Benvenuta primavera

Finalmente, al lungo sonno, arrivò il turno del lento risveglio.

Gorgogliante come il torrente, fresco e rigoglioso lì accanto, un sospiro felice le si sciolse in bocca. Lentamente aprì gli occhi per scoprire quanto lavoro avesse da compiere, quanto il vento l’avesse aiutata spazzando via il fogliame e se il freddo generale si fosse ormai fatto da parte. Troppe volte le gemme briose avevano avuto fretta ad uscire, raggelandosi al gelido soffio, arrivando a turbare i precari equilibri dei fiori, svestiti ed ignari degli screzi tra stagioni.

Questa volta, i raggi tiepidi del sole parevano rassicurarla. Era il suo momento.

Stiracchiandosi si alzò, distendendo per chilometri i capelli colmi di fiori, scrollandoli delicati come si fa con la seta, la più preziosa, a cui levare un invisibile granello di polvere. In men che non si dica ogni prato ne fu pieno, ogni fenditura, ogni pendice di monte, arrivando a colorare anche i luoghi più distanti di mille tonalità e sfumature.

Soddisfatta del suo primo lavoro, distese i piedi nudi per ringraziare l’erba di essere tanto prodiga di energia, inebriandosene tutta, invasa dal fresco solletico. Al suo passaggio ogni filo diventò più forte, più verde e più alto, rivestendo come una pelliccia il terreno prima brullo.

Alzò le braccia al cielo sentendosi penetrare dai raggi solari e con il solo muovere delle mani, in un baleno lo trasmise ad ogni ramo che si riempì di boccioli, donando bellezza anche ai rovi.

In un tripudio di gioia, per il suo risveglio, sembrò che il mondo intorno le facesse festa.

Ognuno chinava il capo, lasciandosi contagiare dal felice incontro della bella fanciulla danzante, capace di fare magie dalla forza ristoratrice, evocando vita ovunque si dirigesse.

Estasiato il mondo restò a guardare, quanto amore riuscisse a spargere il ballo gitano dei piedi nudi che faceva veloce risuonare. Come un tamburo in un eco infinito, il suolo diffondeva il messaggio d’amore. Più lei li batteva leggeri sul terreno, più quello pareva risplendere.

In un solo essere la natura sembrava risorgere, ogni angolo con vigore crescente, diventando il cartello della nuova stagione, spruzzando profumi, rinnovando i colori, pronto a far innamorare di sé.

Ovunque arrivò la voce e tutti si tolsero il grigio cappotto per indossare il vestito più leggero e vistoso.

Sorridente la fanciulla allungò lo sguardo attorno, fiera del risultato.

Nel giorno speciale del suo equinozio, sfoggiò l’abito sgargiante dipinto di tutte le tinte esistenti, regalandone pizzichi sui bordi dei muri. Ad ogni risata nasceva un fiore, a mazzi, a ciuffi. Ad ogni sorriso ne cambiava il colore, prima rosa, poi bianco, azzurro e poi viola. Nascevano primule, viole e papaveri, a rincorrersi tra minuscole margherite nella gara alla miss della corolla più splendente.

Orgogliosa sentiva la forza del suo passaggio trasformare l’ultima fredda notte in un giorno migliore, regalare il risveglio dopo il letargo e la vita in ogni dove.

Il suo regno sarebbe durato altri mesi, il suo ballo altri passi, fino a sciogliersi al sole caldo del solstizio, dove al fiore sarebbe nato il frutto, la messe raccolta, la terra avrebbe prodotto il seme del suo ventre diventando gioia di abbondanza.

Sfrenata nell’allegria del suo ballo, la primavera sentiva forte la natura tenerle la mano, ad ogni giravolta diventare sfrontata, saltellando senza età, circondandosi di speranza e vitalità senza freni e senza pensieri, fiduciosa di trovare nell’uomo altrettanta bontà.

Banaudi Nadia

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3 pensieri su “Benvenuta primavera

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