la loro serva, cosa che non posso accettare né tantomeno pensare, quindi passo oltre.

Il bagno è quanto mai la zona rossa da trattare con guanti e spruzzino, ad ogni latitudine e longitudine. Spruzzo e sfrego, spruzzo e sciacquo. Altro che la pubblicità, venite a casa mia a vedere cosa combinano non solo il calcare, ma ben tre indifferenti dagli schizzi facili. Tra lacrime di sapone e residui di dentifricio ho catalogato centinaia di sagome meritevoli di nome e cognome, ma davvero dallo specchio faccio una fatica del diavolo a scrostarli, più ci passo più si spalmano.

Perché quando mi lavo io nemmeno una goccia? Forse la risposta la conosco, ma come prima finisce nel cestino dei pensieri inutili.

Ora tocca al lavandino della cucina, due minuti, forse meno e tutto brilla straccio compreso. Spalanco la finestra e finalmente posso pensare a me. Anche se, attraversando la cucina ho visto certe macchie in terra, non ci starebbe mica male una passata veloce, con l’acqua calda tempo dieci minuti tutto è asciutto. Faccio prima a farlo che dirlo.

Solo che i pavimenti non mi piacciono lavati a metà e per fare le cose per bene si devono levare i tappeti, sollevare le sedie, pulire i feltrini sotto, spostare il divano visto che dietro si nasconde sempre di tutto. Quell’attimo si è già trasformato e dilatato. La sola cucina è diventata anche sala, corridoio, camere e bagno e mi ritrovo in un angolino ad annusare soddisfatta l’aria che sa di profumatissimo giardino fiorito.

Già che ci sono una bella doccia ci starebbe a pennello.

Quella davvero in pochi minuti riesco a risolverla, peccato però che al solito abbia dimenticato di depilarmi le gambe prima di entrarci. Al solito, sarà la prossima volta. Per questa ce ne cresce ed avanza. Il tempo di farla e già mi passa la lista della spesa in testa, con in fila i tre supermercati da passare al setaccio, viste le offerte contemporanee.

Appena fuori dalla doccia guardo l’orologio, uno in ogni stanza e caspita sono le nove passate. Il tempo mi è volato. Pazienza niente crema per il corpo e passata di trucco, se mi perdo in queste cose rischio di non farcela con il resto delle commissioni che mi aspettano. Indosso veloce gli abiti già da un po’ sull’ometto, non proprio puliti, ma nemmeno sporchi da finire nel cesto della biancheria sporca. Anche se…ma non importa, Carla, Teo e Giulio fanno del loro abito la divisa per mostrarsi al mondo, a me basta nascondere il tutto con la giacchina leggera di stagione per sembrare perfetta.

Mentre sto per uscire, rimetto a posto tutto, divano, sedie, tappeto, scordavo quasi la spazzatura, borse per la spesa di quelle rigide, resistenti, ripiegabili. Lista in testa, soldi in tasca, telefono e chiavi. Via per la nuova avventura del mattino.

Prima un salto in posta a pagare la bolletta, ci sarebbero ancora due giorni, ma scade all’arrivo delle pensioni e non è il caso di farlo coincidere.

Di regola con il resto della bolletta ci escono i soliti quindidi euro di pillola per Carla, meglio che non manchi mai, visto che con Massimo le cose pare stiano andando avanti. Occhio non vede…

Fino ad ora tutto è filato, al solito veloce ad incastro per diventare già una crocetta nel promemoria di quello che resta da fare.

La spesa richiede la concentrazione di un professionista. Volantini alla mano mi avventuro tra le corsie del primo supermercato, dove farina e zucchero urlano comprami a gran voce, riempio il fondo del carrello, ben sapendo di aver preparato lo spazio in casa. Poi tocca al burro e alle uova, con un salto veloce ai biscotti per non restarne senza dei preferiti di Teo.

Cassa, coda, primo scontrino, carica in macchina, si parte alla volta del secondo supermercato. Solo cose fresche, un po’ di verdura e frutta, poi la carne e uno sguardo in giro nel caso mi fossi dimenticata qualche cosa.

Cassa, coda, carrello semi vuoto, ma scontrino costoso, carica in auto e si scappa di nuovo.

Qui dovrei fare presto, in effetti sarei dovuta venire come primo posto, ma il parcheggio è al fresco, in un posto riparato e all’ombra quindi nulla di quello che ho comprato dovrebbe patire.

Detersivi e carta igienica. Grande scorta. Grandi offerte, grande assalto.

Inizia oggi la promozione del detersivo per lavatrice, ma essendo infrasettimanale, solo le casalinghe come me girano serene tra le corsie, senza urlare come pesciaie cercando dove potranno averlo mai nascosto il prodotto del mese. Tre flaconi come numero perfetto, avendo fatto i conti in precedenza di quanta spesa mi ci esce con quello che è rimasto nel portafoglio, dopo il furto del fresco. Vado a colpo sicuro e carico del bottino previsto, soddisfatta e contenta di avere resistito davanti al reparto dei profumi con l’aria di una completamente sotterrata dalle bottigliette in bagno. In verità ogni tanto ne rubo qualche goccia a Carla che ha gusti davvero raffinati, ma non troppo perché si tratta pur sempre di cose sue.

Altra cassa, altra cosa, altro scontrino.

Tre numero perfetto posso tornare a casa.

Ore dieci e venti, l’orologio implacabile della macchina mi registra come quella alle prese con “posso starci, siamo in piena tabella di marcia” per l’ennesima volta.

Tre borse rigide, piene di sufficiente peso per far allungare la braccia umane stile gorilla, mi aspettano come contentino di fine mattinata. Tutto da mettere in ordine.

Aprendo la porta di casa mi arriva al naso il profumo di fiori che fa tanto primavera. Le scarpe! Obbligatorio levarle prima di entrare, anche se mi verrebbe voglia di camminare scalza in questo ipotetico giardino, non fosse che le impronte sul pavimento sono del tutto antiestetiche.

Una dietro l’altra svuoto le borse, nascondo il contenuto tra dispensa e frigo per rendermi conto che solo il mio occhio vede il lavoro fatto, per il resto tutto è come prima.

A pranzo aspetto in orari ravvicinati Teo e Carla, con un piatto di pasta. Sbuccio veloce i pomodori freschi e preparo il sughetto. Poi tocca alla carne da fare al piatto, taglio due scaglie di parmigiano, sopra il filo d’olio ed infilo il piatto nel forno spento giusto per non dimenticarlo in frigo. Per il pranzo dovremmo esserci.

Uff che corsa. Fare, ho fatto tutto.

Fortuna che di lavoro faccio solo la casalinga ed oggi è martedì il giorno delle offerte, perché lunedì si stira, mercoledì tocca ai vetri, giovedì i terrazzi, venerdì sistemo gli armadi, sabato ho sempre un invitato o due a sorpresa che spesso sono i rispettivi fidanzati di casa, domenica poco e niente perché li ho tutti tra i piedi. Fortuna che la stagione dei pantaloni lunghi dura parecchio perché se li dovessi levare capirebbero che provengo da una scimmia e l’estetista non la vedo da anni. Fortuna che ho imparato a mentire molto bene a calarmi nell’istante con tutti gli abiti, altrimenti capirebbero che la mattina viene a me da dire “ che palle, ogni giorno uguale all’altro, a servire tutti senza mai sentirsi dire grazie, senza mai venire nemmeno vista, come se fossi un soprammobile di casa, senza troppo valore”.

Ma Matilde ce la puoi fare! Dopotutto è passata solo mezza giornata!

Banaudi Nadia

casalinga imperfetta

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